venerdì 8 febbraio 2013

Grandi librerie 3

Il quadro che si sta delineando, quindi, non è dei più allegri. Clienti che hanno poco tempo e pochi soldi, che preferiscono la comodità dell'acquisto on line alla massificazione delle librerie di catena. Librai sempre meno motivati e sempre più stressati, una mancanza di progetti sul lungo termine, una scarsa attenzione alle risorse umane e a quelle librarie, case editrici sull'orlo di una crisi di nervi con politiche quasi schizofreniche e accordi commerciali che rasentano la follia.
Come si esce allora da questa situazione? E, soprattutto, vale ancora la pena cercare di salvare il salvabile?
Se avessi la risposta a quest'ora, probabilmente, sarei un uomo ricco.
E invece sono solo un libraio.
Io credo che occorra rivedere tutto.
Proprio a partire dalle librerie.
La libreria dovrebbe essere uno spazio fisico che ti offre qualcosa di più di una tessera punti o di uno sconto, dovrebbe essere il luogo in cui la cultura non ha solo un valore commerciale ma ne ha anche uno intellettuale. Può sembrare una cosa banale ma non è così.
Se ne esce tutti insieme da questo disastro. Cercando di trovare il modo per spingere i più giovani ad amare la lettura, ricavandosi spazi in famiglia e a scuola, evitando di ricorrere alla televisione o al computer come surrogati di baby sitter. Se ne esce cercando di pubblicare di meno, magari, e di curare più i libri. Si rimprovera spesso alle librerie di tenere i libri solo due mesi sugli scaffali, ma con cinque invii a settimana di novità e centinaia di copie di libri che ogni sette giorni entrano in libreria come pensiamo di poter sopravvivere se non rendiamo il prodotto precedente. Vi assicuro che non è piacevole vedere un libro in cui credi finire in resa per mancanza di posto solo perché non ha venduto abbastanza. Però, allora, smettiamola anche di entrare in libreria cercando, famelici, le novità del momento. I libri andrebbero curati. L'offerta è comunque altissima. Potremmo smettere di pubblicare libri ora e, probabilmente, non ci basterebbero dieci vite per leggere tutto ciò che è attualmente in commercio. Smettiamola anche con questo mito del “pubblicare” per “arrivare” (non si sa bene a cosa). Per come è messo il mercato oggi pubblicare è solo il primissimo passo. Smettiamola di puntare tutto sul marketing, sul grande è bello, riduciamo le dimensioni delle librerie, facciamo scelte più ponderate, cerchiamo di offrire, magari, servizi on line che possano dare ai clienti maggior comodità e vantaggi, facciamo in modo che la libreria diventi un luogo importante per la città ( o il paese).
Io credo che ci sia ancora un margine d'azione per salvare le librerie.
Ma forse sono solo un illuso.

16 commenti:

  1. carissimo. anni anni anni fa frequentavo una libreria. entravo e dicevo "mi andrebbe di leggere un libro sul tale argomento". il libraio ne tirava fuori millemila, se ne parlava, sceglievo e comperavo. ecco.... nelle grandi catene non si può più, perché il libraio è un commesso, un addetto. e tutta la produzione di porcheria su carta secondo me rende impossibile per lui conoscere a fondo "il prodotto". che è un libro, mica un etto di mortadella. ti auguro una tua libreria, di nicchia e di passione.

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  2. Beh, anche secondo me la libreria come luogo fisico potrebbe salvarsi. Non come catena, però. Il fatto è che le librerie offrono un 'luogo' personalizzabile in cui possono offrire quello che vogliono. E solitamente si guardano bene dallo sfruttare questa possibilità. Presentazioni, letture collettive, iniziative, sbalzare fuori dalla libreria stessa e andare a procacciare lettori o futuri lettori. E creare una rete per gestire la situazione con le altre librerie indipendenti.
    E invece no.

