sabato 13 febbraio 2016

Incomprensioni parlanti

Signora: "Avrei bisogno della fattura."
Io: "Posso farle lo scontrino parlante al posto della fattura?"
Signora:  "Ma quale parlante a me serve quello di carta!"
E io che pensavo di farle lo scontrino in mp3...

lunedì 1 febbraio 2016

Inventario parte seconda

Telefono:
"Libreria... buongiorno sono Marino."
"Buongiorno devo chiedere delle informazioni."
"Signora oggi siamo chiusi per inventario..."
"Solo una domanda."
"Mi dica."
"Siete aperti oggi?"
...
Ma che t'ho fatto de male io?

mercoledì 20 gennaio 2016

L'ultima volta che ho avuto 40 anni

Ed eccolo, puntuale come un Family Day ogni volta che si tratta di estendere diritti alle persone omosessuali, il mio post pippone sul compleanno.
Solo che questa volta non è un compleanno come tutti gli altri, sono arrivato a 40 anni, qualcuno mi dice che è un giro di boa importante, io credo di non essermi mai sentito così poco sicuro del mondo che mi circonda e forse anche di me stesso come in questo momento.
Se guardo all'uomo che sono diventato mi rendo conto di aver cambiato, come un serpente, pelle moltissime volte. Sono rimasto fedele ai principi importanti: la non-violenza, la pace, l'uguaglianza ma ho abbandonato da tempo l'assolutismo che era proprio del mio carattere, ho imparato con il tempo che non è sempre o tutto bianco o tutto nero e, soprattutto, mi sono reso conto che sono sceso a più compromessi di quel che avrei voluto. Così mi risveglio a 40 anni con l'idea che questa è, principalmente, un'altra opportunità. Non posso tornare indietro, non posso cambiare ciò che è stato, ma posso costruire qualcosa di diverso. Ci sono state molte cose che mi hanno fatto male. Ho trascorso buona parte della mia vita a rincorrere un sogno, l'ho raggiunto e poi mi sono reso conto che, sì, scrivere per me è vita, ma che l'unica cosa che mi rende felice sono gli affetti. E negli affetti l'amicizia è l'unico sentimento a non avermi mai deluso. Lo dico sinceramente, per me le amiche e gli amici sono la cosa più importante. L'amore, o per meglio dire, la mia idea di amore, invece ha subito un drastico cambiamento. Addio all'idea romantica dell'amore, ho dovuto fare i conti con la realtà e la realtà è che amare qualcuno, capire quel qualcuno, viverci insieme è terribilmente complicato. La realtà è che il tradimento fa parte della vita, che spesso credi di aver capito una persona e invece non hai capito proprio nulla, che le bugie entrano a far parte della tua quotidianità anche se tu hai sempre cercato la verità. E la scelta, alla fine, è tua. Restare o partire. E allora metti sulla bilancia la tua vita e ne trai le conclusioni. Scendi a patti con te stesso, scendi a patti con la tua esistenza. Anche il lavoro non è più quello che facevi dieci anni fa. I tempi cambiano, la società cambia, le persone cambiano e una bella mattina ti svegli forse meno arrabbiato con la vita, forse cominci a sentire quel senso di delusione che ti affligge, forse cominci a pensare che tu invecchi, certo, ma che invecchiano anche le persone che ti stanno accanto. E la vita, forse, vorrà che tu le perda queste persone (o che loro perdano te). E allora arrivi alla conclusione che anche se hai quaranta anni devi capire ancora un sacco di cose, e devi imparare ancora moltissimo, e magari passi i giorni a cercare di dare un senso alla tua esistenza. Scrivendo, piangendo, ponendoti quelle domande che non avresti mai pensato di porti, mettendoti continuamente in discussione. Quindi sì, ho 40 anni e sento di essere un vero disastro, sento di non avere nessuna risposta definitiva, sento che domani potrei cambiare idea. Ma ci sono cose che ho vissuto, in questi quarant'anni, che non dimenticherò mai e che mi porterò dentro per sempre. E forse sono queste cose che voglio ricordare nel momento in cui la vita deciderà che per me è finita. Sono felice. E sono triste. E sono sereno. E forse un po' spaventato. Ma mi dico che va bene così. Di certezze non ne voglio, preferisco continuare a crescere.
Marino

mercoledì 13 gennaio 2016

Cose da inventario (parte prima)

Enorme cartello sulle porte d'ingresso con la scritta: "CHIUSO PER INVENTARIO"
Un signore si avvicina e comincia a bussare al vetro:
"Mi aprite?"
"Scusi siamo chiusi per inventario, apriamo domani."
"Ma faccio presto."
"Mi perdoni siamo chiusi."
"Ma io devo fare un regalo!"
Ma allora cambia tutto! E poteva dirmelo subito, no? Guardi vado a preparare la cassa giornaliera, accendo tutti i programmi, apro le casse, sblocco le porte e la faccio subito entrare! 

