mercoledì 29 dicembre 2010

Domande retoriche


Le domande, quando si fa un mestiere come il mio, sono inevitabili così come lo è il continuo venire a contatto con altre persone, la libreria è un luogo, o almeno così dovrebbe essere, in cui si cercano sogni e la mia figura professionale dovrebbe rappresentare quella di un custode che tali sogni custodisce. Anche se, spesso, l’unica cosa che si trova sono libri ben sponsorizzati e oggetti che con la cultura proprio non hanno nulla a che fare.
Il continuo confronto con le altre persone è un elemento positivo, spesso i clienti mi chiedono autori che non conosco e, proprio grazie a loro, ho l’opportunità di scoprire generi e libri sempre nuovi.
Ma c’è una cosa che non riesco a digerire, si tratta delle domande retoriche. Un po’ come quando state con la persona che amate e le chiedete: “Mi ami?” o “Mi trovi bello/a?” che vuoi che ti risponda? No?
I clienti, spesso, fanno domande inutili ancora prima di arrivare al piano, magari stanno scendendo le scale, io sono proprio davanti a loro, alla mia postazione, davanti al computer e sopra la mia testa c’è una vistosa insegna con la scritta “Punto informazioni”, la domanda che il cliente rivolge, a quanto pare alla sala, è:
 “Non c’è nessuno qua?”.
Mi sta guardando, quindi sa bene che ci sono, eppure sente il bisogno di essere rassicurato sul fatto che non è solo al mondo. Poi, non contento, quando si avvicina mi chiede:
 “Lei è della libreria?” o, peggio, “Lei è un commesso?”.
Noi non abbiamo una divisa, in alcune librerie è obbligatoria ma da noi no. Però abbiamo un cartellino di riconoscimento con tanto di nome sopra.
Quindi, ricapitolando, sono davanti al punto informazioni, ho una pila di libri in mano che sto sistemando, porto il cartellino di riconoscimento.
Sì direi che sono della libreria. O un commesso, fate voi.
“Posso chiedere?” è forse la domanda che mi sento rivolgere di più. So che è anche un modo per essere cortesi ma è chiaro, dal momento che sono qui apposta, che può chiedere quello che vuole.
Che dire poi della domanda delle domande: “È qui che vendete i libri?”. L’insegna fuori dalla porta dice “libreria”, tutto intorno a te ci sono libri, che cosa credi che venda? Ricambi d’auto?
“A mio figlio non piace leggere, che libro posso regalargli?” Ma, non so, uno senza le parole? Se non gli piace leggere perché gli vuoi regalare un libro? Prendi atto che tuo figlio, forse, imparerà ad amare la lettura in un altro stadio della propria esistenza o forse non aprirà mai un libro in vita sua. Regalagli un videogioco così almeno non ti romperà le scatole e smetterà, per qualche ora, di guardare pornografia in internet.
“Cosa posso regalare a una signora a cui piace molto Severgnini?” Provi con Kafka, più o meno sono la stessa cosa. Se le piace Severgnini che vuoi regalarle?
“Scusi, dov’è l’uscita?” Nello stesso posto in cui è l’entrata.
“Scusi, come si sale?” Con la scala, quella che ti sta davanti e che stai guardando con insistenza.
“Quanto costa questo libro?” Vero è che in alcuni casi il prezzo non è immediatamente visibile ma, nella maggior parte dei libri, il prezzo è sul retro, vicino al codice ISBN. Altrettanto vero è che mi hanno fatto questa domanda anche quando il prezzo era ben visibile in copertina.
“C’è lo sconto su questo libro?” Perché dovrebbe esserci lo sconto su questo libro? Vedi etichette che lo segnalano? Hai letto su qualche rivista o visto in qualche pubblicità che il libro è in sconto? Ho scritto in fronte: “Mi stai simpatico, quasi, quasi ti faccio lo sconto”? No, non c’è lo sconto su questo libro, i libri in sconto sono tutti, ripeto, tutti segnalati con apposita etichetta.
“Posso pagare a lei?” Un attimo solo, prendo la cassa portatile che tengo sotto la mia postazione e le faccio subito lo scontrino. Vedi forse un’insegna con la scritta “CASSA” sopra la mia testa o pensi che sono il mago di Oz in grado di creare dal nulla uno scontrino?
“Scusi, il settore di saggistica?” Ci sei appena entrato, proprio come dice il cartello che hai letto prima di entrare nella sala.
“Sto cercando un libro fuori catalogo dal 1990, posso ordinarglielo?” Sai che stai cercando un libro che non è più disponibile dal 1990, perché io dovrei riuscire a trovarlo?
“È disponibile il nuovo libro di Pinco Pallino in uscita per il 2012?” Siamo ancora nel 2010, se mi dai qualche minuto faccio un salto avanti nel tempo di due anni e te lo vado a prendere.
Insomma in alcuni casi noi librai siamo proprio delle orribili persone, acidi, scontrosi e antipatici ma dopo la centesima domanda retorica l’unica cosa a cui pensiamo è che sarebbe bellissimo diventare, improvvisamente, sordi.
Marino Buzzi

2 commenti:

  1. tutto sommato i commessi delle librerie sono simpatici quasi tutti, e molti sono anche buoni conoscitori dei libri e, alcuni, hanno una buona conoscenza "per casa editrice" che non è una cosa banale

    anche un mio amico lavora in una libreria, e legge e anche spiega i libri, non so come faccia ad amarli standoci in mezzo tutto il giorno

    anche perchè i libri al mondo sono decisamente troppi

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  2. Ciao senti, non capisco come sia possibile che questo blog non abbia due milioni di visite al giorno....io sono entrato un paio d'ore fa e sono ancora qui e non riesco a smettere di ridere...premesso che sono un frequentatore di librerie e qualche cosa ogni tanto la sento anche io...comunque è un piacere essere qui!
    Francesco

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