venerdì 6 aprile 2012

AMAZON

Quel che noi sappiamo di Amazon è presto detto: fornisce un ottimo servizio, risposte in tempo reale, i libri arrivano nel giro di 24 ore, permette ai propri clienti di acquistare materiale a prezzi stracciati e non fa pagare le spese di spedizione. Amazon è il paradiso digitale dei lettori e delle lettrici. Poco importa che il rapporto umano venga annullato, è il progresso così come l'uomo l'ha voluto: una meravigliosa solitudine digitale che si trasforma, purtroppo in alcuni casi, anche in una solitudine reale. Su Amazon si compra bene, basta una carta di credito e un collegamento internet. Non si fa coda in libreria, si trova tutto ciò che si cerca, i libri ti arrivano direttamente a casa, non devi lottare contro librai maleducati e ignoranti che ti trattano male e non sono preparati (magari cominciamo a chiederci il perché).
Amazon è il futuro, il faro che illumina le strade degli imprenditori che si nascondono dietro il progresso per portare “innovazione”. A mio parere spesso è solo mancanza di coraggio, intelligenza e capacità, copiare e adattarsi al mercato, anche se si tratta di un mercato sbagliato, è più facile e più remunerativo che cercare di cambiare lo stato delle cose.
Ma non voglio parlare di questo.
E neppure delle librerie che, proprio a causa della concorrenza spietata di Amazon, hanno dovuto chiudere i battenti.
Voglio parlare di lavoro e di regole e di “diritti” questa parola astrusa che ha tanto il sapore di vecchia ideologia.
La Collega memoria di ferro mi porta il numero 928 della rivista Internazionale (numero di dicembre 2011) che io, stupidamente, mi ero perso. Già dal titolo si intuisce che non sarà una passeggiata: “Amazon vuole prendersi tutto il mondo”.
La mia attenzione cade su un articolo dei Wu Ming (lo trovate qui) in cui viene messa in evidenza l'inchiesta del quotidiano della Pensylvania, The Morning Call (lo leggete in lingua originale qui) primo quotidiano a mettere in luce aspetti non proprio trasparenti di Amazon.
Vi riporto solo uno dei passaggi chiave:
“Il quadro è cupo: estrema precarietà del lavoro, clima di perenne ricatto e assenza di diritti;
ritmi inumani, con velocità raddoppiate da un giorno all’altro (da 250 a 500 “colli” al giorno, senza preavviso), con una temperatura interna che supera i 40° e in almeno un’occasione ha toccato i 45°; provvedimenti disciplinari ai danni di chi rallenta il ritmo o, semplicemente, sviene (in un rapporto del 2 giugno scorso si parla di 15 lavoratori svenuti per il caldo); licenziamenti “esemplari” su due piedi con il reprobo scortato fuori sotto gli occhi dei colleghi”.
Si parla di lavoratori e di lavoratrici, di quelle persone che inscatolano i libri e li fanno arrivare nelle nostre case in 24 ore, senza spese di spedizione e con sconti appetitosi.
Non so se le cose sono cambiate dopo lo scandalo ma so che certe cose non dovrebbero accadere.
Punto.
E stiamo attenti a pensare: “tanto accade agli altri”, perché, in realtà, questa cosa sta già accadendo a tutti noi. Pensiamo alla Fiat e a quello che quotidianamente viene imposto alle operaie e agli operai. Ma pensiamo anche alla riduzione di personale, ai turni e alle richieste sempre più pressanti di alcune aziende. Come se il lavoro fosse un “favore” che l'azienda ti fa.
Non voglio aggiungere altro, davvero, non una sola parola su Amazon. La gente si deve creare una propria idea confrontando, magari, interviste e interventi, ricerche e testimonianze. Se volete approfondire leggete gli articoli.
Io chiudo facendo un altro paragone: Apple.
Gente in fila per tutta la notte per il nuovo rivoluzionario oggetto tecnologico, Steve Jobs santificato, un'immagine piaciona e irreale (come se tutte le aziende che hanno a che fare con la rete e la tecnologia fossero esenti da sfruttamento del lavoro). Sono ancora i Wu Ming a riportare dati concreti:
“L’anno scorso ha fatto scalpore, prima di essere sepolta da cumuli di sabbia e silenzio, un’ondata di suicidi tra gli operai della Foxconn, multinazionale cinese nelle cui fabbriche si assemblano iPad, iPhone e iPod.
In realtà le morti erano iniziate prima, nel 2007, e sono proseguite in seguito (l’ultimo suicidio accertato è del maggio scorso; un altro operaio è morto a luglio in circostanze sospette). A essersi uccisa, nel complesso, è una ventina di dipendenti. Indagini di vario genere hanno indicato tra le probabili cause tempi infernali di lavoro, mancanza di relazioni umane dentro la fabbrica e pressioni psicologiche da parte del management.
A volte si è andati ben oltre le pressioni psicologiche: il 16 luglio 2009 un dipendente 25enne di nome Sun Danyong si è gettato nel vuoto dopo aver subito un pestaggio da parte di una squadraccia dell’azienda. Sun era sospettato di aver rubato e/o smarrito un prototipo di iPhone”.
Sapete qual'è stata la decisione della Foxconn per prevenire i suicidi?
“Ha installato delle retianti-suicidio.”

