martedì 13 dicembre 2011

Fabio Volo (lo so ci sono cascato anch'io)

Lo ammetto, sono uno di quei librai che non ama Fabio Volo, uno di quelli che fa sorrisi tirati quando qualcuno gli chiede i suoi romanzi, che sbuffa quando li vede fra le novità Mondadori, che esclama: “ancora?!” fra l'irritato e il disperato. Per mille ragioni. Forse per le stesse per cui non amo Faletti. Ho provato a leggere i loro libri ma non riesco ad appassionarmi. C'è di più, ovviamente, c'è un'insofferenza che viene dal fatto che queste persone hanno fatto mille cose nella vita: radio, televisione: drive in(Faletti), le iene (Volo), cinema. E poi ancora musica. Sono cresciuto radicato nell'idea che la letteratura sia qualcosa di complicato, di aulico, di immenso. Ma non è così, ovviamente. La scrittura è esercizio, prima di tutto. Eppure, in molti di quelli che fanno il mio mestiere, l'antipatia per Volo persiste. Non parlo di invidia perché non è così, non nel mio caso almeno. È insofferenza. Chiedo venia, non so trovare un altro termine.
Eppure Volo è uno di quei personaggi che permette alle librerie di continuare a sopravvivere perché, diciamocelo, alla fine il nostro mestiere è vendere libri. Certo, mi farebbe piacere vendere 200 copie di: Un'eredità di avorio e ambra piuttosto che di Le prime luci del mattino ma, alla fine, per noi librai, è la vendita che conta. È orribile dire questa cosa, non sapete il male che mi fa. Ma è così, bisogna, a un certo punto della propria vita, prendere atto della situazione. La libreria non è quel luogo magico che si cela nell'immaginario collettivo, non c'è nulla di “romantico” nel mio mestiere. Siamo dei venditori, il nostro compito è far acquistare libri alle persone.
Nasce, lo so, a un certo punto un quesito etico.
Che genere di letteratura dovrei vendere? Se fossi un libraio indipendente forse potrei fare scelte diverse ma io sono un libraio di catena e vendo la merce che mi danno da vendere, consapevole che la qualità, Volo o non Volo, si è abbassata, che per cercare l'autore o l'autrice di talento e con carattere occorre avere pazienza e mettere in conto di leggere molti libri brutti. E non c'è nessuno snobismo nelle mie parole, non c'è nessuna formula del “libraio inacidito”. Certo storco il naso quando arriva Vespa in libreria ma Vespa significa introiti e certo mi taglierei un dito piuttosto che comprare un libro di Forattini o di qualsiasi altro personaggio che deve, per forza, far uscire un libro all'anno.
È chiaro, lo è nella mia mente almeno, che se qualcuno mi chiede un consiglio io consiglio uno dei libri che ho amato. Ma se un cliente vuole Volo io gli do Volo, non potrei fare altro, è il mio lavoro.
Detto questo posso anche dirvi che ho infranto una delle mie regole: mai parlare di qualcuno di cui parlano tutti. Lo faccio dopo aver letto l'intervista a Fabio Volo apparsa su Repubblica (lunedì 12 dicembre), la mia non è una critica al suo ultimo romanzo e neppure al personaggio che questa persona ha creato. Lui è una specie di Re Mida, criticato da più parti, escluso dai salotti bene è comunque uno scrittore di successo amato dalla gente, idolatrato dal pubblico. Non ne capisco i motivi, forse un giorno studieranno il fenomeno Volo da un punto di vista antropologico o sociologico. I fatti sono che Volo alla gente piace.
Ma c'è una parte dell'intervista che mi ha terribilmente infastidito o, forse, solo lasciato molto perplesso. Prima però devo fare un'ulteriore considerazione (post lunghissimo oggi). Volo ha ragione. Ha ragione quando dice che c'è una parte del mondo “intellettuale” che ama sentirsi superiore agli altri, ha ragione nel dire che se sei figlio di panettiere o operaio difficilmente riuscirai a conquistarti la stima di chi pensa che il proprio rango sia dovuto a discendenza divina. È verissimo che certi ambienti della letteratura sono di uno snobismo vergognoso, che c'è sempre qualcuno disposto a farti pesare la propria “superiorità” intellettuale. Lo dico consapevole di aver provato lo stesso senso di inadeguatezza che ha provato Volo. Sono figlio di operaio e per 14 anni, per mantenermi, ho fatto il cuoco. Ho cercato tutta la vita un “riscatto sociale” e quando mi sono illuso di averlo raggiunto mi sono reso conto di quanto fossi stato sciocco nel pensare di averne bisogno. Una volta, all'università, in un esame che non era andato particolarmente bene, un professore, chiedendomi di tornare alla sessione successiva, mi disse: “Sempre che lei non ritrovi la ragione e torni a fare il cuoco”. O il mio professore era un indovino in grado di leggere nel futuro e prevedere la crisi del mercato del lavoro oppure era un emerito stronzo che aveva bisogno di far valere la sua superiorità intellettuale. All'esame successivo presi trenta lo guardai e gli dissi: “Bene, ora posso anche tornare a fare il cuoco”.
