giovedì 18 agosto 2011

La strada

Ok, visto che ho qualche altro giorno di riposo (dalla libreria) ho deciso di propinarvi qualche recensione di libri che, quotidianamente, termino. Prima vi propongo la recensione "tradizionale" e poi, siccome non voglio che qualcuno si faccia una cattiva idea di me e magari pensi che sono una persona seria, vi propongo una seconda recensione, breve e più fresca (che magari, visto il caldo che fa, ci sta pure bene).
Bene, il libro di oggi è...

La strada di Cormac Mccarthy.

È accaduto qualcosa, il mondo, così come lo conosciamo, non esiste più.
Non ci sono più animali, la vegetazione è morta, gli alberi, ridotti ormai a lugubri tronchi secchi, cadono alzando la cenere che ricopre tutto: ciò che rimane delle case, i boschi ormai spogli e irriconoscibili, le strade.
Fra questa cenere, su queste strade, camminano, l'uno stretto all'altro, un uomo e un bambino. Sono due fantasmi del mondo che fu, magri, vestiti di stracci, affamati e infreddoliti. L'uomo spinge il carrello con le poche cose che gli sono rimaste, sono alla ricerca continua e disperata di cibo e di calore. Ma, soprattutto, cercano di sopravvivere ai cattivi, gruppi di uomini che fanno razzia di ogni cosa, che violentano, uccidono e poi divorano i malcapitati, i buoni, i portatori del fuoco.
L'uomo ha una missione, far sopravvivere il bambino perché per lui il bambino è l'ultima speranza, è un Dio, è la salvezza.
Il bambino non ha mai conosciuto il mondo di prima. Non conosce gli animali, non ha mai bevuto una coca cola. Suo padre gli ha insegnato a tenere la pistola. Nel caso venisse catturato dai cattivi se la deve portare alla bocca e poi deve premere il grilletto.
Sulla loro strada padre e figlio incontrano altri relitti umani come loro, tenacemente aggrappati a vite che non hanno più nessun motivo di essere vissute, scappano, si nascondono, dormono e mangiano poco. Sempre attenti, sempre diffidenti. Gli unici ricordi dell'uomo riguardano la propria moglie, la madre del bambino che, un giorno, ha deciso che ne aveva abbastanza di tutto quell'orrore.
Intorno ai due protagonisti un'America senza speranza, disseminata di cadaveri e zombie umani, non morti votati alla morte, di assassini e cannibali. Un mondo ostile e terribile in cui tutto è freddo e grigiore.
Dio c'è o forse no. Se esiste ha deciso che è quello il destino che meritano gli uomini.
La strada di Cormac McCarthy ( Einaudi, 220 p, € 12,00) è un libro profetico e poetico che mette in evidenza come tutto potrebbe, da un momento all'altro, precipitare e di come l'uomo, un animale tecnologico, pur di sopravvivere sia disposto a fare qualsiasi cosa. Per chi, come me, è vegetariano si pone in profondità il problema del cibo. In un mondo senza animali gli animali di cui cibarsi sono proprio gli uomini.
La ricerca di Dio è nel desiderio dell'uomo di voler ad ogni costo far sopravvivere il bambino. Ogni pagina è un tormento in questo splendido libro da cui è stato tratto un altrettanto sconvolgente film.
La strada non è soltanto una storia narrata, è una riflessione profonda su ciò che siamo e su come potremmo diventare.
Marino Buzzi

2 commenti:

  1. Ho visto il film... Che angoscia! E no che non è profetico... È che sono donna... Altrimenti mi toccavo i ball! :-)

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  2. ho letto il romanzo e visto il film e sono rimasta profondamente angosciata per settimane, un autentico capolavoro...Ps carina anche "altra" recensione che hai scritto!

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