sabato 12 marzo 2011

Sabato

Il sorriso si è pietrificato sulla mia bocca, mi fanno male i muscoli facciali, non è più un sorriso, è un ghigno che fa paura. Avrò detto 300 volte "grazie" e almeno 200 "buona serata", ho pensato almeno tre volte al suicidio e due a farmi esplodere dentro la libreria. Ho discusso con una signora che poi, andandosene, mi ha detto "scusa" e "molto gentile", ho cambiato un libro con la copertina perfetta (e quando dico perfetta intendo proprio perfetta) perché secondo il cliente era rovinata, non sono riuscito a convincere un altro cliente che la copertina del libro che stava comprando non era macchiata ma era fatta proprio così. Ho ordinato libri a genitori di studenti universitari troppo impegnati a fare bisboccia con gli amici per venire a comprarsi da soli i libri e, siccome i genitori non avevano la più pallida idea di che libri mi stessero chiedendo, lunedì metà di loro tornerà a farsi cambiare la prenotazione.
Ho trovato un po' di comprensione negli occhioni tristi di un cagnetto con addosso una maglia da cane (il suo sguardo diceva: "Guarda io che devo sopportare") e sorriso senza troppa convinzione alla battuta di un cliente che si è risentito perché non ho riso sguaiatamente dimostrando a tutti quanto fosse simpatico. Ho ascoltato una ragazza sostenere che il libro rosso di Jung, in originale, era scritto in sanscrito, bevuto tre tisane e quattro caffé, telefonato al mio miglior amico per dirgli che stasera non esco.
Mi chiudo in casa lontano dalla gente.

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