martedì 31 gennaio 2012

Cosa (loro)

Lo so non dovrei più stupirmi di nulla. In libreria arriva veramente di tutto, scrivere non è più un'arte, ormai è solo un modo per cercare di far soldi. È un concetto che mi è chiaro, anche se molto triste. Inutile provare a dire ai signori del settore che le cose stanno così, si strapperanno il cuore dicendo che no, la cultura è viva, si adegua solo al mercato.
Ma il mercato ha fallito e noi con loro (potete notare che sono di ottimo umore).
All'inizio non ho neppure fatto caso al libro che avevo fra le mani, uno dei tanti, per me, assolutamente inutili libri sul business e su come diventare leader (tutti vogliono diventare leader, no?). Poi sul retro di copertina ho letto “Lezioni semiserie” e ho pensato che non c'è miglior modo per dire ciò che si pensa che farlo in modo “semiserio” (e se lo dico io che sono la regina dei semiseri....).
Il libro in questione è stato scritto da un ex componente di casa Gambino convertitosi alla legalità.
È ovviamente una cosa positiva che un mafioso decida di passare alla legalità. Ma che poi scriva anche un libro intitolato: “La regola del padrino. Lezioni di cosa nostra per Business regolari” e che trovi pure un editore disposto a pubblicarlo... direi che è ben altra cosa (nostra).
In poche parole e per non farla troppo lunga l'autore prende le regole degli affiliati mafiosi e li “adegua” a quelli dell'economia e del business.
Io sarò anche un ingenuo e un moralista ma, a mio parere, ci sono regole e limiti che non andrebbero oltrepassati. Lo dobbiamo alla memoria di chi si è battuto per la legalità, lo dobbiamo alle vittime e alle famiglie. Sarà anche semiserio ma avrei preferito non vedere pubblicato questo libro.
Sempre sul retro si legge: “Parlando di leadership il mafioso medio ne sa molto di più della maggior parte degli imprenditori e dei manager”. Sarà anche vero ma non mi sembra una cosa di cui andare fieri.

lunedì 30 gennaio 2012

La carta adatta

“Scusi può farmi un pacchetto regalo?”
“Certo.”
“Sa è un libro importante per una persona importante.”
“Capisco.”
“Ha mica una carta regalo adatta a un avvocato?”
Vediamo, qui c'è quella per i medici, qui quella per i notai, ho la carta regalo per i magistrati, per i politici, questa con le automobiline va bene per i taxisti... guardi ho la carta da regalo con le faccine di Berlusconi. Dice che è adatta a un avvocato?

domenica 29 gennaio 2012

I consigli del libraio

Domenica lavorativa e quattro titoli di corsissima. Comincio con il libro di Sheril Kirshenbaum La scienza del bacio (Cortina Raffaello  traduzione di Gianni Rigamonti, 18 euro, 180 p.) un viaggio che tocca la sociologia, l'antropologia ma anche la biologia e la scienza, per comprendere a fondo uno dei gesti più intimi fra due (o più) persone. Sapete che adoro Serge Latouche e quindi non posso fare a meno di parlare del suo ultimo libro: Per un'abbondanza frugale (Bollati Boringhieri traduzione Fabrizio Grillenzoni, 15 euro, 150 p.), da sempre impegnato nel divulgare le idee sulla decrescita Latouche rinnega le attuali (e inutili) politiche economiche che tendono a ripetere gli stessi errori del passato.
Paolo Sorcinelli Dieci storie sul comò (Bruno Mondadori euro 13, 200 pagine). Cosa contengono i cassetti del comò? Sorcinelli ci racconta storie e segreti in essi custoditi. Infine l'interessantissimo saggio di Paolo Brusasco, Babilonia (Cortina Raffaello 26 euro, 306 pag) tra mito e realtà un'avvincente ricostruzione storica di una delle città più importanti del passato.

Pezzo sull'altro mio blog

venerdì 27 gennaio 2012

Il cliente del giorno è:

Il cliente che si avvicina con fare furtivo e sorriso gentile, mi chiede se c'è lo sconto sul libro che ha fra le mani e quando gli rispondo che su quel libro lo sconto non c'è diventa cupo e serio, neanche gli avessi detto che un serial killer gli ha sterminato la famiglia, mi mette il libro in mano e con fare offeso mi dice:
“Allora lo vado a comprare da un'altra parte!”
Al cliente “Lo vado a comprare da un'altra parte” va il premio Simpatia e quello Torni presto a trovarci!

