mercoledì 6 febbraio 2013

Grandi librerie 1

Parto da uno stato su Facebook della scrittrice Simona Vinci per arrivare a qualche, ulteriore, riflessione sulle librerie di catena.
Simona Vinci scrive:
Era da un po’ che non entravo in una Feltrinelli, cercavo un libro uscito due anni fa: niente, solo le novità o gli stra-classici in tutte le salse. Tavoli uguali ai banconi dei super con le vaschette di prosciutto già affettato e gli yogurt con la scadenza stampigliata sopra. Mi son fatta il segno della croce e amen in memoria dei libri finiti, svenduti, squadernati, macerati, soprattutto di quelli morti in vita e mai neanche sfogliati da nessuno”.
L'immagine che Simona (mi permetto di chiamarla per nome) descrive è di grande attualità. Il declino del mercato editoriale e delle librerie di catena è sotto gli occhi di tutti, le cause, che più volte abbiamo analizzato, pure. Ma cosa è accaduto al mercato del libro per ridursi in questo stato?
I tentativi di rianimare un corpo ormai freddo sono, al momento, falliti. Come dice il mio collega Daniele (fine e arguto filosofo): “Le crisi economiche sono cicliche, sta a chi le gestisce fare in modo che non sommergano ogni cosa” (più o meno dice così, Daniele mi perdonerà se non ho usato le parole esatte). La verità è che il mercato del libro era già in crisi prima della crisi economica. Solo che non se n'era ancora accorto nessuno.
La trasformazione del mercato e, di conseguenza, delle librerie di catena è un tragico tentativo di salvare macerie che non interessano più a nessuno.
Sarebbe però troppo facile attribuire tutta la colpa a chi sta ai vertici del mondo del libro. Le colpe ci sono e sono, a mio parere, chiarissime. Ma è sempre bene ricordare che nella cultura, così come in ogni ambito sociale, è il popolo che ha il potere di cambiare le cose.
Allora partiamo dai dati.
1 italiano su 4 non ha letto nemmeno un libro nel corso del 2012, il 35,9% ha letto da 1 a 3 libri, il 16,9% da 4 a 6 , l'11,1 da7 a 12 e il 13,1% più di dodici. Non ci è dato sapere quali libri i così detti “lettori forti” leggano, sappiamo solo (e non mi sorprende) che le donne leggono più degli uomini (dati Eurispes). I temuti e-book, per il momento, rimangono appannaggio di una minoranza.
Guardando i dati balza subito all'occhio che il mercato del libro produce troppo rispetto alla richiesta e le librerie sono destinate a fare la fine dei dinosauri (e noi librai con loro: i Libraisauri!).
Leggere è un'operazione estremamente complicata. Devi scegliere il libro, lo devi pagare, lo devi aprire, devi staccare il cervello dal mondo che ti circonda e devi aiutare la tua fantasia a creare qualcosa che nessun computer al mondo riuscirà mai a darti.
Leggere, anche leggere quelli che possiamo definire romanzi d'intrattenimento, è un'operazione faticosa. Bellissima ma faticosa. E, per leggere, devi ricavare del tempo per te stesso e devi smetterla, per qualche minuto o qualche ora, di desiderare di essere al centro dell'attenzione del cybermondo. Al contrario, ti devi nascondere, devi lasciare che siano altre persone con le loro storie, vere o inventate, a trasportarti nel loro mondo. Un libro, insomma, è una specie di antifacebook interiore dove gli unici a chiederti l'amicizia sono i protagonisti della storia.
Le lettrici e i lettori forti, dicevamo, sono pochi e quei pochi che ci sono entrano nelle librerie descritte da Simona Vinci e desiderano non entrarci più. E io, molto ingenuamente, mi chiedo: “Come è possibile che chi gestisce una libreria di catena non si renda conto di questo? Non si renda conto che uccidere la bibliodiversità pur di vendere una vetrina al solito editore è controproducente?”
Mistero della fede. Forse alla fine di questo che si preannuncia, sotto il ticchettio della mia tastiera, essere un post lunghissimo che proprio ora sto pensando di spezzare in più parti, arriveremo a capire (io compreso) cosa passa per la mente di chi dovrebbe fare cultura e invece preferisce arrivare a vendere biciclette.
I lettori e le lettrici, dunque, che sono pochi e maltrattati: i libri costano troppo, le librerie di catene sono troppo commerciali, compro on line che mi conviene.
Ecco la parola magica: convenienza.
La convenienza e la comodità sono gli unici motivi per cui una libreria on line è migliore di una libreria fisica (parlo sempre di librerie di catena). Ebbene sì, signore e signori, diciamocelo, quello sconto fisso del 15% fa gola ( e lo capisco che vi credete) ma per favore non nascondiamoci dietro a: “Non entro in libreria perché tanto hanno solo best seller”. Primo, non è vero, secondo i libri, anche quelli più vecchi, a meno che non siano fuori catalogo (e in qualche caso ci riusciamo lo stesso) come li ordinate da casa li possiamo ordinare anche noi in libreria e se avete avuto la sfortuna di imbattervi in un libraio scortese, maleducato e non troppo sveglio mi dispiace davvero tanto per voi ma non tutte le libraie e i librai di catena sono brutti sporchi e cattivi ( a parte il nostro magazziniere che invece è proprio così). Inoltre vi consiglio di “andare oltre” il muro di best seller, vi renderete conto che i libri di qualità, in libreria, ancora ci sono. Probabilmente la percezione acquistando via web, è diversa, forse si è portati a pensare che le librerie on line abbiano solo titoli che vale la pena leggere. Ma ci sono gli stessi libri che vedete impilati in libreria solo che le pile virtuali mica le potete percepire. Le regole “commerciali”, l'idea di base è la stessa sia per le librerie fisiche che per quelle on line (e parlo delle più commerciali ovviamente non di quelle paragonabili a librerie indipendenti).
Vi ricordo che Amazon ( ma anche IBS è su quella strada) non vende solo libri. È un supermercato. Un supermercato veloce, comodo ed efficiente, lo ammetto, ma pur sempre un supermercato.
Insomma mettiamo da parte, per un attimo, il nostro orgoglio di lettori e chiediamoci se non abbiamo qualche responsabilità nella disastrosa decadenza libraria.
Non siamo forse noi a fare il mercato? Sì, ma spesso ce lo dimentichiamo. Siamo noi che decidiamo cosa acquistare, cosa mangiare, chi votare o cosa leggere. Certo i nostri acquisti sono spesso influenzati. Ma possiamo davvero dare la colpa solo alla pubblicità?
To be continued

