giovedì 21 febbraio 2013

La banalità del male ( Hannah Arendt mi perdoni)

C'erano una volta dei mostri che spaventavano l'immaginario collettivo. Erano spesso mostri che, a volte inconsapevolmente, altre volontariamente, facevano del male agli esseri umani, vivevano in luoghi oscuri e dimenticati, oppure si aggiravano fra le strade di città deserte o in mezzo a campagne notturne.
Erano spaventosi, dei reietti, odiati dai mortali, temuti. A volte capitava che qualcuno fra questi mostri facesse intravvedere un briciolo di umanità. Spesso, alla fine della storia, si tiravano in ballo grandi questioni etiche: il voler sostituirsi alla natura, il consumismo, il desiderio di vivere per sempre. I nostri mostri non erano mai felici, vivevano la propria condizione come dei miserabili, incapaci di creare empatia con il mondo di fuori. Anche se a volte capitava che qualcuno di loro si innamorasse. Soprattutto, credo, erano figure che servivano a ricordarci ciò che potremmo diventare rinunciando alla nostra umanità. Anche se poi, spesso, leggendo le varie storie ci si chiedeva chi fosse da considerare più umano.
I vampiri indossavano lunghi mantelli, avevano enormi canini, si trasformavano in pipistrelli, bevevano il sangue degli umani, morivano se si esponevano alla luce del sole, se qualcuno gli conficcava un paletto nel cuore, scappavano davanti a croci, acqua santa e aglio. Gli zombi, invece, si trascinavano da una parte all'altra della città, lenti, marcescenti, in cerca di cervelli da degustare, con tutto il loro carico sociologico sulle spalle. La paura della morte, il riproporsi dei temi religiosi (esiste il paradiso? E l'inferno? E se esistono perché questi continuano a camminare sulla terra? O forse è questo il nostro inferno?) e spirituali, il ripetersi di quei gesti tanto cari a noi umani (a chi, scendendo nel sottopassaggio della stazione o della metropolitana, in fila per salire su un autobus o alla cassa del supermercato, non sono venute in mente, almeno una volta, le scende dei film di Romero?).
I lupi mannari ululavano alla luna subendo un'orribile trasformazione, si alzavano la mattina, dopo una notte di luna piena, nuovamente umani, inconsapevoli di ciò che era accaduto la notte precedente, sporchi di sangue, logorati dal dubbio.
Poi i vampiri si sono evoluti. Sono diventati tormentati e pieni di dubbi, hanno cominciato a guardarsi allo specchio, a non temere più le croci e i paletti conficcati nel cuore. I vampiri “romantici” di Anne Rice, belli e dannati, bisessuali ed eccitanti, novelli Dorian Gray vampireschi (con il nuovo sangue il corpo si trasforma in suprema bellezza), giovani ed attraenti. Per sempre. Il passaggio al cinema ha consacrato poi i vampiri a idoli delle e dei fans di Brad Pitt e Tom Cruise. Dopo intervista col vampiro i vampiri di Anne Rice si sono trasformati in pop star. Abbandonato il problematico Louis la Rice si è concentrata sul più carismatico Lestat imbastendo sul suo personaggio diversi romanzi.
La figura del vampiro ha avuto ulteriori evoluzioni con la Meyer. Vampiri per il target adolescenziale, molto teen- agers, ugualmente tormentati ma con l'ipod in tasca. Ovviamente occorreva umanizzarli più di quel che aveva già fatto la Rice e cosa c'è di meglio di Vampiri BUONI che sono addirittura vegetariani (e no, cavoli! Non sono vegetariani per niente, bevono il sangue degli animali. Ma dico io! Sembrava che con i vampiri gli animali fossero al sicuro e poi arriva la Meyer? Scusate, piccola parentesi da vegetariano. Reale.) che lottano contro altri vampiri (cattivi) per aiutare gli umani, che si innamorano della bella Bella che muore (letteralmente) dalla voglia di diventare vampiro. Se ci mettiamo che il vampiro e l'umana fanno sesso prima della trasformazione di lei e che poi Bella affronta una gravidanza di un mese (i tempi scenici sono quello che sono), alla faccia dei vampiri asessuati il cui unico piacere era quello di succhiare il sangue, abbiamo un perfetto vampiro/umano. I lupi, intanto, da mostri tormentati e disperati, si sono trasformati in ragazzotti pieni di muscoli che vanno in giro in mezzo alle montagne senza la maglietta. E se sul grande schermo si ripropone il modello portato avanti in Intervista col Vampiro (anche se il film in questione aveva un gran regista alle spalle) proponendo, questa volta, un target attoriale decisamente indirizzato a un pubblico giovane, il gioco è fatto.
In tutto questo marasma adolescenziale sembravano salvarsi gli zombie, perfette creature senza memoria e rimorsi. Voglio dire, quale adolescente ormonedotata vorrebbe avere una qualsiasi relazione di qualsiasi forma con un morto vivente in putrefazione?
Invece no. Ecco che arriva lo zombie (giovane e bello ovviamente) in crisi esistenziale, mangia il cervello (bè sempre di zombie si tratta) a un ragazzo e si innamora della sua ragazza.
Ammetto di aver letto (per ora) solo metà del libro. Odio gli zombie, mi fanno davvero una paura del diavolo. Non sono nemmeno riuscito a leggere i fumetti della serie Walking Dead (per non parlare della serie TV, ho visto la prima puntata e non ho dormito, giusto per dire i livelli...) però sono anche un cultore del buon horror (anche se poi non dormo) sia a livello di narrativa che cinematografico. Intendiamoci Isaac è bravino e ha un immaginario tutto suo. La parte migliore del libro è proprio nella descrizione della desolazione, è ironico e anche il personaggio risulta simpatico (lasciate invece perdere completamente il film! TERRIBILE!) ma (sì c'è sempre un MA) anche questo prodotto rischia di finire nel tritacarne delle letture sfornate sui gusti (del momento) degli adolescenti. Non c'è bisogno di rendere umani i personaggi che affollano il visionario mondo dei “cattivi”. Lo sono già. Si portano sulle spalle un retaggio culturale terribilmente umano. Solo che sta in chi scrive far emergere questo fattore X. Troppo facile scrivere di vampiri belli, buoni, vegetariani (sig!), che brillano al sole o di lupi affascinanti e palestrati o, ancora, di zombie innamorati. È il non detto quello che manca ai nuovi mostri. Sono delle belle bambole sfornate per il consumo di massa, per vendere milioni di copie a un pubblico di rapaci goticoromanticodipendenti. Non c'è nulla di affascinante nella falsa umanità di questi personaggi.
Il loro lato oscuro non esiste, viene annebbiato e oscurato dalla bellezza fisica, annacquato da storie d'amore troppo umane. Alla fine gli zombi siamo noi, chiusi in scatole di diverse misure, incapaci di vedere la bellezza che ci sta intorno, voraci non di cervelli ma di tecnologie varie. E i mostri che da sempre affollano le pagine della letteratura impallidiscono davanti agli orrori, quelli veri, di cui l'uomo è capace.