14 commenti:

  1. Io non ho mai comprato da Amazon e non lo conosco granchè devo dire, ma leggere queste cose continua a lasciarmi di sasso benchè sia consapevole che queste cose accadono. Non è mai facile accettare certe notizie non credo che rimarrò mai fredda davanti alla morte delle persone. Il "fenomeno" dei suicidi sui posti di lavori, o delle morti a causa delle condizioni lavorative purtroppo è più grande di quello che pensiamo.Ho letto di molte altre fabbriche di marchi noti e tanto di moda..Se le persone avessero questa consapevolezza quando vanno a fare i loro acquisti credo ci penserebbero due volte prima di acquistare un certo prodotto, per non fomentare certe situazioni.
    Bellissimo questo post! Davvero..

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  2. La libreria non ho mai smesso di frequentarla, però molti libri se non fosse per Amazon e IBS neanche li avrei trovati, perché il libraio non me li fa arrivare.
    Poi il fattore umano dovrebbe essere al primo posto ovviamente, come dici.
    In ogni caso il servizio è lungi dal perfetto, anzi. E altro che spese di spedizione gratis, si pagano.

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  3. mi hai lasciato senza parole.
    Bellissimo post

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  4. Diretto e spietatamente onesto ;)!
    Il problema è che quel "tanto a noi non succede" scappa troppo spesso! Fino a quando non succede davvero anche a noi, per davvero!

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  5. Terribile. Queste sono cose che TUTTI dovrebbero sapere. Dovrebbero essere argomento di dibatitto nelle scuole, tanto per cominciare.

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  6. Quello che dici è terribile.
    Io compro pochissimo on line: in pratica compro solo cd, da Amazon appunto, perché costano meno e soprattutto perché i negozi di dischi sono quasi sempre catene dove i commessi ti sanno dire le caratteristiche tecniche di un televisore, ma non certo consigliare un cd. E allora tanto vale che me lo faccio inviare in ufficio, a un costo inferiore, poi. Peraltro se parliamo di diritti, anche i commessi di molte catene non credo che abbiano contratti dignitosi (non certo come quelli di cui parli quassopra però).
    Per i libri è diverso. Ci vuole competenza, a venderli. Però io li prendo a prestito in biblioteca. Quindi anch'io sono un po' un'assassina di librerie. ;)

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  7. "Come se il lavoro fosse un “favore” che l'azienda ti fa."

    Ecco qual'è il problema secondo me.
    Questo va oltre Amazon, Apple, Fiat e altri.
    Lo stesso problema esiste anche qui in Veneto, anche nelle piccole aziende, esiste ovunque.
    Molte aziende ti trattano come un pezzente a cui fanno un favore dandogli lavoro.
    E' terrificante.

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  8. Non ho mai comprato libri da Amazon proprio perché preferisco passare il mio tempo in libreria, guardare tutti gli scaffali, sfogliare le pagine e avere l'indecisione di quale libro comprare (dato che sicuramente ne vedo 5 o 6 che vorrei). Adesso che leggo il "risvolto della medaglia" delle vendite online mi sta passando la voglia di comprare qualsiasi cosa su internet. Ci vorrebbero più controlli, ma veri, e pene severe per chi maltratta i lavoratori. Altro che favore, se non ci fossero i lavoratori le aziende non esisterebbero! Dovremmo essere tutti più consapevoli di questo.