19 commenti:

  1. bel post Marino, bellissime le parole di SIMONA VINCI. Ti parlavo qualche post fa di una libreria nuova che mi ha conquistata. Ci sono stata ieri sera, cercavo un libro di cui non sapevo neppure se esistesse la versione italiana, (dei duran duran ok non è x me!) si è data tantissimo da fare e me l'ha trovato. Costa 18.50, lo dico alla collega ora, lo verifica in internet ora che abbiamo il titolo in italiano è + facile e mi dice: ma qui costa 15 e qualcosa. Vedi? Per me sarebbe immorale comprarlo on line dopo che al negozio si sono sbattuti per me. E mi chiedo se in Feltrinelli sto titolo in italiano sarebbe saltato fuori.
    baci sandra

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  2. Hai ragione, è anche il lettore che fa il mercato, ma, come spesso tu stesso hai sottolineato, nelle grandi librerie di catena i librai hanno troppo poco tempo per fare i librai, cioè consigliare il lettore, commentare con lui un titolo letto da entrambi, etc. E' chiaro che se il libraio è costretto al ruolo di cassiere, come in un supermercato, allora l'acquisto on line risulta più interessante, perché almeno fa risparmiare. Io sono una forte lettrice e ti confesso che compro molto on line, ma quando ho voglia di scambiare quattro chiacchiere "librarie" vado in una libreria di quartiere e acquisto libri che quasi certamente mi sarebbero sfuggiti nel mare magnum delle pubblicazioni che si avvicendano a ritmo forsennato. Forse le librerie di catena diventeranno una sorta di hub fisico dove ritirare libri ordinati on line o scompariranno del tutto. Spero che resisteranno invece le librerie vere, specializzate o anche generaliste di quartiere, dove il libraio riesce ancora a fare il suo mestiere.

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  3. Io ero (sono, vorrei continuare ad esserlo, eh) una grande fruitrice di librerie, ma nell'ultimo anno sono delusa dalla deriva che stanno prendendo le cose. Non solo ho scoperto che la mia libreria preferita è diventata un negozio di abbigliamento per bimbominkia, ma quelle rimaste (tutte di catene) non hanno MAI quel che cerco e anche girovagare tra gli scaffali in cerca di idee da leggere è diventato banale.
    Sono passata (per buona parte) all'ebook, lo ammetto, e io ero una che spendeva davvero molto in libri.