P.S
Sabato ore 18 sono alla libreria Ubik a Parma  ( QUI
Domenica ore 11 sono alla libreria IBS a Mantova (QUI)
Se siete in zona vi abbraccio volentieri!
Marino

sabato 9 gennaio 2016

Chi ben inizia...

"Scusa hai l'Emilio di Russo?"
(Così come lo leggete).
E buon 2016, care e cari, che la forza dei libri sia con voi

martedì 22 dicembre 2015

Giochi difettosi



Bimbo prende in mano un giocattolo.
“Mamma, mamma, mammaaaaaaaaaa guarda che bello! Mammaaaaaaa!”
Nel frattempo la mamma si fa amabilmente gli affaracci suoi.
“Mammaaaaaaaaaaaa, mammaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, maaaaaaaaammmmmmmmmaaaaaaaaaaaaaaaaa!”
Ma la signora continua amabilmente a farsi gli affaracci suoi. Il bimbo nel frattempo comincia  a sbattere il gioco contro un mobile e si stacca una ruota.
“Tesoro così lo rompi.”
Gli dico, finalmente la mamma smette di farsi gli affaracci suoi, si avvicina, raccoglie la ruota di plastica e me la consegna.
“Guardi il gioco è difettoso, si è staccata una ruota.”
“Signora la ruota si è staccata perché il bimbo lo ha sbattuto contro il mobile.”
E lei che fa? Mi guarda tutta risentita e: “Se un gioco da bambino non resiste a un bambino vuol dire che è difettoso!”
 E se ne va con il piccolo Thor.
Indovina che sparerà a Babbo Natale prima che si cali nel tuo camino?

lunedì 21 dicembre 2015

Uccelli a Natale



Si avvicina un ragazzo:
“Ciao scusa sto cercando un libro sugli uccelli.”
Poi, senza che io dica una sola parola, arrossendo:
“Cioè… libro di volatili… hai capito no?”
Tesoro, credimi, come mi intendo di uccelli io nessun altro al mondo!
Scusate sono stressato.

sabato 19 dicembre 2015

Natale: pochi ma buoni (e un po' autoreferenziali) 3. Libri per ragazzi

Fabio Geda, Marco Magnone
I fuochi di Tegel. Berlin
201 p 14 € Mondadori
 È l'aprile 1978: sono passati tre anni da quando un misterioso virus ha decimato uno dopo l'altro tutti gli adulti di Berlino. In una città spettrale e decadente, gli unici superstiti sono i ragazzi e le ragazze divisi in gruppi rivali, che ogni giorno lottano per sopravvivere con un'unica certezza: dopo i sedici anni, quando meno se lo aspettano, il virus ucciderà anche loro. Tutto cambia quando qualcuno rapisce il piccolo Theo e lo porta via dall'isola dove viveva con Christa e le ragazze dell'Havel. Per salvare il bambino, Christa ha bisogno dell'aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all'aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città. Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte. E quando sorgerà l'alba del nuovo giorno, Jakob e Christa non saranno più gli stessi.




R.J. Palacio
Il libro di Julian
p. 128  € 7.90 Giunti 
ulian non si capacita di come siano andate le cose nell'ultimo anno scolastico. Era il ragazzo più popolare della classe e si ritrova ad essere escluso dai compagni e costretto a cambiare scuola. Solo per aver fatto delle battute! Ma lui ha sempre fatto dell'ironia, e tutti ridevano, prima! Appena arrivato in classe, Auggie, il nuovo compagno di scuola affetto dalla sindrome di Treacher-Collins, lo aveva veramente turbato. Fin da piccolissimo, infatti, Julian aveva il terrore degli zombi e la faccia deforme di Auggie gli aveva fatto tornare gli incubi infantili. Era questo il vero motivo del suo accanimento. Era stato sospeso da scuola quando il preside aveva scoperto i bigliettini che Julian faceva trovare ad Auggie e al suo ex amico Jack e così non aveva potuto partecipare alla gita scolastica. Un provvedimento che i genitori non avevano mai accettato, accusando la scuola di aver sottovalutato la difficoltà della situazione che l'inserimento di Auggie in classe avrebbe comportato. Durante l'estate, però, Julian scopre una verità sconvolgente sulla sua nonna francese. Lei, ebrea, gli confessa che durante la guerra era stata salvata dallo "storpio" della classe, il "Tartaruga", come lo chiamavano tutti deridendolo. Solo pochi giorni prima di essere deportato egli stesso, perché non "perfetto", le aveva dato il suo primo bacio. Il suo nome era Julian...