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  3. Marino, quello che tu stai immaginando è una funzione più allargata della libreria: a mio modo di vedere si tratta di un centro di cultura, che incidentalmente, per pagare da vivere al libraio, deve anche produrre del profitto.

    Che il modello della libreria di catena non soddisfi la visione di centro di cultura è evidente. Ho dei dubbi che sul medio termine possa soddisfare anche il requisito di dar da mangiare al libraio, oltretutto.
    Però è chiaro che si tratta di una visione diversa, innovativa. Ho un ricordo meraviglioso di una grossa libreria a Boston. Una stanza enorme in un mall, tanti scaffali a rastrello, e ad ogni estremità dello scaffale una poltrona dove sedersi a leggere il libro che avevi addocchiato. Haydn in sottofondo (i quartetti d'archi, incomprensibili ai più ma ascoltabilissimi come sottofondo neutro), e i librai disponibili a parlare con te del libro scelto. Bello, ma non basta, perché la cultura non si ferma al libro: la cultura è idea, e quindi anche evento, anche musica, anche pittura, anche.... tutto ciò che di bello, creativo, intelligente la mente umana possa concepire.

    E tutto questo sogno deve comunque dar da mangiare al libraio, non dimentichiamolo. Si può fare? Forse, è una scommessa, ma credo che ci voglia fantasia e passione. E visione.

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    1. Io credo davvero che occorra rinnovarsi di continuo, cercare sempre nuovi stimoli, entrare, soprattutto, in sintonia con il luogo in cui la libreria è nata. L'unica cosa che so è che l'attuale sistema non funziona, le librerie di catena sono in crisi quindi bisogna cercare altre strade. Quelle portate avanti sino ad ora sono fallimentari, è sotto gli occhi di tutti. La mia impressione è che si stia cercando di portare avanti, con caparbietà, un sistema che interessa solo ai "grandi" per una semplice questione di "accordi commerciali". Ma ormai non basta più perché anche i gruppi editoriali sono in crisi. Guarda RCS... insomma o nasciamo a nuova vita oppure chiudiamo e ce ne andiamo tutti a casa. Mi chiedo solo quando se ne renderanno conto.

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  4. Lavoro in biblioteca. A dispetto di quanto pensano gli editori, dove le biblioteche pubbliche funzionano, le librerie vendono. Il fruitore della biblioteca è un buon consumatore di libreria, anzi è un consumatore "critico". Purtroppo le librerie sono l'ultimo tassello della catena: gli editori trovano escamotage invece di cercare la qualità, le biblioteche chiudono (o sono ridotte alla canna del gas), la scuola fa odiare libri e cultura e la televisione impera. Ieri sera sono stata ad una serata organizzata per i genitori di tre scuole materne (300 bambini più o meno) per parlare di libri per bambini (della loro importanza, della relazione che il libro crea, nati per leggere...). Se eravamo una cinquantina di persone è tanto: è da ieri che ho il magone, perché se si fosse trattato di frittelle e carnevale ce ne sarebbero stati il triplo.
    Sono arrabbiata, molto arrabbiata!
    E dubito che tra le cose che B. ci restituirà dopo le elezione ci sarà l'amore per i libri e i luoghi della cultura!

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  5. In casa mia il libro è un bene che non è mai mancato: mio padre compra in media 2 libri ogni 15 giorni, di solito ultime uscite, certo, ma anche qualcosina di nicchia. Li compra da un amico che ha una cartolibreria storica con titoli rispettabili, commerciali, ma rispettabili. Io fin quando ho vissuto con i miei ordinavo i libri da lui, da Harry Potter a Antigone, da Martin a Hugo. Anche perché librerie che vendessero solo libri, nel mio paesino, non credo ci siano.
    Ora vivo a Roma, e periodicamente vado a spulciare tra gli scaffali dell'Ibs di Repubblica (perché ci sono un paio di commessi-librai molto gentili) o della Feltrinelli, cercando qualcosa che faccia per me.
    Non ho mai comprato su internet perché non ci provo gusto, a comprare un libro senza prima aprirlo, sfogliarlo o comunque tastarlo, anche se spesso vado in libreria e so già cosa voglio. Però, magari se vado a comprare di persona trovo anche qualcos'altro...
    Per me cresciuta a pane e libri, il libraio è una sorta di essere magico, un po' una creatura mitologica. E infatti, come gli unicorni e le mandragore, non ne ho mai incontrato uno.
    Quello che voglio dire è che manca nella mia esperienza un rapporto di fiducia lettore/libraio, e mi dispiace.
    Alex V

