mercoledì 28 dicembre 2011

Il futuro delle librerie?

Per oggi avevo in programma un altro post sfizioso e divertente ma poi mi sono girate (strano succede sempre più spesso), così il post sfizioso ve lo beccate domani,  oggi c'è l'incavolatura!

Mi lascio trascinare in un enorme centro commerciale, piuttosto famoso a Casalecchio di Reno (BO) e, come mio solito, appena entro mi infilo nell'unica libreria presente. È una libreria di catena, una catena fra le più vecchie e importanti, mica pizza e fichi, come direbbe un mio caro amico.
Entro e mi imbatto immediatamente nell'immancabile classifica dei più venduti, avanzo e mi ritrovo davanti a un muro, giuro, di tutti i libri che vendono di più in questo momento. Si tratta di una libreria di almeno 200 mq, sono le 17,30 di un giorno feriale a ridosso del capodanno e in tutta la libreria sono in due addetti alle vendite (lo so non ho detto librai). Intorno ai due banchi informazioni (uno è vuoto, è presidiato solo quello della cassa), sorretti da scaffali studiati ad hoc sono esposti di faccia (con copertina ben visibile) decine di copie di: Inheritance di Christopher Paolini, Un diamante da Tiffany di Swam Karen, Io Ibra (vabbé che ve lo dico a fare?) e Aleph di Coelho. Avrei potuto anche fermarmi e uscire, invece no, figuriamoci se non mi faccio del male. Comincio a girare per gli scaffali e ritrovo i best seller che ho visto all'entrata disseminati per tutta la libreria in pilette sempre più alte. Stop. Catalogo inesistente, libri gettati alla rinfusa, nessun tipo di ordine (scusate ma poi quando i capi vengono a dirmi che i MIEI settori non sono perfettamente in ordine mi girano di brutto, sono uno di quei librai che passa venti volte al minuto a sistemare e a controllare le sale). Inutile chiedere un libro più vecchio di due anni (che non faccia parte del gruppo della catena almeno), inutile chiedere se hanno testi di Malinowski giusto per citare un autore di saggi che amo particolarmente. Fra i sottosettori leggo “Femminismo”, ci sono tre testi (giuro solo tre) in dieci copie ciascuno: Lettere di donne che amano troppo di Robin Norwood, Sii bella e stai zitta di Michela Marzano (niente da ridire) e, tenetevi forte, In Italia si chiama amore di Melissa P.!
Poi mi sono guardato attorno e tutto mi è apparso chiarissimo. Ecco come vedono noi consumatori gli ideatori del marketing e chi dirige le grandi catene. Capre. Capre che si devono nutrire di ogni cosa possibile, che devono acquistare compulsivamente, dentro il supermercato hanno messo addirittura dei prodotti lungo le scale mobili (non scherzo) perché anche in quel momento devi acquistare. Non puoi stare tranquillo, farti trasportare dal tapirulan. No, devi comprare anche prima di essere arrivato al reparto!
È così anche in libreria.
Non si tratta di un caso isolato.
È il futuro delle librerie: personale ridotto all'osso, completamente demotivato, fermo in cassa a sorridere al cliente di turno che gli passa la Parodi o il nuovo best seller pubblicizzato anche sulla carta igienica. E del resto cosa potrebbe acquistare un povero Cristo che ha voglia di leggere qualcosa visto che in questa libreria non sono presenti altro che libri considerati ad alta vendibilità?
A un certo punto avrei voluto mettermi a urlare: “Non è per questo che ho scelto di fare il libraio! Non è per questo!”.
Non è nemmeno una politica che paga! Voglio dire, le librerie di catena sono sempre più in difficoltà ma allora perché continuiamo a pedalare verso l'abisso? Possibile che non ci sia nessuno che prende la parola e dica a tutti: “Signori, toglietevi il prosciutto dagli occhi! C'è una falla enorme nel sistema, stiamo continuando a imbarcare MERDA (scusate il francesismo), non è il caso di cambiare rotta, fermarci un po' a chiudere quella falla nello scafo e, magari, cominciare a pulire anche un po' il mare?
No, dico, è così difficile da capire?

9 commenti:

  1. Amen.
    Per questo preferisco di gran lunga comprare i libri sul web, anche se mi perdo il piacere di sfogliarlo, toccarlo e annusarlo mentre l'acquisto; oltre che le ormai rare bancarelle di libri usati.
    Quelle che citi tu sono assimilabili a depositi cartacei premacero e la maggior parte degli addetti sono, ahimè, messi lì per caso; figurati che spesso e volentieri non sanno neanche procedere ad un ordine: ad esempio io ancora aspetto il testo dell'esame di ragioneria generale ed applicata; ma l'esame l'ho dato 9 anni fa (su un testo fotocopiato di fortuna (sic!) e nel frattempo la libreria universitaria si è trasferita ed ha cambiato gestione ma l'andazzo è il medesimo).

