martedì 31 luglio 2012

Il Mulino


In questi giorni ho avuto occasione di partecipare a un incontro, insieme ai colleghi e alle colleghe di altre sedi, organizzata dalla casa editrice Il Mulino. Pur essendo a Bologna ogni giorno da diversi anni non conoscevo l'interessante storia di questa casa editrice (trovate tutto sul loro sito internet qui: Il Mulino). Da libraio specializzato in saggistica però conosco il valore e l'importanza delle loro pubblicazioni. E di valore del libro si è a lungo discusso. Questa casa editrice ha un catalogo estremamente interessante, punta sulla propria storia, pubblica novità di qualità. Le tirature non sono mai altissime, hanno avuto diversi successi (e non parlo di 100.000 copie vendute anche se, piano, piano, il loro Allegro ma non troppo ha raggiunto le 300.000 copie) come il libro di Bianchi e Cacciari (Ama il prossimo tuo), pubblicano autrici che amo profondamente come la Arendt (due libri: Il futuro alle spalle e La vita della mente) e la Nussbaum (a parte Disgusto e umanità, un libro che mi ha fatto molto riflettere, edito da Il Saggiatore), nel loro catalogo c'è, come ho già ricordato, Carlo M. Cipolla ( hanno pubblicato i due saggi che compongono Allegro ma non troppo in inglese: The basic laws of human stupidity e Pepper wine and wool oltre a molte altre opere dell'autore) ma ci sono anche importanti e fondamentali autori e autrici che hanno fatto grande la cultura di questo paese. È stato un momento importante per me, ho avuto modo di capire che le problematiche che denuncio da diverso tempo, relative al mondo delle librerie, sono particolarmente sentite anche dalle colleghe e dai colleghi di tutta la catena. Soprattutto è stato un momento di formazione che mancava da tempo, in periodi in cui si deve fare tutto in fretta per non perdere le vendite questo incontro è stato un toccasana per il mio umore.
Infine vi segnalo un autore straordinario che ci ha incantati con la sua storia delle e sulle stelle. Piero Boitani, un narratore meraviglioso che farà uscire, per Il Mulino, in autunno il suo libro: Il grande racconto delle stelle. È un libro estremamente particolare, con 108 pagine di illustrazioni a colori, 780 pagine. Avrà un prezzo importante ma è davvero un libro che merita, potrebbe essere una splendida idea per un regalo natalizio.

lunedì 30 luglio 2012

L'alfabeto del libraio: E


Ecosistema (librario)
Particolare ambiente in cui proliferano libri di ogni genere e in cui si muove una determinata specie, dal sesso spesso indefinito, che prende il nome di librai. Questi individui, solitamente innocui e sornioni, possono, in alcuni periodi dell'anno che essi definiscono con nomi arcaici come: “Scolastica” o “Periodo natalizio”, diventare pericolosi e aggressivi. Si nutrono di cialde di caffé, tranci di pizza, paste integrali al miele, Tererito, frutta varia e qualsiasi cosa finisca in “ata”. Il periodo degli accoppiamenti varia a seconda della clientela che entra in libreria.

Edmondo (De Amicis)
Faccio coming out, odio il libro “Cuore”. Ho detestato ogni singola pagina e, ancora oggi, quando me lo chiedono, ho un attacco di diarrea.

Educazione
Principio che dovrebbe essere alla base delle relazioni fra le persone.
Io, libraio, non tratto male te, cliente. E tu, cliente, non tratti me, libraio, come un tappetino su cui pulirti le scarpe.

Elementare (Watson)
“Scusa ce l'hai quel libro... quello di quell'investigatore.... dai quello che ci ha fatto il film l'ex marito di Madonna...”

Elementari
“Mi da i libri delle vacanze?”
“Signora è un po' vaga come richiesta.”
“Ah si allora mi dia i libri delle vacanze delle elementari!”

Eliminare.
Termine usato dai librai in riferimento a qualche cliente particolarmente petulante.

Eragon
Chiaro esempio di come si possa costruire un successo editoriale.

Evitare (di):
Chiamare il libraio commesso, gettare le cartacce in mezzo ai libri, abbandonare cibi vari, sacchetti del McDonald's, bibite, fazzoletti, ecc... in giro per la libreria, usare la parola frocio (in generale), usarla davanti a me (se lo fate attendetevi reazioni imprevedibili. E quando dico imprevedibili intendo proprio imprevedibili), venire da me e dirmi: “Scusi ma nel settore scuola c'è una fila pazzesca potrebbe andare lei a prendermi il libro?”. C'è un numeratore, c'è una fila da rispettare, perché dovrei farti passare davanti a persone che stanno, civilmente, aspettando il proprio turno?
Chiedere: “Come mai siete così pochi?”. Non lo chieda a me. Lo chieda a chi dirige la baracca.
Esordire dicendo: “La sua collega mi ha detto che c'è!” la cosa mi innervosisce assai.
Di sbuffarmi in faccia, di starmi addosso mentre cerco il libro, di dire: “Posso fare solo una domanda?” se sto già servendo un altro cliente. Aspetta il TUO turno, grazie. Fare le puzzette vicino alla mia postazione e poi, come se niente fosse, uscire dalla libreria. Non potevi aspettare di essere fuori?



sabato 28 luglio 2012

Verga


Succede a: La Collega Femminista

Una signora consegna un foglietto alla Collega Femminista. Lei lo legge e porta alla signora il libro indicato: I Malavoglia.
La signora la guarda:
“E l'altro?”
“L'altro?”
“Sì l'altro libro.”
“No signora c'è scritto solo I Malavoglia.”
“No, no guardi c'è scritto anche I Verga!”
“...”
“Non ce l'ha?”
“Signora Verga è l'autore.”
“No, sono sicura, mia figlia ha detto che vuole anche i Verga.”
E adesso chi va a riesumare i resti del povero Verga?

P.S
Se volete ascoltare il mio intervento a RadioRaiTre di Giovedì cliccate qui: Fahrenheit

venerdì 27 luglio 2012

I sette peccati capitali del cliente: Lussuria


Cliente che passa il suo tempo a cercare libri per imparare a rimorchiare fingendo, ogni volta, di doverli regalare a un vicino di casa imbranato con le donne e poi lo trovi in giro per Bologna che ci prova con le ragazze che, prontamente, gli danno del porco e lo mandano a quel paese.
Oppure
Cliente che entra in libreria, si guarda attorno con circospezione, e poi sfila con attenzione dal settore di sessuologia tutti i libri sul kamasutra, si siede in un angolo a sfogliare i libri e poi se ne va camminando in modo strano.
Oppure
Cliente che compra libri sul sesso orale, sul bondage, su come farla impazzire a letto o su quali pose fare e poi, guardandomi in cerca di approvazione e solidarietà, mi dice che è per la sua ragazza /moglie e io, subito dopo, corro a ghignarmela con le colleghe in magazzino.
Oppure
Cliente che compra tutta la trilogia di 50 sfumature di... e poi si incazza perché il libro non è abbastanza erotico.
Oppure
Clienti a cui non frega niente dei libri ma che vengono in libreria per rimorchiare
Infine (i miei preferiti)
Clienti che quando prendono in mano un libro di Kierkegaard hanno un orgasmo.
Della serie: Fate l'amore con il sapere!