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  6. Sto coltivando la libreria di cui ti ho parlato Marino, anche se per come leggo io, tanto, difficile che entro e spulcio, ho già in testa fin troppi titoli perchè mi informo prima.
    Anche in casa mia la cultura del libro è preistorica, e in molte altre, di bimbi piccoli di oggi, ma altri no, altri li piazzano a 2 anni davanti alla wii o come si scrive.
    Un'amica sta aprendo una libreria con grande entusiasmo. Insomma c'è chi ci crede ancora, ma, a mio avviso, l'errore n. 1 è degli editori, buttan fuori troppo troppo con quelle cavoli di fascette "l'autore dell'anno" e via, ma quanti ce ne sono?

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  7. Una libreria del genere Boston l'ho vista a Pasadena, ma senza Haydn purtroppo :-/ - quei quartetti sono meravigliosi!
    Piena di gente diversa e variegata che il sabato sera andava a leggerci almeno quanto comprarci. Modello vincente? Non lo so, di certo diverso. L'idea di entrare in sintonia con il luogo mi sembra importante, agli antipodi dalle enormi di catena dove non mi sono mai trovata bene: scomode, confuse e con commessi sgarbati o assenti.
    Libreria o centro culturale: a parte ogni considerazione sulla disponibilità di denaro nel ceto medio, attualmente molto minacciata, forse si è voluto dimenticare che il libro è un prodotto culturale e che se non gli crei cultura attorno, difficilmente trova mercato. Se la cultura è una creatura morbida, ci vuole un minimo di benessere, ma soprattutto ci vuole un contesto che sappia che farsene. In un paese che ignora le vacanze, quanto venderebbero le creme solari? Il problema è che è difficile che una o mille librerie isolate e coraggiose possano farcela a diffondere cultura - o lettura - in un contesto che ne viene sempre più deprivato.

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  8. Caro Marino, concordo con tutto quello che hai detto. Io ho il mio libraio di fiducia e non c'è Amazon o IBS che possano sostituirlo! Purtroppo chi non frequenta una libreria non lo può capire, e pensa che da circa un mese abbiamo anche inaugurato un gruppo di lettura all'interno della libreria, cosa della quale sono molto fiero! Io ho "adottato" il libraio e mi ci trovo benissimo! ^_^

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  9. Sono una lettrice "silenziosa" del tuo bellissimo blog... stavolta commento anche io! Io amo leggere, ho una libreria zeppa di libri, se devo scegliere tra un vestito e un libro scelgo quest'ultimo! Da un po' anche io, come molti, devo tagliare sulle spese e rinunciare a parecchio, libri inclusi, con mio enorme rammarico. I problemi quindi sono vari: meno acquisti (come nel mio caso), librerie che sembrano centri commerciali tranne qualche eccezione (spazio bimbi da Feltrinelli, la mia 5enne lo adora), e soprattutto le scelte editoriali! Ma quando la smetteranno di propinarci 'ste 50 sfumature??? E la cosa grave è che moltissime persone che conosco le hanno lette, con la scusa "eh, ma è per curiosità, li leggono tutti". Ma ci rendiamo conto che spacciano una schifezza per letteratura? Se proprio la gente vuole letteratura erotica, c'è ben altro da leggere, ma scegliere da soli è troppo faticoso...
    Non so onestamente se ci sia soluzione. Mi ricordo però la sitcom "Ellen", dove la protagonista era la proprietaria di una libreria: c'erano divani, tavolini, macchinette per il caffè, gruppi di lettura, un'atmosfera "casalinga" insomma. Chissà...