giovedì 26 gennaio 2012

Bisognini 2

Passa accanto alla mia postazione un signore con un cagnetto meraviglioso. Al cagnetto meraviglioso però scappa di brutto, povera creatura. Il cagnetto meraviglioso fa una pupù decisamente poco meravigliosa proprio accanto all'esposizione del libro di Sgarbi (lo sanno tutt* che Sgarbi è uno che stimola le discussioni).
Guardo il cagnetto meraviglioso che proprio non ce la faceva più a tenerla e aspetto che il suo padrone raccolga il ricordino e, magari, mi chieda come poter rimediare al danno.
A quel punto, io che amo gli animali e non mi faccio di certo mettere KO da una simpatica cacca (allenamento giornaliero con la mia gattona), sono pronto a porgere l'altra guancia, a rassicurare il cliente e a trasformarmi nella miglior casalinga disperata di tutti i tempi.
Ti pare che faccio pulire il pavimento a un cliente? Sia mai.
Invece il simpatico signore fa finta di niente e, tirando il cagnetto meraviglioso, prende la via della fuga.
Io lo guardo sbalordito e, nel modo più educato che mi riesce, gli dico (indicando il ricordino del cagnetto meraviglioso):
“Mi perdoni, credo che il suo cane abbia sporcato.”
“Non ho il necessario con me, l'ho dimenticato a casa.”
“Posso darle della carta se vuole.”
“No, guardi.... io sono un cliente.”
Ah be', allora! Perché non porta qui anche i suoi figli e non gli fa fare pipì sui libri? No, dico, non è che adesso uno perché è un cliente può far scagazzare il suo cane in giro per la libreria.
Avete presente il film Pink Flamingos di John Waters? La scena in cui Divine mangia la cacca del cane? Ecco immaginatemi mentre cerco di farla mangiare al proprietario del cagnetto meraviglioso.
Perdonatemi lo so che dovrei parlare di libri ma, visto il livello delle novità di questi giorni, preferisco parlare di cacche.

mercoledì 25 gennaio 2012

Bisognini

“Scusi c'è un bagno?”
“Al piano terra signora.”
“Ma devo comprare qualcosa per usarlo?”
“No signora. Prenda pure la chiave in cassa.”
“Uh devo andare sino alla cassa? Fa lo stesso me la tengo grazie.”
Ma che hai paura de rovinà e scarpe?

martedì 24 gennaio 2012

Baratto

Si presenta una signora e mi mostra un libro piuttosto sciupato.
“Dovrei cambiare questo libro.”
“Signora mi sembra un po' rovinato.”
“Ma guardi che l'ho comprato così.”
“Ha lo scontrino?”
“No non ce l'ho.”
“Sa che non posso cambiare la merce senza lo scontrino.”
“Ma l'ho comprato qui, controlli.”
Guardo a computer e il libro non mi risulta venduto nel 2012. Guardo anche nel 2011. Niente.
“Signora non ho vendite su questo libro.”
“Ma come... l'ho comprato qui.”
“Nel 2011 zero vendite e anche nel 2012.”
“Ah ma io l'ho comprato nel 2010...”
“Signora, mi perdoni, ma non le posso cambiare un libro comprato nel 2010 e poi senza lo scontrino non cambiamo la merce.”
“Quindi non vuole ridarmi i miei soldi.”
Bella hanno smesso di essere i TUOI soldi nel 2010 quando hai comprato un NOSTRO prodotto. Qualcuno dovrebbe spiegare ai clienti che il denaro, quando si compra qualcosa, passa da una proprietà all'altra.
Voglio emigrare su MARTE!

lunedì 23 gennaio 2012

Chi ben comincia... il lunedì!

Torno al lavoro con il faccino riposato, per la prima volta in sei mesi non ho le borse sotto gli occhi, il mio stomaco ha smesso sabato sera di contrarsi, ho fatto impacchi per la pelle con creme gelate (si tengono in frigo) e mascherina refrigerante, messo l'olio secco, fatto qualche massaggio. Insomma sto una favola e ogni tanto ci vuole.
Servo due clienti e vedo una signora che comincia ad agitarsi, impiego, in tutto, sette minuti a cercare e trovare i libri. Mi rivolgo alla signora insofferente con un sorriso, non è passata nemmeno mezz'ora dall'apertura della libreria.
Mi chiede in modo sgarbato un libro che non conosco, faccio un po' di ricerche e scopro che il libro è fuori catalogo. Deglutisco e, con il mio sorriso più gentile, le dico:
“Mi spiace Signora, pare che il libro sia fuori catalogo. Purtroppo non riusciamo nemmeno a procurarlo”.
E lei, arrabbiatissima:
“Cosa? E io ho aspettato quaranta minuti (quaranta??? Ha in tasca un acceleratore di tempo e io non me ne sono accorto?) per sentirmi dire che il libro è fuori catalogo? Adesso lei me lo procura!”
Sì, certo, aspetti prendo la lampada del genio che tengo sempre in postazione e comincio a sfregare...
Ok il mio stomaco ha ricominciato a contrarsi.

venerdì 20 gennaio 2012

Compleannissimo.