giovedì 26 luglio 2012

Riflessioni intorno al mercato del libro

Leggo, nel giro di pochi giorni, tre articoli di personaggi legati al mondo dell'editoria. Il primo è Raffaello Avanzini editore della Newton Compton, il secondo è di Gianluca Foglia, direttore editoriale di Feltrinelli e il terzo è di Sandro Ferri di E/O. Il primo parla dei propri successi editoriali e sostiene di aver avuto un fatturato attivo con un 40% di entrate negli ultimi sei mesi.
Con l'idea del libro a 9,90 Newton ha infranto il mito che il libro debba costare per forza dai 12 euro in su, ha lanciato una nuova “visione” di fare editoria, ha portato a casa grandi vendite e fatto arrivare autori e autrici sconosciuti in vetta alle classifiche.
Ma, perché c’è sempre un ma, ha anche trascinato nella frenesia del low cost i grandi editori e ha immesso sul mercato narrativa di intrattenimento di qualità pari al prezzo a cui è venduta (anche se esistono sempre i casi a parte). Newton ha fatto, giustamente i suoi interessi e ha portato a casa dei risultati ma non ha portato grossi vantaggi al mercato in generale. Gli accordi commerciali fra librerie di catena e case editrici hanno portato, in questi mesi, a una massificazione del prodotto tale da “ingorgare” il sistema. Pur di ottenere percentuali di sconto maggiori ci siamo portati in libreria quantità enormi di titoli che, in moltissimi casi, non hanno portato ai risultati sperati.
Passiamo a un altro editore (tengo Feltrinelli per ultimo). Sandro Ferri su Repubblica scrive una lettera ai librai. È una lettera molto bella e sentita che però, scusate lo sfogo, vale solo per le libraie e i librai indipendenti che non vivono un buon momento, anzi, diciamocelo, sono nel fango sino al collo ( fate i calcoli: quanto resta intasca a un libraio indipendente dopo che ha venduto un libro a 9,90. Risposta: 3, euro!).
Le librerie indipendenti chiudono una dopo l'altra, appare qualche articoletto su qualche giornale, qualcuno rimpiange la vecchia e piccola libreria però poi il libro lo si va a comprare solo dove c'è lo sconto. E lo so che c'è la crisi ma almeno smettiamola di fare gli ipocriti. Le librerie rimangono aperte se qualcuno entra a comprare. Punto. Ferri fa un discorso mirato alla bibliodiversità, un discorso che condivido completamente, ma che non posso fare mio. E non posso farlo perché io sono un libraio di catena e chi lavora in una libreria di catena sa che il nostro ruolo, oggi, è quello di fare tessere, di servire il più velocemente possibile il cliente, di esporre libri che non abbiamo scelto noi. La realtà è ben diversa dall'ideale romantico di libreria. C'è la cassa integrazione, per esempio. Oppure la riduzione del personale con tutto ciò che ne consegue e hai voglia a dire che amo il mio lavoro. La verità è che non so nemmeno più io cosa sto facendo.
Questa è la realtà, signori e signore.
È un'analisi che ho già fatto tante volte.
I lettori in Italia sono davvero pochi, quei pochi che ci sono, per fortuna, leggono tanto e ci permettono di resistere. All'interno della bassa percentuale di lettori ce ne sono molti che non hanno più le stesse possibilità economiche di un tempo e che quindi, oggi, acquistano libri a basso costo ingoiando, permettetemi il termine, qualsiasi cosa pur di continuare a leggere. I best seller, che tutte le case editrici inseguono, sono comunque sempre pochissimi rispetto alle vastissime realtà editoriali. La cosa triste è che dopo Newton molte case editrici non hanno cercato alternative, no, semplicemente hanno seguito il mercato senza cercare di cambiarlo. Così oggi abbiamo prodotti dai 9,90 in giù, di case editrici diverse, con copertine, titoli, storie tutte uguali. E va bene che sotto l'ombrellone si leggono storie leggere ma l'estate non dura per sempre e un nuovo inverno dell'editoria è proprio dietro l'angolo. Su tutto comanda, ancora una volta, il marketing che fra colazioni, regali e pornosoft con contorno di bondage, posiziona in classifica un libro peggio dell'altro. Scommettiamo che dopo le 50 sfumature di... arriveranno valanghe di libri erotici? È già successo con i vampiri, poi con i gialli, poi con i thriller storici. Si satura il mercato e si passa al filone successivo e quando le idee scarseggiano ecco che si ricomincia da capo.
Un discorso a parte va fatto per Gianluca Foglia.
Parliamoci chiaro, Feltrinelli è stato il primo gruppo di librerie a dare il via alla libreria di catena come la conosciamo oggi. Siamo tutti consapevoli di come sono andate le cose nel corso degli anni. Non è passato molto tempo da quando i librai Feltrinelli scesero in piazza per denunciare la situazione (li ricordo in piazza Ravegnana a Bologna durante la protesta). Del progetto rivoluzionario di Giangiacomo Feltrinelli non è rimasto niente. Le vetrine a pagamento, in Italia, dove sono arrivate per prime? I best seller impilati sugli scaffali in Feltrinelli Foglia non li ha visti? Come si è posta Feltrinelli davanti all'idea di tagliare fuori, diciamocelo, i librai  dalle scelte librarie in favore degli accordi commerciali? Feltrinelli possiede il 4,5/5% della quota di mercato, ha 105 librerie e il 18% del mercato “trade” (come sostiene il giornalista di Repubblica) a me sembra un gruppo in grado di condizionare il mercato. La situazione attuale, allora, si deve anche ad alcune pessime scelte di gruppi come Feltrinelli. Inutile venire a fare l'anima bella, francamente, credo che non basterà il prossimo libro di Saviano (che pubblicherà proprio con Feltrinelli) per salvare un mercato che ormai è ridotto all'osso. E neppure riproporre, con nuove vesti grafiche, libri di autori conosciuti. Il vero problema è che anche le grandi catene hanno passato anni a farsi guerra per avere una maggiore presenza sul territorio, per accaparrarsi nuove fette di mercato. Sono state cieche e sorde, non hanno voluto vedere i primi sintomi di una malattia che ormai è diventata cronica e che ci ha portati tutti sull'orlo della follia commerciale. Allora forse si dovrebbero rivedere le politiche librarie, si dovrebbe ridare fiducia e dignità alle libraie e ai librai, si dovrebbe, probabilmente, fare ricerca di qualità e pubblicare meno smettendola di inseguire la chimera del best seller ad ogni costo. Smettendola di imporre i propri autori in ogni trasmissione televisiva, ricominciando ad appropriarsi del concetto di cultura che può essere una buona cultura di massa. E soprattutto, smettendo di dipingere un mondo che non esiste più. La situazione delle librerie e di moltissime case editrici è disastrosa e annientare la concorrenza non significa, per forza, avere più profitti.
Se un libro rimane su uno scaffale ormai 30 giorni. Se le librerie non hanno soldi per pagare i distributori. Se gli autori e le autrici non vengono pagati o prendono percentuali ridicole. Se la bibliodiversità scompare per far spazio all'uniformità del best seller. Se si inseguono, con risultati scarsissimi, gli e book o il basso prezzo. Se si continua a portare avanti delle politiche idiote come quelle che si stanno portando avanti ora. Credete veramente che sopravviveremo?


