giovedì 26 luglio 2012

Riflessioni intorno al mercato del libro

Leggo, nel giro di pochi giorni, tre articoli di personaggi legati al mondo dell'editoria. Il primo è Raffaello Avanzini editore della Newton Compton, il secondo è di Gianluca Foglia, direttore editoriale di Feltrinelli e il terzo è di Sandro Ferri di E/O. Il primo parla dei propri successi editoriali e sostiene di aver avuto un fatturato attivo con un 40% di entrate negli ultimi sei mesi.
Con l'idea del libro a 9,90 Newton ha infranto il mito che il libro debba costare per forza dai 12 euro in su, ha lanciato una nuova “visione” di fare editoria, ha portato a casa grandi vendite e fatto arrivare autori e autrici sconosciuti in vetta alle classifiche.
Ma, perché c’è sempre un ma, ha anche trascinato nella frenesia del low cost i grandi editori e ha immesso sul mercato narrativa di intrattenimento di qualità pari al prezzo a cui è venduta (anche se esistono sempre i casi a parte). Newton ha fatto, giustamente i suoi interessi e ha portato a casa dei risultati ma non ha portato grossi vantaggi al mercato in generale. Gli accordi commerciali fra librerie di catena e case editrici hanno portato, in questi mesi, a una massificazione del prodotto tale da “ingorgare” il sistema. Pur di ottenere percentuali di sconto maggiori ci siamo portati in libreria quantità enormi di titoli che, in moltissimi casi, non hanno portato ai risultati sperati.
Passiamo a un altro editore (tengo Feltrinelli per ultimo). Sandro Ferri su Repubblica scrive una lettera ai librai. È una lettera molto bella e sentita che però, scusate lo sfogo, vale solo per le libraie e i librai indipendenti che non vivono un buon momento, anzi, diciamocelo, sono nel fango sino al collo ( fate i calcoli: quanto resta intasca a un libraio indipendente dopo che ha venduto un libro a 9,90. Risposta: 3, euro!).
Le librerie indipendenti chiudono una dopo l'altra, appare qualche articoletto su qualche giornale, qualcuno rimpiange la vecchia e piccola libreria però poi il libro lo si va a comprare solo dove c'è lo sconto. E lo so che c'è la crisi ma almeno smettiamola di fare gli ipocriti. Le librerie rimangono aperte se qualcuno entra a comprare. Punto. Ferri fa un discorso mirato alla bibliodiversità, un discorso che condivido completamente, ma che non posso fare mio. E non posso farlo perché io sono un libraio di catena e chi lavora in una libreria di catena sa che il nostro ruolo, oggi, è quello di fare tessere, di servire il più velocemente possibile il cliente, di esporre libri che non abbiamo scelto noi. La realtà è ben diversa dall'ideale romantico di libreria. C'è la cassa integrazione, per esempio. Oppure la riduzione del personale con tutto ciò che ne consegue e hai voglia a dire che amo il mio lavoro. La verità è che non so nemmeno più io cosa sto facendo.
Questa è la realtà, signori e signore.
È un'analisi che ho già fatto tante volte.
I lettori in Italia sono davvero pochi, quei pochi che ci sono, per fortuna, leggono tanto e ci permettono di resistere. All'interno della bassa percentuale di lettori ce ne sono molti che non hanno più le stesse possibilità economiche di un tempo e che quindi, oggi, acquistano libri a basso costo ingoiando, permettetemi il termine, qualsiasi cosa pur di continuare a leggere. I best seller, che tutte le case editrici inseguono, sono comunque sempre pochissimi rispetto alle vastissime realtà editoriali. La cosa triste è che dopo Newton molte case editrici non hanno cercato alternative, no, semplicemente hanno seguito il mercato senza