Post specialissimo per il mio compleanno. Per sapere la mia vera età dovrete torturarmi sino alla morte. Sono circa undici anni che ho 25 anni ormai. Comunque. Questo è un piccolo progetto realizzato dalla casa di produzione cinematografica Quinta Luce che ha acquistato i diritti per una eventuale trasposizione cinematografica del mio primo romanzo “Confessioni di un ragazzo perbene”. È un piccolo sogno che non so se si realizzerà mai. L'industria del cinema è in crisi e occorrono fondi per realizzare i progetti. Ma sognare non costa niente e poi, sino ad ora, a forza di piccoli sogni, me so fatta na regina me so fatta!
Quindi incrociate le dita (anche quelle dei piedi) e cantatemi la canzoncina di buon compleanno!!!!
P.S.
Il mio compleanno durerà tre giorni (mi sono preso un luuuuuuungo permesso dal lavoro) che trascorrerò fra gozzoviglie vegetariane di ogni genere e momenti lussuriosi e molto peccaminosi (tipo a fare lavatrici e pulire pavimenti) quindi sabato e domenica niente post per Cronache.
Che son stanca e son stufa eh?
Grazie a tutt* coloro che continuano a sopportarmi nonostante i primi sintomi di demenza senile.
Marino

giovedì 19 gennaio 2012

A criticoni...

Prima di iniziare questo post voglio dire un paio di cose in merito agli autori e alle autrici (che non tratto molto bene nel mio Un altro best seller e siamo rovinati).
Quando si ha la fortuna di pubblicare si deve, a mio parere, accettare anche le critiche. È una delle cose che vengono dette immediatamente ad un autore o a un'autrice quando riesce ad avere un minimo di notorietà. Mai rispondere alle critiche, fare buon viso davanti alle stroncature, non prendersela eccessivamente. Del resto ci sono critici che con le stroncature ci campano, altri che si immolano per cause sconosciute ai più, altri ancora che giudicano Faletti o Volo i più grandi scrittori viventi. Ho un'idea molto chiara di come dovrebbe essere la critica ma la terrò per me. Troppo spesso, però si tende a criticare con troppa facilità il lavoro degli altri. Certo, lo ripeto, ci sono coloro che lo fanno di mestiere. Così come ci sono i critici culinari, quelli cinematografici (mi è capitato di leggere alcune critiche talmente piene di paroloni che non ci ho capito niente), quelli musicali. Gente che ha studiato, e chi lo mette in dubbio? Ma è chiaro che sta a chi legge le critiche, magari dopo aver visto il film, letto il libro, ascoltato il disco o mangiato il dolce (che al mercato mio padre comprò) farsi, poi, un'idea personale. Io stesso, spesso, ho scritto recensioni di film per un sito che si chiama Cinemagay o di libri per i miei blog.
Ma c'è modo e modo di fare critica. Attenzione non parlo per me o per i miei lavori.
E non voglio neppure parlare di chi fa critica per mestiere.
Come al solito mi ci vuole un po' ma poi ci arrivo.
Tempo fa mi è capitato di scoprire un sito che si chiama Anobii, decisamente molto interessante, una specie di biblioteca virtuale in cui ci si scambia pareri e opinioni sui libri letti. Guardando le recensioni dei libri che ho maggiormente amato ho trovato critiche sprezzanti, violente a volte persino offensive nei confronti degli autori o delle autrici.
Ovviamente anche la lettura, come tutto il resto, è soggettiva. Dipende da un'infinità di fattori. Se un libro non piace e si vuole scrivere una recensione bisognerebbe trovare il modo di farlo in modo costruttivo. Perché riversare litri di bile su autori che, in ogni caso, anche se con scarsi risultati, hanno deciso di mettersi in gioco?
Dietro ogni libro, a prescindere dai risultati che possono essere eccellenti o mediocri, c'è una persona con dei pensieri e delle emozioni. Spesso uno scrittore/scrittrice, soprattutto alle prime armi, ha bisogno di confrontarsi, di crescere, di capire qual'è la propria strada.
Così ho deciso che a tutti sti acidoni, geni della letteratura, critici affermati voglio dedicare questo video:

mercoledì 18 gennaio 2012

Astronomia per guardoni

“Ciao sto cercando il settore di astronomia, quella per adulti intendo.”
Astronomia per adulti? Tipo quei libri V.M. 18 con le stelle e i pianeti che fanno le cose zozze? Quelli con le foto di Margherita Hack nuda che osserva il cielo?
Quando si dice: pervertito spaziale....

martedì 17 gennaio 2012

Inventario

Domenica abbiamo fatto l'inventario.
Per chi non lo sapesse l'inventario è la giornata più odiosa dell'anno per noi librai. La cosa positiva è che la libreria è chiusa al pubblico e, per una volta, ti puoi guardare tutti i libri e ricordare dove hai posizionato alcuni titoli. Quella peggiore è che a fine giornata cervello, gambe e schiena sono diventate un'unica poltiglia. Ci danno dei lettori di ISBN che noi chiamiamo “pistole” e si deve inventariare ogni singola cosa all'interno della libreria.
Lavoro noiosissimo, lungo e alienante.
Per il prossimo anno proporrò un QUEER inventario.
Programma:
Ci si presenta vestiti/e da Sailor Moon  e, alle otto del mattino, pagata dall'azienda, si fa colazione con brioche e The, caffè, me.
Poi sostituiamo il tecnico con un vichingo purosangue che ci consegnerà delle “pistole” che quando sparaflashi un libro invece del solito inascoltabile BEEP permette di ascoltare canzoni di Madonna e Lady Gaga, più sparaflashi, più ascolti.
A mezzogiorno saliamo su baldacchini stile Cleopatra e, trasportati da una mandria di maschi che sceglierò appositamente nei giorni pre inventario, ci facciamo trasportare al più vicino ristorante vegetariano.
Finita la pausa pranzo passiamo al caffè e alla  pennichella.
Poi si ricomincia l'inventario. Le pistole devono essere studiate in modo tale che se per errore te le sparaflashi negli occhi ti diano inebrianti sensazioni goduriose.
Alle sette l'inventario finisce. Finisce nel senso che anche se non lo abbiamo finito il giorno dopo lo facciamo terminare ai clienti.
Adesso butto giù il progetto e lo mando agli amministratori.
Sono fiducioso.

