martedì 21 giugno 2011

Un libraio a Roma

Gita a Roma di due giorni per presentare il libro alla festa di SEL.
Sulla banchina, in stazione a Bologna, io e il mio compagno ascoltiamo l'incessante chiacchiericcio di due signore bolognesi, che sembrano appena uscite da un film di serie B degli anni 80, e ci auguriamo che i loro posti siano moooooolto lontani dai nostri.
Invece ci sono praticamente sedute addosso. Dieci minuti per decidere come sistemare i bagagli sino a quando il mio compagno non gli fa notare che il portabagagli sopra le loro teste sono più stretti dei loro bagagli e le invita a metterli negli spazi fra i sedili. Altri dieci minuti per infilarglieli. Arriva una coppia, anche loro seduti accanto a noi, e ricomincia il balletto dei bagagli. Così, mentre si forma una fila di persone che si buttano le une sulle altre in stile football per poter passare, le due bolognesi da film di serie B si scambiano ad alta voce commenti sulle fotografie che hanno messo sui rispettivi cellulari e la nuova arrivata continua dire al compagno: “Sono proprio comodi questi treni, eh Paolo? Non ci stanno neanche i bagagli, eh Paolo! Socmel, come sono comodi, eh Paolo?”
Sono arrivato a 52 socmel prima di decidere di mettere le cuffiette con la musica.
Dio benedica l'Ipod.
Roma è bellissima.
Appena arrivati ci facciamo intortare da un tizio alla macchinetta che sa perfettamente come funzionano e ci fotte due euro. Arriviamo al B&B (Second floor, se vi capita di pernottare a Roma tenetelo in considerazione), carinissimo, nella gay street che poi non è proprio una street è più un angolo, diciamocelo. Però merita anche solo per lo scorcio meraviglioso che si ha del Colosseo.
Decido che devo visitare tutta Roma in un giorno solo: Colosseo (ma c'è una fila pazzesca e lo vediamo solo da fuori), Fori Imperiali ( ma c'è una fila pazzesca, lo visitiamo il giorno dopo), Altare della patria, Piazza di Spagna (c'è un evento ci fanno sgomberare), Fontana di Trevi (c'è una fila pazzesca e i vigili non fanno altro che soffiare aria nei fischietti).
Insomma ovunque tu vada c'è la fila.
All'altare della patria assistiamo al cambio di guardia davanti alla tomba del milite ignoto. Mi chiedo quanto spendono di cherosene o gas per tenere accese ste due fiaccole, il mio compagno lo sa, ovviamente, lui sa sempre tutto, ma ho già smesso di ascoltarlo da quando siamo usciti dal B&B. Mi aspetto che i militari, giunti marciando davanti alla tomba, al cambio della guardia facciano qualche passo sulle note di Alejandro di Lady Gaga, invece niente e rimango un po' deluso. Nemmeno un bacetto sulle labbra si scambiano. Forse SPQR non significava Sono Proci Questi Romani.
Andiamo a vedere la mostra di Tamara de Lempicka e studiamo un modo per fregarci un quadro, tanto appartengono quasi tutti a Jack Nicholson, che, ci scommetto, li ha presi solo per far credere agli altri che è una persona colta. Ma per favore, Jack, non ci crede nessuno.
Comunque la mostra mi piace e sulle terrazze del Vittoriano vengo sopraffatto dalla bellezza di Roma, soffro della sindrome di Stendhal, sembro Homer Simpson quando pensa alle ciambelle, comincio a fare versi strani e respiro velocemente, il mio compagno dice di conoscere la cura, figuriamoci se non la conosceva, mi passa quando vedo una limousine e due sposi che si fanno fare un servizio fotografico che neanche Kate e Williams se lo sono potuti permettere.
Passo veloce: “No photo, no pictures please!” dico coprendomi il viso, la sposa mi guarda le urlo: “Tesoro adoro il tuo vestito!” ma è cinese e non mi capisce.