cercare di cambiarlo. Così oggi abbiamo prodotti dai 9,90 in giù, di case editrici diverse, con copertine, titoli, storie tutte uguali. E va bene che sotto l'ombrellone si leggono storie leggere ma l'estate non dura per sempre e un nuovo inverno dell'editoria è proprio dietro l'angolo. Su tutto comanda, ancora una volta, il marketing che fra colazioni, regali e pornosoft con contorno di bondage, posiziona in classifica un libro peggio dell'altro. Scommettiamo che dopo le 50 sfumature di... arriveranno valanghe di libri erotici? È già successo con i vampiri, poi con i gialli, poi con i thriller storici. Si satura il mercato e si passa al filone successivo e quando le idee scarseggiano ecco che si ricomincia da capo.
Un discorso a parte va fatto per Gianluca Foglia.
Parliamoci chiaro, Feltrinelli è stato il primo gruppo di librerie a dare il via alla libreria di catena come la conosciamo oggi. Siamo tutti consapevoli di come sono andate le cose nel corso degli anni. Non è passato molto tempo da quando i librai Feltrinelli scesero in piazza per denunciare la situazione (li ricordo in piazza Ravegnana a Bologna durante la protesta). Del progetto rivoluzionario di Giangiacomo Feltrinelli non è rimasto niente. Le vetrine a pagamento, in Italia, dove sono arrivate per prime? I best seller impilati sugli scaffali in Feltrinelli Foglia non li ha visti? Come si è posta Feltrinelli davanti all'idea di tagliare fuori, diciamocelo, i librai  dalle scelte librarie in favore degli accordi commerciali? Feltrinelli possiede il 4,5/5% della quota di mercato, ha 105 librerie e il 18% del mercato “trade” (come sostiene il giornalista di Repubblica) a me sembra un gruppo in grado di condizionare il mercato. La situazione attuale, allora, si deve anche ad alcune pessime scelte di gruppi come Feltrinelli. Inutile venire a fare l'anima bella, francamente, credo che non basterà il prossimo libro di Saviano (che pubblicherà proprio con Feltrinelli) per salvare un mercato che ormai è ridotto all'osso. E neppure riproporre, con nuove vesti grafiche, libri di autori conosciuti. Il vero problema è che anche le grandi catene hanno passato anni a farsi guerra per avere una maggiore presenza sul territorio, per accaparrarsi nuove fette di mercato. Sono state cieche e sorde, non hanno voluto vedere i primi sintomi di una malattia che ormai è diventata cronica e che ci ha portati tutti sull'orlo della follia commerciale. Allora forse si dovrebbero rivedere le politiche librarie, si dovrebbe ridare fiducia e dignità alle libraie e ai librai, si dovrebbe, probabilmente, fare ricerca di qualità e pubblicare meno smettendola di inseguire la chimera del best seller ad ogni costo. Smettendola di imporre i propri autori in ogni trasmissione televisiva, ricominciando ad appropriarsi del concetto di cultura che può essere una buona cultura di massa. E soprattutto, smettendo di dipingere un mondo che non esiste più. La situazione delle librerie e di moltissime case editrici è disastrosa e annientare la concorrenza non significa, per forza, avere più profitti.
Se un libro rimane su uno scaffale ormai 30 giorni. Se le librerie non hanno soldi per pagare i distributori. Se gli autori e le autrici non vengono pagati o prendono percentuali ridicole. Se la bibliodiversità scompare per far spazio all'uniformità del best seller. Se si inseguono, con risultati scarsissimi, gli e book o il basso prezzo. Se si continua a portare avanti delle politiche idiote come quelle che si stanno portando avanti ora. Credete veramente che sopravviveremo?