lunedì 16 gennaio 2012

Shame (che si legge come "scemo" in barese)

In realtà non volevo scrivere un post per cronache dalla libreria. Volevo scrivere una recensione al film Shame di Steve Mcqueen ma, come mi accade sempre più spesso in questo momento della mia esistenza, le riflessioni hanno avuto la meglio gettandomi nello sconforto. E siccome quando si parla di sconforto c'è sempre di mezzo la cultura, eccomi qua a parlare con voi.
Volevo scrivere una recensione, come vi ho già detto, ma mentre scrivevo mi sono reso conto di non poter scrivere di questo film. E non perché sia un film che non merita una recensione, anzi è un interessante spunto di riflessione (un'altra!). La verità è che non posso parlare del film perché io non ho visto il film. Cioè il film l'ho visto, visivamente, ma non cerebralmente. E non l'ho visto per due motivi principali (forse tre).
 Il primo è che sono un idiota.
Detesto le multisala, ho avuto sempre esperienze terribili, già alla cassa, mentre la ragazza che faceva i biglietti diceva alla signora prima di me che per un solo euro in più poteva acquistare i posti “Vip” (sig!) con poltrone più larghe e schienali reclinabili, mi stavo maledicendo per la mia idiozia e per la  pigrizia. La multisala è vicina alla casa del mio miglior amico, abbiamo cenato da lui e poi, di corsa, al cinema.
“Figurati se qualcuno andrà a vedere Shame” mi sono detto senza fare i conti con un terribile dato di fatto: i posti per i film “di tendenza”, quelli di cassetta (un horror, due comici, un thriller), erano terminati. Così a vedere Shame si sono riversate persone, molto giovani (il V.M. 14 attira molto) che non sapevano nulla del film.
Il secondo motivo è il chiasso che è esploso subito dopo l'inizio del film. No, non parlo dei ruminanti che mi stavano davanti, dietro e a fianco che hanno masticato (giuro) patatine e pop corn dall'inizio alla fine della pellicola  e neppure del fastidioso rumore dei pacchetti di schifezze che avevano portato. Parlo proprio di rumore. Sembra che nessuno in sala avesse mai visto un pene prima che l'attore comparisse nudo in scena. Alla prima immagine di Fassbender nudo sono scoppiati risolini, apprezzamenti volgari, qualche buu del maschio di turno che ci teneva tanto a far sapere a tutti che a lui gli uomini nudi proprio non piacciono. Poi sono arrivati i commenti, da più parti, con la cronostoria della mia vicina che ha spiegato ogni singola immagine al suo ragazzo (“sta facendo la pipì”, “è nudo”, “quelle sono due lesbiche”, “adesso si masturba”). Voglio davvero ringraziare la fanciulla, non avrei mai capito il senso del film senza il suo aiuto. Nel frattempo, davanti a me,  altri ragazzi continuavano a dire “che schifo”, “che schifo”, “che schifo!”. Altra perla di saggezza: “Ma quello è malato!”. Ma va? Sei venuta a vedere un film su un uomo ossessionato dal sesso, ti aspettavi  di vedere Kun fu Panda? L'apice è stato toccato durante la canzone cantata dalla sorella del protagonista. La sala era completamente fuori controllo. A questo punto, sapendo che nel film c'era anche una scena omosessuale, ho cominciato a sudare freddo e mi è venuta l'ansia per quello che avrei sentito. Invece è stato l'unico momento silenzioso del film (forse erano rimasti senza parole).
Ma il motivo principale per cui non sono riuscito a vedere il film sono i miei pensieri perché, fra una masturbazione e l'altra del protagonista (prontamente narrata dalla mia vicina), ho cominciato a pensare che non c'è nessuna differenza fra una multisala e una libreria di catena o un supermercato o Gardaland.
Nessuna.
Perché abbiamo smesso di fare cultura.
Nonostante i best seller incidano per una parte irrisoria sugli incassi, noi, e dico noi in quanto complice/lavoratore, abbiamo smesso di fare cultura. Al multusala non sono importanti i film. In una sala trovi Godzilla e nell'altra Melancholia, mentre guardi The artist (che è un film muto) puoi sentire le urla di Katie Holmes provenire dalla sala accanto. La gente non è li per vedere il film, è in sala per mangiare pop corn, per comprare il posto Vip, per passare la serata con gli amici. Parlano durante il film, chiacchierano al cellulare,  non gli importa niente di quello che stanno guardando. Se poi il film comprende anche una riflessione allora è la fine. Ma è così che vogliamo i clienti : serenamente idioti. L'importante è che mangino, che spendano, che acquistino il posto vip. La stessa cosa, ormai, accade in libreria. Ma a chi frega cosa legge la gente? Ormai non vale neppure più l'idea che “basta che si legga” (che poi è una gran menata). No, l'importante è che si spenda: penna, pennarello, cartolina, braccialetto anti zanzara, mouse griffato, manette dell'amore, carte da gioco. E poi i best seller, ovviamente, le alte pile di libri che tutti vorrebbero leggere perché  la Kinsella si sposa bene con Capodanno a New York e Volo con Immaturi  e se proprio non ne potete fare a meno compratevi Un diamante da Tiffany e poi di corsa a vedere Sherlock Holmes in versione bonazzo che non muore mai.
E sono snob, va bene? Lo sono, cavolo. Che vi devo dire? A me sembra che il livello culturale si sia abbassato notevolmente e se tutto sta andando a rotoli è anche colpa di luoghi in cui si spaccia falsa cultura a basso prezzo (o in sconto) con tanto di contorno di patatine e pop corn.
Comunque, per i più curiosi, la mia vicina di poltrona, alla fine del film, ha guardato il suo ragazzo, a cui aveva descritto ogni singola scena del film, e gli ha detto: “Amore, io mica l'ho capito questo film”.
La cultura è morta.
Buona giornata.