mercoledì 25 luglio 2012

Toys for Boys


Nell'infinita lotta fra il bene (io) e il male (il magazziniere) capitano momenti di scontro diretto. Con il magazziniere, perfido maschio eterosessuale di origini sarde che sto cercando di trasformare in na meravigliosa Drag Queen, si fanno profondi ragionamenti. Se per esempio io gli chiedo, dopo aver visto su Facebook una fotografia che ritrae una donna israeliana che cerca di difendere un ragazzino palestinese da un militare con il fucile, se trova giusto che accadano certe cose lui risponde: “Dipende. Il bambino è un cyborg tornato nel passato dal futuro per uccidere il militare che, probabilmente, ci salverà dalla guerra con i Robot? Il bambino è uno zombie che sta cercando di contagiare il mondo intero? Il bambino in realtà non è un bambino ma un lupo mannaro?” e via dicendo.
Oggi l'ho raggiunto nel suo regno del male, il magazzino, con un libro sul collezionismo dal titolo: Toys for Boys ( editore Gribaudo) con un orologio come gadget in regalo e gli dico:
“Questo lo rendiamo.”
“Perché?”
“Lo abbiamo da un sacco di tempo e non lo vendiamo.”
“Peccato l'idea era buona.”
A quel punto nei miei occhi si sono illuminati di una luce brillante, no, non potevo perdere l'occasione di fare una delle mie meravigliose battute:
“Tesoro se è per questo io ho un'idea ben diversa di Toys for Boys!”
Il perfido magazziniere che prima o poi trasformerò in Drag Queen mi ha guardato con il suo solito sguardo scaccia librai:
“Ricordami perché continuo a parlare con te!”
Perché sono favolosa?

martedì 24 luglio 2012

Cristina Campo


Come ho già detto qualche post fa, durante le vacanze ho letto una biografia di Cristina Campo edita da Adelphi e scritta da Cristina De Stefano dal titolo Belinda e il mostro (molto interessante anche il libro di Monica Farnetti, Cristina Campo edito da Luciana Tufani edizioni). La mia curiosità nei confronti di Cristina Campo era forte, da tempo ne sento parlare non solo come di un'ottima scrittrice ma anche per via della sua vita. Eppure, sin dalle prime pagine, qualcosa mi ha indispettito e, ben presto, la curiosità ha lasciato spazio alla perplessità. Cristina Campo ( ma non è il suo vero nome) appare, sin dall'inizio, come una donna estremamente ambigua. Suo padre, e lei pure vista anche l'adorazione nei confronti di quest'uomo, è un simpatizzante di Mussolini, frequenta l'ambiente fascista nel quale si trova a suo agio. Lei stessa non ha mai espresso un parere negativo contro il fascismo e, addirittura, ne rimpiange il “vivere semplice”, guarda al suo passato con una continua nostalgia, prova per i soldati tedeschi simpatia, umanità e amore. Senza chiedersi mai quale fosse e dove stesse portando l'ideologia nazifascista, senza chiedersi quante vite il nazismo stava spezzando. Cristina è intrappolata nel suo mondo dorato fatto di ricordi adolescenziali tanto da considerarsi “bambina” sino alla soglia dei vent'anni. Si innamora di uomini difficili, traditori o sposati, non affronta mai, pubblicamente, discorsi politici, è fissata con l'immaginario delle favole e si lascia facilmente sedurre da improbabili misticismi sino ad arrivare ad essere una fervente cattolica. Non abbandona mai l'ambiente borghese che ben rappresenta e di cui fa parte. I momenti più difficili, la sua famiglia, li vive dopo la caduta del fascismo. Il padre viene allontanato e incarcerato, lei vive questi momenti come una ingiusta privazione senza comprenderne a pieno le motivazioni. Insomma non metto in dubbio il talento di scrittrice ma trovo decisamente esagerato esaltare l'immagine di questa donna le cui fragilità più grandi sono proprio legate alla chiusura e al ripiegamento egocentrico sulla propria esistenza.

lunedì 23 luglio 2012

L'alfabeto del libraio: D


:-D

Davanti (al cliente)
Sorriso e gentilezza
Dietro (al cliente)
Borbottio e occhi rivolti al cielo.

Dettagli
Sono quelli su cui sempre meno abbiamo il tempo di riflettere e soffermarci. Perché è tutto veloce, e grande, e massificato, e globalizzato. E poi c'è la crisi. Che tanto ormai la mettono ovunque.

Direttore/direttrice
Spesso persona con cui ci si rapporta dicendo: NO.

Diritti/doveri
Sempre meno i primi. Sempre di più i secondi.

Dizionario
Ma che ce frega? Tanto c'è Wikipedia, no? Il dizionario è superato, no? Ma come nun se scrive così... l'ha detto internet, l'ha detto!

Domenica
Non posso neppure dire “Il settimo giorno si riposò” perché il giorno di riposo presente nelle sacre scritture è il sabato, mentre, storicamente (almeno così ho letto) la domenica era una festa pagana in onore del sole. Fu l'imperatore Costantino nel 321 a ufficializzare il passaggio del giorno di riposo dal sabato alla domenica essendo egli un devoto del dio del sole visto che, il furbastro, si convertì al cristianesimo solo in punta di morte. Nel 364 con il Concilio di laodicea fu ufficialmente stabilita la domenica come giornata di riposo per i cristiani. Comunque a noi librai del giorno di riposo non ce ne frega niente, noi siamo sempre attenti, cortesi, pronti a farvi leggere qualsiasi cosa voi vogliate. 24H su 24, 7 giorni su 7. Potete chiamarci pure quando siamo a casa. Che tanto se va avanti così sarà l'unico modo per trovarci.

domenica 22 luglio 2012

ScrivendoVolo

Ciao inizia la mia collaborazione con il sito della casa editrice Historica che si chiama ScrivendoVolo (no non è scrivendo Fabio Volo è proprio ScrivendoVolo). Uscirà un pezzo a settimana, il mio primo intervento lo trovate qui: Rubrica

sabato 21 luglio 2012

Luoghi sconosciuti


Un ragazzino si guarda intorno e poi viene, piuttosto perplesso, alla mia postazione:
“Scusi ma voi qui vendete solo libri?”
“No, anche dvd, cartoleria, oggetti che non c'entrano nulla con i libri, lettori e-book, borse di tela, diari, carillon, semi da piantare (bella iniziativa Eugea), alcuni giochi per ragazzi e molto altro. Che cosa cercavi?”
“Mmmm.... però in maggioranza vendete solo libri....”

Dall'enciclopedia Treccani, definizione di Libreria:
In genere, raccolta, deposito di libri. Il nome è stato esteso talvolta a indicare edifici destinati a conservare raccolte di libri...
Negozio per la vendita di libri.

venerdì 20 luglio 2012

I sette peccati capitali del cliente: Avarizia


Cliente che entra in libreria per fare un regalo o per comprare un libro per sé e passa tutto il tempo a chiedere il prezzo dei libri e poi a commentare: “È troppo caro, non ha niente di più economico?”, passa in rassegna tutti i libri possibili, sempre chiedendo il prezzo, e poi comincia a contrattare.
“Me lo fa lo sconto?”
“Mi spiace signora non c'è sconto.”
“Ma come con questa crisi non fate lo sconto?”
“No, signora.”
“Guardi se mi toglie i novanta centesimi lo compro...”

giovedì 19 luglio 2012

Diritto allo sconto.