30 commenti:

  1. le tue riflessioni sono sempre puntuali, da lettrice mi prende un gran sconforto...

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  2. l'Italia è il paese della 'sopravvivenza' per antonomasia ... il problema è che per ottenerla sacrifica ogni volta un pezzetto di anima, e tra non molto avrà esaurito le scorte da svendere.

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  3. Bisognerebbe incominciare ad accontentarsi di poco. Non lo dico in termini negativi. La qualità, il creare un rapporto di fedeltà tra editore-lettore, sono cose che richiedono tempo,passione e fatica. Non si costruiscono nel giro di una stagione con un libro di grande successo. Se poi capita, bene, ma non è questa la regola.
    Purtroppo questo tipo di ragionamenti non rende ricchi.

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  4. Bellissimo post, anche se le conclusioni non sono delle più allegre.
    Io però mi sento di fare un appunto anche sulle librerie indipendenti. Io ho smesso di andarci, nelle due della mia città, perché una ha pochissima scelta e punta soprattutto sulla saggistica (ma infatti, essendosi diversificata, va comunque bene.) La seconda è gestita con un'incompetenza che ha dell'inverosimile. I libri arrivano dopo 3-4 mesi, arrivano sbagliati o non vengono neanche ordinati perché 'troppa fatica'.
    Non voglio affatto dire che tutte le librerie indipendenti sono così, ci mancherebbe altro. Il fatto è che le librerie di catena hanno un minimo livello di standard e di offerta. Però le librerie indipendenti qualcosa da opporre ce l'hanno ed è la possibilità di iniziativa. Potrebbero fare incontri con gli autori, letture coi bambini, club del libro, decidere cosa proporre e perché, avvicinarsi ai lettori come in una catena non si può fare, attirarli con la forza dei colori e delle parole, lanciare messaggi... non so, io non la vedrei così tanto cupa per le piccole librerie, se non fosse per la mancata iniziativa di molte di loro. E capisco che uno possa non averne più voglia e chiedersi se gli conviene fare quel passo in più, se non sarà uno spreco di tempo e fatica... ma cavolo, almeno provare!
    Poi sulla questione dell'editoria sono d'accordissimo.

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    1. Devo dire che anche le due piccole librerie del mio paese funzionano così.
      Non si ordina li libro del piccolo editore perché è troppa fatica. Una volta la libraia mi ha detto "Ma perché non scrivi direttamente tu all'editore?"

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    2. Cara purtroppo non è così facile. Di cattivi/e librai/e è pieno il mondo, non è detto che perché uno ha una piccola libreria debba per forza essere una libreria di qualità. Ma ti assicuro che anche nelle catene ti fanno davvero passare la voglia. Altra cosa per le iniziative. Ti faccio un esempio. Da quando a Bologna ha aperto l'Ambasciatori tutte le autrici e gli autori vogliono andare a presentare lì, perché è la libreria più In della città, perché fa figo, perché dentro c'è Montroni ecc...

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    3. sono una libraia indipendente. il discorso libreria indipendente e libreria di catena è semplice e anche complesso. la libreria indipendente sceglie e diversifica , quindi è chiaro che ha una scelta "limitata" se no non avrebbe senso il suo esitere, e non ha senso, secondo me, che nella libreria indipendente, che magari ha anche degli spazi diversi, rispetto alla libreria di catena, voglia trovare tutto. la libreria indipendente non ha la scontistica che ha la libreria di catena e quindi non può nenche fare lo stesso tipo di sconto, ecc ecc ecc. poi la gestione di tutte e due dipende dalle persone, dalla loro professionalità , e quella deve esserci in tutte e due i casi. in merito a incontri, club del libro ecc ecc ecc, anche questi, io ne ho fatti e ene faccio tantissimo, ma come il libro best seller, anche il pubblico, vuole sempre "il personaggio" , anche a livello locale.... la cultura è diventata un business, si corre dietro al festival all'evento.... Raffaele La Capria e Luis Sepulveda, hanno scritto qualche settimana fa, due interessantissimi articoli su questo argomento....

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  5. Vero, però le piccole librerie hanno delle carte da giocare. Al lettore piace essere coccolato, magari piace trovare la libreria aperta la sera quando non se l'aspetta. E allora ci torna con la scusa di prendere un caffè dopo cena, si fa un giro in libreria. Oppure qualche iniziativa.
    Chiude anche chi ha poche idee.

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  6. Oggi dalle 15 alle 15.30 sarò in diretta su RadioRaiTre a Fahrenheit con Loredana Lipperini. Vi aspetto.
    Marino

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    1. Chiedile come sta Lara Manni... ;)

      Ok, fuori di boutade, purtroppo devo quotare ...ma la notte no!, jona, ecc.: credo tu abbia ragione, e, da lettrice ormai disamorata delle librerie e 'habituée' dei mercatini (almeno pago certi libri per quel che valgono :P), pure io sono un po' sconsolata. La vedo proprio buia (e dire che a me fare la libraia mica sarebbe dispiaciuto nella vita. Ma la libraia, appunto, non la schiava-automa :-\).

      Sulle librerie indipendenti parlo per sentito dire: nella mia città non ne esistono più da anni, purtroppo. E' vero, ci vuole anche inventiva. Ma se è il mercato che ti taglia le gambe favorendo i grossi gruppi (succede con tutto, eh! Basta vedere i grandi iper che 'se magnano' i negozietti. Qui da me il centro storico è una landa abbandonata...), non so quanto basti l'inventiva. Poi, certo, la speranza è l'ultima a morire.