domenica 15 gennaio 2012

I consigli del libraio

Domenica all'insegna della musica. Avrete capito che ho una predilezione per alcune case editrici: Laterza, Donzelli, Bruno Mondadori, Adelphi, Bollati Boringhieri, Marcos y Marcos e molte altre. Fra quelle che preferisco, per qualità, c'è Il Saggiatore casa editrice attenta ai particolari, alle storie, alle differenze. Vi propongo quindi tre saggi molto interessanti, forse più per gli appassionati del genere ma, da profano (nonostante abbia dato due esami di musicologia), mi sento di consigliarli anche a chi non è esperto.
Massimo Mila Scritti civili ( a cura di Alberto Cavaglion 380 p 22 euro). La vita di Massimo Mila, un uomo libero, spesso in contrapposizione con gli stessi uomini che lo circondavano, in disaccordo con il partito comunista, in aperta diatriba con Togliatti. Gli anni del confino, della guerra partigiana, il carcere. Un libro che rivela la figura storica di un uomo che ha dato moltissimo all'impegno civile di questo paese, fine musicologo (molte opere in Einaudi e Rizzoli) e grande intellettuale. Sue anche le lettere con il compositore veneziano Luigi Nono contenute, sempre per il Saggiatore, in Nulla di oscuro tra noi. Lettere 1952-1988 (a cura di de Benedictis, Rizzardi 365p. 22 euro).
Richard Williams The Blue Moment ( traduzione Seba Pezzani, p 252, 20 euro ) un libro imperdibile per gli amanti del jazz.
Stefano Baia Cutioni Mercanti dell'Opera. Storie di casa Ricordi ( 280 p 22 euro ), una storia che parte dai primi dell'ottocento per volere di un giovane Giovanni Ricordi. Il lavoro, l'astuzia, l'amore per l'opera e il teatro in una storia appassionata e appassionante.
Per concludere facciamo un passo (storicamente parlando) in avanti. Feltrinelli pubblica Life di Keith Richards  (traduzione Martino Gozzi,  Andrea Marti e Marina Petrillo 524 p. 24 euro), la vita di un mito già consegnato alla storia della musica.

sabato 14 gennaio 2012

Braccia rubate all'agricoltura

SUCCEDE A: LA COLLEGA FEMMINISTA

Si avvicina un ragazzo e consegna una lista di libri universitari alla collega:
“Ce li hai questi libri?”
“Devo controllare.”
“Sì... mentre ci sei vorrei anche sapere quali e quanti capitoli devo studiare.”
Tesoro facciamo così... vado io a dare gli esami al posto tuo, va bene?

venerdì 13 gennaio 2012

Non rispondere a quel telefono...

SUCCEDE A: LA COLLEGA MEMORIA DI FERRO

La Collega Memoria di Ferro telefona al Collega Filosofo (libreria su tre piani comunichiamo o per telefono o con i segnali di fumo).
Risponde al telefono.
“Daniele?”
“No, non sono Daniele, sono un cliente. Qui non c'è nessuno e io ho bisogno quindi sali a servirmi!”
Ecco che l'espressione della Collega Memoria di Ferro muta da stupita a furiosa, nei suoi occhi si può leggere la furia assassina ed ecco che la Collega si trasforma di Speedy Gonzales e... “Olé, Olé.. Ariba, Ariba!” corre più veloce della luce su per le scale e... io fossi nel cliente me la darei a gambe!

