venerdì 25 gennaio 2013

Il libraio di venerdì: mass media

A questo punto, dopo le tante riflessioni che abbiamo fatto anche su questo blog, vorrei provare a ragionare sul reale ruolo della rete e degli altri mezzi d'informazione in relazione a quello che possiamo definire: acquisto condizionato.
Mentre scrivo “acquisto condizionato” già mi rendo conto di aver detto una sciocchezza perché, tempo, tutti gli acquisti sono, in qualche modo e in percentuale probabilmente diversa, condizionati ma siccome non so come altro definirlo facciamo che ci teniamo questa definizione.
Parlo, ovviamente, riportando la mia esperienza libraria, magari in librerie diverse da quella in cui lavoro io le cose vanno in altro modo.
Esistono moltissime differenze fra i vari media. La televisione mi sembra che abbia un pubblico più maturo ma influenza in modo fortissimo anche le nuove generazioni, le ragazze e i ragazzi, però, sembra preferiscano internet, i social network, hanno maggior dimistichezza con le nuove tecnologie anche se spesso questi mezzi vengono usati, per quel poco che ho visto, con una certa superficialità. La carta stampata è adatta a un pubblico di appassionati, a professionisti o a semplici cittadini che preferiscono un'informazione più approfondita e certificata.
Questa è solo l'idea che mi sono fatto io.
Quello che mi interessa maggiormente è la capacità dei media di influenzare la scelta di acquistare un libro. Mi sembra che la televisione sia ancora il mezzo di comunicazione di massa che influenza maggiormente le scelte delle cittadine e dei cittadini, il “passa parola” (spesso costruito ad arte) corre sul web mentre la carta stampata, al di là del prestigio che può dare all'autore anche grazie a recensioni di firme importanti, non mi sembra muova molto gli acquisti. I blog che trattano di libri, nonostante le buone intenzioni, mi sembrano del tutto ininfluenti da questo punto di vista. Ripeto, onde evitare polemiche, che questa è semplicemente un'idea che mi sono fatto, non ho dati, non ho letto ricerche in merito.
Ho voluto affrontare il tema perché l'altro giorno un rappresentante, cercando di piazzarmi parecchie copie di un libro di una trasmissione televisiva, davanti alla mia resistenza, ha dato via a una discussione:
“Sono poche le copie che hai preso, faranno molta pubblicità in televisione.”
“Scusa ma non è che tutto quello che sponsorizzano in TV poi vende, dipende anche dal prodotto.”
“Eh ma guarda la Parodi quanto vende!”
Ecco, appunto. Siamo davvero così teledipendenti? Voi che ne pensate?

10 commenti:

  1. L'unico libro comprato, anni fa, grazie alla pubblicità in TV era GLI ANNI FULGENTI DI MISS BRODIE stupendo capolavoro di MURIEL SPARK, ne parò UMBERTO ECO in una rubrichetta estiva di libri che c'era ogni sera, e ogni giorno qualcuno suggeriva un libro. Per il resto mi affido prevalentemente alla rete, eh sì i blog libreschi quelli fatti bene tipo
    diario di pensieri persi e bookblister, e meno alla carta stampata, in ultimo di sicuro il passa parola e il mio istinto. Ah dimenticavo:
    le fiere di editoria, io vado faccio incetta a naso e sono a posto per mesi. Credo di essere un caso particolare, per me scegliere un libro è un lavoro serio, non posso affidarmi alla Parodi la Clerici e a Enzo Miccio. baci sandra

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  2. Davvero la carta stampata e i giornali tradizionali non hanno un gran ruolo? Be', certo, meno della tv, ma sempre più di Internet che, a mio avviso, condiziona poco perché è tendenzialmente autoreferenziale. Tu puoi dire di aver vinto il Premio Strega, ma se un determinato contatto su Facebook deve assolutamente postare il video di un gattino si sentirà comunque importante quanto te.

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  3. Secondo me la televisione influisce su due fasce di lettori/telespettatori: quelli da Rete4, per capirci, e quelli da Rai3. Sugli altri un po' meno. Sui giovani, per quanto possa sembrare paradossale, è ancora il passaparola in carne e ossa a influire più di ogni altra cosa (è così che Twilight è diventato ciò che è diventato, portandosi il libro nello zaino a scuola, senz'altro appariva molto più accattivante di quello di matematica...); i giornali di carta e i blog per me sono sempre stati lo strumento del tipo autoreferenziale, colui che tutto sommato vorrebbe solo che si parlasse di sé; io personalmente, so che i miei canali sono gli amici dal vivo che mi parlano di libri, e gli amici virtuali, per esempio quelli aNobiiani. I commenti su aNobii mi garbano molto perché sono commenti semplici e popolari davvero incentrati sul libro, molto più delle recensioni sui blog che invece pare vogliano sempre sottintendere "guardate quanto sono figo".

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    1. Be', no, i periodici cartacei e i quotidiani non sono autoreferenziali come i blog e i social, che c'entra?

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    2. Dipende. In alcuni casi sì, lo sono, non necessariamente a livello individuale, ma di un certo ambiente. Non escono facilmente da certi ambienti, se non per trattare ciò che c'è fuori come un "fenomeno di costume", o un "outsider" appunto. Anche questa è una forma di autoreferenzialità per me. Altrimenti non si spiega com'è che sono sempre le stesse case editrici a essere recensite...

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    3. Io più o meno le vedo pubblicizzate tutte. Quelle buone non sono un numero spropositato, in fondo. Il guaio è quando appunto i quotidiani a tiratura nazionale e seri pubblicizzano sulla cronaca locale spazzatura pubblicata a pagamento, perché si lascia passare l'idea che sia materiale di qualità. Quello sì, è un dramma.

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  4. Penso che sia piuttosto complesso definire che cosa e come viene influenzato un lettore. Anche perchè esistono davvero tante tipologie. Trovo che la suddivisione target Rete 4 e target Rai 3 sia davvero troppo semplicistica. Secondo me influenza un po' tutto, dipende dalla credibilità che assegnamo a chi fa la recensione o a chi promuove. Ad esempio se io ritengo che la tal giornalista faccia recensioni non prezzolate e abbastanza veritiere (lasciando stare il fatto che sempre di recensione si tratta, e quindi del tutto opinabile), allora potrò pensare di fidarmi. Se penso che il tal programma televisivo si muove su logiche commerciali e "da marchette", chiaro che il libro non lo compro, ma anzi, potrei essere pure prevenuta, e magari il libro è anche valido! Questo per dire che quello che influenza di più è secondo me il medium, o anche la figura, che si guadagna più credito in chi lo segue. La Parodi, col cavolo che venderebbe così se nn si fosse creata con un finto spazio "domestico" il suo pubblico di brave signore variamente affacendate, facendo credere che davvero è lei che prepara quei piatti. E che se lo può fare lei, lo può fare chiunque...

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  5. parlo per me, ovviamente. la tv non la guardo se non per il cazzeggio, i blog li leggo ma difficilmente mi influenzano sull'acquisto di libri salvo qualche sporadica occasione (qualcuna ti riguarda), più che altro sono influenzata dagli acquisti dai giornali e da curiosità in libreria

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  6. dimenticavo, qualcosa anche la radio

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  7. gigi er libraro30 gennaio 2013 10:42

    In questi casi, all'agente ribatto:
    "Vero, la Parodi vende; ma l'ultimo di Vespa com'è andato? Eppure di pubblicità in televisione se n'è fatta assai.."

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