6 commenti:

  1. Ho visto il film. Il lieto fine smaccatamente buonista mi ha dato il colpo di grazia. O forse, di più, la visione di una ragazza della mia età (!!!) che si asciugava le lacrime quando si sono spente le luci.

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  2. Che dire? Hai già spiegato tutto tu.
    Sarà che sono della generazione precedente, in teoria, di quella che ha decretato il successo dei prodotti "goticoromantico", ma ho sempre pensato che il Dracula di Stoker fosse meglio di qualsiasi Edward Cullen.
    Nel ripercorrere l'evoluzione della figura vampirica però hai saltato un passaggio imho fondamentale: l'interpretazione di Joss Whedon con la sua "Buffy l'ammazzavampiri". Interpretazione che io personalmente adoro, perché secondo me è riuscito a mantenere i caratteri del vampiro 'cattivo', ma aggiornandolo alle esigenze pop e rendendo credibile anche una sua umanizzazione, ma un'umanizzazione che passava per sacrifici, crisi, ricadute, lotte, e che non era certo lo standard per la razza :P Il tutto condito da quintali di ironia, che per me era la cosa più importante in tutto il meccanismo. Io Buffy lo definisco "buonismo al vetriolo" XD Imho si poteva continuare su quella strada. Solo che poi sono arrivati i vampiri che brillano al sole e che si prendono tanto sul serio... (vuoi metterli con un vampiro che guida con i sacchi della monnezza attaccati ai vetri per tenere fuori il sole, ascoltando i Sex Pistols a palla? Non c'è gara! :P)

    minty

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  3. Gli zombi mi fanno ribrezzo, non capisco proprio questa moda degli zombi. Sui lupi mannari consiglio "Into the mouth of the wolf" di joshua Dagon, imperdibile per chi ama il genere. Quanto ai vampiri, vuoi mettere Dracula di Bram Stoker coi vampiri all'acqua fresca tipo Twilight? Già Lestat di Anne Rice se li sarebbe mangiati a colazione! Sui vampiri (e sugli angeli più o meno caduti) il mio consiglio è "Buriyng the shadow" della scrittrice inglese Storm Constantine. Oppure Hemovore di jordan castillo price, dove i vampiri sono una minoranza etnica.

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  4. Maledetta Meyer e i suoi vampiri ammazza animali!!!!!!!
    Che razza di balordi!
    Silvia

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  5. Ho letto solo Intervista col vampiro e non mi piace molto. xD Dovrei recuperare Dracula probabilmente, il resto non mi interessa.

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  6. Beh che dire....fino a intervista col vampiro ancora, ancora mi andava tutto bene....non sono mai stata un'ammiratrice di Tom Cruise e di Brad Pitt però l'immagine del vampiro affascinante non mi dispiace (solo affascinante però...non incasinato....un vampiro deve essere un vampiro).
    La Meyer però.....dio mio....se penso che quando ero in terza liceo mi sono fatta coinvolgere dalle mie amiche che adoravano i suoi libri e quindi li ho letti tutti anche io.....ANCORA MI CHIEDO COME SIA POSSIBILE!!! I film sono un orrore...peggio dei libri!
    Il film sullo zombie innamorato non andrò a vederlo mai e poi mai (guarda caso è degli stessi di Twilight). O.O
    Morbidi.

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