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  2. Persone che prendono la parola ci sono, e anche ad alta voce...ma gliela tolgono subito, purtroppo. Non è un caso che abbiano ridotto il Natale a una nevrotica sarabanda consumistica, come non sono casuali tutte le derive (s)fasciste che il Paese ha imboccato negli ultimi anni...è come per le ferrovie: le falle sono state decise a tavolino, perseguendo strategie precise. Perché non dovrebbe accadere lo stesso con un settore 'chenuntefamaggnà' come la cultura? E vogliamo togliere lavoro a tanti(?) giovani? Certamente no. Evitiamo di farci male entrando in certi posti e andrà tutto bene, dopotutto quei 2-3 posticini dove rifugiarsi esistono ancora, non rompiamo troppo i c...i. Riassumendo il pensiero del più grande statista della storia umana: "Anche lei, Buzzi, vadi di più al ristorante o al cinema (multisala, eh?!che si pappa pure il pop corn) sempre che trovi posto, dato che il Paese va a gonfie vele...anche grazie a oculate gestioni come quelle da lei citate. Basta tristezze, mi consenta! E la Parodi è una grande scrittrice, oltre che una bellissima donna e una brava moglie e madre, in linea con i grandi valori del nostro grande paese, pieno di sole, allegria e ammore! Sempre forza Milan!!!"

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  3. Beh... c'è di peggio! Al supermercato del centro commerciale vicino a casa mia ci sono i libri messi sugli scaffali con tanto di codice a barre appiccicato proprio in mezzo alla copertina. Ti giuro, è vero! Libri trattati alla stregua dei salami... è deprimente e inaccettabile.

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  4. Praticamente in tutti i supermercati è cosi, ma posso anche accettarlo, effettivamente non è che c'è un libraio al super, quello che ripone i libri sugli scaffali poi effettivamente fa la stessa cosa con i salami... il fatto è che effettivamente nelle librerie ci tormentano veramente con alcuni titoli, pile e pile dello stesso romanzo ovunque, e poi ci credo che certi titoli non li hanno mai in casa, non hanno più spazio!

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  5. Attenzione non sto parlando delle "librerie" dentro il supermercato (che si solito hanno solo uno scaffale a disposizione) ma di quelle che fanno parte dei negozi del centro commerciale che, in teoria, dovrebbero essere vere e proprie librerie anche perchè il marchio di catena è lo stesso che troviamo in centro città

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  6. Hai ragione, ma almeno per quella che è la mia esperienza, le librerie dei centri commerciali sono un po' abbandonate a loro stesse.
    Poi magari alcune sono bellissime...
    In ogni caso trovo deprimente che un libro venga venduto al supermercato. Non li ho mai presi, nemmeno quando avevano gli sconti selvaggi del 70%

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  7. La prossima volta porta tu gli amici in giro per le meravigliose librerie antiquarie di Bologna! chissà...invece di Melissa P...trovi accatastate alcune copie di De Sade pubblicate da Newton a mille lire....famo paragoni? :)

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  8. non si puo' pretendere di trovare il catalogo in una libreria all'interno di un centro comm.le, in pochissimissimi vanno a cercare il titolo Adelphi o il Mulino, l'assortimento profondo e' tipico delle librerie di citta', lì (nelle librerie in galleria) si sviluppa in ampiezza! Anch'io odio le pilone che sembrano pilastri e il piu' delle volte sono "per bellezza" ma la catena le vuole....dicono dia un senso di pienezza; e' vero il fatto che a lavorarci il piu' delle volte ci sono delle capre che sanno solo sorridere ed essere mielosamente gentili e se poi va via la luce nessuno sa niente...ma che si puo' fare? Del resto il centro comm.le e' il regno del cazzeggio...ops del passeggio! :)

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  9. Vedi, è per questo e per tutte le sue conseguenze che anche una lettrice da 180 libri all'anno come me (un tantino compulsiva, si, ma se no la media come la tiriamo su?) si rifiuta di comprare "il meraviglioso primo libro del giovane scrittore scoperta dell'anno". Se non arrivano perlomeno al secondo, non me li filo manco di striscio. Mi sono rotta di leggere cazzate.

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