domenica 20 febbraio 2011

La cliente: non ci sono più i librai di una volta

Si avvicina una signora con la nipotina.
Lo ammetto, sono un discreto saggista. La mia area di specializzazione comprende: storia, filosofia, filosofie orientali, antropologia, sociologia, psicologia, scienze in generale, politica e attualità italiana ed estera, QUEER, fumetti, musica, cinema e arte (anche se sulle ultime materie è più ferrata la collega Bettina photoshop ). A parte la conoscenza dei classici, sulla narrativa cerco di tenermi al passo con i tempi. Il settore dei ragazzi, invece, è per me una landa desolata. Se escludiamo i grandi classici e le collane più amate dai ragazzi (tipo Geronimo Stilton per i più giovani o Twilight per le/gli adolescenti) ammetto una certa ignoranza.
Non ho nulla contro la letteratura per l'infanzia, anzi, recentemente sono uscite ottime cose soprattutto da case editrici come Orecchio acerbo, Carthusia, Coccole e caccole, Corraini e Fatatrac. Ma l'unico periodo della mia vita in cui mi sono veramente interessato alla letteratura per ragazzi è stato quando mia nipote Cecilia aveva tre o quattro anni. Una volta mi ha chiesto di leggere la piccola fiammiferaia, prima di leggerle la favola l'ho letta io. Sono andato in un'altra stanza e ho praticamente ingoiato le pagine per non dover leggere a una bambina così piccola una storia così triste. Già è stato difficile con Bambi, figuriamoci la piccola fiammiferaia. Una volta, in una rivista con le favole al contrario, ho letto una versione in cui la piccola fiammiferaia uccide il padre e si riscalda dandogli fuoco. Non so quale delle due versioni fosse più crudele.
Comunque, mentre cerco a computer il titolo per bambini chiesto dalla signora, la sento dire alla nipotina:
“Vedi amore una volta, quando c'erano i veri librai, quelli bravi, non esistevano i computer e loro avevano tutto in testa.”
“E non ci sono più i vecchi librai nonna?”
No, non ci sono più. Si sono fatti sparare nel centro del sole per evitare di dover ascoltare tua nonna!
Marino Buzzi

3 commenti:

  1. Beh intanto bisogna distinguere i libri per bambini dallo YA (giovani adulti). E' un genere che in Italia è praticamente inesistente fatta eccezione per Moccia e pochi altri. Ma a parte questo forse la nonna non si rende conto che una volta non venivano stampate decine di migliaia di libri come oggi e che ci sono migliaia di case editrici (anche se in verità non tutte valide allo stesso modo).
    Vi seguo ;)

    RispondiElimina
  2. io un po' di ragione alla nonna la darei... perchè nella libreria (una mondadori abbastanza grande) della mia città se chiedi anche il titolo o l'autore più conosciuto al mondo, le commesse deovno controllare al pc e si fanno fare lo spelling del nome e poi mi chiedono "si scrive così?"... Ma dai!!! insomma.
    Non esistono più i librai (come te??) di una volta!

    RispondiElimina
  3. Io avrei consigliato una serie di favole dove la nonna fa una brutta fine. Mi sa che alla sesta o settima, avrebbe capito l'antifona... ;-)

    RispondiElimina