lunedì 20 agosto 2012

L'alfabeto del libraio: G

G.A.Y
Particolare denominazione che accomuna migliaia di persone in tutto il mondo e che ha avuto fra i/le propri/e fila scrittori e scrittrici di incredibile valore. Con il tempo la denominazione è diventata di origine controllata per autenticarne la veridicità ed è stata, lentamente, allargata a persone di ogni estrazione sociale, culturale, religiosa e politica. Si dice che in origine esistessero due totem. Uno detto della libertà gaia (o Il grande Gaio) e l'altro detto della repressione infinita (o Il grande Giovanardi). Per evitare roghi, persecuzioni di ogni tipo, campi di concentramento, di internamento, cliniche psichiatriche, torture, prigioni, impiccagioni, confino e lapidazioni (oltre a molte altre simpatiche usanze tramandate nei secoli con l'appoggio delle diverse religioni) i G.A.Y si sono dovuti/e nascondere per millenni ma lo sbrilluccichio delle proprie anime, a un certo punto della storia, ha cominciato ad essere sempre più visibile sino a quando il 27 giugno 1969 lo sbrilluccichio, la rabbia, la passione, è esplosa nei Moti di Stonewall dopo l'ennesima violenta irruzione della polizia nel bar gay in Chrystopher Street che si chiamava proprio Stonewall Inn. La leggenda narra che Sylvia Rivera, transgender che divenne un'icona de movimento GLBT, dopo l'ennesima provocazione da parte di un agente reagì scagliandogli contro una bottiglia (o una scarpa a seconda delle interpretazioni). Da quel momento le cose sono lentamente e con fatica cambiate. Oggi noi G.A.Y siamo apparentemente più liberi anche se le impiccagioni e le lapidazioni, in molte parti del mondo, continuano e non solo nella parte di mondo considerata non totalmente “libera”. Potrei citare, per esempio, il caso di Matthew Shepard giovane gay statunitense torturato nel Wyoming. Matthew morì cinque giorni dopo a causa delle torture. La sua famiglia si è battuta per ottenere una legge contro l'omofobia che porta il nome di Shepard e ha chiesto che ai due assassini del figlio venisse risparmiata la vita. Al funerale e al processo, in risposta alla civiltà di questa famiglia, molti predicatori ed estremisti si sono presentati con cartelli che dicevano: “Dio odia i froci”, “Matt Shepard marcisce all'inferno”, “L'AIDS uccide i finocchi morti”. Il pastore Battista Fred Phelps arrivò persino a chiedere di poter costruire un monumento di marmo e granito sul quale doveva essere apposta una targa che diceva più o meno così: “MATTHEW SHEPARD, entrato all'inferno il 12 ottobre 1998, in spregio all'avviso di Dio: "Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio." Levitico 18:22”.
Anche se molte persone GLBT credono di aver raggiunto pari diritti e dignità la situazione dei G.A.Y rimane tristemente insoluta. Anzi negli ultimi anni sembra quasi ci sia stata un'involuzione che ha riportato in auge stregoni che si spacciano per psicologi e che si definiscono adepti della psicologia “riparativa” (ovvero come tornare etero in cinque facili lezioni). Ogni giorno assistiamo a una carrellata di politici ignoranti e carichi di odio e pregiudizi e alle prediche dell'imperatore bizantino che ogni tanto si affaccia dalla sacra finestra. Visto che per questo libraio G.A.Y la memoria storica della mia gente è importante e fondamentale per non tornare indietro, il termine G.A.Y entra a tutti gli effetti nel mio particolarissimo alfabeto.

Giacomo (Leopardi)
“Ciao sto cercando un libro di Giacomo ma non mi ricordo il titolo.”
“Giacomo?”
“Ma sì dai, Leopardi!”
Ma che è un tuo amico?

Giacomo (Leopardi) 2 (Il ritorno)
“Scusa hai le Perette morali?”
Occlusione intestinale? Sindrome da intestino intellettuale? Hai provato in farmacia?

Giorni
Sempre sull'attenti, sempre disponibili, sempre pronti a impilare altovendenti, a mettere in vetrina il best seller di turno, a chiederci perché mai non abbiamo ancora aperto quell'agriturismo che tanto aneliamo.
Però siam sempre lì. Persino in quei Giorni.
Noi librai in quei giorni quando dobbiamo fare la ruota o stare a cavalcioni tutto il giorno sulla moto... ma per fortuna che c'è Un regalo da Tiffany pocket. Un regalo da Tiffany pocket io lo porto sempre con me perché è il primo libro ripiegato in bustina che ti da protezione, morbidezza e sicurezza.... Un regalo da Tiffany pocket.... sicuro e vai...