“Buongiorno, senta vorrei comprare questo libro.”
“Sì, lo paga al piano di sopra in cassa.”
“Va bene. Io ho lo sconto del 20%.”
“...”
“Problemi?”
“Guardi lo sconto del 20% non si può più fare per legge. Il massimo consentito è il 15% a parte per alcune promozioni che hanno durata, solitamente, di un mese o su alcuni singoli titoli sempre per periodi limitati.”
“Guardi mi avete sempre fatto lo sconto del 20%”
“Mi perdoni ma è da tempo che non lo facciamo più.”
“Da quando?”
“Da quando c'è questa nuova legge signore, dal 2011 se non sbaglio.”
“Bene allora ho il 15%?”
“Scusi ma lei ha qualche convenzione particolare?”
“No ma mi avete sempre fatto lo sconto del 15% dai tempi di... (collega che non lavora più con noi da almeno due anni)”
“Mi perdoni ma sono cambiate un po' di cose, la nuova politica aziendale è quella di non fare più sconti perché ora si raggiungono attraverso la nostra nuova tessera. Se vuole le spiego come funziona.”
“Guardi o mi fate lo sconto o vado a comprare i libri da un'altra parte.”
Vediamo... non entra in questa libreria da almeno due anni... pretende, probabilmente per diritto divino, di avere lo sconto... è piuttosto scortese...
No, dai, la prego... non vada da un'altra parte!
L'uscita si trova sempre nello stesso punto...

mercoledì 18 luglio 2012

I sette peccati capitali del cliente: Superbia


Cliente che vuole avere ragione anche quando ha palesemente torto e fa di tutto per far valere la propria supremazia culturale trattandoti come un idiota solo perché gli hai detto che il libro che ti ha chiesto non esiste.

“Scusi sto cercando Sua eminenza di Nuzzi.”
Gli consegno Sua Santità, lui guarda il libro poi guarda me.
“Le ho detto Sua eminenza!”
“Guardi il libro di Nuzzi si chiama Sua Santità.”
“No, guardi. Probabilmente è un altro libro.”
“No, le assicuro che non esiste un libro di Nuzzi con quel titolo. I suoi precedenti sono Metastasi e Vaticano S.P.A tutti editi da Chiarelettere.”
“Ma forse lei non lo conosce! Io l'ho visto in vetrina da Feltrinelli!”
“Le assicuro signore che non esiste un libro di Nuzzi con quel titolo.”
“Sì va be' ma che ne vuol sapere lei? Se mettessero dei laureati a fare questi lavori, almeno.”
“Io sono laureato.”
“Sì, va be'... arrivederci.”


martedì 17 luglio 2012

Foto d'innamorati



Esco un attimo dai panni del cinico libraio e mi immergo in quelli di un romantico un po' dandy che si lascia scappare una lacrimuccia quando assiste a scene sdolcinate.
La foto che vedete ritrae un uomo e una donna, quell'uomo e quella donna sono mio padre e mia madre.
Fatico a ricordarli giovani. Per me mio padre è l'uomo che tornava a casa con la tuta blu da operaio, con i capelli bianchi sin da giovane, quello che mi portava a pesca pur sapendo che odiavo pescare, che mi ha insegnato a nuotare, che quando avevo dieci anni mi ha costruito una bicicletta. È sempre stato un uomo silenzioso e combattivo, gran lavoratore, uno su cui la gente può contare, con il pallino della politica. Un uomo giusto, non trovo altra definizione, con il quale non mi sono mai messo in competizione e che, a un certo punto della mia e della sua vita, compresa la mia diversità (ed è un termine terribilmente positivo), ha rispettato il mio essere, si è sforzato di comprendere cose a lui sconosciute, ha abbracciato il mio compagno e cucinato per lui. È il papà che mi teneva la mano prima di addormentarmi, la sera, che quando stavo male mi dava le medicine anche se facevo i capricci, che una volta mi ha portato con sé a fare un turno di notte al lavoro preparando una brandina vicino alla sua postazione per farmi dormire.
Quel ragazzo sorridente e innamorato si è trasformato prima in marito, poi in padre, ora in nonno. Ha sempre amato mia madre, quello sguardo che ha nella foto lo ritrovo ogni volta che la guarda. Stanno insieme da 47 anni.
Mia madre è bella oggi come lo era allora, una donna piccola e minuta, che mi asciugava i capelli seduta sul bordo della vasca, lasciando che mi mettessi l'asciugamano, anche se umido, sulle spalle e chiudessi gli occhi immaginando, anche se eravamo in estate, che fuori ci fosse la neve e soffiasse il vento. Proprio come in Storia d'inverno di Jill Barklem il mio libro preferito che mi aveva regalato mia sorella. È la stessa donna che mi è stata vicina quando a quindici anni pensavano sarei morto per una meningite (che per fortuna non era tale), giorno e notte, senza mai lasciarmi solo. Sempre elegante, senza mai un capello fuori posto, chiacchierona e testarda.
Sono loro due. Non so quante foto del genere io e i miei fratelli possiamo vantare. Forse nessuna. Si sono persi l'uno nell'altro i miei genitori, amandosi e odiandosi, litigando e desiderando di fuggire via.
Sono sempre stati insieme.
Questo attimo perduto nel tempo l'ha riportato alla luce, con grande attenzione e sensibilità, mia nipote Cecilia che ha 17 anni e ama la fotografia. È già autrice della fotografia in copertina nel mio primo romanzo: Confessioni di un ragazzo perbene e di quella in copertuna in questo blog. Vedendo i suoi lavori a volte mi emoziono.
Proprio come è successo per questa foto.
Non credete che sarebbe perfetta per la copertina di un bel romanzo d'amore?

lunedì 16 luglio 2012

L'alfabeto del libraio: C


Caldo
39° fuori 40° dentro.
Addetto al sistema: “No ma non è che non funziona l'aria condizionata”. “No, dai, è normale che se fuori la temperatura è alta dentro più di tanto la macchina non riesce a fare”. “Colpa delle porte scorrevoli...”, “Non funziona? L'avrete rotta voi”.

Calvino
“I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi.” (Dal libro Le città invisibili)

Cambio
Un signore mi consegna un libro e un foglietto:
“Ieri ho acquistato qui questo libro, ma io volevo quello segnato sul foglio.”
“Ma quello che le ho dato è quello segnato sul foglio.”
“Si ma non mi serve più...”

Cassa
“Me lo fa un po' di sconto?”
“Il libro non è in promozione signora, però può fare la nostra tessera che è molto vantaggiosa e , a seconda della spesa, le dà diritto allo sconto del 5%, del 10% o del 15% per tutto l'anno. In pratica più legge più ottiene sconti.”
“Sì ma me lo fa lo sconto adesso o no?”

Code
Un tempo non troppo lontano, soprattutto in periodo di scolastica, si formavano code di persone che attraversavano tutta la libreria. Oggi le code ci sono ma sono decisamente più “corte”. Un altro segno dei tempi. Tecnologia o crisi?

Coincidenze
Ho cominciato a credere che le cose che accadono, accadono per un motivo. Le coincidenze fortuite (o meno) nella mia vita sono una costante. Non credo in niente ma rimango stupito ogni volta.