L'ambiente letterario e artistico non è tutto rose e fiori, come in ogni campo ci sono persone capaci, oneste e intellettualmente mature e ci sono squali pronti a divorare chiunque vedano come un nemico, uomini e donne che hanno perso il senso del reale e credono di essere artisti con la A maiuscola. Lo pensano anche quando il loro lavoro non è nulla di più che mediocre.
Quindi Volo ha ragione ma nella sua intervista dimostra un'incredibile immaturità.
La verità è che siamo abituati a pensare alla società come una piramide. Alla base ci sono quelli che vengono universalmente considerati come poveracci, i soldi sono il valore più grande, la ricchezza l'unico obiettivo. Se fai un lavoro considerato “umile” allora sei un perdente, forse, addirittura, sei stupido. Oppure sei una persona che non ha voglia di lavorare, che non crede nelle proprie potenzialità, uno sfigato.
Se sei figlio di operaio devi desiderare di laurearti, magari, o di fare i soldi per riscattare te stesso e la tua famiglia. Ma cosa c'è da riscattare in un lavoro onesto? Perché dovrei sentirmi in obbligo di riscattare la mia posizione se mio padre ha lavorato quarant'anni facendo turni di notte e mia madre ha sempre lottato per non farci perdere la dignità? Cosa dovrei riscattare se mio padre, che non ha avuto l'opportunità di studiare, si è dimostrato, per tutta la vita, un signore decisamente più intelligente di quel professore universitario con i suoi titoli e la sua cattedra?
Mi riferisco in particolare a un passaggio dell'intervista di Volo, dopo aver spiegato al giornalista che se n'era andato di casa a diciannove anni il giornalista gli chiede:
Cosa l'ha spinta a quella scelta?
E Volo risponde:
Il bisogno di rivalsa sociale e l'umiliazione che la mia famiglia e i miei amici hanno subito. “Accorgersi della spocchia di certe persone che utilizzavano la cultura per tenerti a distanza, per farti capire che loro erano meglio di te, mi ha fatto montare la rabbia. E me ne sono andato. Per disperazione, per impotenza, perché non ne potevo più.... A quel punto tornare da perdente avrebbe significato dare soddisfazione a quelle persone che pensavano sarei rimasto sempre un panettiere”.
Credo che la reazione di Volo sia comprensibile e terribilmente umana. Eppure non la accetto. Non accetto il suo ragionamento perché penso che, per primo, fosse lui a non accettare la sua condizione. Come a dire: merito di più che fare il panettiere. E non c'è niente di male a voler fare altro nella vita. Lo ripeto, ero cuoco e ora sono libraio. Ma due delle persone che amo di più hanno fatto la scuola alberghiera con me, una fa tutt'ora la cuoca. È la persona che mi ha insegnato l'amore per la letteratura, per il cinema. È una persona che ha passato metà della sua vita a porsi delle domande, a lottare contro i suoi pregiudizi, ad amare la cultura. E c'è di più. È una vera artista, cucina in modo meraviglioso, credo che non cucinerò mai come lei. Ho un altro amico, anche lui cuoco. È una persona che non ha studiato ma quando cucina, ragazzi, be' il mondo prende odori e sapori diversi. Non ci sono persone migliori di altre. Ci sono persone più capaci in determinati ambiti della vita, persone portate per lo studio e altre per i lavori manuali. Diventare libraio non ha “migliorato” la mia condizione sociale, non ha fatto di me un eletto. Laurearmi non ha innalzato il mio status, non sono più intelligente grazie a un foglio di carta. Forse conosco più cose grazie allo studio ma dove è scritto che per documentarsi occorra una laurea?
Insomma non so come dirlo ma trovo infantile l'atteggiamento di Volo. Mi sembra di vedere un bambino che deve per forza dimostrare di essere più bravo.
Infine, poi giuro che chiudo questa lunga analisi sulle parole di Volo, non accetto quel suo ragionamento finale:
A quel punto tornare da perdente avrebbe significato dare soddisfazione a quelle persone che pensavano sarei rimasto sempre un panettiere.
Tornare da perdente? Come si torna da perdente? Sì è perdenti se non si raggiunge il successo? Si è perdenti se non si fanno i soldi? Se non si raggiunge il sogno? Se si rimane solo figli di un panettiere?
Marino Buzzi