giovedì 12 gennaio 2012

Meglio diffidare

“Buongiorno sto cercando un gioco di società.”
“Mi spiace non abbiamo giochi di società, Signore.”
“Mmmm.... è sicuro? Nemmeno il Monopoli?”
“No signore, mi spiace.”
“Ok, grazie.”
Dopo dieci minuti mi chiamano dalla postazione di scolastica.
“C'è un signore che chiede se abbiamo il gioco del Monopoli.”
“...”
“Gli ho detto che non lo abbiamo ma volevo essere certa.”
“No non abbiamo giochi di società, ho già parlato con il signore.”
“Ah...”
Altri cinque minuti e mi chiamano dal piano terra.
“Marino c'è un signore che mi chiede se abbiamo il Monopoli...”
“Me lo ha già chiesto e gli ho detto di no. Lo ha chiesto anche in scolastica e ha avuto la stessa risposta. Non abbiamo giochi di società...”
“Ok, glielo spiego nuovamente.”
Ma che nun se fida questo?

mercoledì 11 gennaio 2012

Piccola peste

SUCCEDE A: LA COLLEGA FEMMINISTA

Mamma con bimbo di quattro o cinque anni.
“Mamma voglio un libro.”
“No Giacomo ne abbiamo già comprati tanti per te. La mamma deve prendere un libro per lei oggi.”
“Mamma voglio L'uomo ragno guarda c'è il libro la in alto.”
“No Giacomo. Ho detto di no.”
“Dai mamma!”
“No, non possiamo comprare tutto quello che vuoi Giacomo. Prendo un libro che mi serve per l'università e andiamo.”
La mamma si allontana, il bimbo corre dalla Collega Femminista e la chiama tirandola per la maglia.
“Signora mi dai il libro di L'uomo ragno?”
Dall'altra sala sua mamma quasi scoppiando a ridere:
“Giacomo non cercare di fregarmi ho detto niente Uomo Ragno!”
Il bimbo sottovoce alla Collega Femminista
“Signora me lo dai per favore?”
No ,dico, se va avanti così questo a dieci anni sarà il bambino più ricercato del mondo....

martedì 10 gennaio 2012

Latticini letterari

“Ciao hai Breve trattato sulla decrescenza di Latouche?”
Uh signora mia, e come non ce l'ho? C'avemo pure un Pecorino fresco, fresco de giornata, del Caciocavallo che è na' squisitezza e na' Ricottina morbida, morbida che se ce deve fa'n dolce je faccio fa' 'n figurone, je faccio fa'!

lunedì 9 gennaio 2012

Ancora sugli sconti

Post pericoloso, lo so, perché la mia idea di “politiche librarie” si scontra spesso con quelle di chi, di fatto, decide le cose. Ma non solo, anche, in questo caso almeno, con la maggior parte dei clienti. Ed è giusto che sia così perché io vedo la cosa da libraio, ovviamente, mentre i clienti vedono la cosa dalla parte del loro portafogli.
E li capisco.
Davvero.
Ma.... c'è un MA enorme e vorrei cercare di contestualizzarlo questo MA.
Si parla di sconti.
Come sapete è da poco entrata in vigore una legge che li disciplina. È una legge che non è fatta benissimo, che ha cercato di accontentare un po' tutti e che è facile da aggirare.
Vi faccio solo un piccolo esempio.
Gennaio (ma a dicembre c'erano già diverse campagne) è iniziato con:
Feltrinelli tascabili al 25% di sconto.
Mondadori ha messo metà catalogo “novità” al 15% di sconto.
Rizzoli e ISBN hanno scelto alcuni titoli del catalogo da scontare al 25% (ma Rizzoli fa uscire spesso titoli novità già con lo sconto).
Un caso a parte va ad Adelphi, la cito perché in questo periodo ha il catalogo al 15% di sconto ma Adelphi, solitamente fa 1 massimo 2 campagne sconto l'anno.
Non fraintendetemi: a chi non piace comprare in sconto? Voglio dire... se posso risparmiare qualche euro perché non farlo?
Metto sul piatto qualche considerazione e mi riallaccio al grande MA di cui parlavo prima.
1 Gli sconti li possono fare solo le grandi case editrici e le grandi librerie.
Lo so, parlo sempre male delle grandi case editrici e non dovrei perché contribuiscono a pagare il mio stipendio, perché pubblicano autori che amo, perché non è vero che se sei grande pubblichi solo cavolate e se sei piccola fai ricerca. Così come non è vero che i/le librai/e indipendenti sono meglio di quelli/e di catena. Anche se io voglio più bene, per fratellanza/sorellanza nei loro confronti, agli/alle  indipendenti. Togliamocelo dalla testa, non è così. Ma se sei grande e potente puoi permetterti lo sconto (che diviene spesso un'arma impropria) se sei piccola lo sconto non te lo puoi permettere e ti perdi fette di mercato (e spesso di libreria).
2 Gli sconti sono uno specchietto per le allodole.
Diciamocelo il problema del libro è a monte. Sta nella filiera, è nei passaggi, nei costi abnormi di distribuzione. Vi ricordo che un autore prende, solitamente, dal 6% all'8% e che un libro, oggi giorno, senza pubblicità e senza TV,  difficilmente arriva a vendere mille copie (alcuni si fermano decisamente sotto, parlo anche di 100 o 200 copie dipende da moltissimi fattori). I costi del libro non li decidono gli autori o le autrici i/le quali non diventano di certo ricchi/e grazie al proprio lavoro.
3 Occorrono nuove politiche: prezzo/cultura
Occorre trovare il modo di vendere i libri a minor prezzo, certo, ma occorre anche investire sulla cultura, fare in modo che le nuove generazioni si appassionino ai libri, al teatro, al cinema, alla musica, all'arte... ma come si fa a creare cultura in un paese in cui ci sono ministri che sostengono che “con la cultura non si mangia?” (visti gli stipendi che abbiamo non posso neppure dar loro torto).
4 Ma quanti libri arrivano in libreria?
Ne abbiamo già parlato. Il ciclo di vita di un libro, in libreria, varia ormai dai due ai tre mesi (ma stiamo già arrivando ai due mesi senza il tre). Sei anni fa, quando ho iniziato questo lavoro, un libro stava sullo scaffale almeno sei/otto mesi e c'erano titoli e autori intoccabili, lo chiamavamo catalogo. Oggi nel giro di un mese un libro è vecchio, nel giro di un anno se non ha venduto finisce fuori catalogo, dopo due mesi, se non ha venduto, finisce in magazzino pronto per la resa perché io devo esporre altri seimilionieducentocinquanta titoli arrivati nel frattempo. Forse, dico forse, si pubblica troppo. E forse, dico forse, si pubblica anche male. Va bene andare per “filoni” o battere le strade dei “generi”, per carità e chi li critica? Però così si creano armate di “cattivi” lettori. E con questo non voglio dire che da un King o da una Rice non si possa poi passare a titoli più impegnativi, io l'ho fatto, quindi...
5 Si ma lo sconto mi fa comodo.
Lo so, soprattutto in periodo di crisi, lo sconto fa comodo. Ma vorrei far notare che una casa editrice o una libreria che punta solo sugli sconti, così come una libreria o una casa editrice che punta solo sul best seller, forse, dico forse, non gode di grande salute.
È chiaro stu fatto?

