mercoledì 26 gennaio 2011

Cose che ho fatto, almeno una volta, in libreria.

Ho venduto libri (sennòchecistoafare?), ho fatto ricerche, ho letto il retro di copertina, ho pensato “ma pubblicano proprio tutti!” (tranne me), ho speso metà dei miei magri stipendi per comprare libri e dvd, ho preso in giro le colleghe, sono stato preso in giro dalle colleghe, sono stato rimorchiato, ho pulito la pupù di un cane, ho mangiato: pasta con i broccoli, pasta con il pesto alla genovese, risotto al radicchio, crocchette di soia, brioche, patatine, gallette di riso e di mais, cioccolata (tanta cioccolata), paste integrali ripiene di miele, bomboloni, pasticcini, bevuto spumante, the, caffè (me), dato un bicchier d’acqua a una signora, ho preso l’ascensore, ho fatto cacca e pipì (nei bagni della libreria), ho ascoltato i e le clienti, ho visto persone piangere, ridere, arrabbiarsi, correre, urlare, inveire, offendere, ho sognato a occhi aperti, desiderato di essere dall’altra parte del mondo, sono stato male, ho pianto, ho riso, sono caduto dalle scale, ho fatto battute, ho citato frasi di libri e di film, ho fatto scene madri (tipo Rossella O’Hara che rincorre Rhett e gli dice: “Che ne sarà di me?” e il bastardo che si volta a e risponde: “francamente me ne infischio”), ho usato il mio sguardo magnetico per vendere un libro (e non ci sono riuscito), ho messo la bocca “a culo di gallina”, ho finto di offendermi, ho sgridato, ripreso, sono stato gentile (sempre), ho pensato al suicidio (sul serio), ho chiesto, in giorni particolarmente bui (turni da otto ore), alle colleghe: “puoi uccidermi?” o “Non avresti qualche droga?”, ho ballato, fatto le mie pose da star, fatto la “checca”, ho sorriso.
Ho pensato che sono felice di essere un libraio.

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