Kevin Brooks
Bunker Diary
p.277 € 15.00 Piemme
  Linus, sedici anni, insieme a quattro adulti e una ragazzina di nove, si trova intrappolato in un bunker, uno spazio claustrofobico da cui nessuno può fuggire. Sono stati rapiti da qualcuno che si è presentato loro ogni volta in modo diverso e non sanno perché sono stati scelti. Spiati da decine di telecamere e microfoni perfino in bagno, dovranno trovare un modo per sopravvivere. "Bunker Diary" è un incubo da vivere sulla propria pelle attraverso le pagine del diario di Linus, in un'escalation di umiliazioni, meccanismi perversi e violenza fisica e psicologica innescati "dall'uomo di sopra"...





Marino Buzzi (cioè io)
L'ultima volta che ho avuto sedici anni
176 p.  € 15.00 Baldini&Castoldi
Giovanni e la sua irrequieta adolescenza, le sue paure, le sue debolezze. Un ragazzo dal corpo troppo ingombrante per poter passare inosservato, vittima perfetta dei bulli della scuola. Il sadico equilibrio creatosi all'interno della piccola comunità si rompe quando Giovanni scompare nel nulla, improvvisamente. E lui stesso a raccontare in presa diretta cosa succede in paese dopo la sua scomparsa, quali sono le reazioni di tutti, da una prospettiva obliqua e lucidissima, utile a restituire i comportamenti e gli umori della gente di fronte a un evento tristissimo e inspiegabile. "L'ultima volta che ho avuto sedici anni" racconta una storia purtroppo quotidiana, tanto feroce quanto possono esserlo i ragazzi. Ci racconta l'inconsapevolezza che a volte guida i più giovani nel mettere in pratica le violenze più ignobili e ottuse.




martedì 15 dicembre 2015

#lemiescrittrici15: e buon natale a chi legge.

Sull'onda delle polemiche del "io leggo pochi libri scritti da donne non vedo perchè nasconderlo" nasce su twitter l'hashtag #lemiescrittrici15
Così io ne voglio consigliare alcune anche se la lista delle autrici che ho amato e che continuo ad amare è lunghissima. Aggingo che queste distinzioni, uomo donna, gay etero, bianco nero, non fanno bene a nessuno. La letteratura è universale e non ha genere, un buon libro è un buon libro. Punto.
 Per rimanere sul 2015 (la lista non è assolutamente esaustiva o completa):

Harper Lee, Va', metti una sentinella, 269 p. € 18

Va' metti una sentinella è ambientato a metà degli anni Cinquanta. Scout (Jean Louise Finch) torna a Maycomb da New York per andare a trovare Atticus. Cercando di comprendere l'atteggiamento del padre nei confronti della società e i suoi stessi sentimenti verso il posto dove è nata e dove ha passato l'infanzia, Scout è costretta ad affrontare difficili questioni personali e politiche.