domenica 8 gennaio 2012

I consigli del libraio

Iniziamo questa domenica con un libro che mi ha particolarmente colpito. Una storia durissima, narrata in modo crudele e disperato, uno spaccato di vita, fatto di violenza e accettazione, di dipendenza e solitudine. La storia di Serena, messa alla prova dalla vita sin da bambina, che sposa un uomo violento e si punisce rimanendogli accanto sino a quando non scopre che la vita non è fatta di pugni e sofferenza e che la dignità è un bene a cui non si può rinunciare. Il libro è Undicesimo comandamento di Elena Mearini (Perdisa pop pag 128 10 euro).
Ho avuto il grande onore di conoscere Joyce Lussu poco prima che morisse, non avevo capito con chi avevo a che fare, non avevo compreso la grandezza di questa donna. Ho ritrovato i suoi pensieri e la sua enorme capacità di raccontare le donne, il mito e la storia nel suo Il libro delle streghe edito da Gwynplaine ( 200p., 14 euro).
Un altro libro molto duro ma anche molto bello, la storia di Anna che, ormai adulta, ricorda gli orrori della sua infanzia: dall'allontanamento dalla famiglia alle violenze fisiche e psichiche che le vengono inflitte nell'istituto in cui è obbligata a risiedere. Sino all'incontro con Franziska , la ragazzina ebrea oggetto dell'odio della gente. Il libro è Il marchio di Mariella Mehr (Luciana Tufani Editrice, traduzione D'Agostini T., 148p, 12,91)
Chiudo con il simpatico manualetto di Daniela Danna, Il genere spiegato a un paramecio (BFS edizioni, 6 euro, 79 pagine), ovvero: come si spiega il genere a una creatura che ne è completamente  priva? E a un essere umano particolarmente ottuso?
Come al solito, buone letture.
Marino Buzzi

sabato 7 gennaio 2012

Gocce di...

Prendete la famosa canzone di Patty Pravo e trasformatela in chiave libraia, il risultato è:


Gocce di Tilia Tomentosa su di me... ne bastan 150 per non essere più triste senza te...
Gocce di Tilia Tomentosa su di me...
Sul mio viso e la direttrice mi dice che proprio non le va il modo con cui sto lavorando oggi ma... ho le goccine di Tilia Tomentosa e niente mi può scalfire....
Sul mio viso un sorriso che assomiglia a una paresi facciale
mentre il cliente mi chiede se ho il libro di Fabio Voloooooo
E io sono qui da solooooooo
Triste e piango mentre...
Gocce di Tilia Tomentosa
E il vento d'autunno
Soffia sopra la citta'
Dove se ne andra'? E....
Gocce di Tilia Tomentosa su di me
Sul mio viso e penso a … Fabio Volo....
La la la la la la

