martedì 31 gennaio 2012

Cosa (loro)

Lo so non dovrei più stupirmi di nulla. In libreria arriva veramente di tutto, scrivere non è più un'arte, ormai è solo un modo per cercare di far soldi. È un concetto che mi è chiaro, anche se molto triste. Inutile provare a dire ai signori del settore che le cose stanno così, si strapperanno il cuore dicendo che no, la cultura è viva, si adegua solo al mercato.
Ma il mercato ha fallito e noi con loro (potete notare che sono di ottimo umore).
All'inizio non ho neppure fatto caso al libro che avevo fra le mani, uno dei tanti, per me, assolutamente inutili libri sul business e su come diventare leader (tutti vogliono diventare leader, no?). Poi sul retro di copertina ho letto “Lezioni semiserie” e ho pensato che non c'è miglior modo per dire ciò che si pensa che farlo in modo “semiserio” (e se lo dico io che sono la regina dei semiseri....).
Il libro in questione è stato scritto da un ex componente di casa Gambino convertitosi alla legalità.
È ovviamente una cosa positiva che un mafioso decida di passare alla legalità. Ma che poi scriva anche un libro intitolato: “La regola del padrino. Lezioni di cosa nostra per Business regolari” e che trovi pure un editore disposto a pubblicarlo... direi che è ben altra cosa (nostra).
In poche parole e per non farla troppo lunga l'autore prende le regole degli affiliati mafiosi e li “adegua” a quelli dell'economia e del business.
Io sarò anche un ingenuo e un moralista ma, a mio parere, ci sono regole e limiti che non andrebbero oltrepassati. Lo dobbiamo alla memoria di chi si è battuto per la legalità, lo dobbiamo alle vittime e alle famiglie. Sarà anche semiserio ma avrei preferito non vedere pubblicato questo libro.
Sempre sul retro si legge: “Parlando di leadership il mafioso medio ne sa molto di più della maggior parte degli imprenditori e dei manager”. Sarà anche vero ma non mi sembra una cosa di cui andare fieri.

15 commenti:

  1. E sono d'accordo con tutto ciò che hai scritto...per tutte le persone che non ci sono più per mano della mafia...penso che sarebbe doveroso non innalzare alle glorie o pubblicare libri di gente simile...ma purtroppo oramai il buon senso e l'etica non esistono più. A presto e complimenti per il tuo blog...molto ma molto carino!

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  2. Scusa, ma io la vedo diversamente. Il libro andrebbe acquistato e letto attentamente, invece. Probabilmente si capirebbero alcune logiche sociali nel mondo del lavoro che hanno come base lo spirito mafioso, in senso lato.
    ilcomizietto

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  3. Il libro secondo me va comunque pubblicato per garantire la libertà di stampa (che già mi pare scarsa), per il resto sono d'accordo..
    Certo che la frase scritta sul retro mi lascia perplessa (e se vogliamo essere sinceri, certi imprenditori si comportano pure peggio della categoria dell'autore del libro)..
    Complimenti per il blog, è davvero interessante! E mi incuriosiscono molto i tuoi libri..appena finisco quelli che ho sul comodino li leggerò!

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  4. Complimenti per il blog è bellissimo.
    Per quanto riguarda i libri oramai scrivono cani e porci (lo dico perchè sono del settore) e un nome già conosciuto per reati vende più di un bravo scrittore anonimo

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  5. Mi si sono drizzati i capelli in testa.

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  6. Ricorrendo al facile sarcasmo verrebbe da dire che i mafiosi non hanno nulla da insegnare a certi imprenditori di casa (o Cosa) nostra ... ma io preferisco segnalare il saggio "Lo Zen e l'arte di risanare il debito pubblico' di Ken Watanabe. E' un tecnico di provata esperienza: ha gestito a lungo la tesoreria della Yakuza giapponese. Inoltre, è dotato di grande autoironia: spassose le vignette in cui si mostrano le sue disavventure per riscuotere il pizzo o 'sistemare' la concorrenza. E potrebbe attirare i più giovani il capitolo in cui si spiega come e quali tatuaggi scegliere per farsi apprezzare dai colleghi e dal boss.

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  7. Suppongo che il termine "vergogna" sia ormai stato espunto dai dizionari...

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  8. Marino, fatti forza: nulla di nuovo, ha un precedente, 'LA REGOLA DEL PADRINO - Lezioni di Cosa Nostra per i business “regolari”' di Louis Ferrante, altro pentito della famiglia mafiosa italoamericana dei Gambino. Nemmeno i mafiosi ormai hanno dignità, si scopiazzano le idee, da classici italiani...
    Tristezze del mercato!

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  9. Ezio parliamo dello stesso libro. Anonimo sarà che sono un ingenuo ma essere il tesoriere della Yakuza (mafia giapponese)ai miei occhi è già un crimine terribile. Il libro sarà anche divertente ma, in cuor mio, non mi sentirei mai di comprare un libro del genere.

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  10. Ehm, per fortuna me lo sono inventato (non sono ancora arrivati a tanto)...mi sa che non son tagliato per il sarcasmo!;-) Io sono d'accordo con te (anche se in Giappone gli Yakuza spesso fanno parte delle istituzioni politiche ed economiche, in un modo anche più sfacciato che da noi) ma ho anche paura che il libro di 'don' Ferrante non sarà un flop, visti i tempi...speruma bin!

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  11. Ciao Marino! ^_^
    Ti ho nominato per il Versatile Blogger Award.
    Buon proseguimento!

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  12. Anonimo non mi sorprenderebbe di trovare in libreria un libro identito a quello da te descritto ;)

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  13. Machecazzo! Alla vergogna non c'è mai fine? In che paese orribile viviamo?

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  14. Non sorprenderebbe neanche me, è per questo che ho paura! Comunque tutto ciò credo sia la riprova che ormai il personaggio venga prima di qualsiasi altro criterio di giudizio: dato che ora vanno forte i 'bravi ragazzi' di 'Romanzo criminale' sotto con lo sfruttamento del genere 'malavitoso affascinante', tanto alla fine si tratta soltanto di estetica mica di contenuti. In un Paese in cui ancora si afferma seriamente che col Benito i treni arrivavano in orario e i criminali rigavano dritto (del resto eran quasi tutti impiegati statali), o addirittura che bisognerebbe imparare dalle capacità organizzative dei nazisti, cosa ci aspettiamo? Siam sempre partiti dalle bagatelle per arrivare ai massacri, conviviamo quotidianamente con la cultura mafiosa eppure ogni volta siamo convintissimi di non ripetere più gli stessi errori : si vede che libri come quello di cui parli sostanzialmente ci insegnano a non sentirci mai responsabili di alcunché.

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