Claire Vaye Watkins, Deserto americano, 334 p. € 18

Una terribile siccità si è abbattuta sulla costa occidentale degli Stati Uniti e ha trasformato la California in un unico grande deserto. I fiumi, il verde, i mammiferi, la vegetazione tropicale e subtropicale, il fogliame lussureggiante, gli agrumi... tutto sembra svanito, svaporato pian piano come l'acqua degli ultimi bacini sorvegliati dalla Guardia nazionale. Luz e Ray vivono immersi nella luce, sotto il sole implacabile di un canyon, nella casa appartenuta un tempo a un'attrice: un cubo di vetro e ardesia con gli scorpioni che escono dai tombini, un paio di rane mummificate nella fontana asciutta, la carcassa incartapecorita di un coyote nella forra. Luz è un ex modella venticinquenne, vezzeggiata e poi messa da parte dal mondo della moda. È stata a Parigi, Milano, Londra, ma non ricorda niente di quei viaggi fatti quand'era un'adolescente strappata all'affetto dei suoi. Ray è tornato dalla guerra magro come un chiodo. Anziché raggiungere casa, ha rubato una tavola da surf e si è lasciato alle spalle crisi, carestie e guerre. Volava sulle onde dell'oceano quando Las Vegas è stata sepolta da una duna gigantesca rovente come un mare di lava. Un giorno, i due tirano fuori una vecchia vettura dell'attrice e scendono dal canyon in una Los Angeles riarsa. Durante la danza della pioggia, un libero raduno di sballati e punk che urlano e saltano nei canali di Venice Beach, Luz si imbatte in ima misteriosa bambina dai capelli biondi e ne rimane ammaliata. 



Alice Munro, Amica della mia giovinezza, 310 p € 20


Amica della mia giovinezza, la settima raccolta di Alice Munro, usciva in Canada nell’ottobre del 1990 e consegnava a lettori ormai affezionati un decalogo di storie ancora una volta impareggiabili. Il libro si qualifica oggi come cardine di una produzione senza cedimenti, perno di un discorso e di un percorso sul Canada e la vita, sugli amori e sul mondo inesauribile delle relazioni. Le storie di questa raccolta tornano ai consueti ritratti stratiformi e intensi di donne e uomini che Alice Munro ci ha proposto altrove, ma lo fanno con un tasso di salinità piú elevato, un registro narrativo di sfrontata consapevolezza. Circola aria di Vancouver, e di una Vancouver anni Settanta, in alcuni di questi racconti, un senso di piovosa sensualità mescolato all’asprezza di donne in bilico su presunte vite nuove. In Five Points lo squarcio sul passato di un amante innesca la possibilità dell’odio dentro un amore recente, passionale. In un altro caso, Parrucca, l’incontro con un’amica persa di vista da trent’anni rinnova ricordi di vecchissimi ardori destinati a un unico marcantonio senza scrupoli. Nel narrato di Munro il tempo può scorrere lento come lo sgocciolio di una gelatina d’uva in una torrida sera d’estate (avviene nel notturno racconto Meneseteung), e rapido come il semplice salto di un rigo sulla pagina, nel cui spazio bianco volano decine d’anni e di ripensamenti. E se la strada che scelgono di imboccare i personaggi di queste storie punta spesso in direzione dell’indipendenza, di un’autonomia del corpo e della mente da legami e catene familiari, vi resta inscritta comunque la fatica di ogni metro percorso. La vita cambia, è vero, il futuro sorprenderà ciascuno diverso da com’era, ma niente potrà cancellare gli imbarazzi attraversati, l’improvviso disgusto per un privato desiderio che si specchia nella volgarità di un gesto o di un pensiero, le meschine soddisfazioni della vita coniugale. È in questo esserci sempre tutto il bagaglio della vita, in ogni battuta di dialogo, in ogni sofisticata opzione sintattica, che si costruisce ogni volta il peso specifico aureo della scrittura di Alice Munro.




Ghinelli Lorenza, Almeno il cane è un tipo apposto, 266 p €15

 Massimo non è uno sfigato: ce lo hanno fatto diventare. La colpa al novanta percento è di Vito. È lui ad avergli affibbiato il nomignolo di Minimo, e se ti danno quel soprannome negli spogliatoi della piscina, è difficile che gli altri pensino che il tuo è un problema di altezza o di torace stretto. Vito però ha un segreto, un segreto fatto di lividi e serate trascorse trincerato in camera sua, e Massimo, suo malgrado, sta per scoprirlo. Poi c'è Celeste, divisa tra l'essere se stessa o trasformarsi in come mamma e papà la vorrebbero; Stefania, che desidera soltanto dimagrire; Margò, Che vive la sua estate da gigante prima di tornare hobbit a settembre. Intorno a loro, un'intera galassia di amici, parenti e adulti alle prese con una tempesta di incontri e scontri che nel corso di una manciata di giorni li cambierà per sempre. 