Colleghe/i
Esseri che si aggirano furtivi per la libreria, con i quali basta uno sguardo per intendesi, che agitano bustine di caffè dalle scale, che fanno annunci vocali ogni cinque minuti, che ti danno conforto quando ne hai bisogno, con i quali si programmano ammutinamenti in magazzino, con cui si litiga o discute, ci si scambia opinioni e sensazioni, si raccontano storie. Sono fortunato ho delle/dei ottime/i colleghe/i.

Commesso
Mi ci sono quasi abituato. Anzi, a volte, ho cominciato persino a credere di esserlo.

Costi
“Scusi questo libro quanto costa?”
“9,90 € signore.”
“E questo?”
“4,90€.”
“E questo?”
“15 €”
“15 € per un libro? Ma siete impazziti? Come si fa a far pagare così tanto un libro?”
“...”

Credenze
No, i librai di una volta non esistono più. No, non leggiamo tutti i libri che arrivano in libreria. No, non siamo tutti impreparati, maleducati, scortesi e cattivi. No, non cerchiamo di fregare i clienti in continuazione. No, non decidiamo noi il prezzo del singolo libro. No, non basta il computer per trovare un libro di cui non ricordi il titolo, il genere, la casa editrice o l'autore. No, non sono pagato per farmi insultare.

Crisi
La viviamo sulla nostra pelle ogni giorno. In un paese in cui già si legge poco se la gente ha meno soldi acquista meno libri. Grazie alle lettrici e ai lettori che rinunciano ad altro per comprarsi un libro in più. Se ancora ci siamo è grazie a voi.

Cronache (dalla libreria)
Da quando ho iniziato a tenere questo blog ho conosciuto molte persone, ho ottenuto un contratto con Mursia, ho pubblicato un secondo libro. Forse era questa la strada giusta.

martedì 10 luglio 2012

Cose che non possono mancare al libraio campeggiatore:


Libri.
Nello zaino del buon libraio, quest'anno, non mancano:
Alan Bennett Una vita come le altre
Cristina de Stefano Belinda e il mostro
Ian McEwan Lenzuola. Primo amore.
Dennis Patrick Zia Mame
Mishima Yukio Confessioni di una maschera.
Attrezzatura.
Picchetti, una grande mazza, materassini gonfiabili con pompa annessa, brandina (per il compagno esigente), fornello da campo, bombola gas, luce da campo, prese e fili di ogni genere, tavolino, sedie, cucina da campo (piatti, forchette, coltelli, cucchiai, cucchiani, bicchieri, pentolame vario), sacchi a pelo, coperte, cuscini, asciugamani piccoli e grandi, sedie particolari, fatte in legno, che permettono di stendersi in stile sdraio, cibi vari, una spugna, prodotti ecocompatibili per pulire le stoviglie, sacchi per la spazzatura, luce manuale (si ricarica con la manovella), computer portatile per scrivere i pensieri del libraio, macchina fotografica.
Cartina e Tenda.
Non a caso ho lasciato questi due essenziali oggetti per ultimi per due motivi.
La cartina serve a quei pochi, e noi siamo fra loro, che ancora non hanno un navigatore satellitare. Ma serve anche a dare il via a scenette esilaranti con gentili inviti reciproci ad andare a quel paese fra guidatore e passeggero che è il sottoscritto e che ha sulle spalle il peso di leggere la cartina stradale. E, visto che ogni anno, mi dimentico come si fa devo ricominciare continuamente da zero con incazzatura del guidatore che vuole risposte alla velocità della luce. E ho capito che stai guidando ma almeno dammi il tempo di capire dove siamo e dove stiamo andando e poi, guarda, sono certo che la strada che stiamo percorrendo NON esiste sulla cartina quindi dobbiamo per forza essere finiti ai confini della realtà. Sì, lo so che sono io che ho la cartina ma se fai i 150 non ho nemmeno il tempo di vederlo il cartello con le indicazioni e se poi superi un camion dietro l'altro e le indicazioni rimangono coperte dai Tir io che colpa ne ho? Comunque, tecnicamente, non ho sbagliato strada. Questa è una scorciatoia, vedi? Solo che invece di essere corta è lunga e cosa vuoi che siano 40 km in più? Tanto siamo in vacanza.
Dovete sapere che la mia cartina, alla fine della vacanza, non solo è piena di sottolineature, punti di domanda, cerchietti e cuoricini vari, appunti di viaggio tipo: “Chi guida è stronzo” e amenità di questo tipo ma ha anche, ai lati, l'impronta delle mie mani strette a pugno da quanto sono teso per questa cosa di leggere la cartina perché, nel caso non lo aveste ancora capito, io mi stresso con tutto anche con lo Yoga. Anzi, soprattutto con lo Yoga. Ma come diavolo si fa a rilassarsi mentre ti spezzi la schiena per toccarti con la punta del naso le dita del piede sinistro?
Comunque un'altra cosa che mi stressa di brutto è dover montare la tenda. Quando andiamo in campeggio guardo sempre con invidia le tende dei nostri vicini. Sono piccole e maneggevoli, di quelle che togli un elastico le lanci in aria e, come per magia, ecco che la tenda è pronta. Invece noi no. Noi si deve andare in giro con una tenda che non è una tenda. È un transatlantico. Così, quando per esempio dobbiamo chiuderla per partire o spostarci in un altro campeggio ci impieghiamo ore. I vicini si svegliano alle 7.30, fanno due mosse dai Macarena e la tendina è bella che chiusa, alle 7.45 inforcano la via mentre noi, se ci svegliamo allo stesso orario, alle 10.30 siamo ancora lì che cerchiamo di piegare il transatlantico. Anche in questo caso, siccome sono tardo, ogni anno mi dimentico come si monta così finiamo, io e il mio compagno di viaggio, per dirci paroline gentili per tutto il tempo anche perché ogni cosa che faccio o tocco non gli va bene e, quando per protesta, smetto di fare qualsiasi cosa lui mi guarda come dire: “Perché non stai facendo nulla?”. Mi sembra quasi di esser tornato bambino quando mio papà mi portava con sé per aiutarlo in qualche lavoretto e siccome a me non me ne poteva fregare di meno lui passava tutto il tempo a rimbrottarmi perché quel tubo che mi aveva detto di tenere dritto, non so bene come, era finito sul pavimento mentre rincorrevo qualche simpatico animaletto. Così lui si innervosiva e finiva con il fare i lavori da solo e io rimanevo lì, immobile ad annoiarmi come non mai, chiedendomi perché mai mio padre dovesse chiedere il mio aiuto quando era chiaro che non avevo nessuna intenzione di aiutarlo. Stessa cosa avviene con la tenda. Se volevo imparare a montare una tenda andavo nei Boy scout che ho anche qualche conto in sospeso con quei accendifuocosolosenonseigay in braghette corte.
Comunque montare la tenda è sempre un'avventura anche se, lo devo ammettere, quando è montata fa la sua sporca figura.

Lo stile prima di tutto.
Amo la natura ma non rinuncio allo stile. Così, mentre i nostri vicini indossano per giorni lo stesso paio di infradito, gli stessi pantaloncini corti e la stessa canotta io parto con sei valigie che poi diventano tre perché l'accompagnatore, a mia insaputa, le scarica prima di partire. Peccato che scarichi proprio quelle con i vestiti che volevo assolutamente indossare durante la permanenza in campeggio.

