giovedì 9 agosto 2012

Spionaggio con riflessione finale


Arrivo al lavoro con largo anticipo e decido di andare a far visita, in incognito, a colleghi e colleghe di altre librerie per fare un po' di spionaggio librario, per guardare le disposizioni dei libri, le promozioni, quanto personale è presente in libreria, ecc...
Assisto subito a una deliziosa scenetta, una cliente si rivolge a una libraia:
“Scusi potrebbe consigliarmi un buon libro di narrativa?”
Domanda generica sulla quale si può lavorare moltissimo: che genere le piace? Qual è l'ultimo libro che ha letto? Ci sono autori o autrici che preferisce? Vuole un classico o un contemporaneo? E via dicendo. Invece la collega parte in quarta e torna con il primo libro della già citata trilogia 50 sfumature di...
La cliente la guarda perplessa:
“Me lo consiglia? Ho letto commenti decisamente poco positivi su questo libro. Lei lo ha letto?”
È il più venduto del momento.”
Le risponde la collega e abbandona la cliente per andare a servire altri clienti ( poi l'ho vista che trasportava scatole di libri e, subito dopo, mentre sistemava libri a scaffale e schizzava fra la cassa e la sala).
La cliente l'ha guardata e, senza aggiungere niente, ha appoggiato il libro su una piletta di altri libri ed è uscita dalla libreria.
Avevo un'amica che lavorava in questa stessa libreria. Il contratto le scadeva di mese in mese, l'avvisavano del rinnovo o del mancato rinnovo il giorno prima della scadenza.
Il fatto è, per farla breve e dire le cose come andrebbero dette, che da qualsiasi parte io guardi l'attuale situazione, da libraio o da cliente, continuo a pensare ci sia qualcosa di profondamente sbagliato.

12 commenti:

  1. È molto miope quel datore di lavoro che punta sul risparmio e trascura la professionalità.
    Da precaria non ti nascondo che, in questi ultimi giorni di contratto, non mi sto impegnando come dovrei. Anche se il lavoro mi piace e sono molto contenta di essere qua. Ma dove trovo la motivazione, se tra 10 giorni me ne vado?
    E la commessa che deve occuparsi di cassa e magazzino è davvero un peccato. Perché se devi stare in un negozio devi perlomeno conoscere quel che vendi, si tratti di libri o rasoi elettrici. Ce la vedi la stessa scena in un negozio di vini, dove ti aspetti una consulenza?

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    1. La professionalità delle persone ormai non conta più nulla, soprattutto nel settore del commercio. Anzi a volte sembra quasi sia un demerito. Si è diffusa la strana idea che tanto si vende lo stesso, che non c'è bisogno di conoscere il prodotto (e qui stiamo parlando di libri). un po' tutte le catene hanno ridotto all'osso il personale, molti di noi si ritrovano a fare dieci cose contemporaneamente. poi gli incassi calano, naturalmente, ma la colpa è nostra!

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  2. se la situazione lavorativa è quella che descrivi anzi che le abbia portato un libro... se non si vede prospettiva in quello che si fa non ci si mette impegno: chi lo farebbe?

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  3. "E' il più venduto del momento" - sottinteso: milioni di mosche non possono sbagliare, giusto signora? - intanto non risponde a nessuna delle domande della cliente: non le ha 'consigliato' un bel niente, le ha solo propinato il piatto del giorno visto che era di immediata reperibilità; non ha confermato nè di averlo letto né di ritenerlo PERSONALMENTE un'opera valida: è in testa alle vendite, per cui DEVE per forza andare bene per chiunque. Ancora più grave: ha mollato lì la signora senza nemmeno aspettare che prendesse una decisione: la libreria si è praticamente giocata un cliente. E del resto che gliene deve fregare a una commessa che magari a fine mese saluta e se ne va: anzi, magari lo fa anche un po' per ritorsione, perché no? Hai ragione, Marino, i professionisti (nel senso di lavoratori formati, preparati, motivati ed appassionati alla propria professione: ovvero, il libraio secondo Romano Montroni) sono un impiccio perché spesso mettono in secondo piano il guadagno immediato e ragionano in prospettiva, cercando di fidelizzare (ovvero: far affezionare) la clientela non tramite offerte e sconti ma con la competenza, l'attenzione e un po' di semplice empatia verso la specificità della persona, magari collaborando con altre realtà e diventando punti di riferimento preziosi per il contesto in cui operano ... no, dato che le imprese nascono e muoiono nel giro di una settimana, esse cercano lavoranti rapidi a far di conto e nel tenere a bada i troppo esigenti, in modo che il flusso commerciale non si interrompa. Non è un caso: è una strategia. Che temo porterà tra non molto ai distributori automatici di libri (solo altovendenti, of course). Chi può, tenga duro.

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  4. triste ma vero, purtroppo :(

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  5. Feltrinelli stazione centrale Milano, oggi.

    Cerco Hyperion di Dan Simmons nello scaffale fantascienza. Non c'è. Ci sono solo gli altri della saga. Cerco nel bancone dietro di me. Solo fantasy. Imprecazioni. Faccio per andarmene. A dieci metri di distanza un altro bancone con vari romanzi in evidenza e compare Hyperion; 6 volumi impilati. Lo prendo. Vado alla cassa e dico: "Guardi che nel settore fantascienza manca questo volume. Stavo per andarmene senza comprare nulla. Forse converrebbe metterne almeno una copia al posto giusto." Risposta: "Non è a me che deve dire queste cose. Deve andare al banco informazioni." (Ben distante dalla cassa.) Poi nello scontrino scopro un 25% (riservato a fanucci?) di sconto non pubblicizzato da nessuna parte.

    O vendono troppo e possono permettersi simili sviste e stupidaggini o fra poco chiuderanno pure loro.
    ilcomizietto

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    1. Quanto mi danno fastidio i libri fuori posto! Se la maggior parte della narrativa è in ordine d'autore, tranne fantasy, perché poi alcuni sono nei tavolini in ordine di casa editrice? Ma posso, per cortesia, cercare un autore senza dovermi ricordare l'editore?

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  6. Ecco, è uno dei motivi per cui non chiedo quasi più consigli ai librai. Fanno quasi sempre solo i nomi dei libri più venduti, ai primi posti in classifica. Come se pensassero "è andato bene per milioni di persone, andrà bene anche a te". Però la libreria è invasa da quei volumi, ci sono locandine già all'ingresso, oltre la stessa classifica già presente in libreria...insomma, se volevo qualcosa del genere, probabilmente l'avrei già notato. Invece io, quando chiedo consigli a un libraio, più o meno intendo "quel libro di autore sconosciuto finito da oltre dieci anni nell'angolo più polveroso dello scaffale, che è un capolavoro anche se nessuno se ne è accorto, e che probabilmente hai letto solo tu"

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  7. Forse la domanda da porsi è un'altra: importa qualcosa che a noi dia fastidio questa situazione? in fondo, se non ci sta bene possiamo sempre 'andarcene da un'altra parte', giusto? Un altrove che si allontana sempre più.

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  8. Ricordo che, quando c'erano i miei due amici librai e io avevo 17 anni, mi mettevano libri in mano e mi dicevano "tu questo lo leggi e poi ne parliamo" Cosi andavo a casa e leggevo joyce, proust, musil, mann, roth, boll e tanti altri. Oggi non posso più chiedere consigli. Non sanno darteli. Triste. Susanna

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