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  9. Un mese e mezzo fa abbiamo fatto l'inventario. Saracinesca (con fori grandi circa mezzo centimetro, quindi si vedono le ombre e si sente il movimento esterno) abbassata. Cartello fuori dove dicevamo che saremmo rimasti chiusi fino al pomeriggio successivo, scusandoci per il disagio. A un certo punto un tizio urla "Amazon vi farà chiudere tutti!". Come se l'inventario fosse fatto per dar fastidio ai clienti e la giornata venisse trascorsa bighellonando. E come se lui non fosse venuto lì con l'intento di acquistare da noi per poi trovarsi la libreria chiusa.
    Anche alla luce di atteggiamenti simili non credo che la consapevolezza di situazioni lavorative disumane porrebbe davvero un limite all'acquisto di certi prodotti o presso certi punti vendita, on-line o meno. Ci son diversi clienti che davvero pensando di dover essere serviti e riveriti, all'istante, e se non fai come si aspettano o non hai subito disponibile quello che cercano, magari perché nemmeno esiste, sei soltanto un povero imbecille e tu e tutto il negozio (visto che non accadrà sicuramente soltanto nelle librerie) dovreste affondare in un mare di vergogna e fallimento.
    Fortunatamente non sono tutti così, ma mi sembra che nell'ultimo periodo siano in aumento. Che brutta, brutta cosa!

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  10. Alcuni dei miei autori preferiti,che non avrei forse mai potuto conoscere perche' mai tradotti in italiano,li ho conosciuti tramite Amazon. Trovo che librerie online e tradizionali siano complementari,e amo sia andare in libreria sia spulciare online. Quanto allo sfruttamento dei lavoratori, e' ignobile e va denunciato e combattuto.

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  11. Io vivo nelle librerie... Adoro gironzolare, informarmi, comprare... Ma ormai il più delle volte ci passo solo perchè, appunto, è una droga a cui non posso rinunciare anche se non posso comprarmi nulla.

    Purtroppo i tempi sono quelli che sono ed i soldi pochi. Con 50€ su Amazon ci prendo quasi il doppio dei libri che potrei comprare in libreria e, per una che legge venti libri al mese mediamente, è veramente l'unico modo per sopravvivere: Amazon, Comprovendolibri (per l'usato), gli scambi su aNobii, le bancarelle e, quando posso, le librerie fisiche che, purtroppo, ho a circa 30km di distanza da casa.

    E' un peccato perché di fatto i librari non hanno colpa visto che i prezzi sono imposti dalle CE (il che è assurdo, per come la vedo io... ma vabbé), ma i prezzi di copertina sono veramente troppo alti e le versioni economiche arrivano solo dopo MESI, se non anni.

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  12. Questa è solo una campagna diffamatoria. Amazon è il futuro, almeno non fanno un vergognoso ricarico sui libri che vendono come le librerie nostrane. Vergogna, la cultura è di tutti e la meschina operazione di diffamazione tentata dai nostri librai fallirà miseramente.

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    1. Anonimo non so se questo tuo messaggio è ironico o no. in ogni caso io ho riportato solo delle notizie che sono state provate. Non ho espresso giudizi, ho riportato delle notizie. Gradirei, però, visto il tono del messaggio (sempre che non si una presa per i fondelli ovviamente) che ti firmassi con nome e cognome. Grazie.
      Marino Buzzi
      P.S.
      Sei anche male informato perché le librerie non fanno rincari, i prezzi non li decidiamo noi ma le case editrici.

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  13. Personalmente, io non santifico né demonizzo Amazon: è una multinazionale e non ho mai creduto alla favoletta del suo fondatore geniale che ha creato un'azienda dall'ambiente idilliaco per chi ci lavora.
    I libri tendo a comprarli in una libreria fisica della mia città il cui personale è cortese e preparato e fa del suo meglio per consigliare bene i clienti che gli si rivolge. D'altronde, mi è capitato di comprare dei libri da Amazon, perché la mia libreria di fiducia non poteva/voleva procurarmeli, affatto o a prezzi folli.

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