Giacobino Margherita, Ritratto di famiglia con bambina grassa, 257 p, € 17,50


C'è Maria, la madre amatissima, astro nel cielo dell'infanzia, e il padre Gilin, l'uomo di vento; c'è Michin, la caustica e brillante prozia zitella, mai conosciuta ma vicina come una gemella d'anima; e poi Polonia, la zia ostetrica dolce e gaudente... Ma soprattutto c'è magna Ninin, la zia con cui Margherita è cresciuta, brusca e brontolona, sempre presente e insostituibile, "l'origine e l'archetipo. Ninin l'instancabile, Mulier Fabricans". Sì, perché Margherita Giacobino, classe 1952, è cresciuta in una famiglia di donne, e sente più che mai vive le proprie radici silenziose e forti. Il sangue che le scorre nelle vene è denso di storia e di storie che solo la scrittura può salvare: "Si dice che offrire cibo ai morti serva a placarli, perché non tornino a disturbare i vivi. Ma a me piacerebbe che tornassero, non sarebbe affatto un disturbo; e scrivendo ho cercato di persuaderli a venirmi a trovare". Nel ripercorrere le ramificazioni della propria famiglia, attraversa oltre un secolo di storia italiana: dalle campagne del Canavese alla fine dell'Ottocento alla Germania in cui il padre viene fatto prigioniero durante la Seconda guerra, dal boom economico fino a oggi. Giacobino attinge al pozzo del dialetto, suggello dell'appartenenza a un mondo, lingua madre: la sola capace di evocare e tenere vivo in noi "un tempo prima del ricordo", di far emergere "minuscoli frammenti fossili nella materia opaca del passato". E con questi frammenti di memoria costruisce un romanzo sull'identità e sull'amore. 



lunedì 14 dicembre 2015

Video erotici...

"Buongiorno comprate dvd?"
"Che genere di dvd sono?"
"Dvd erotici..."
"Ha qualche titolo così vedo se mi interessano?"
"E i titoli non li ricordo!"
"Guardi allora li devo vedere."
"Ma gli erotici li comprate?"
"Dipende dalla qualità del film..."
"Sono film porno!"
Ma come non ti ricordi nemmeno un titolo dei film porno che guardi? Che so: Trombato dal caso... Mignot è venuta... L'albero delle zoccole...

domenica 13 dicembre 2015

Natale: pochi ma buoni 2

Lo avevano già fatto con Oscar Wilde ora ci propongono uno splendido libro su Marcel Proust. 974 pagine, una candida copertina, una raccolta di saggi integrali. Un regalo per appassionati che non mancherà di stupire.

Marcel Proust
SAGGI
974 p 75 €

Autore centrale del canone letterario novecentesco, ricordato per quella fluviale opera-mondo e insuperabile costruzione romanzesca che è Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust ha accompagnato, lungo tutto l’arco della sua vita, l’attività narrativa a quella saggistica, consegnando alla posterità un’impressionante messe di recensioni, articoli, interventi di critica letteraria e del gusto, riflessioni teoriche legate al signifi cato dell’arte, alla sua permanenza, alla sua possibilità di offrire – a chi legge come a chi, rapito, osserva una statua antica in cima a una colonna o una guglia contro il cielo del mattino – specchi in cui vedere e capire se stessi. Padrone di una lingua dalle risorse inesauribili e dotato di un’erudizione mai fi ne a se stessa e sempre impiegata per leggere in profondità il libro del mondo, Marcel Proust fonde in questi Saggi – che il Saggiatore presenta nell’edizione integrale curata da Mariolina Bongiovanni Bertini e Marco Piazza – cronaca e racconto, analisi e divagazione, engagement e divertissement, minando le tradizionali distinzioni di genere e registro. Una recensione di John Ruskin è allora l’occasione per un’evocazione immaginifica di Venezia, e la ricusa di uno dei critici più importanti dell’Ottocento francese – il famoso Contro Sainte-Beuve, qui arricchito di materiali finora inediti in Italia – si trasforma in uno dei più lucidi documenti di teoria letteraria del ventesimo secolo. Questa raccolta, che dai primi componimenti scolastici arriva fi no alle più compiute elaborazioni critiche della maturità – come quella, rimasta celebre, sullo stile di Gustave Flaubert –, è un prisma privilegiato attraverso cui guardare a Marcel Proust e, nel suo tracciarne la chiara parabola umana e artistica, si rivela uno strumento imprescindibile a chi ne voglia avvicinare con piena consapevolezza l’opera letteraria.