19 commenti:

  1. ho letto il tuo post dall'inizio fino alla fine. Quello che hai scritto è una magra verità, anche io ho alcune somiglianze con alcuni aspetti della tua vita, ho fatto l'alberghiero e poi dopo 2 anni mi son segnata all'università. Bè, quando l'ho iniziata avevo molti sogni e speranze nel cassetto. Adesso, dopo 4 anni e a 3 esami dalla fine, voglio solo il pezzo di carta, non per dimostrare di avere chissà che cosa, son sempre la stessa e non aspiro a un'ascesa sociale perchè non ritengo che la laurea te la debba dare come diritto a tutti i tuoi sforzi [anzi, tornando indietro, invece di perdere tutto questo tempo, avrei fatto sicuramente altro], ma son disillusa, ho capito come va il mondo e già un lavoro in libreria mi renderebbe abbastanza felice. La gente normale ha poche possibilità di fare il grande salto e brillare. Tuttavia ci sarebbero molte riflessioni da fare ...
    E inoltre condivido la tua poca passione per Fabio Volo, ne ho parlato anche nel mio blog. Però Volo fa vendere, manda avanti il mercato, lo fa girare e da modo alle case editrici di sopravvivere. Bè, a lui bisogna riconoscere dei meriti che io non trovo, ma che gli altri vedono, per questo lo comprano, un uomo comune che parla di gente comune. Comunque, al contrario, hai citato anche Faletti e Zafon, loro si che mi piacciono ...

    buona giornata

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Post STUPENDO, che sottoscrivo.
    Continua ad essere come sei, anche quando fai cose che ti repellono.

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  4. Ho scritto il commento con i piedi! XD scusa.

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  5. Sai cosa, Marino, più ti leggo più mi piaci.

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  6. Io sono d'accordo con te ma purtroppo non tutti le persone rispondono allo stesso modo a quello che la societa' impone come valore. Quindi se per Fabio Volo rimanere a fare il panettiere sappresenta un fallimento non possiamo farci molto.

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  7. ciao,
    ti ho scoperto da un po' e mi e' piaciuto subito il tuo blog:divertente e informativo insieme grazie ai tuoi consigli sui libri. Purtroppo vivendo all'estero ho qualche difficolta' a reperire roba "nostrana", sto cercando almeno di ovviare leggendo libri in lingua originale.
    Oggi ho trovato questo e mi sei venuto in mente, dal punto di vista letterario non e' granche', ma a me fa un certa impressione (sono un fisico):
    http://cudl.lib.cam.ac.uk/collections/newton

    Ciao!

