lunedì 6 febbraio 2012

Grande uovo e piccole menti

Qualche giorno fa ha avuto grande risalto mediatico la notizia che estremisti di destra, del gruppo di FN, hanno messo al bando ed espresso la volontà di bruciare il libro di Altan e Pardi Francesca, Il piccolo uovo (28 pagine, editore Lo Stampatello euro 11,90). Il libro, individuato dal gruppo di geni come divulgatore della “cultura” omosessuale atta a deviare i bambini, è un libro dolcissimo e narra le vicende di un uovo che non vuole schiudersi perché non sa dove andrà a finire. Parte quindi per un viaggio che gli farà conoscere diversi tipi di famiglie. Inutile ribadire, anche in questo contesto che dovrebbe essere più legato alla letteratura, che le famiglie omogenitoriali esistono già. Che, anche nel nostro paese, ci sono già bambini figli di coppie omosessuali. Inutile anche ribadire che non sono i contesti esterni a far diventare omosessuale un soggetto. Non sono le cattive compagnie, non sono la mamma protettiva e il papà assente. Nessuno si chiede: “Come mai sono nato eterosessuale?” perché eterosessuale non si diventa, si nasce. La stessa cosa avviene con l'omosessualità. Uno non “diventa” omosessuale. Magari ci sono persone che rinnegano la propria sessualità a causa della cultura che è stata loro imposta ma, in cuor proprio, tutti sappiamo ciò che siamo.
Comunque, condannato l'ignobile e codardo gesto di intimidazione portato avanti da questo gruppo (lo stesso che protesta contro la piece teatrale Sul concetto di volto nel figlio di Dio senza neppure averla vista), mi chiedo se esiste una cultura omosessuale o, nello specifico, se esiste una letteratura eterosessuale.
Premetto che il mondo gay è molto cambiato negli ultimi decenni, spesso i maschi omosessuali tendono a rivendicare il proprio essere maschio piuttosto che la propria diversità. Io, non so se ve ne siete accorti, non sono fra questi. Non perché penso che ci siano differenze fra esseri umani. Tutti e tutte dovremmo godere di eguali diritti e rispetto ma tutti/e noi, eterosessuali e/o omosessuali, bisessuali, trans/transgender, pansessuali ecc.... siamo profondamente differenti.
Per me essere gay non significa solo amare o desiderare una persona dello stesso sesso. Non accetto la cultura maschile, trovo che questa società sia profondamente ingiusta soprattutto a causa dell'impronta che il maschio ha dato. E con questo ovviamente non voglio dire che tutti i maschi sono uguali. Dico solo che hanno sempre avuto il potere e che non sempre lo usano o lo hanno usato bene.
È un discorso intricatissimo e lo accenno appena, spero che i maschietti che leggono questo blog non se la prendano e capiscano ciò che sto cercando di dire.
La differenza principale, a mio parere, dovrebbe essere nella cultura. Tutt* abbiamo retaggi culturali differenti e tutt* dovremmo portare e apportare qualcosa alla società. Essere omosessuali dovrebbe significare, dal mio punto di vista, avere la forza di essere diversamente maschi. Non è così, ve lo dico con un po' di delusione. I maschi omosessuali raramente si differenziano dai maschi eterosessuali.
Detto questo credo nella cultura GLBT e nell'importanza di farla conoscere. A mio parere esiste una letteratura omosessuale o, almeno, un filone GLBT. Alcuni sostengono che è discriminante e ghettizzante ma non è così. Esiste una letteratura femminile e/o femminista, esiste una letteratura che si può suddividere per luogo o per etnia. Scrivere di ciò che si conosce non è solo un modo per esprimere i propri pensieri è anche un mezzo per far conoscere le proprie abitudini, la propria gente, la propria cultura. Osservando il settore QUEER che ho allestito alla libreria in cui lavoro mi sono reso conto di quanta letteratura, anche sotterranea, GLBT ci sia e di quanti temi essa tratti. È un settore a cui difficilmente maschi eterosessuali si avvicinano (purtroppo, spesso, se si avvicinano non lo fanno per comprare i libri ma per “giocare” o divertirsi con gli amici). Ma sono moltissime, per esempio, le persone GLBT e le donne eterosessuali che si avvicinano e acquistano libri a tematica.
Sono anni che penso che la maggioranza delle donne sono  più libere degli uomini. Lo sono culturalmente, almeno. E sono certo che creare spazi dedicati alla letteratura GLBT non sia un modo per “ghettizzarci” ma, al contrario, sia un modo stimolante di far conoscere temi che, altrimenti, verrebbero ignorati.

16 commenti:

  1. Questo post è bellissimo. Credo non ci sia niente da aggiungere. Il mondo è grande. C'è spazio per tutti senza combatterci tra noi.
    Nella libreria non c'è una sezione apposita dedicata alla letteratura GLBT, anche se non mi sorprende, vivo in una città di confine e qui c'è abbastanza chiusura mentale,e a me non è mai capitato di leggere niente di questa letteratura, ma mi piacerebbe farlo.

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    1. ho dimenticato un pezzo..volevo dire "nella libreria della mia città". Sorry

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  2. Perché i maschi se la dovrebbero prendere? È vero... uno dei tuoi post migliori.

