giovedì 6 gennaio 2011

Terribili adolescenti

Si muovono in massa come locuste, entrano rumorosi, con voci sgraziate. Hanno tutti la stessa pettinata, capelli sparati in alto che sfidano la forza di gravità, tatuaggi e piercing in bella vista, stivaletti sopra i jeans che pendono sotto il sedere con mutanda firmata in bella vista o tuta alla amici di Maria de Filippi, lampadati, con le sopracciglia rifatte, giubbottini leggeri per far vedere quanto sono fichi (magari anche maglietta a maniche corte in pieno inverno con – 10°). Usano parole come “Bella zio” o “tipa” e non conoscono niente del luogo in cui sono appena entrati. Cercano Svevo in psicologia, Levi nel fai da te, sbagliano nomi e titoli.
Sono quelli che Luis Miguel definiva in una orribile canzone: I ragazzi di oggi.
Il periodo più terribile dell'anno inizia con la fine delle scuole e va avanti sino a ottobre inoltrato, è il periodo della scolastica in cui la libreria viene presa d'assalto da genitori che hanno preso permessi dal lavoro per venire a prendere i libri di scuola o per le vacanze ai figli. Loro, i figli, sono troppo impegnati per venire a sbrigare da soli le proprie faccende, devono fare la famosa “vasca” in qualche centro commerciale, fare shopping e provarci con le ragazze (o i ragazzi). Così si formano file interminabili di genitori che passano e mi guardano in cerca di aiuto, passo il mio tempo a indicare il settore in cui si andranno a “spiaggiare” in attesa della comparsa del magico numero che indicherà il loro turno.
Ma va bene se vengono i genitori, almeno loro sono già rassegnati alla vita e sanno che non possono nulla contro noi crudeli librai desiderosi solo di far perder loro del tempo.
Quando arrivano i ragazzi, che non sono in grado di rimanere da soli neppure per un istante, succede di tutto.
Trovo cibo ovunque, devo passare continuamente dalle sale per assicurarmi che non stiano fumando e per dire loro di non mettere i piedi contro il muro, di non coricarsi sui libri e di smetterla di toccarsi con il kamasutra in mano.
Durante l'anno non si vedono molti ragazzi, il che è sintomatico di quanto valga per molti giovani d'oggi la letteratura (non tutti per carità, non voglio generalizzare. Ovviamente qui parlo solo di quelli a cui non importa nulla dei libri).
C'è però da metter in chiaro le differenze fra ragazzi e ragazze.
Le ragazze (parlo di adolescenti) mi chiedono libri di cantanti che non ho mai sentito in vita mia (sono vecchio) questo è il periodo di un certo Justin Bieber ribattezzato da me Justin Biberon perché avrà si e no dieci anni. Ma chi è il figlio segreto di Cristina D'Avena? Canta la colonna sonora dei Puffi? Gli fanno concludere i concerti alle otto di sera perché per le dieci deve essere a letto?
Quando sorrido imbarazzato chiedendo chi diavolo sia il personaggio di turno che mi stanno chiedendo loro mi guardano come se fossi una mummia appena dissotterrata. Faccio notare loro che ho solo trentacinque anni e ci manca poco che mi chiedano se ho fatto la seconda guerra mondiale.
Però le ragazzine sono carine. Leggono molto di più dei maschi (anche se amano i generi “improbabili” come quelli sui vampiri), si scambiano consigli sulle autrici e sugli autori, sono informatissime sulle nuove uscite.
Ma il mio metro di valutazione è il settore QUEER, il mio orgoglio, il settore che ho voluto ad ogni costo, che ho creato e che seguo con dedizione quasi maniacale. Si trova in bella vista appena scese le scale nel settore di saggistica, tengo sempre in evidenza le novità e cerco di tenere anche una scelta di film a tematica omosessuale. Il libro più sfogliato (tanto che per un periodo abbiamo messo l'etichetta: “Il libro più sfogliato della libreria”) è un libro fotografico sul Gay Pride ad opera di Oliviero Toscani. Non mi è mai successo di sentire una ragazza dire qualcosa di negativo contro le persone omosessuali guardando il settore QUEER, anzi, al contrario, trovano dolcissima la storia d'amore di Jack Twist e Ennis del Mar in I segreti di Brokeback Mountain, hanno riso e pianto durante la visione del film Transamerica e conoscono molti dei libri a tematica esposti. Non hanno paura di farsi vedere davanti al settore, non si vergognano di parlare di omosessualità. L'unica volta che una ragazza ridendo ha detto “il settore dei depravati” le amiche che erano con lei l'hanno sgridata e lei si è affrettata a dire che scherzava.
I maschietti invece devono tenere salda la tradizione machista italiana. Quando si avvicinano per chiedermi il libro del calciatore di turno e io li guardo e chiedo che genere tratta l'autore che mi stanno chiedendo loro rimangono stupiti. Ma come, hanno davanti un uomo che non sa nulla di calcio?
Ma la cosa più terribile è quando arrivano al settore QUEER. Quando li vedo in cima alle scale, nonostante io sia, come ho già detto, ateo, comincio a pregare che nessuno di loro si fermi a guardare i libri di cultura omosessuale. Ovviamente le mie preghiere cadono nel vuoto loro cominciano a ridere come pazzi usando parole come “froci”, “busoni”, “culattoni” continuando a dire “che schifo” mentre non riescono a distogliere lo sguardo dalle immagini del libro di Toscani. E quando mi avvicino e glielo sfilo dalle mani guardandoli con aria minacciosa loro si zittiscono all'istante e se la filano a gambe levate. I più giovani poi cominciano a darsi a vicenda del frocio e, a volte, arrivano alle mani con spintoni, calci e schiaffi. Una volta ho dovuto mandare via tre bambini (erano effettivamente dei bambini) che disturbavano gli altri clienti discutendo ad alta voce di come si violenta una donna.
Non sono tutti così, ovviamente. Uno dei nostri migliori clienti (anche se non compra mai niente) è un bambino che avrà dieci anni di età, dopo la scuola (a dire il vero a volte viene anche durante le lezioni) viene a leggere il libri. Si prende due o tre libri e rimane ore perso nei suoi mondi letterari. È uno su cento ma è pur sempre una speranza.
Marino Buzzi
P.S.
Vi ricordo anche l'altro mio blog, quello serio ;)

2 commenti:

  1. Vivo in Germania e qui in libreria (anche quelle enormi) vige un religioso silenzio....mi domando ...visto che gli italiani non lo capiscono da soli perche le libreria non iniziano a mettere dei cartelli in cui si invita al silenzio, a non parlare al cellulare come si fosse al mercato ecc?
    Non dico che debbano diventare biblioteche ma nemmeno che non riesca a leggere..
    ciao

    Simone

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  2. E quel bambino chi è, la "Matilde" di Roald Dahl in persona? Lo adotterei...

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