    PS: sei finito tra i miei link

    ---
    my blog
    http://kidpix.wordpress.com/

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  8. Molto interessante questo tuo post, anche se ahimè per lui, mi hai reso antipatico un personaggio che mi stava indifferente. Tra l'altro io ho scoperto che il Volo dei libri è lo stesso della televisione poche settimane fa, pensavo ad un'omonimia, non so perchè a giudicarlo da quelle poche volte che l'ho sentito per radio non mi sembrava il tipo dello scrittore, ma devo ammettere non ho mai nemmeno sfogliato un suo libro, non mi attira proprio. A Faletti ho dato due possibilità, ma ho finito il secondo libro perchè per una sorta di maledizione quando comincio un libro devo finirlo. Tornando alle idee di Volo riguardo perdenti e vincenti le trovo raccapriccianti. Odio lo snobismo letterario, odio quelle persone molto intelligenti che cercano in tutti modi di farti sentire inferiore e stupido, perchè credono di avere tutte le risposte in tasca in virtù delle loro doti intellettuali. Come si misura il vincente? Ci potrebbero essere molti modi, in base al denaro? Se è così conosco molti panettieri che vincerebbero, per non parlare dei cuochi, basti pensare ad Anthony Bourdain, i suoi compensi per un'apparizione televisiva sono astronomici, eppure per quanto sofisticato è solo un cuoco, fa un lavoro considerato "umile" da molti (non da me, ho sempre portato molto rispetto ai cuochi e a tutti coloro che svolgono un lavoro manuale). Se per fregiarsi del titolo di vincente invece bisogna aver scritto un libro di successo allora, bè lasciatemelo dire, ma io non mi sento inferiore a una Colombari (che ci ha provato anche con la fotografia facendo infuriare gli artisti di mezza penisola, e indignato l'altra metà), o a qualche calciatore folgorato dalla fede e via dicendo. In questa società si da troppa importanza alla posizione , se uno scrive un libro orribile, o fa un film inguardabile ma è abbastanza sponsorizzato diventerà un vincente comunque perchè qualcuno ha deciso che dobbiamo comprare quel libro e dobbiamo andare a vedere quel film, e ci tartasseranno in tutti i modi finchè schiere di teledipendenti non si recheranno nelle librerie e nei cinema perchè l'ha detto la tv per mezzo di qualche presunto cervellone. Facciamo pensare gli altri, sentendoci tranquilli e intelligenti citando le parole di qualche scrittore famoso, perchè, beh se "l'ha detto lui che ha scritto così tanti libri allora deve essere VERO". Impariamo a pensare con la nostra testa, forse appariremo meno onniscienti ma faremo sicuramente scelte più diversificate e interessanti, e non faremo annoiare Marino in libreria chiedendogli sempre gli stessi titoli! Scusate gli eventuali orrori ortografici ma è scritto a quattro mani, le mie e quelle di mia figlia che suona la tastiera del PC :-)!

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  9. Banalmente, potrei dire che Volo lenirà il suo dolore col successo e con gli incassi...in realtà, ognuno affronta i propri problemi con la famiglia a modo suo: in un'intervista forse poteva evitare di farne il centro della conversazione, anche perché il succo della stessa dopo un pò sembrava essere "io ho successo nonostante le mie umili origini, e quelli là, ricchi e snob, mi odiano per questo"... insomma la solita solfa che tiran fuori tutti quelli che vengono dalla tv commerciale e in fondo 'sentono' che nonostante il grande esito commerciale non scrivono esattamente come Dumas . Volo ha successo perché scrive romanzi innocui, non dico brutti, innocui. Anche sinceri, schietti, onesti ma del tutto inoffensivi. Faletti imitia i giallisti americani, lui scrive storielle a lieto fine che non fanno male a nessuno - come i filmetti con Cary Grant & Co. che mia madre guarda per rilassarsi (e io pure, eh?). E vende. Perché 'la gente ci si identifica' (bè, allora non vive poi così male, la gente!) o perché forse impegna meno che concentrarsi su qualcosa di più complesso e poi conoscendolo bene o male tutti è anche un buon argomento di conversazione con gli amici. Magari un giorno Fabietto scriverà un buon libro sulla propria esperienza di panettiere o sulla vita di suo padre, lo premieranno e lui dirà con voce rotta che ciò lo ripaga di tante umiliazioni, perché se ci patisce ora ci patirà sempre. E quel mondo il cui giudizio teme tanto lo terrà a distanza come prima, salvo averci a che fare per motivi di opportunismo...nel frattempo potrebbe concentrarsi sulla scrittura e sulla trama, dato che tra le altre cose ha deciso di fare il 'serial-writer' a tempo pieno? Se vuole puntare al grande romanzo potrebbe unire le forze con Nanni Moretti e regalarci (finalmente!)a quattro mani la storia del pasticcere (trotzkista) nell'Italia conformista degli anni '50...