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  4. Sicuramente il lettore ha le sue colpe preferendo un bookstore on line, però - e parlo del mio caso - sono le stesse librerie a portarlo a prendere i libri sul web perché, e soprattutto le librerie di catene, i libri di casa editrici minori non sono neanche presi in considerazione e se lo si cerca di ordinare, a volte, viene detto che è impossibile.
    Quindi credo che, se la libreria è ridotta al limite dell'estinzione, qualche colpa ce l'abbia anche chi c'è dentro e non fa nulla per fare la differenza, preferendo perdere un compratore - mandandolo sul web, che dare veramente spazio a tutti gli editori.

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  5. Lo status della Vinci mi pare troppo semplicistico e snobistico. Molto più ragionato e convincente il tuo post. Tornerò sicuramente a leggere il seguito.

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  6. Per me comprare on-line è più agevole, più conveniente, più adatto alla ricerca del libro "speciale" infatti in libreria di catena o meno, non solo non hai lo sconto, ma devi andarci fisicamente, ordinare se il libro non c'è aspettare tot giorni riandarci per ritirare il libro.... vuoi paragonare questo con il clic on-line e libri che ti arrivano a casa? Poi al contrario di quel che si dice sia su Amazon che su Ibs trovi i libri dei piccoli/ medi editori che in libreria non trovi nemmeno se preghi es. Tre editori, Elara ...ma anche, alla Feltrinelli di Ravenna (mia città) non trovi la Marcos y Marcos !!!! Hanno solo una o due copie del libro uscito quel mese ( della Marcos y Marcos...) , se cerco libri "vecchi" e intendo libri usciti anche prima del 2000 on-line li trovo .... Tutto il discorso su Amazon che è un supermercato non ha molto senso, c'è Amazon libri e lì trovi solo libri se non vuoi andare in altre sezioni non ci vai ...
    Non sono i libri o le storie che stanno scomparendo , stà scomparendo un modo di venderli un altro stà subentrando ....
    L'unica cosa che rimpiango in tutto ciò, sono i rapporti umani, andare fisicamente in libreria e parlare con qualcuno di libri faccia a faccia... ma per il resto è inutile girarci attorno on-line hai un migliore servizio da qualsiasi punto lo guardi....

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    1. Sono totalmente d'accordo. Il mondo sta cambiando e, perdonami Marino, ma non serve a niente ripetersi come erano belli i bei tempi andati. Serve tirarsi su le maniche e cercare una soluzione.
      Io vedrei bene librerie specializzate in libri d'arte, di scienza e di fotografia ad altissimo livello, quelli che sarebbe impensabile leggere su un ereader. Il resto è destinato a finire on line, sia cartaceo che meno.

      Martina

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    2. Martina, ne parlo proprio per trovare una soluzione (che non verrà ascoltata ovviamente) e per fare il punto della situazione sul mondo delle librerie e non per rimpiangere un mondo che non esiste più da tempo. Dobbiamo solo scegliere che genere di società vogliamo. Tutto qui.

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    3. Scusami anonimo, davvero hai un servizio migliore? Davvero? Senza contare il fatto che spesso, al contrario di quanto dici, i libri usciti prima del 2000, sono difficili da trovare su internet, a meno di ricorrere ai siti di annunci (ebay e libri usati), trovo contraddittorio esprimere rammarico per la mancanza dei rapporti umani, dell'andare in libreria fisicamente e del parlare con qualcuno di libri, quando appena prima si è espresso fastidio per il fatto di dover andare in libreria fisicamente a ordinare e ritirare i libri.

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  7. Io adoro i dinosauri! Il giorno che faranno i pupazzetti del Libraiosauro li comprerò di sicuro! :P

    Un libro, insomma, è una specie di antifacebook interiore

    è una definizione bellissima!
    E tutta la tua analisi, al solito, interessante e precisa.
    Specifico che non ho l'abitudine di fare acquisti online, per cui neppure in ambito librario. Però se ci si riflette, cos'è che può far sì che un utente internet-munito preferisca l'acquisto nella libreria fisica a quello nella libreria virtuale? Calcolando i vantaggi del bookstore virtuale che i commenti qui sopra hanno ben illustrato (disponibilità di libri "minori" pari a quella dei best-seller, consegna a casa, senza dover uscire-andare-ordinare-tornare, e magari pagarci pure un paio di parchimetri...), qual è il quid che può spingermi a scegliere la libreria fisica? A parte il poter sfogliare i libri (però solo entro un assortimento che si fa via via sempre meno vario e 'bibliodiverso'), c'è solo un'altra cosa: il lato umano. Lato umano che, ahimé, le librerie di catena fanno di tutto per mortificare ed estirpare (librai-commessi, appunto), decretando inconsapevolmente (?) la propria stessa estinzione.

