mercoledì 10 ottobre 2012

Situazione: le librerie

Nel frattempo, come stavo dicendo, in libreria si respira un'aria di incredulità. Noi librai, un po' in tutte le librerie, subiamo decisioni da governo “tecnico”. Chi non è stato messo in cassa integrazione (vedi librerie Coop e ora Giunti) deve fare i conti con il taglio del personale, il blocco delle assunzioni e l'aumento dei “ruoli” che ci cadono addosso praticamente ogni giorno. Allo stesso tempo non ci viene data adeguata formazione (ma anche senza adeguata perché non viene più fatta formazione e stop) e ci si chiede sempre maggior flessibilità negli orari e nel modo di gestire il lavoro. Lavoro che viene programmato e imposto, a proposito della famosa libertà del libraio. Siamo partiti con la centralizzazione degli ordini di novità, l'ho già spiegato ma lo dico nuovamente: se prima era il libraio a fare le “cedole” (cioè a ordinare i libri) novità oggi, in moltissimi casi, è personale preposto che sta in sede a farlo, e siamo arrivati alle indicazioni su come allestire le campagne promozionali o come sistemare libri e fare vetrine (ormai anche le proposte tematiche arrivano dalla sede). Insomma la personalizzazione di settori e librerie, l'indipendenza dei librai, non è cosa da librerie di catena (e parlo in generale ovviamente) che si sono burocratizzate sino a raggiungere livelli da catena di montaggio senza però tener conto che le librerie non sono fabbriche e i libri non sono bulloni. Lo stress che ne deriva è doppio perché non solo devi avere a che fare con il pubblico (e chi lavora nel commercio sa quanto sia difficile) ma devi anche sottostare a ordini che spesso si fatica a comprendere. Sono stati fatti accordi commerciali che sono durati il tempo di far arrivare merce in libreria e rispedirla al mittente, vengono continuamente spostati interi settori da una parte all'altra della libreria con l'illusione che “svecchiando” la libreria possano aumentare le vendite, si danno “maggiori” servizi al cliente, servizi che finiscono per diventare disservizi. Insomma l'idea che io e molti colleghi di varie catene ci siamo fatti in questo periodo è che manchino non solo le idee ma anche le prospettive per far rinascere il mondo del libro. Ci troviamo davanti a un muro di gomma, a impressionanti personalismi che affondano la bibliodiversità in favore di accordi commerciali che uniformano il mercato. Sembra quasi che siano gli stessi operatori a non credere più nell'oggetto libro. La cosa più grave, a mio parere, è che non si investe più sul ruolo “umano” del nostro mestiere. Il servizio e il rapporto con il cliente dovrebbe essere tutto ma nella situazione attuale non hai neppure il tempo di guardarlo negli occhi il cliente e se comincia a farti domande specifiche o a farti perdere troppo tempo vai nel panico perché sai che devi fare, prima della fine del tuo turno, almeno un altro centinaio di cose oltre a servire e se non riuscirai a farle sai che al prossimo controllo qualcuno metterà in dubbio le tue capacità organizzative o lavorative.
Trovo che sia davvero l'aspetto più triste, pensare che le professionalità delle libraie e dei librai valgano così poco da poter sostituirle con la prima persona che capiterà in librerie e che, per disperazione, accetterà il primo contratto che le verrà proposto. La perdita di introiti nel mondo libro non ha solo una causa, al contrario ne ha molteplici, non è solo colpa dei cattivi libri, non è solo colpa dei prezzi e della crisi, non è solo colpa del mercato perché, dopotutto, questo mercato lo abbiamo creato noi.
In tutto questo marasma, in questa torre pronte a crollare da un momento all'altro, gioca un ruolo importante la figura del cliente.

To be continued...

7 commenti:

  1. personalmente sono una divoratrice di libri, quindi il libraio è un amico, un confidente, un consigliere... la libreria dove andavo sempre non ha saputo tener botta alla crisi, ho 27 anni, ci sono sempre andata, ma questi ultimi tempi li ho passati alla Mondadori... carina... ma era tutta un'altra storia quella che raccontava del signore che mi consigliava "Il Piccolo Principe" che avevo si e no 9 anni, e che ancora oggi è il mio faro nella notte

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  2. hai parlato solo delle librerie di catena....

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    1. La mia formazione è da libraio di catena e conosco bìmolto bene queste realtà. Quelle delle librerie indipendenti molto meno, sono un universo a parte, ognuna a sé, impossibile generalizzare. L'unica cosa che posso dire è che quelle che sono riuscite a specializzarsi sopravvivono le altre...

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  3. Carissimo, ci tengo a dirti che non è solo nel mondo dei libri che funziona così. Ormai è così ovunque. Nella consulenza, tipo Ernst & Young, la scelta è qualità zero, prendi il giovane neolaureato, gli paghi 2 lire, gli dai uno schermino da seguire e via. I più grandi ed esperti li butti, dovessero mai costare 1 lira in più. Ah, per grandi intendiamo sopra i 35 40 anni.
    È tutto abbastanza orribile, sai?

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  4. Apri una libreria tu. Una piccola, sui generis, piena di titoli particolari e introvabili, quelli che nelle altre librerie non si trovano mai. Senza best seller, novità, solo libri solidi che sono piaciuti a te e che vuoi consigliare agli altri. E verrei a Bologna tutte le settimane, solo per vedere cosa proponi di bello stavolta.

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  5. In un libro di carofiglio ho scoperto che nella mia città esisteva una libreria dove entrare a prendersi un caffè, chiacchierare, leggiucchiare e magari comprare un libro.
    Mi piacerebbe tanto visitarne una così. Potrei anche installarmici in pianta stabile.

    In compenso ogni volta che mi spostano un settore da fletrinelli ho voglia di urlare e di non metterci mai più piede.
    Sarò solo io che associo i libri ad un'idea di stabilità e che, genericamente, non amo perdere 10-20 minuti fra gli scaffali a chiedermi con che cavolo di criterio hanno sistemato la roba (prima di uscire o andare a tirare per il colletto un libraio più sfuggente di un'anguilla e con più coda di un botteghino prima del concerto, che quando gli parlo risponde al telefono, controlla il pc ed in alcuni casi sparisce a fare altro?!?)

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  6. In un libro di carofiglio ho scoperto che nella mia città esisteva una libreria dove entrare a prendersi un caffè, chiacchierare, leggiucchiare e magari comprare un libro.
    Mi piacerebbe tanto visitarne una così. Potrei anche installarmici in pianta stabile.

    In compenso ogni volta che mi spostano un settore da fletrinelli ho voglia di urlare e di non metterci mai più piede.
    Sarò solo io che associo i libri ad un'idea di stabilità e che, genericamente, non amo perdere 10-20 minuti fra gli scaffali a chiedermi con che cavolo di criterio hanno sistemato la roba (prima di uscire o andare a tirare per il colletto un libraio più sfuggente di un'anguilla e con più coda di un botteghino prima del concerto, che quando gli parlo risponde al telefono, controlla il pc ed in alcuni casi sparisce a fare altro?!?)

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