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  10. gigi er libraro12 febbraio 2013 13:20

    Intanto complimenti per l'analisi della situazione, molto chiara e condivisibile al 100%. Avrei solo aggiunto i problemi che a noi piccoli crea una distribuzione ormai totalmente destrutturata, ma forse sarei andato troppo su temi per addetti ai lavori, che non so quanto interessino i nostri clienti.

    Alla fine della trilogia di post mi è rimasta una domanda: rispetto a me, libraro indipendente, tu quanto margine di manovra (nel senso di ideazione di spazi/eventi/esposizioni eccetera) puoi avere in una libreria di catena?
    Ti devi limitare al compitino precotto deciso dai mega manager o puoi metterci anche qsa della tua creatività?

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    1. Aspetta, aspetta! Margine di manovra????? Ok, dammi dieci minuti, finisco di sbattere la testa contro il muro e ti rispondo ;) Quando ho iniziato (sette anni fa), molto. Oggi, praticamente, spazio di manovra ridotto al minimo. Prenotazioni novità centralizzate, vetrine in vendita o riservate a promozioni, monotitoli proposti dalla sede... certo poi puoi fare anche tu le tue proposte. Sempre che non siano troppo raffinate.

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  11. Ciao,

    sul sito vicolocannery

    http://www.vicolocannery.it/2013/02/11/grandi-librerie/

    hanno repostato questi tuoi scritti. (Debitamente accreditati, non ti preoccupare...)

    Siccome li avevo ritenuti un ottimo spunto di riflessione, ho commentato, per poi scoprire che dall'altra parte non avrei trovato l'autore, bensì un imbelle ragazzino.

    A ragione del fatto che, come leggo dai commenti a questo blog, qui le questioni che hai portato possono essere liberamente discusse (e, da quel che vedo, altri, seppur con minore vis polemica, sono giunti alle mie stesse conclusioni...), ne approfitto per segnalarti la questione a ragione del fatto che, se interessato, puoi sentirti libero di intervenire.

    Solo ora ho capito come mai il tipo di là non argomentasse. Semplicemente perché non aveva gli strumenti :)

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    1. Ciao ho letto il tuo commento su Vicolo Cannery. Condivido alcune considerazioni, probabilmente io ho un'idea eccessivamente utopistica di cultura. Non ho soluzioni in tasca, altrimenti avrei una libreria mia, posso solo limitarmi ad osservare quello che sta accadendo nel mondo librario ed editoriale e cercare di fare considerazioni. L'unica cosa certa è che l'attuale modello economico/produttivo/librario non funziona se non a discapito dei più deboli e della cultura stessa. Ma per "rifondare" un nuovo modello culturale/produttivo non bastano considerazioni di un libraio :)

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    2. :) in bocca al lupo!

      Complimenti per il blog.

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  12. Sciaqualani, intanto eviterei di ricostruire passaggi internet che non conosco: non è a te che devo spiegare i rapporti che ci sono tra Marino e Vicolo Cannery. Mi auguro sempre che la gente parli di cose che conosce, ma vengo spesso smentito.
    Tu hai un'opinione assolutamente mercatista, ma, mettiamola così: se l'azienda per la quale curi l'e-commerce per aumentare la tua produttività e per non fallire ti mettesse dei violentissimi nazisti a «spronarti» sarebbe lecito? A quanto dici tu sì. Secondo me no. Secondo me dovrebbe essere un principio armonico e umanista a veicolare le nostre scelte politiche e aziendali, ché a essere spietati davvero non ci guadagna nessuno.
    Non rispondo sul resto, lascio l'ineleganza agli ineleganti.
    Corrado Melluso

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