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  10. Fabio Volo vende, sono d'accordo, ed IMO è solo un gradino sopraa Moccia forse grazie anche ad un correttore di bozze migliore, non so.
    Mi sta sipatico, si vede?
    Eppure per un periodo ho subito anch'io la sua fascinazione, mi piaceva, era uno "che insegue i sogni". Illusione la mia che è durata ben poco, sostituita dal fastidio che mi provoca la sua farlocca presenza.
    Sì, mi sa di finto. Finto attore, finto scrittore, finto buono che vuol cavalcare l'onda romantica del wannabe.

    Che poi non vedo cosa ci sia di male o di poco edificante nel fare il panettiere. Il panettiere, mica il ladro.

    PS.Il tuo è davvero un bel post.
    PPSS: All'Università, facoltà di Giurisprudenza, uno stronzo di professore leggendo sul libretto che avevo fatto ragioneria alle superiori mi disse: "Non capisco perchè quelli come lei vengono ad intasare le università invece di andare a lavorare". Quindi, come vedi, è un po' tutto il mondo che regiona da schifo, non solo quello letterario o finto-culturale.

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  11. Non ho mai letto Volo, quindi non entro in merito ai libri.
    Credo che quello di cui parli sia legato a quanto si è realmente soddisfatti di se stessi. Chi si accetta com’è non solo non avverte necessariamente il bisogno di dimostrare il proprio valore agli altri, ma è portato spontaneamente a donare qualcosa di sé senza farlo pesare.
    Colto non è sinonimo di intelligente, tanto meno di felice. Che poi io adori leggere, che sia convinto che la cultura possa aiutare una persona a comprendersi e crescere, è un altro paio di maniche.
    Buona giornata.
    Chiedo scusa se ho fatto confusione con i commenti.

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  12. Quanto hai ragione! Volo non è bravo in niente. E' semplicemente un furbo. Furbo come scrittore, furbo come attore, furbo come personaggio tv. E' la mediocrità fatta persona. E sarò snob, lo so, ma ha successo perché il nostro è un Paese di persone mediocri.

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  13. Professori spocchiosi ne abbiamo avuti tutti...solitamente sono quelli incapaci di vivere serenamente. Ho lavorato in cava, alle casse del supermercato, come cameriera e infine come bibliotecaria e mi sono sempre sentita realizzata facendo bene il mio lavoro. Sentendolo mio e imparando dalle persone che la vita ha messo sulla mia strada.
    Il problema di Volo, e di tanti come lui, è che semplifica la realtà con frasi fatte, facili da digerire senza usare la mente per decodificarle. La massa dà per scontato che nessuno voglia fare il panettiere o il muratore. Mio padre mi ha insegnato che da ogni cosa che facciamo possiamo trarre soddisfazione: un panino, un muro, un consiglio librario. Se siamo presenti in quello che facciamo siamo noi a dar dignità al nostro lavoro e non saremo mai dei falliti. Fare la bibliotecaria per me è il lavoro più bello del mondo, ma ho conosciuto bibliotecari che vivevano per arrivare a sera e timbrare il cartellino. E allora? Quando ci si considera arrivati? Quando si scrive un libro pieno di parolacce e tutti corrono come caproni a comprarlo? Mah..

    PS: in treno per Roma ho finalmente letto il tuo libro arrivato per posta il giorno della partenza!