      E' vero, esistono anche i librai indipendenti che non si sbattono più che tanto. Ma posso dire che disservizi, sgarbo, poca professionalità io li ho sperimentati più e più volte anche nella locale libreria di catena. Ora ne ha aperto un'altra. Speriamo sia meglio di quella... :-|

      minty

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  7. Chiedo scusa se questo commento è un po' caotico ma l'ho scritto di getto e ho messo in serie un certo numero di pensieri che, ammetto, andrebbero argomentati singolarmente. Premetto che se il tono può sembrare polemico, le dita che l'hanno scritto non lo sono.
    Io frequento poche librerie indipendenti, principalmente perché in certi settori hanno un'offerta maggiore e migliore rispetto alla Feltrinelli. Ovvio che se voglio risparmiare cerco altrove, per esempio Amazon o Abebooks. E poi gli ebook... certo.
    Però vorrei schivare l'eventuale rimprovero che colgo rivolto ai lettori. Il problema è strutturale: l'industria (perché lo è) del libro, dal manoscritto al libraio, è fondamentalmente basata sul debito. Il libraio si indebita con il distributore, eccetera. I margini sono minimi. Le librerie di catena hanno sconti maggiori rispetto agli indipendenti. In tutto questo l'autore riceve pochissimi soldi, a meno di non vendere tanto. E quando si vende di meno, come in altri settori dell'economia, a qualcuno salta in testa che bisogna crescere! E così si cresce, si producono più libri, spesso di qualità inferiore, si punta più sulla pubblicità che sul prodotto, si stampano grandi quantità e le librerie di catena devono adattarsi, così come il libraio indipendente è convinto ad acquistare molte più copie di quante ne venderà, e così si indebita. Perché se non esibisce il bestseller del momento, perde clienti.
    E in tutto questo, critici e recensori vari ci vanno a nozze. Saranno di bassa qualità, ma le 50 sfumature hanno avuto pubblicità, recensioni quasi ovunque, interviste all'autrice, speciali. Insomma, ci manca che le venga assegnato un premio!
    Io se posso preferisco fidarmi delle opinioni dei lettori (forum, blog, o anche una semplice chiaccherata) e puntare a dove mi è più comodo acquistare. Se l'ebook mi può arrivare il giorno stesso, senza troppi giri (e magari in lingua originale), non mi sento certo in colpa per non aver speso il triplo (!) per un prodotto scadente ma rilegato.
    Un'altra cosa che ho notato, è che i piccoli editori spesso sono più attenti alle nuove tecnologie. I grandi gruppi, paradossalmente, hanno politiche quantomeno discutibili (DRM, prezzi). Forse un modo per uscire dall'ingorgo e preservare la bibliodiversità?
    Insomma, tanti argomenti e troppo poco spazio. Di sicuro tante piccole scelte possono danneggiare il mercato del libro, ma se qualcuno può indirizzarle male... beh, prima o poi ne pagherà il prezzo.

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  8. saluti da una libreria indipendente pescarese.

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  9. Faccio il libraio, sono affiliato quindi di catena ma la mia libreria è di piccole dimensioni, infatti lavoro da solo (salvo dicembre). Quindi per esperienza personale posso affermare che le librerie (indipendenti, di catena, edicole, ecc) le fanno i librai. Come in tutte le attività commerciali è il fattore umano che conta ancora molto. Amo il mio lavoro e mi sbatto volentieri per cercare anche l'impossibile pur di soddisfare il cliente ma anche me. Fatta questa premessa il problema è riconducibile a due temi: il margine di guadagno e la spropositata quantità di libri sul mercato. E soprattutto su quest ultimo aspetto che gli editori devono fare una seria riflessione.