    Io, l'ho detto spesso, sono un'appassionata di fumetti. La mia fumetteria è in centro (come le due librerie di catena; anche se la prima è in un punto appena un po' più comodo). Il mio fumettaro mi fa servizio di "casella". Quando vado posso chiacchierare con lui di come va il mercato, di quanto lo fanno inca**are editori e distributori, cos'è arrivato di bello, ecc. E posso chiacchierare con altri appassionati, se capitano lì nello stesso momento.
    Io, al mio appuntamento settimanale con la mia super-fisica fumetteria, rinuncio molto, molto di rado!
    Andare in libreria, invece, ormai è diventata più una rottura che altro. Se voglio 'ravanare' in pace tra libri molto vari, piuttosto vado al mercatino. Anche perché in libreria il 90% delle volte se voglio qualcosa di specifico lo devo ordinare. Il "vantaggio" del lì-lo-trovi che la differenziava dalla bancarella di usato si è, col tempo, sfaldato a sua volta, sostituito dal lì-lo-puoi-ordinare (già, ma posso ordinarlo pure online e pagando meno!).

    Se la libreria-fisica non riuscirà a recuperare una propria specificità "umana", difficilmente potrà vincere sulle librerie virtuali che, per tutti gli altri aspetti (o quasi) la superano di gran lunga... :-\

    minty

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  8. Tiziana♥ (perchedirvelo)6 febbraio 2013 15:18

    Mi dispiace, ma quello che dice Minty rispecchia molto anche il mio punto di vista.
    La mia libreria di fiducia è diventata Feltrinelli, e sono molte le cose ad essere cambiate, non solo il nome.
    E qui siamo in provincia, il pianeta librerie non è mai stato immenso.

    Ogni volta che cerco qualcosa di particolare devo ordinarlo; allora faccio da me, risparmio la benzina.
    Esempio banale, una volta cercavo delle poesie della Szymborska, oltre a non averle trovate (lasciamo perdere la sezione poesie in un paio di posti com'era), la maggior parte dei commessi nemmeno sapeva chi era (era ancora il periodo pre-gran fama)
    Non c'è più quel quid che ti fa venir voglia di frequentarle.

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  9. No, non siamo solo noi. Il mercato lo facciamo noi, i venditori, i distributori, gli editori e gli autori. I lettori deboli comprano sulla base di cosa trovano, a quanto lo trovano, come viene loro presentato. E ho il sospetto per il mercato pesino più tutti coloro che leggono un solo libro - magari lo stesso - rispetto ai lettori cosiddetti forti. Io sono indubbiamente un lettore forte e differenzio gli acquisti. Sinceramente, se la scelta è tra acquistare su Amazon (o affini) con il 15% di sconto e consegna gratuita, o ordinarlo in libreria dove, a seconda del distributore, rischio di pagare 2 euro in più (e devo andarlo a prendere) opto per la prima. Diverso il discorso se entro in libreria e mi capita di adocchiare qualcosa di interessante. Ma acquisto libri che solitamente in libreria non ci sono né ci saranno, per cui ripiego sull'edizione originale (inglese) o sugli ebook. Per non parlare dell'usato! Spendo davvero troppi soldi in libri. Una libreria, per come funziona, non riesce a soddisfare al 100% le mie richieste di lettore forte - perché è strutturata per accontentare il lettore debole, occasionale, che punta il best seller. Non solo la libreria, tutto il sistema, compresi i trafiletti sui quotidiani e le presentazioni in televisione - salvo poche significative eccezioni.

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  10. E dopo i post che avete scritto, vedete che quello che dice Marino è vero??

