lunedì 22 ottobre 2012

L'alfabeto del libraio: R

Raccomandato

“Ciao posso lasciare un curriculum?”
“Certo.”
“Quando mi chiamate per il colloquio?”
“Guarda in questo momento l'azienda non sta cercando personale quindi sarà una cosa un po' lunga...”
“Ma io sono amico di...”
E con il dito indica il cielo.
“La direttrice?”
“No.”
“Il collega filosofo? (sta al primo piano)”
“No.”
“Dio?”
“Sono amico di uno dei capi a Milano!”
“E io che credevo fossero solo creature mitologiche!”
“Come scusa?”
“No, niente.”
“Allora quando mi chiamate?”
Guarda con queste premesse... fammi controllare l'agenda... abbiamo posto...mai!

Ragione (facoltà di pensare stabilendo rapporti e legami tra i concetti, di giudicare bene discernendo il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto)

Sono un libraio e ogni giorno vivo la libreria, sia a livello fisico che a livello psicologico. Sono coinvolto in ogni momento, in ogni attimo, in ogni istante della vita libraria. Presumo che sia io che i miei colleghi godiamo di un minimo di fiducia da parte dei nostri superiori, altrimenti ci avrebbero già mandati a casa. È presumibile pensare anche che, vivendo la quotidianità della libreria, io (dico io ma intendo anche ogni mia/o collega) la conosca meglio di chi sta ai vertici. Presumo che loro pensino il contrario. Abbiamo due strumenti diversi con cui confrontarci. Loro hanno schemi, numeri (reali o presunti) statistiche, algoritmi.
Io ho scatole da spostare, da aprire, libri da sistemare, clienti da servire, chiamate e e mail a cui rispondere. E se si fulminano i faretti o comincia a piovere e si allaga la saletta di filosofia non aspetto certo che mi mandino la soluzione grazie all'elaborazione di un algoritmo. Cerco di fermare l'acqua che entra in libreria poi prendo uno straccio e un secchio e mi do da fare.
Lasciateci lavorare.

Ragionevole (Che si lascia guidare dalla ragione.)
È ragionevole pensare che tutte le librerie debbano essere uguali? Che un libro che vende a Milano debba vender anche a Belluno? Che togliere il settore dei classici per mettere tutto in ordine alfabetico sia più “fruibile” per i clienti? Che si debba lavorare sul doppio binario: libreria on line libreria fisica e poi mantenere, sulle compere on line, sconti costanti su tutti gli acquisti che non si possono fare invece in libreria? Che “l'albero merceologico” sia più importante della “logica” sociale del luogo in cui si lavora e della struttura della libreria? Che si riduca il personale pretendendo maggiori risultati? Che prima si centralizzi il lavoro e poi lo si faccia fare ai librai e alle libraie? Che si facciano rivestire ruoli per cui non siamo pronti? Che si scelga la quantità piuttosto che la qualità? Che si guardi ai costi e non alla professionalità?
È ragionevole?

Razionalizzare (Le risorse non l'intelletto)
Tagliare con la scure in modo del tutto casuale e trasversale le risorse della libreria e pretendere che le cose funzionino meglio di prima. Le cose non vanno? Siamo noi che non sappiamo organizzarci.
 





2 commenti:

  1. Ma scusa, se amico del gran capo vossignoria non può chiedere direttamente all'amico anziché distribuire CV come tutti i cristiani?

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  2. Appunto. E perché poi volare così basso nelle ambizioni? A meno che non speri di diventare subito direttore ...

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