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    1. Mi permetto di segnalare:
      http://www.criticaletteraria.org/2012/07/criticalibera-per-una-decrescita.html

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  10. faccio l'editore, anzi l'editora, e la mia disperazione è doppia. Certo di fare buoni libri,o almeno a me sembrano tali, cerco di utilizzare buoni traduttori, in redazione chiedo il massimo alle mie ragazze (sono tutte donne, ma è un caso), ma alla fine il risultato è desolante, quando vendi 1000 copie oggi puoi considerarlo un successo. La prenotazione dell'ultimo libro di Dostoevskij tradotto da Paolo Nori, Memorie del sottosuolo, è stata di circa 500 copie. Lo stesso dicasi della traduzione di Diavoleide di Bulgakov, in uscita a settembre: meno di 500 copie. Vanno un po' meglio libri carini e divertenti, come Giuda alla Parigi ribelle (siamo alla terza edizione). Ma la letteratura è un disastro. Non ho rimedi, non ho soluzioni. Finché posso, faccio i libri che amo. Poi magari smetto. Ha ragione Chagall, queato tipo di libri non rende ricchi.
    Daniela

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    1. Cara Daniela amo i tuoi libri, mi spiace davvero sentire che le cose non vanno bene.
      Marino Buzzi

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    2. E dire che la vostra offerta mi sembra abbastanza mirata da trovare chi è interessato. Non so di chi sia la colpa (editore, distributore, libraio, altri loschi figuri...) ma l'impressione è che il libro faccia difficoltà a incontrare il suo lettore.
      (Per esempio, Diavoleide potrebbe interessare a me... anche se leggo Bulgakov da soli quattro giorni!)

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    3. Esatto Salomon "Il libro ha difficoltà a incontrare il suo lettore" perché siamo invasi dai libri... Non voglio discutere sulla qualità ma è chiaro che nel troppo poi è spesso difficile anche per noi librai orientare il cliente quando siamo i primi a non trovarsi più

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  11. bel post, belli i commenti: se permettete, dico la mia da piccolo libraro indipendente in una borgata romana (e no, non mi sento un supereroe tipo il libraio di Kabul, ma solo uno che cerca di fare questo *mestiere* meno peggio che può!).

    Che i libri abbiano difficoltà a incontrare i loro (potenziali) lettori è un dato di fatto; che ci siano colleghi che non brillino per spirito di iniziativa e/o capacita organizzativo-gestionali anche.
    MA
    credo stiamo dimenticando che oggi ci sono grosse difficoltà operative a cui dobbiamo far fronte.
    Mi limito ad elencarne un paio; le maggiori, almeno per la mia esperienza:

    1. una PESSIMA distribuzione per i piccoli editori: qui a Roma hanno sbaraccato i magazzini che ci rifornivano dei testi dei piccoli-medi editori. Senza far nomi, PDE ha CHIUSO la sede di Roma, e se ci serve un testo distribuito da loro ce lo dobbiamo far spedire da Napoli. Chi è del settore sa quante siano le edizioni da loro distribuite (l'ultima lista aggiornata è di 8 pagine; SOLO coi nomi delle case editrici..). Perchè? E' un caso che da qualche anno sia stata inglobata da un colosso come Feltrinelli? E' complottismo pensare che in questo modo il colosso de cuius abbia segato tanti medio-piccoli concorrenti?
    Altri (cda, roma libri, cedil, coletti, eccetera) hanno semplicemente tirato giù la serranda, evitando tra l'altro di farcelo sapere; così, quando li cercavo per sapere se avevano dei testi che mi occorrevano, scoprivo che al magazzino non c'erano nemmeno più gli scaffali.. e diventa un impazzimento andare a scovare come rimediare ciò che occorre! Anche se, da buon cane da tartufo, spesso alla fine ci riesco!

    2. i grandi distributori: semplicemente, non ci considerano proprio! Quando dobbiamo passare da loro, non abbiamo diritto a sconti maggiorati o a condizioni vantaggiose: SI PAGA IN CONTANTI E SUBITO, non ci sono nè credito nè conti deposito, se vuoi aderire a qualche promozione lo fai a rischio di impresa (nel senso che ti accolli e paghi X copie della collana in promozione; se le vendi, meglio per te; sennò te le ritrovi sulle gengive, perchè per quelle non c'è diritto di resa).

    Come sopravvivo in questo quadruccio organizzativo? Beh, mi adatto: meglio avere in negozio di tutto un po' (in 35 mq non è che si possa fare chissà cos'altro) che tantissime copie di qsa che chissà se funzionerà!

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  12. Purtroppo, penso che la situazione a questo punto possa solo peggiorare.