Prodotti.
Spazzolino, dentifricio, spray anti zanzare, deodorante, docciaschiuma e shampoo non testati sugli animali, meglio se ecocompatibili. Se non lo fate per i vostri capelli almeno fatelo per i ragni e le altre migliaia di insetti che si faranno la doccia con (o su di) voi. Lenti a contatto, gel al miglio e grano dell'erbolario (perché siamo campeggiatori esigenti), qualche essenza, crema per le mani e per il corpo (per la gioia di moscerini e zanzare, diventerete il piatto del giorno), forbicine, pinzette per le sopracciglia (vorrete mica avere dei terribili peletti, vero? Cosa diranno di voi le mucche che pascolano a fianco della vostra tenda?), schiuma da barba, lamette, ceretta e, soprattutto, la cosa che nessun bravo libraio campeggiatore dovrebbe lasciare a casa.
La crema all'acido Ialuronico!

Bene ora che vi siete tirati a lustro, impomatati e agghindati come Oscar Wilde potete anche sedervi all'ombra di un albero a leggere uno dei vostri libri.

domenica 8 luglio 2012

Normandia. Mont St Michel


Il fascino di Mont St. Michel rimane intatto da una certa distanza. Questo isolotto che si erge nel mezzo del nulla, visto da lontano, appare come un luogo magico. La magia scompare lentamente mentre ci si avvicina. Si tratta di uno dei luoghi più caratteristici e belli al mondo e, come ogni sito di interesse turistico, l'uomo cerca di lucrare a più non posso. Sapevo a cosa andavo incontro, si tratta pur sempre del posto più visitato della Francia, ma devo ammettere che mi ha fatto rabbia vedere come ci si impegni per distruggere bellezze come queste. Non parlo della parte bassa dell'isolotto occupata da ristoranti e negozi di ogni tipo, sembra di essere a Gardaland, come dicevo prima, c'è un'enorme affluenza di gente quindi è quasi normale che fioriscano attività commerciali. La parte alta, quella dove c'è il monastero, ha mantenuto intatta la propria bellezza. Ci vive un ordine di frati e suore, credo sia l'ordine di Gerusalemme (ma non prendete questa cosa come notizia certa). Ho assistito a una parte della cerimonia, quella vera la fanno a chiesa chiusa, alle 18.20 e invitano i fedeli a farsi trovare davanti alla chiesa per poter assistere alla messa. È un mondo a parte quello in cui vivono questi uomini e queste donne (fra le altre cose ho incontrato una suora giovanissima), una vita scandita dalla preghiera, dal raccoglimento spirituale, dalla solitudine. Rimango comunque sempre molto affascinato da certe scelte di vita, rinunciare a vivere la propria esistenza, così come la maggior parte della gente la intende, per dedicarsi completamente a Dio e alla ricerca spirituale, anche se sono ateo, sbattezzato e ovviamente, non credente, mi affascina.
La cosa davvero inquietante, abbandonando l'immaginario religioso, avviene nella parte bassa dell'isolotto.
Dimenticatevi la canzone di Amedeo Minghi e anche l'idea romantica dell'acqua che arriva e sommerge le vie d'accesso. Qua è tutto business. La prima strada, quella che finiva sott'acqua, non esiste più. Ne hanno fatta un'altra che permette di arrivare all'isola sia con la bassa sia con l'alta marea. E ci sta perché se si vuol far visitare il luogo sempre una via d'accesso serve. Si parcheggia a un km circa di distanza e si può scegliere di fare la strada a piedi o con i pullman gratuiti. Direi che le cose vanno già bene così. Invece no! Adesso vogliono costruire un'ulteriore strada sopraelevata (che andrebbe a sostituire quella esistente) non si sa bene per quale motivo. Ecco che così, intorno a Mont St. Michel, impazzano escavatori, trivelle, gru ecc... per non parlare del ferro e del cemento già depositato per questa nuova strada.
Francamente non ne capisco davvero il motiva ma magari c'è qualcosa che mi sfugge.
Fortunatamente il tempo ci ha assistiti sino alle 19.00. Durante la notte invece ha piovuto di brutto e oggi il cielo non promette niente di buono. Peccato perché volevamo andare a vedere le spiagge della Bretagna.

venerdì 6 luglio 2012

Normandia 4


Non so se in Italia c'è ancora la temperatura di quando sono partito ma qua sembra decisamente autunno inoltrato. Piove, anzi, diluvia e per fortuna che mi son portato dei vestiti pesanti.
Comunque.
Questa mattina siamo partiti da Grandcamp Maisy e siamo arrivati, senza problemi, a Cherbourg. Rapida visita di questa cittadina porto e poi siamo ripartiti in direzione Cap de la Hague. È la parte più a nord (almeno credo) della Normandia ed erano giorni che pensavo ad andare in quella zona. Le aspettative erano altissime e non sono state tradite. Siamo arrivati con pioggia e nebbia sino a Goury trovandoci davanti a un paesaggio incredibilmente bello. Se dovessi pensare, per un libro, a un luogo che rappresenti la fine delle terre emerse descriverei Cap de la Hague. Immaginate di non avere tutte le conoscenze geografiche, la tecnologia, i satelliti e cose di questo genere, che invece oggi abbiamo. Vi risvegliate, senza memoria, fra le rocce di Goury naufraghi, probabilmente, non sapete nulla di voi o del mondo che vi sta attorno. Aprite gli occhi e ciò che vedete è un faro in mezzo al mare, onde che vanno a morire sulle scogliere, il vento forte che vi schiaffeggia il volto, mucche al pascolo nella parte di terra piena di acquitrini, una casa che si affaccia sul mare. C'è un ristorante con specialità pesce (e se mangiate pesce ve lo consiglio vivamente sembra che qui il pesce fresco arrivi ogni giorno, da buon vegetariano non ci sono andato anche se, lo ammetto, anche solo per il posto, sarei andato volentieri), un ufficio di turismo (incredibile) e un deposito per la barca utilizzata per i soccorsi. Basta. Siete arrivati alla fine del mondo, più avanti, probabilmente, il nulla. È stato talmente emozionante andare a Goury che mi sono sentito, per la prima volta dopo tanto tempo, libero. Felice come un bambino perché la bellezza di questo luogo è pari solo al senso di vuoto che si prova guardando il mare in tempesta e, allo stesso tempo, malinconico. Ma una malinconia positiva che ti fa avere speranza nella vita perché, nonostante tutte le cose brutte, trovi sempre dei luoghi carichi di bellezza come questo.
Partiamo, a malincuore, da Goury e ci dirigiamo verso sud. Il nostro intento era quello di trovare un campeggio dalle parti di Biville o Carteret dove, sembra, ci siano bellissime spiagge per naturisti ma visto che non smette di piovere e che, in ogni caso, anche quando non piove, il sole rimane barricato dietro nuvole grigie, decidiamo di scendere sino a Mont-St-Michel e di trovare un campeggio. Ne troviamo uno decisamente carino e deserto, praticamente ci siamo solo noi e una famiglia di francesi con due ciruli al seguito, più altri sei o sette turisti. Montiamo la tenda grande (ci fermeremo tre notti) sotto la pioggia e poi i miei dolci tre quarti preparara la cena che consiste in una zuppa di zucca in scatola, fagioli e piselli in scatola e un Camembert de Normandie acquistato questa mattina il cui sapore ricorda proprio le mucche. Nel senso che se chiudo gli occhi, mentre mastico questa prelibatezza, mi sembra si stare a leccarne una. Per non dire nulla di meno fine. Domani si va a Mont-St-Michel e domenica visitiamo qualche posticino qui vicino. La settimana prossima, se non finiscono i soldi (che probabilmente, invece, finiranno costringendoci a tornare prima) si va in Bretagna.