Il mio compagno annaspa e io non sono più un essere umano, ho i piedi lunghi 182 cm a forza di camminare, sono diventato un X men.
Alla fontana di trevi prendiamo un gelato minuscolo e una granita e spendiamo 8 cazzi di euri, l'acqua in bottiglietta costa 2 euri, un panino 8.
Entriamo in una libreria, chiedo un titolo, il libraio lo digita male per tre volte di seguito e, senza neppure guardarmi in faccia, mi dice che non esiste. Non ho il coraggio di dirgli che il libro è sesto nelle classifiche di vendita.
Mangiamo un panino seduti su un marciapiedi, c'è gente ovunque, Roma è bellissima ma tutte le persone con cui parlo se ne vogliono andare, il mio compagno compra un biglietto alla festa di SEL e anche Henry Olsen si fa convincere. Rivedo Saverio e conosco il suo compagno e Silvia e Paola e Francesco e Andrea e Serena e sua figlia e Mauro e il suo compagno e tante altre persone di cui non ricordo il nome.
La presentazione va strabene, mangiamo qualcosa con Paola alla festa, parliamo del più e del meno e ci trasciniamo alla gay street. C'è un sacco di gente: gay, lesbiche, trans, drag queen, etero, fag hag, bisex insomma il popolo GLBT e friends è uguale in tutto il mondo. Solo che qui dicono “Aò!”
Porto a dormire il mio compagno alle due del mattino, io sono ancora troppo carico e faccio ricerche in internet.
Il giorno dopo facciamo altre file, sgrido un ragazzino spagnolo che ha buttato a terra prima una bottiglietta, poi una cicca, poi un pezzo di carta e infine un pacchetto vuoto di biscotti.
Il mio compagno mi guarda con il suo solito sguardo da: “Ma te fai i cazzi tua?” ma io lo ignoro. Vedo tantissima gente: spagnoli, francesi, americani, tedeschi, inglesi e mi dico che, dopotutto, la maleducazione non è solo nei geni italiani. Gli unici educati sono i giapponesi: in fila, composti, in silenzio, sorridenti, fanno inchini continuamente. Scopro che sono un razzista e mi stanno sulle palle gli spagnoli. Hanno una cadenza impossibile da udire, sono maleducati, passano davanti alle file e, secondo me, si lavano pure poco. Sti puzzoni.
I fori imperiali mi mandano completamente fuori di testa e, mentre il mio compagno mi spiega come si costruivano le case ai tempi dei romani (che figuriamoci se lui non lo sa come si costruivano), io mi immagino questo posto meraviglioso e imponente con tutti sti romani in gonnella che si rincorrono ballando Born This Way.
Rinunciamo al Colosseo anche se lo abbiamo pagato (troppa fila) mangio un primo terribile al Binario 4 in gay street mail mio compagno dice che la sua pasta era buona quindi magari sono io che sono difficile. Beviamo un caffé al locale storico della via, il Coming Out, caffé ottimo ma li dentro se la tirano tutti, anche chi ci lavora, prendiamo i bagagli e torniamo in stazione.
Ciao Roma!

Frasi che ho sentito in giro per Roma:
“Namo belli! Fateve fà na foto coi Centurioni!”
“Embé? C'hai ordinato er pranzo, sì?”
Una signora veneta stupita a un signore del posto:
“Com'è che si chiamano? Castelli romani?”
“A' Signò! Semo a Roma se stavamo a Venezia se chiamavano Castelli veneziani!”
Una ragazza in gay street:
“Viè bella, ce famo na vasca a gay street!”
Tesoro più che una vasca... una doccia!

1 commento:

  1. Sai che sabato mi trasferirò proprio sui castelli romani? Per la precisione a frascati, così vedrò ogni giorno roma dall'alto e quando avrò voglia di sentire un po' di Aò mi basteranno 29 minuti di treno! Comunque continuerò a leggerti anche da li!

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