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  14. Mi piace questo post. Perché parla di origini e rispetto. E pure di amore. Per le persone vere e per quello che ci hanno dato crescendoci, anche se non ci hanno potuto dare tutto.
    E mi piace che si parli, non tanto dei libri di Volo ma delle sue parole (anche io non riesco a motivare il suo successo ma mi arrendo all’evidenza: Volo arriva, sa parlare a un suo pubblico e sa ripetersi). Perché se ti viene regalato uno spazio, hai il dovere di occuparlo con la massima dignità possibile. E credo si torni da perdenti solo quando, nonostante tutto quello che si è fatto, non ci si è imparato proprio nulla.

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  15. Io so perché non mi piace Volo e la sua intervista me lo ha confermato. E' quell'idea che le persone siano quello che fanno. Sbagliato. Non è quello che fai ma come lo fai che ti definisce. Per Volo non è così. Questo non mi piace. O meglio non mi interessa uno che la pensa così. Noioso.

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  16. Volo per ora ha successo perché ha una faccia e uno stile che restano impressi nell'ormai nuclearizzato immaginario collettivo, un pò come Fiorello: non conta ciò che scrive, dice o sostiene perché funziona di suo, a prescindere dai contenuti e financo dalla forma (tanto, parliamoci chiaro: in quanti hanno ancora dei veri parametri di giudizio? La massa legge poco, e sempre le stesse cose, considera colto chiunque le elargisca un paio di citazioni fuori contesto). Ora sembra voler ostentare un lato più amaro e 'adulto' per legittimarsi come Autore, ma forse farebbe meglio a prendersi un pò di tempo per migliorare il proprio lavoro letterario e renderlo meno scontato e 'attaccabile'. Se davvero vuole zittire i 'critici snob' lo faccia 'sul campo', ovvero sfornando un romanzo degno di questo nome, e non operine innocue già pronte per il salto nell'altrettanto innocuo 'nuovo cinema italiano' o per essere esaltate dalla garrula generazione MTV. Se poi quelli insistessero li potrà sempre mandare a quel paese come faceva Céline...ma solo dopo essersi almeno un poco avvicinato a quel livello. Altrimenti tutto 'sto piagnisteo suona un pò come attacco preventivo alla critica legittimato dalla sempreverde giustificazione delle copie vendute: "se la mangiano milioni di mosche, non può che essere roba buona".

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  17. Son partita leggendo il tuo ultimo post sui critici inveleniti (mentre è vero che gli scrittori spesso "ci stanno solo provando") e ora mi ha colpito il modo in cui parli della tua amica (credo proprio sia una lei) cuoco. La dignità che una persona ha di suo, non gliela può togliere nessuno, e tu gliel'hai anche riconosciuta pienamente!

    Mi è piaciuto molto come, semplicemente e realisticamente, metti a tema il tuo lavoro, passi in rassegna anche le (comprensibili) reazioni di Volo a chi volesse escluderlo dai giri-bene. Chissà, forse ha dato una riposta d'istinto, forse ripensandoci ne potrebbe dare un'altra (lo dico perché io stessa penso che potrei dare - oppure ho dato - risposte simili a questa, ma solo se, appunto, arrabbiata, ferita. E un po' miope, magari. Ma hai più ragione tu). Grazie!

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  18. ho sempre pensato che uno dei più grandi colpi di fortuna della vita fosse oltre a trovare l'anima gemella, venire pagati per fare qualcosa che ci piace. Molta gente campa facendo il panettiere o altri lavori manuali ed è soddisfatta così, altri no, hanno ambizioni diverse (più "elevate"? Non so) e cercano "riscatto", Volo appartiene evidentemente a questa categoria..e non ha nè più ragione nè più torto degli altri. E che ciascuno ha aspettative diverse per se stesso, alcuni semplicemente non vogliono fare la stessa vita dei genitori non necessariamente perchè li disprezzino ma solo perchè vogliono altro

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  19. Ciao! Complimenti! hai un bellissimo blog. E' intelligente, divertente, istruttivo. Sono contenta di averlo trovato e devo dirti che sono assolutmente d'accordo con te: non è una laurea che ti rende più colto ma la curiosità, l'amore per il sapere. E si, hai ancora ragione: tutti i mestieri sono degnissimi. Neanche a me Volo piace e se deve provare a tutti i costi di essere più in gamba degli altri....buon pro

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