venerdì 26 ottobre 2012

Autori

C'è una cosa che mi fa impazzire del mio lavoro ed è il venire a contatto con gli autori e le autrici. Alcuni/e sono davvero deliziosi/e, altri/e si limitano a presentare il loro libro e poi a filarsela il prima possibile. Poi ci sono quelli/e che si considerano dei/delle semidei/e.
C'è un autore che passa tutti gli anni, per esempio, si fa annunciare dal rappresentante (che lo accompagna) qualche giorno prima. Vuole il libro in vetrina e in piletta ben visibile, passa, si ferma qualche minuto, giusto il tempo di autocelebrarsi e firma qualche copia del suo libro (di solito senza che nessuno gli chieda nulla).
Sarò polemico ma anche questo modo di fare è dovuto all'asservimento delle librerie alle casa editrice (spesso poi son gli stessi proprietari). La vetrina, in teoria, dovrebbe essere dedicata ai libri in cui si “crede”. Io, per esempio, appena è arrivato in libreria, ho messo in vetrina Il grande racconto delle stelle di Piero Boitani (616 p, 65 euro, Il Mulino. Se dovete fare un regalo importante andate sul sicuro) perché so essere un libro di valore, l'autore è pazzo per il suo lavoro, ha una cultura e una conoscenza incredibili e soprattutto ha una grandissima passione. Così come ho messo in vetrina due libri di Raffaello Cortina: Bolle, gocce, schiume. Fisica della vita quotidiana (Ronald Young 150 p, 16 €) e L'età dell'inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni (Kandel Eric 650 p, 39 €) e un Adelphi: La storia del mondo in 100 oggetti (MacGregor Neil, traduzione Sartori, 706 p., 49€). Non sono libri “semplici” ma per il momento la vetrina di saggistica mi da' l'opportunità di mettere in evidenza libri che altrimenti sarebbero “difficili” da vedere (sommersi dai vari miracolati, dai metodi sticazzi o dai diversi gli uomini vengono da...). Perché dovrei accettare di togliere spazio a un bel libro che probabilmente non avrà passaggi televisivi per far spazio a un libro di un autore che già va in tutte le trasmissioni TV e che vuole, al suo arrivo, vedere il suo libro in vetrina per poter soddisfare il proprio sconfinato ego?
Perché una libreria deve prestarsi a questi giochetti che, diciamocelo, sono marchette che non servono a nessuno e che, in un certo senso, squalificano la libreria stessa? Così come la squalificano le vetrine a pagamento. E sì, care/i quando vedete un solo titolo che occupa tutta la vetrina, nella maggior parte dei casi, si tratta di una vetrina comprata.
Sempre più spesso non si scrive per dire qualcosa. Molti “scrittori” lo fanno per il prestigio, per il successo o per il proprio ego. Non a caso è sempre più facile trovare il libro su “commissione”, autori e autrici che affrontano la scrittura non come esercizio introspettivo o come opportunità di crescita ma come qualcosa da scrivere per il mercato. Capisco che possa accadere con i saggi ma che lo si faccia anche con la narrativa...
Comunque, di solito funziona così: il rappresentante chiama, qualcuno mette il libro dell'autore in vetrina il giorno in cui passa l'autore, l'autore arriva, stringe mani, fa sorrisi, gongola davanti al suo libro in vetrina, firma qualche copia, se ne va. Subito dopo passo io e tolgo i libri dell'autore dalla vetrina e cerco di ristabilire un po' di equilibrio Karmico.
Non sarebbe più facile dire di no qualche volta?


Aggiornamento 26 ottobre 
Ok, adesso mi girano di brutto. Volete sapere perché? Leggete un po' qui: Le perversioni vanno curate

15 commenti:

  1. Che gioia, leggere quest'articolo!

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  2. Sono d'accordo con te. E già che ci sono, mi appunto un paio di titoli che hai suggerito (seguendo il tuo consiglio, mi sono letta "Amati, odiati, mangiati" di Hal Herzog e mi è piaciuto moltissimo, l'ho trovato davvero interessante!).

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  3. Descrivi una situazione desolante ma purtroppo vera. Ahi la vita! Susanna

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  4. Ciao,
    questa tua "vetrina" di oggi è bellissima e ci tenevo a dirlo (prima di scappare a procurarmi Boitani).
    Grazie!

