mercoledì 7 novembre 2012

La manutenzione dello scaffale

Può sembrarvi strano ma una delle cose che amo di più del mio lavoro è quella che in gergo viene definita “manutenzione dello scaffale”. In parole povere parlo della pulizia degli scaffali, delle rese, della sistemazione dei settori. È la prima cosa che mi hanno insegnato quando ho iniziato questo lavoro: la pulizia della libreria, il “togliere la polvere” ti serve per imparare a conoscere i libri. Come ho detto più volte la quantità di libri che arriva in libreria è talmente alta che sarebbe impossibile conoscere a memoria tutti i testi. Spostarli per pulire gli scaffali, passare lo swiffer per la polvere ecc... serve anche per memorizzare un titolo, una copertina, un autore.
Anche se, lo ammetto, è rendere i libri che mi da il piacere maggiore.
E non è solo perché sono un bastardo.
In fase di resa (che ormai è continua quindi io passo da settore in settore e poi ricomincio, un tempo le rese si facevano ogni sei mesi, in alcuni casi era una resa all'anno) svuoto gli scaffali, li porto alla mia postazione e li passo uno a uno per vedere eventuali vendite. Solitamente i libri che non hanno venduto nemmeno una copia nel giro di 3 mesi vengono messi in resa (se sono novità di solito ne teniamo una copia), se hanno vendite negli anni precedenti si decide se tenere o meno il testo. È un modo anche per vedere quanto catalogo ci è rimasto e, eventualmente, rifornirlo. Io solitamente tendo a rendere i libri senza venduti “privi” di storia. Cioè quei libri che posso tranquillamente ordinare e far arrivare in libreria in un paio di giorni e che non sono essenziali per la “sopravvivenza” del catalogo. Al contrario se fra le mani mi capita un libro considerato di catalogo (quindi un classico o libri di un autore o un'autrice che ha fatto, in qualche modo, la storia della letteratura) anche se non ha venduti torna a scaffale e non va in resa. È davvero bellissimo sentire fra le mani il peso del libro, dovermi obbligare a ragionare su ogni singolo testo, considerare l'idea di tenerlo o renderlo, cercare di capire se magari ho sbagliato il posizionamento, se ha delle potenzialità o se, semplicemente è un testo che non ha mercato sulla nostra sede. Può sembrare crudele, io vorrei tenere moltissimi dei titoli che sono costretto a rendere, però con l'attuale mercato è assolutamente impossibile non procedere a rese bimestrali.
Quindi se vedete un pazzo con pile di libri in mano che si ferma al computer, li appoggia, li passa uno a uno e parla da solo... potrei essere io.

7 commenti:

  1. Ti capisvo. Oh! Come ti capisco. In fase di trasloco ho dovuto essere durissima e dar via i libri che non erano veramente pregevoli. Se avessi avuto più spazio, magari alcuni libri di King - forse - li avrei tenuti. Ciao. Susanna

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  2. Non si parla da soli, si parla con LORO.

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  3. lo schifo sono i resi sempre più ravvicinati,
    la compressione ecco.
    baci sandra frollini

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  4. Una curiosità: quante sono le novità legate ai grossi gruppi editoriali che non vendono nemmeno una copia in 2/3 mesi? Immagino meno rispetto a quelle dei piccoli editori. Poi dai comunicati stampa vedo, per esempio, che c'è qualcuno più furbo nella promozione sul web e altri che invece si muovono meglio con i librai. O sbaglio?

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    1. Ciao, è un discorso un po' complesso. Le novità di grandi gruppi editoriali che non vendono nemmeno una copia sono parecchie ma, ovviamente, si tende a parlare solo di quelle che vendono molto, i famosi best seller. Paradossalmente le novità di piccoli gruppi hanno più vendite sulla singola copia (alcuni riservano vere e proprie sorprese). Per diversi motivi: le novità che escono per le case editrici piccole e medie sono decisamente meno rispetto a quelle grandi e ci arrivano anche in meno copie (da 1 a max 5 cp in confronto alle 15/100 copie di grandi case editrici su cui si investe grosse quantità di denaro). Detto questo difficilmente un libro si muove senza una pubblicità adeguata. Poi ci sono tanti fattori: posizionamento, vetrina, gioca anche il fatto che magari un buon libraio riesce a spingere un determinato libro perché ci crede. Ma, purtroppo, il motore che muove tutto è la pubblicità aggressiva su larga scala (vedi Mondadori, Newton, ecc...).
      Mi sento di fare un discorso a parte per i libri di saggistica settore in cui , nonostante siano sempre più presenti libri panettone, ci sono case editrici (Bollati Boringhieri, Raffaello Cortina, Adelphi, Bruno Mondadori, Donzelli, Il Mulino, Il Saggiatore, Laterza e molte altre)che propongono titoli di altissima qualità e che vendono anche se con rapporti ben diversi rispetto a quelli che siamo abituati a considerare. Nel senso che se riesco a vendere 5 cp, come mi è successo con il libro di Adelphi Il Superorganismo, che ha un prezzo importante per me è già un successo. Se vendessi, che so, 5 cp di Le sfumature giusto per citare sempre il solito best seller, sarei contento come libraio ma per la casa editrice sarebbe un vero disastro. Purtroppo occorre fare un sacco di distinguo.

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    2. Grazie mille, sei stato chiarissimo :) Comunque secondo me Newton è anche peggio di Mondadori dato che fanno un editing davvero discutibile... eh sì, Adelphi è di qualità, ma il gruppo rcs appunto conta più sulle librerie che sulla pubblicità mediatica, è un peccato al giorno d'oggi.

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