martedì 22 gennaio 2013

Il libraio di martedì: scuola e formazione

In questi giorni si svolge la 30esima edizione della scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, uno degli appuntamenti più prestigiosi in ambito librario. La settimana “libraria” si svolge in una delle cornici più belle del nostro bel paese: Venezia. Io ho avuto la fortuna di partecipare al corso nel 2008, anno in cui la crisi non aveva ancora intaccato in modo così pesante il campo librario anche se c'erano già tutte le premesse per il futuro disastro. Mi permetto qualche considerazione personale su questo avvenimento. Si tratta sicuramente di un'esperienza fuori dal comune, si ha l'opportunità di ascoltare grandi autori e grandi autrici, di relazionarsi con visioni librarie di altri paesi, di vivere giornate culturalmente stimolanti, di incontrare libraie e librai diversi e con storie importanti alle spalle. Ma è anche un luogo, a mio parere, in cui la “realtà” della quotidianità fatica a penetrare. Intanto la prima cosa che ho notato è che, nonostante oggi vada di moda lo scrittore amico, cioè quello che si intrattiene con le lettrici e i lettori sui social network o che “dialoga” con loro dando l'impressione della persona “qualunque”, il mondo culturale italiano (ma forse non solo) è un luogo elitario in cui se si vuole essere protagonisti si devono rispettare alcune “etichette”.
È, inutile negarlo, un mondo privilegiato fatto di salotti e salottini in cui si può esporre una cultura che è appannaggio solo di una determinata cerchia culturale. Forse sarebbe opportuno, in questo senso, ragionare sulla cultura “alta” e su quella “commerciale” anche da questo punto di vista. Esistono differenze sociali, culturali, economiche fra le persone. Tali differenze, che spesso sono un bene, vivono in un substrato sociale. Sappiamo tutti che esistono ma facciamo finta che non sia così. Ci sono strati di popolazione che vivono realtà diverse e che la vedono dal proprio punto di vista. La mia visione di libraio non è la stessa di quella di un amministratore delegato così come si differenzia da chi è a capo del monopolio del libro.
Un'altra cosa che ho notato è che l'idea che viene data del libraio non corrisponde alla visione reale e attuale della nostra figura professionale. Alla scuola librai si elogia una figura professionale che quasi non esiste più. Andava bene, probabilmente, per i librai e le libraie di qualche decennio fa. Oggi si parla di professionalità. Poi, nel mondo reale, sul campo, le professionalità vengono completamente ignorate in favore del “tutti devono saper fare tutto”, vengono dati tempi per lo svolgimento di alcune mansioni, vengono date priorità diverse da quelle che ci sono state insegnate, si pretende che il libraio sappia fare l'ufficio stampa, il pubblicista ecc...
Non so come andrà il seminario quest anno. Spero parleranno della crisi economica e culturale che ci ha investiti. Vedo che si tratterà il tema della “Qualità del servizio”. Spero allora che si affronti anche il tema della riduzione del personale e del minor tempo a disposizione da dedicare al cliente, della minor possibilità di dare formazione ai librai e alle libraie. Un altro punto sarà: Dare valore alle risorse umane. Mi piacerebbe davvero, lo dico senza nessuna polemica, ascoltare questa lezione.
Insomma è come se una parte del mondo librario sentisse ancora il bisogno di ribadire l'importanza del proprio operato a livello culturale. E non solo, invece, come tristemente sta avvenendo in moltissimi campi, a livello commerciale.

1 commento:

  1. Purtroppo per ora sul fatto che in Italia si sia in grado di dare valore alle risorse umane tendo alla disillusione. Spero sempre di trovare qualche contesto che mi faccia ricredere, e non mi sono del tutto rassegnata. Ma lavorando nella formazione ne ho visto un po' di tutti i colori e credimi, siamo lontani anni luce da quello che veramente si potrebbe fare, di bello, di motivante. Il problema grosso a mio avviso è che si cerchi di applicare i concetti del "new management" alle situazioni più diversi, senza che si prenda in carico una reale conoscenza del tipo di lavoro e soprattutto del tipo di relazioni che ogni persona si trova a dover affrontare. E poi, vale un po' per tutti, essere multitasking, sempre :-(

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