    La causa non è tanto la crisi (che di certo non aiuta), ma la diffusione degli ebook (per ora sono ancora abbastanza di nicchia, ma sembrano destinati a diffondersi); quando si è diffuso il formato mp3, in poco tempo sono spariti quasi tutti i negozi di dischi. Quando si sono diffusi i divx, in poco tempo sono sparite quasi tutte le videoteche.

    Ora, cosa accadrà quando si diffonderanno davvero gli ebook?
    Non parlo dell'acquisto di ebook (che comunque ha prezzi non troppo lontani dal cartaceo), parlo dei siti che permettono il download gratuito (la pirateria riguarda anche gli ebook, e nessuno sembra tenerne conto: ma in realtà molta gente acquista il lettore di ebook solo per quello).

    Per rendersi conto della situazione, chiedo: si vendono ancora cd e dvd? Bene, aspettati che tra qualche anno la stessa situazione si applichi ai libri.

    Inoltre chiedo: quanti, tra chi leggerà questo commento, hanno recentemente acquistato un cd? E quanti, invece, hanno scaricato un mp3? Quindi, quanti compreranno ancora libri, quando scaricare un ebook sarà facile come scaricare un mp3?

    Mi spiace mostrarmi così pessimista, ma ti inviterei a prendere in considerazione la possibilità di investire in altri settori (diversi da libri, film e musica) da affiancare alla tua attività principale.

    Spera per il meglio, ma preparati al peggio!

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    1. Sugli eBook c'è una vasta querelle in atto, e tante questioni ancora poco chiare, tipo:
      1. il grande battage pubblicitario di quando li hanno lanciati un paio d'anni fa sotto natale (ricordate? il libro del futuro, quello ecologico perchè non è di carta e bla bla bla) è stato un flop memorabile: dati di vendita alla mano sono ancora a poco più dello zero virgola del fatturato editoriale; i piccoli editori c'hanno fatto un bagno bello grosso, i medio-grandi non ci investono (ancora?) massicciamente. E rispetto al cartaceo, c'hanno anche l'IVA piena da aggiungere al prezzo di copertina; per cui, anche sto gran risparmio dove sta?
      2. hanno parecchi ostacoli di varia natura: dalla normativa sul copyright ancora parecchio nebulosa in materia, alla pirateria di cui parlavi anche tu.

      Insomma, non so se nel lungo periodo arriveranno alle quote di mercato americane (che cmq son sempre sul 20-25%) o a quelle medie europee (non oltre il 10% in Francia e Germania), ma di sicuro tutto ciò non avverrà domattina

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    2. Guarda che il mercato degli ebook è irrilevante. Quello che conta è il numero di apparecchi per la lettura venduti, non di files; infatti, se noti, la vendita di musica in formato mp3 non è molto diffusa, ma i lettori mp3 sono diffusissimi (perchè tanti li usano per la musica scaricata gratis).

      Sistemi come itunes sono venuti solo dopo che Napstar e simili avevano diffuso l'abitudine di usare gli mp3 al posto dei cd, nel tentativo di monetizzare il nuovo sistema di fruizione della musica.

      Analogamente, gli ebook esistevano già prima della diffusione di kindle e simili: si leggevano semplicemente sul computer. E molti libri piratati circolavano in quel modo; probabilmente, il lancio degli ebook di qualche anno fa ha solo rappresentato il tentativo di adattamento da parte degli editori: si sono accorti che sempre più gente snobbava la carta in favore del formato elettronico, ed hanno tentato di vendere in tale formato.

      Ma, a mio avviso, nel lungo termine non funzionerà: infatti, finchè il cliente poteva scegliere tra libro su carta (pagando), e libro elettronico (scaricandolo dai siti pirata) c'era ancora una ragione per acquistare i libri: se avevi letto il libro gratis in forma digitale, magari volevi poi averlo in forma cartacea, e lo compravi (quindi la pirateria era una buona publicità).

      Ma ora, che il libro digitale viene presentato come la cosa più moderna (lo leggi nel formato che vuoi, non occupa spazio, puoi cercare una parola o una frase all'istante), se una persona si abitua ad usare solo il libro in forma digitale (e, con i nuovi lettori, è decisamente più fattibile: quando leggevi sul monitor del computer, non potevi leggere a letto, ad esempio, mentre con gli apparecchi di adesso puoi), poi perchè dovrebbe comprare?
      Se la scelta è tra comprare un ebook o scaricarlo gratis, chi mai sceglierebbe di comprarlo?