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  3. "Sono anni che penso che la maggioranza delle donne sono più libere degli uomini. Lo sono culturalmente, almeno" ... purtroppo, non sono così sicuro che sia davvero così: le donne in generale sono sicuramente più aperte, curiose e intraprendenti rispetto ai maschi, ma i vincoli subliminali che le condizionano mi paiono assai più subdoli e perniciosi di quanto sembri. La società maschilista (e machista) si è perpetuata anche grazie alle sue 'vittime' designate, educate per secoli ad essere le custodi di insindacabili valori alla luce dei quali le loro prerogative individuali passavano regolarmente in secondo piano: si parla spesso dei cosiddetti 'padri-padroni' (specie ora che la forte crisi dell'autoritarismo patriarcale sta facendo riemergere i veri rapporti di forza in seno alla famiglia) ma quante volte ragazze che aspiravano a vivere più liberamente le loro vite hanno trovato il nemico più spietato proprio nelle madri? E quanto viene dato ancora per scontato (da entrambe le parti) che sia la donna a ritirarsi dal lavoro quando nasce un figlio (sorvolando sugli aspetti legislativi della cosa)? Quanta implicita solidarietà ricevono ancora stupratori e stalkers di mogli e fidanzate, i quali, poveretti, 'le amavano troppo'? Quanto biasimo viene rivolto tuttora a quelle che non vogliono mantenere in piedi un rapporto unilaterale? E quanto, nella definizione comune di 'uomo perfetto' rientra più o meno consapevolmente il richiamo a una forza e a una 'sicurezza' che troppo sconfinano in violenza e prevaricazione? La donna ha dovuto accettare e assimilare le categorie mentali maschili, buone e cattive, per poter sopravvivere in una società che l'ha sempre relegata in subordine (quando non in vera e propria schiavitù): spesso ha saputo prenderne le redini rimanendo nell'ombra, ma così facendo ha finito coll'accettare una rappresentazione di sé basata giocoforza sulla propria predisposizione biologica alla procreazione ma soprattutto(secondo me)sugli stereotipi che la rendono riconoscibile e 'accettabile' in un contesto modellato sull'immaginario maschile. In sintesi, nonostante i passi da gigante fatti negli ultimi decenni, la donna non riesce ancora a scrollarsi di dosso l'intima convinzione di dover in qualche modo fermarsi sempre ad 'aspettare' l'uomo, anche quando questo sia diventato, a tutti gli effetti, una zavorra (non solo per lei, ma per l'intera società). Oppure, nei casi peggiori, si limita a guardarlo adorante mentre lui conduce tronfio la barca a fracassarsi contro gli scogli ... volevo solo esprimere questa opinione, per il resto concordo con ciò che scrivi, e spero che discussioni come questa diventino sempre più frequenti. un saluto

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  4. Beh, però mi sembra che si sottovaluta un dettaglio.
    Il libro di Altan, da quello che leggo, NON parla di uguaglianza delel famiglie gay a quelle non-gay ... No, anzi si schiera decisamente e si sbilancia a dire che la famiglia PERFETTA è quella gay.
    Avrà qualcuno il diritto di non essere d'accordo su questo?

    Giuseppe.

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  5. @Libraio : è uno dei tupoi post migliori, indubbiamente, e si percepisce che lo hai molto sentito.
    Mi piacerebbe che tu facessi un post apliando la parte che qui hai voluto solo sfiorare. MI piacerebbe leggere un'opinione onesta di un ragazzo omosessuale sui maschi omosessuali e non.

    @Jona : c'è tanta, tantissima verità nelle tue parole.

    @ Giuseppe : esprimere un'opinione è un conto, fare una caccia alle streghe un altro.

    Aloise

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  6. Giuseppe in realtà il libro parla di famiglie e di diverse realtà. Non c'è nessuna apologia della famiglia omosessuale. semplicemente si fa notare come le famiglie siano mutate e che esistono anche altre forme di famiglie. Le famiglie omosessuali e omogenitoriali non hanno nulla di più e nulla di meno delle altre famiglie. anzi si, hanno qualcosa in meno: i diritti!

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  7. Mamma mia, ho i brividi. Gran post, ti condivido su Twitter.

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  8. @perseo: qual è la famiglia che alla fine il protagonista sceglie?

    Giuseppe

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    1. Giuseppe quindi, secondo te, il fatto che il piccolo uovo scelga una famiglia omogenitoriale significa fare apologia dell'omosessualità? Buono a sapersi. Mi sconvolge che un singolo libro, a dispetto delle migliaia di libri che narrano le vicende di quelle che qualcuno definisce "famiglie normali" o eterosessuali spaventi tanto. A me sembra che quando si parla di certi argomenti siano i pregiudizi ad avere la meglio.

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    2. Inoltre vorrei farti presente che nel libro il piccolo uovo non sceglie assolutamente la famiglia omosessuale. Il finale rimane aperto. Non si sa dove andrà.

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  9. Suppongo quella che si dimostra pronta ad accoglierlo. La sua.

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  10. @perseo: non ci nascondiamo dietro le parole, tutto nasce perchè è evidente che, nella storia, la famiglia omogenitoriale è presentata come la migliore.
    Secondo me il fatto che il piccolo uovo scelga una famiglia piuttosto che un'altra, ha solo il significato che Altan ha voluto dargli. Ed è una sua opinione, e la rispetto.
    Ma allo stesso modo rispetto chi non condivide quell'opinione, e accalorarsi tanto contro chi non è d'accordo con Altàn mi sa di "caccia alle streghe", proprio come quella di cui si parla anche, sopra, Aloise.

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    1. ... il commeto sopra è, anche se ho dimenticato di firmarlo, ovviamente mio.
      Giuseppe.

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    2. Giuseppe scusa ma tu hai visto il libro o no? Il piccolo uovo NON sceglie la famiglia omogenitoriale e non la esalta, la mette alla pari di tutte le sltre. Alla fine nessuno sa quale famiglia sceglie il piccolo uovo quindi non vedo proprio di cosa stai parlando. Inoltre, se mi permetti, una cosa è dire "Non condivido l'opinione" un'altra è dire "Diamo alle fiamme quel libro". I commenti poi vengono da un gruppo che non ha mai brillato per tolleranza, se mi permetti.

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