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  11. @Angela ma qui non è questione che sia o no vero, ma quale giudizio darne. Se la libreria non mi dà un servizio, inutile parlare poi di "colpe" del lettore. Se sugli scaffali un libro me lo tieni due mesi, e ancora tanto che lo trovi, mi spingi a essere un lettore bulimico compulsivo che deve comprare tutto il più possibile subito non importa cosa. E alla fine il rigetto arriva.
    Paradossalmente internet diventa più utile per una lettura mirata. In me poi si accavallano lettura professionale e personale insetricabilmente, poter disporre di un libro a medio lungo termine è essenziale, quindi finisco per comprare nell'usato di alto livello (l'ho fatto 5 minuti fa benedicendo il cielo di aver trovato quel che cercavo dopo aver pianto in tutte le librerie) perché nel nuovo quel che cerco non c'è più: non ristampato, mandato al macero ecc. E questa è una scelta dell'editore, non del libraio. Direi che il lettore è un consumatore che tenta di difendersi come può. Dopodiché, se i salari non crescono, o non ci sono proprio, si consuma meno, si lavora di più, si ha meno tempo, si legge meno e anche i 3 euro di differenza fanno piacere, mentre aumentano libri di mediocre qualità e prezzo alto. E' il sistema del mercato orientato al profittoaltotuttoesubito che ha spinto la vendita in internet, le difficoltà delle librerie ecc. Ora ciò si riverbera anche sulle libreria di catena, pure FNAC...
    Per me la libreria più utile è quella che funziona come una biblioteca, che mi dà un panorama ragionato, ampio e approfondito, che mi guida e seleziona la qualità.
    Non il mordi e fuggi. Poi però inutile girarsela: se non hai soldi, i libri non li compri o come tutto ne compri meno possibile. E se i salari e le condizioni di lavoro restano quelli che sono (o magari peggiorano, vedi riforme bipartisan dell'agenda Monti), in Italia, soldi non ne hai.

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    1. Ma se non trovi quello che vuoi in una libreria, fidati che il 90% non è colpa del libraio!

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    2. Certo non lo è del lettore. Il lettore può o NON comprare, o cercare strade alternative. E infatti fa entrambe le cose. Ma nel meccanismo odierno l'ultima cosa che riesce a fare è imporre cosa ci deve essere in libreria. Perché il modello è costruito e l'acquisto di un certo prodotto e non di un altro pianificato altrove per essere quasi l'unico possibile.
      Allora, se non hai scelta e hai le idee chiare su cosa vuoi, vai online. Se non le hai e frequenteresti la libreria per fartele, sfogliando, pensando, soppesando l'acquisto, semplicemente non puoi (se non eccezionalmente) farlo, perché il mercato gira diversamente. E non è vero che i consumatori sono più forti del mercato, è una pia fola della attuale ideologia, a meno che non ci sia una organizzazione di massa estremamente forte - ma portata avanti da chi? con quali energie-tempo-soldi-luoghi-risonanza?? - capace di fungere da controllo (e all'occasione da rete alternativa) molto stretto.

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    3. Ma infatti, i lettori sono deboli perché soli. Punto. Tutti i discorsi che cominciano con "se tutti facessero questo" non hanno proprio ragion d'essere se non in un mondo di frutta candita.
      Se non trovi quello che cerchi in libreria, puoi cambiare libreria. Magari sei entrato in quella sbagliata. Il lettore ha una prospettiva diversa rispetto al libraio e non è detto che sia invertibile!

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    4. Fino a un certo punto puoi cambiare libreria. Non ovunque ne trovi altre, per cominciare, fuori dalle grandi città. Ammesso che ci siano, e che siano "indipendenti" piuttosto che "di catena", non è detto che siano davvero diverse come impostazione. Nei casi migliori, magari vorrebbero ma non possono. Se l'editore, ad esempio, non mette più a disposizione un titolo dopo un tot, le librerie, magari piccole e con poco spazio, ci possono fare ben poco, anche volendo (e non è detto che vogliano). Né potrebbero voltare totalmente le spalle alle mode del momento, e seguire le mode comunque assorbe risorse già scarse, di tempo, lavoro spazio. Oppure investire su testi particolarmente costosi e di nicchia. Andare online, anche sui siti dei piccoli editori, E' un po' come cambiare libreria, ma mettendoci meno tempo per trovare ciò che interessa. Lo sconto fa piacere, ma non è fondamentale. La differenza la fa il tempo che ci si mette a trovare se appena appena si vuol uscire dal seminato, e la disponibilità dei fuori catalogo.

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  12. P.S.: non andrebbe dimenticato poi che legge chi ha avuto da piccolo confidenza con il libro e ha acquisito familiarità e capacità di gestire la parola scritta, per lavoro, per studio, per piacere. Quindi, famiglia e scuola, ma anche biblioteche. Ma quanto familiarizzano davvero queste istituzioni con i libri, oggi? E cosa fanno gli editori in Italia? Si fanno rimborsare dallo Stato perché chi va in biblioteca gli compra un paio di copie in meno, magari di cose fuori commercio. E beh, ma che volete a questo punto.

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