giovedì 5 luglio 2012

Normandia 3


Partiamo da Dieppe di buon mattino e torniamo, senza Tour de France, a Fécamp. L'idea iniziale di andare direttamente a Cap de la Hague svanisce man mano percorriamo la strada. È quasi tutta costa tranne il pezzo di strada che ci porta da Fécamp sino a Honfleur. Attraversiamo, devo ammetterlo con un po' di ansia da parte mia, l'enorme pont de Normandie aperto nel 1995 una costruzione davvero imponente e bellissima, così alta che a un certo punto sembra di poter toccare il cielo. Abbiamo qualche problema dalle parti di Caen per via di una strada che proprio non riusciamo a trovare e poi imbocchiamo la D 514 che ci permette di attraversare la costa e di visitare i luoghi dello sbarco alleato in Normandia. Da Dieppe sino a Deauville incontriamo bandiere Canadesi ovunque che vanno poi, via, via scomparendo lasciando il posto a quelle inglesi e americane. Troviamo moltissimi turisti anglosassoni, qualche tedesco, francesi, americani, olandesi, svedesi e norvegesi ma, a parte noi, non c'è traccia di turisti italiani. Ripercorriamo i luoghi dello sbarco visitando le spiagge e i fortini, sulle alture troviamo le tracce di vecchi appostamenti, qualche carro armato, ruderi abbandonati in mare. Giungiamo, lentamente, a Omaha Beach e certo che se volevo tirarmi su di morale non potevo scegliere luogo migliore del cimitero americano dei caduti durante lo sbarco. Una distesa immensa di croci bianche su un promontorio che si affaccia su Omaha Beach, per gli americani di religione ebraica hanno fatto lapidi a forma di stella. C'è ancora chi va alla ricerca della tomba di qualche parente, di un nonno, forse, e lascia fiori e bandiere americane. Penso che questi corpi non sono mai più tornati in patria, che per chi è rimasto in America, ad aspettare figli, mariti, fratelli o padri che non sono più tornati, non è stata data neppure la consolazione di un corpo. Solo una bandiera, probabilmente, mentre in quella follia che si chiama guerra le vite di migliaia di persone sono svanite in un attimo. E poi penso alla follia, una vita sola e passiamo il tempo a farci la guerra. E poi penso che sono più depresso di quando sono partito e forse la prossima volta è meglio che vado a Disneyworld!

mercoledì 4 luglio 2012

Normandia 2


Se volete venire in Normandia assicuratevi di non farlo quando c'è il Tour de France . Il nostro intento oggi era di andare a visitare nel dettaglio Dieppe e poi di andare e Fécamp e, successivamente, a visitare la Côte d'Albâtre e in particolare la Falaise d'Aval che si trova vicino a Etretat. Si tratta di una scogliera molto bella con una roccia di cui parlò Guy de Maupassant (che ho scoperto essere nato vicino a Dieppe. Così ci siamo fatti sessanta chilometri per scoprire che tutte le strade erano state bloccate a causa del Tour de France. Siamo rimasti un po' in giro ma abbiamo visto solo bambini con magliette verdi e gadget di ogni tipo, tutti in attesa dei ciclisti. Una noia mortale così, dopo vari tentativi di trovare vie alternative per poter vedere la scogliera (tutti falliti miseramente) ce ne siamo tornati in campeggio a cucinare un enorme carciofo che ha un nome che in questo momento non ricordo. Fortunatamente, sempre per il tour, ci siamo imbattuti in alcune deviazioni che ci hanno portato a passare per piccoli e deliziosi paesini. Qui si passa da paesaggi verdissimi a scogliere a strapiombo. Ci sono mucche ovunque con manti diversi: marroni, bianche e nere, bianche e marroni, beige, color panna e ogni volta che ne vedo una vorrei fermarmi e abbracciarla e lancio gridolini tipo: “MUCCAAAAAAAA!” che il mio compagno penserà che sono scemo o che non ne ho mai vista una in vita mia. Dieppe è davvero carina, abbiamo visitato la chiesa centrale e il castello con una enorme collezione di avorio (la più grande d'Europa) e, anche se sono contrario alla commercializzazione dell'avorio, come ben potrete immaginare, devo dire che gli oggetti presenti (tutti risalenti ai secoli scorsi) erano davvero bellissimi. A Dieppe sembra che esistano solo negozi di parrucchieri e agenti immobiliari. Sembra che tutti vogliano vendere la propria casa e mentre aspettano, probabilmente, vanno a farsi una messa in piega. Il sottofondo, incredibile, è dato dai gabbiani che sono i veri proprietari della zona (insieme alle mucche). Mentre cercavamo di perderci per far passare un po' di tempo abbiamo trovato anche la spiaggia vicina al nostro campeggio, una località davvero carina Petit Appeville. Ci stiamo strafogando di Baguette e croissant che sono burro allo stato puro e alla faccia che la mia dottoressa ha detto di non rovinarmi il colesterolo che è perfetto. Faccio davvero fatica a capire il francese in questa zona, non tanto per la cadenza diversa quanto per l'abitudine delle persone a parlare sottovoce. Quando dico che parlo poco la lingua francese mi guardano come se avessi detto che sono un serial killer e poi cominciano a parlare a voce bassissima. Così capisco ancora meno. Il tempo è decisamente instabile, piove e poi viene fuori il sole, poi piove e poi di nuovo il sole. Adesso piove. Fortuna che abbiamo una tenda che sembra un castello. Domani si riparte, facciamo la zona dello sbarco in Normandia e poi dritti nella parte più alta. Voglio andare dove non c'è nessuno prima di gettarmi nel caos di Mont St Michel.