venerdì 6 gennaio 2012

Befana

Non essendo in turno vi informo che il vostro libraio Befano trascorrerà buona parte della giornata a crogiolarsi al calduccio sotto le coperte. Poi finirà di leggere Musica di Mishima Yukio (Feltrinelli) e inizierà a leggere Qualche lontano amore di Carla De Bernardi (Mursia). In serata si farà portare (a spese della dolce metà, che più che metà so' trequarti) al ristorante e berrà un buon bicchiere di vino bianco (che classe ragazz* mi stupisco di me stesso). Poi assumerà la sua dose quotidiana di Tilia Tomentosa (150 gocce) per preparare i nervi al rientro in libreria (sabato).
Ovviamente domenica ripeterà il programma di venerdì.
Un abbraccio a tutte le befane e a tutti i befani letterari e letterandi.
Marino

giovedì 5 gennaio 2012

Ligabue vs Ligabue

Si avvicina un ragazzo:
"Ciao hai un calendario di Ligabue?"
"Ligabue il pittore o Ligabue il cantante?"
"Il cantante... perché adesso dipinge anche?"
"..."
Eh fa 'n sacco de cose sto Ligabue: canta, scrive, fa li film... adesso pure li quadri....

mercoledì 4 gennaio 2012

Quotidiani

Breve post critico sui quotidiani o, per meglio dire, sui prezzi dei quotidiani.
Io compro i quotidiani per lavoro, posso tranquillamente dirlo. Mi servono per sapere quali libri mettere in evidenza o, semplicemente, perché quando viene un cliente e mi dice: “Vorrei quel libro che era sul giornale questa mattina” io possa avere una minima idea di cosa sta parlando.
È una delle cose che mi hanno insegnato appena ho iniziato a lavorare in libreria. Bisogna tenersi informati, occorre essere curiosi, è importante guardare le trasmissioni che parlano di libri e leggere riviste e quotidiani.
E io lo faccio. Repubblica tutti i giorni, La Stampa il sabato, il Sole 24 ore, il Corriere della sera e il Manifesto la domenica, giusto per citare quelli che acquisto con continuità.
I quotidiani che acquisto non mi vengono rimborsati dall'azienda, ovviamente, è il motivo per cui buona parte dei miei colleghi non li compra. Hanno ragione loro, ovviamente. Se non fossi un libraio, al massimo, acquisterei un solo quotidiano.
In questi giorni ho scoperto che Repubblica è aumentata di 20 centesimi. Lo so che gli altri quotidiani hanno alzato il prezzo già cinque anni fa. Repubblica è un buon quotidiano anche se non mi trova d'accordo su alcune posizioni. Ma lo compro volentieri.
Però mi faccio, ovviamente, 2 conti in tasca.
Solo per Repubblica (prima costava: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì e domenica 1 €, venerdì e sabato  1,50), prima, spendevo 8 euro la settimana. Aggiungendo gli altri quotidiani arrivavo tranquillamente sui 15 euro. Così, per far bene il mio lavoro, devo pure spendere.
Se guardo al mio atteggiamento nei confronti degli aumenti della benzina (ma lo faccio anche perché non mi piace inquinare e se posso usare i mezzi pubblici o andare in bicicletta o a piedi preferisco) che hanno visto una quasi totale dismissione della mia macchinina mi viene da pensare che dovrò tagliare qualche “quotidiano”.
Con buona pace delle regole che mi sono autoimposto per fare bene il mio lavoro.
P.S.
Questa mattina mi sono sentito davvero un libraio, ho dedicato un'intera parete promozione ai libri Adelphi.
È stata una bella sensazione.

martedì 3 gennaio 2012

Chi ben comincia...

La prima figuraccia del 2012

Entra in libreria una ragazza, sorride e ha un volto pulito, mi guarda e in modo educato mi chiede:
“Ciao sto cercando Anna Karenina.”
Non so cosa mi sia successo, ho avuto un black out, forse perché stavo controllando delle bolle di trasporto, forse perché avevo appena scaricato almeno quindici colli, forse perché stavo facendo, fra una bolla e l'altra, il venduto giornaliero, forse perché mi avevano appena chiamato dal piano terra per chiedermi di controllare un libro in magazzino o perché la direttrice mi aveva appena chiesto se riuscivo ad aprire qualche collo con il ricarico, o forse perché stavo inserendo l'ordine di una prenotazione appena fatta. Magari mi sono fatto distrarre dalla pila di libri che dovevo ancora mettere a posto a scaffale.
Non so.
So che sono fuso a dei livelli tali che non mi bastano più nemmeno due giorni di riposo.
Fatto sta che, con un candore che non è proprio tipico di me, l'ho guardata e le ho chiesto:
“Che genere scrive?”
Negli occhi della ragazza ho letto incredulità, mentre stava aprendo bocca per dirmi che, ovviamente, stava cercando l'opera di Tolstoj la mia mente stava mettendo in ordine, tipo Domino, i neuroni e le sinapsi per ricollegare il cervello. Un barlume di luce immediatamente dopo aver fatto la figura del fesso.
Non mi è rimasto altro da fare che sorridere imbarazzato e biascicare una scusa che suonava più o meno così:
“Scusa sono i postumi della sbornia di capodanno!”
Deve aver pensato che sono un pessimo libraio.

lunedì 2 gennaio 2012