Giovane Holden

Partiamo dal titolo che in originale è The Catcher in the Rye, titolo evocativo che si rifà a una poesia (che se non sbaglio è diventata poi una canzone) attribuita al poeta e compositore scozzese (1759-1796) Robert Burns e che il nostro “giovane Holden”, a un certo punto della storia, per rispondere alla sorella Phoebe che gli chiede cosa voglia fare da grande, cita a memoria, sempre se non erro, storpiando la seconda strofa. Gioco probabilmente intraducibile in italiano e, tutto sommato, il titolo appioppato nel bel paese è decisamente meno pretestuoso dell'originale. Avrete già capito, e so che molti/e di voi non saranno d'accordo, che ho odiato il giovane Holden. Questo libro viene citato, spesso, come il libro che ha cambiato la letteratura del novecento. E in parte sono d'accordo. Infatti da quando si è attribuita una così grande importanza a un libretto del genere le cose hanno cominciato ad andare sempre peggio (sono cattivo lo so). Nella mia mente questo libro appare come l'origine della costruzione dei successi editoriali. La fama di scrittore solitario, schivo, che viveva come un recluso senza avere contatti umani con il prossimo che Salinger è riuscito a costruire attorno alla sua figura ha ispirato leggende letterarie di ogni genere. Trovo molto più interessante il modo di vivere di Salinger che la sua opera più importante. Si disse sin dall'inizio che era un romanzo di formazione e da quel momento il termine “ romanzo di formazione” è stato usato migliaia di volte, spesso a sproposito rovinando intere generazioni di aspiranti scrittori. Il giovane Holden non fa nulla di speciale, è un ragazzo arrabbiato anche se l'origine della sua rabbia non è ben chiara. Forse è un ribelle in fasce che non ha il coraggio di andare oltre, forse è solo un adolescente viziato o forse è il risultato di una società ipocrita e borghese. E forse Salinger, a un certo punto della propria esistenza, ha fatto propria quella rabbia e ha cominciato ad odiare quel libro e quel personaggio che aveva creato. O forse voleva solo stare in pace per i fatti suoi. Fatto sta che a me Il giovane Holden ha procurato un eritema letterario con relativa incazzatura.



10 commenti:

  1. Oh... il ritorno del libraio.
    E del nuovo libro, non dici nulla?

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  2. A me Il giovane Holden era piaciuto... Che dite, sarà grave?

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  3. Oddende, son commossa! *_*
    Finalmente qualcun altro che, come me, ha odiato "Il giovane Holden"! Cominciavo a credere di essere l'unica! A me lo diedero da leggere durante le vacanze, mi pare fossi alle medie (quindi dovevo avere 12-13 anni, circa), e ricordo che passai tutto il tempo a ripetermi che il protagonista era solo un frignoso viziato che si sparava pose da animuccia tormentata... Che davanti alla storia delle anatre mi caddero le braccia: non so i pennuti di Central Park, ma quelli di qui in inverno o emigrano (come insegna l'altro pa**osissimo libro: "Meraviglioso viaggio del piccolo Nils" - Selma Lagerlof, sappi che ti odio ancora!!!), o svernano nei loro ripari (all'interno di un parco pubblico solitamente ai ripari ci pensano i solleciti custodi, peraltro). Non ho mai capito cosa ci fosse da arrovellarcisi tanto, e perché quella frase sia ritenuta una tale pillola filosofica. A me sembrò solo sintomo di una perdita di contatto col reale degna del peggior solipsismo. Ma io son cresciuta in campagna, e la nonna le anatre le cucinava...

    minty

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  4. Holden: Odiato forse no, l'ho letto per scelta e non per costrizione, ma mi ha annoiata parecchio.

    Sto ancora ridendo per le perette morali :D:D

    Bella la prima voce del post.

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  5. Ho adorato il Giovane Holden. : (
    Volevo dirti che hai scritto un post meraviglioso magari ti mando una mail
    baci

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  6. E io che pensavo che "L'infinito di Leopardi" fosse "Leopardare"...

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  7. beh, è legale (oltre che possibile) fraintendere completamente qualunque libro, e questo vale anche per The catcher in the rye

    ma se leggete prima le Nine Stories, e per esempio Un giorno ideale per i pesci banana, forse capirete meglio

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