Normandia 1


Ci sono alcune cose che continuano a stupirmi della Francia, nonostante ormai siano diversi anni che veniamo in vacanza qui anche se in regioni diverse. La prima sono le strade. Credo che ormai le abbiamo percorse tutte, dalla strada a basso traffico all'autostrada. Sono perfette, curate, pulite, con indicazioni impeccabili. Perdersi è davvero difficile anche se, a dire il vero, oggi ci siamo impegnati e per cinque minuti abbiamo perso la retta via. Che però, grazie alle meravigliose indicazioni stradali francesi, abbiamo immediatamente ritrovato. Forse ne avevo già parlato in uno dei post di viaggio precedenti, lungo moltissime strade ci sono zone verdi dove ci si può fermare, mangiare, con dei servizi piuttosto puliti (passano gli addetti di continuo) e giochi per i bambini. Se ne trovano ogni 25/30 km alternate con stazioni di servizio dove poter fare benzina (che qui costa sino a 30 centesimi in meno) o rifocillarsi. L'altra cosa che non smette mai di stupirmi è la diligenza degli automobilisti. Non abbiamo mai trovato qualcuno che abbia superato i limiti di velocità (anche perché qui ci sono spesso autovelox). Insomma, lo so che vedo la Francia con occhi da turista, ma sembra che qui, almeno sulla strada, le regole le rispettino.
Abbiamo attraversato la galleria del Monte Bianco (39,40 euro) e poi abbiamo fatto mille km fermandoci, per la notte, a Montargis a novantanove km, circa, da Orléans. Una cittadina graziosa con belle case e popolazione mista. Da noi, almeno dalle mie parti, siamo abituati a vedere musulmani o persone di colore semplicemente come extracomunitari, anche se moltissimi sono già a tutti gli effetti italiani oppure, ed è una vergogna, sono figli di immigrati nati in Italia (e quindi a tutti gli effetti italiani) che però non vengono considerati tali. È vero c'è il lato oscuro del colonialismo francese (e sottolineo “lato oscuro”) che ha permesso a questo paese di avere una popolazione multietnica e multiculturale e un'integrazione che in Italia ha cominciato a dare risultati solo negli ultimi decenni ma da queste parti sembra davvero che l'integrazione sia riuscita. Montargis, in serata, appare come una città fantasma. Si rianima la mattina quando, con le schiene rotte dalla prima notte in tenda dopo parecchio tempo, ci accingiamo a riprendere il viaggio. Attraversiamo Orléans, Chartres, Dreux (facendoci tentare per un attimo di andare a Versailles anche se poi si decide che ci andremo al prossimo viaggio a Parigi), Evreux, Louviers, Rouen ( e qui andiamo un attimo nel panico a causa del traffico, i famosi 5 minuti di perdizione per poi tornare immediatamente sui nostri passi) e, infine, Dieppe. Altri 370 km, siamo in Alta Normandia e ci sono mucche di diverse razze ovunque. Fa decisamente più freddo che in Italia ma siamo partiti preparati. Troviamo un grazioso campeggio con poche piazzole, decidiamo di rimanere due notti prima di ripartire, inizialmente volevamo visitare anche la Bretagna ma decidiamo che il tour finirà a Mont-St-Michel con una probabile capatina a Saint-Malo in onore della collega Sergente istruttrice che, pare, abbia trascorso bei momenti in questo luogo.
Montiamo la super tenda, il boy si abbandona a un meritato sonno (questo dorme sempre) e, in serata facciamo una capatina a Dieppe (siamo a due chilometri circa) che domani visiteremo con calma. È una località balneare e turistica anche se in giro non vediamo molta gente, le località, qui, hanno il sapore un po' retrò, luoghi così da noi raramente li trovi (soprattutto nelle zone di mare). Ci sono lunghe pareti rocciose che costeggiano una spiaggia di grossi sassi. C'è bassa marea ma il mare si mangerà, domani, almeno un altro paio di metri di spiaggia. C'è una signora seduta in riva al mare, ha un cappotto rosso e fissa l'orizzonte. Immagino sia il fantasma di qualcuno che abitava in questo posto che, a quest'ora della sera, assume il sapore un po' triste dei tempi andati. Sta seduta lì ad aspettare che l'alta marea la sommerga, ogni notte, aspetta che quel mare che ha vissuto la porti via. Ancora. E ancora. E ancora.
Torno al campeggio con quell'immagine nella mente, quel cappotto rosso su una spiaggia grigia. Poi fisso il mio compagno che comincia a tirare fuori sassi dalle tasche e mica uno o due, no, no, alla fine la macchina è piena di sassi.
Ma quanto sono profonde le sue tasche?

P.S
scusate eventuali errori di battitura, sto usando un computer del pleistocene che si impalla di continuo

P.P.S 
Sto leggendo un'interessante biografia su Cristina Campo, scritta da Cristina de Stefano, il titolo è Belinda e il mostro edita da Adelphi

domenica 1 luglio 2012

Partenza


Dopo questa calda domenica lavorativa andrò in vacanza un paio di settimane. Non so se aggiornerò il blog, mi diverte farlo, mi piace, mi permette di tenermi in allenamento e poi è come un diario ormai. Ma non so se lo farò perché tendo a diventare troppo “virtuale” e rischio di non godermi le piccole meraviglie della vita. Quella reale intendo. Forse lo farò a giorni alterni o più, perché un blog non aggiornato è triste e solitario.
Vado via con la mente e il cuore un po' pesanti, per tanti motivi e nessuno in particolare, per le piccole sfide, per i vari problemi. È, soprattutto, una sensazione di pesantezza, come se fossimo finiti tutti quanti sotto una bolla di vetro che non fa circolare l'aria. Continuo a imbattermi in storie lavorative assurde. Parlavo con una commessa di una famosa catena di centri commerciali. Seicento euro al mese part time, un regolamento interno severissimo, capi autoritari (commesse tutte donne capi tutti uomini ovviamente), lavoro da catena di montaggio, pretese assurde. Altra ragazza, sempre nel commercio, mi ha detto che hanno imposto a lei e alla sua collega di passare una a 30 ore e l'altra a 20 (erano full time), da un giorno all'altro senza preavviso. Sono entrato in un negozio per comprare un regalo a mia madre per il suo compleanno. Un negozio splendido che frequento da tempo con pietre e oggetti di varie culture. A settembre la proprietaria chiuderà 3 dei 4 punti vendita che ha. La settimana scorsa mi sono accorto che il negozio di giocattoli all'inizio di via Indipendenza ha chiuso i battenti e come lui molti altri negozi in giro per i vari posti che frequento.
Mangio una piadina al lido di Spina da una conoscente che da anni ha una piadineria. Anche lei non ce la fa più. È disposta a tornare al suo paese, vendere tutto qua, casa compresa, e andare via.
Manca l'aria, dicevo, manca per chi il lavoro non ce l'ha ma manca anche a chi il lavoro lo ha mantenuto perché le condizioni di lavoro, quasi ovunque, sono peggiorate.
Lo dico da tempo tanto che ormai mi annoio da solo. Eppure il lavoro non dovrebbe essere così, le persone non dovrebbero essere numeri, ognuno di noi dovrebbe essere considerato un valore e non un peso.
Non è più così e questa vischiosità in cui ci muoviamo assomiglia sempre più a delle pericolose sabbie mobili. E se è difficile per chi ha ancora affetti e cittadinanza pensate a chi si muove in queste paludi da reietto. Incontro un ragazzo, ha bevuto qualche birra di troppo, è straniero, seduto su una panchina. Vuole parlare con qualcuno e io, solitamente, sono bravo ad ascoltare. È un ragazzo tranquillo anche se dice che la gente scappa quando lo vede perché ha la faccia “da cattivo”. Mi dice che faceva il muratore poi “questa maledetta crisi... adesso sto proprio male.”
Ecco, è così, adesso stiamo tutti un po' peggio, qualcuno sta male, qualcun altro è alla disperazione. Come si esce da questa situazione se non con una grande coesione sociale?
Scusate. Scusate il post triste. Saranno vacanze al risparmio, pensavamo di andare in Normandia in campeggio, abbiamo bisogno di rimanere un po' fra di noi, di ritrovare la voglia di sorridere. Mi serve, mi serve incredibilmente, anche per poter continuare a scrivere serenamente. Sto lavorando al nuovo libro e mi ritrovo a scrivere poche pagine in intere settimane, c'è sempre altro da fare, non riesco più a stare concentrato, il lavoro (la malinconia) mi succhia via le idee. Scrivere è impegno, come ho già detto, e per farlo devo essere me stesso. Sono sicuro che alla fine cederò alla tentazione e scriverò qualcosa. In caso contrario, ci sentiamo fra due settimane.