      Come ho già detto, basta guardare quello che è successo ai negozi di dischi da quando si è diffuso il formato mp3: hanno chiuso quasi tutti (almeno, quelli che puntavano al grande pubblico: si sono salvati quelli che trattavano dischi in vinile rari, per appassionati)

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    3. Io, per esempio.
      Dai, questa storia del "sono tutti ladri" è un po' stantia. La mettiamo da parte un attimo, ok?
      Il problema della musica, che sta diventando anche quello degli ebook, è che a momenti è più facile scaricarlo gratis che acquistarlo. I sistemi di protezione ricadono solo su chi acquista, e alla lunga finiranno per fallire.
      Ovvio che se i prezzi sono improponibili (anche per colpa dell'iva, e della siae) e persiste questa follia dei DRM e dei formati proprietari, uno evita gli store on line.
      Oppure tutti avranno il Kindle. Come marca, intendo, non come denominazione generica (che mi fa rabbrividire ogni volta).
      Insomma, evitiamo i luoghi comuni.
      Il dibattito è internazionale, non facciamo sempre quelli che arrivano per ultimi.

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    4. Quoto tutto, tranne la frase "a momenti è più facile scaricarlo gratis che acquistarlo" (io toglierei le parole "a momenti": È più facile scaricarlo gratis che acquistarlo)

      Il mio post non è molto originale, lo so, ma leggendo gli altri post mi sembrava che l'argomento non fosse stato ancora trattato.

      Quello che mi chiedo è: i negozi di dischi sono quasi spariti, le videoteche sono calate di numero, Blockbuster è fallito; i negozi di libri sono i prossimi della lista? Non è un rischio teorico, è reale: le altre "vittime" (videonoleggiatori, venditori di dischi) pensavano di essere al sicuro, e si sono visti crollare il mondo addosso. I librai saranno più accorti? Perchè a me sembra di veder commettere gli stessi errori di valutazione.

      Vi ricordate il film "C'è post@ per te"? La gente partecipava alla manifestazione per salvare la libreria della protagonista... ma poi non comprava nulla da lei, e andava a prendere i libri dove costavano meno.

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    5. beh, che ci siano dei problemi anche noi librai *highlander* lo sapipamo già, se pensi che al centro di Roma di colleghi ormai ce ne sono pochissimi, tra affitti alle stelle e le difficoltà di cui ho già parlato qui sopra.
      C'è chi differenzia diventando più carto che libreria, chi si cerca il settore di nicchia, col rischio che se (per es) la new age andasse fuori moda, si ritroverebbe da un giorno all'altro senza più clienti, chi si mette a vendere anche biglietti per teatro e/o concerti..

      Insomma, ognuno deve trovare qsa che lo differenzi e lo faccia restare a galla (parlo sempre di noi indipendenti non di catena).
      E la sfida può essere anche stimolante, perchè non ci possiamo permettere di cullarci su allori che non ci sono più; ammesso poi che ci siano mai stati...

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  13. Ottimo, come sempre, il post di partenza.
    Peccato per un paio di commenti che mischiano pere, mele, truciolato e nani da giardino (fare l'elogio della bibliodiversità e della descrescita e poi plaudere alle politiche di Amazon, mi sia concesso, è da bischeri col botto).

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    1. Nessuno plaude. Ho solo detto che è conveniente.

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    2. Bisogna capire quale prezzo vi sarà da pagare per questa "convenienza".

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  14. Per l'uccello del malaugurio: i DVD, soprattutto di classici del cinema, continuano a vendere, e anche discretamente. Il crollo verticale c'è stato nell'ambito del videonoleggio.

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  15. La tua è una disamina lucidissima e amara. Poichè sono un'accanita lettrice (ultimamente sono innamorata di Auster e Roth) mi sono sempre chiesta per quante persone io legga, viste le statistiche. E hai ragione: montano l'onda. Prima i vampiri, ad intasare il mercato, ora il pornosoft. Epure qualche chicca ancora in giro c'è. E questo mi dà speranza

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