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  5. Quello che mi irrita un poco è veder giudicato come infimo un saggio che a me ha fatto capire tante cose. Ok, forse le avrei potute capire anche prima, forse avrei dovuto leggere saggi di Jung, al posto di quelli di Gray, ma questo non toglie che chi scrive *solo* per vendere di solito non vende o vende per pochissimo tempo. Quindi se i metodi anti-sticosi li hai ancora fra i piedi, assieme agli uomini che vengono da marte, forse è perché dicono qualcosa che ancora non tutti sanno e lo dicono bene.

    Anche Asimov scriveva *anche* per vendere eppure è rimasto quasi il solo negli scaffali di fs. Un caso?
    nicola.

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    1. Nicola il senso dell'articolo era altro.

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  6. Sì, lo so. Ma le frecciatine ai libri che non ami, senza argomentazione, sono irritanti e sono ormai una tua costante.

    A tema: Concordo che una maggiore personalizzazione delle librerie le renderebbe più interessanti. In quanto alle vendite non sarei così fiducioso che le vetrine personalizzate riuscirebbero ad aumentarle. Invoglierebbe maggiormente chi già legge, ma gli altri? Non sono curiosi, non leggono, come reagiscono ad una vetrina a loro sconosciuta?
    nicola.

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  7. guarda perdonami non ho fatto frecciatine ai libri che, effettivamente, non amo. Il senso era: i libri considerati vendibili vendono anche senza le vetrine. Vogliamo dare spazio a quelli un po' più difficili da vendere?

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  8. Poi non mi sembra neanche di attaccare dei titoli in particolare, magari vado giù peso su dei generi, ma solo perché ormai in libreria ci trovi solo quelli.

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  9. Comunque, giusto per sfatare il mito dei lettori che non comprano libri difficili, la campagna Adelphi scientifica, libri difficili con un costo alto, è andata molto bene.

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    1. Penso che il problema sia anche che troppe persone non 'cercano' più il PROPRIO libro dandosi il tempo per farlo: corrono a comprare se ne ha parlato la televisione e usano la copia come supporto per l'autografo del 'divo' di turno da collezionare e mettere via.
      (sul motivo per cui ti girano di brutto sono d'accordo, anche se come ho scritto sull'altro blog forse l'unica è rispondere a certi figuri con l'ironia, almeno fino a quando si limiteranno alle parole ... è un brutto momento, le istituzioni si sgretolano e i fascisti si sentono legittimati a esalare, sperando di titillare l'appetito degli intolleranti e dei violenti)

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  10. io credo che se Perseo vuole scrivere frecciatine il blog è suo e può farlo. Io ho capito perfettamente il senso, ci sono autori che si vendono da soli, diamo un po' di spazio anche agli altri. Tutto qua.

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  11. Perseo ha ragione, un libraio dovrebbe essere indipendente, come un editore, un autore, un lettore; in realtà nessuno è indipendente, o a dir meglio, pochi, e tra i pochi c'è chi come Perseo è abituato a combattere quotidianamente battaglie di molti generi. Io ammiro lui e la sua sincerità, la sua voglia di rispetto in tutto. Capisco però anche i piccoli autori, schiacciati da un sistema asservito al numero delle copie vendute,e penso che neanche a un piccolo autore arrivato in libreria con fatica, si rivolga Perseo, ma a un mediocre, con tanto di agente,o un esordiente sfruttato dalle big CE, che fanno la fila ormai a tirare fuori dal cappello l'esordiente dell'anno, per poi ricacciarlo nel tunnel. Forse ha ragione Perseo, l'ultima spiaggia è un libraio competente, che si destreggia tra il profitto e la bellezza, e porge all'ignaro lettore, bombardato come un consumatore, qualche titolo diverso: un po' di sana scrittura, curiosa meraviglia, tesoro nascosto che mai da soli avremmo trovato in un mare di titoli. Sempre poi agli eroi, ai viaggiatori convinti, la libertà di una navigazione e la voglia di perdersi sopra un'isola di carta.

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  12. Ciao Perseo, ti ringrazio di avermi fatto conoscere Il grande racconto delle stelle. L'ho comprato oggi.

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    1. Sono stra felice, fammi sapere che ne pensi, io lo trovo un ottimo testo.

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