giovedì 28 febbraio 2013

Panino, insalata o... libro?

Giusto per fare capire a tutt* voi quanto sia importante per me leggere i vostri messaggi e vedere che il blog gode di buona salute voglio approfittare di un nuovo spunto di riflessione che questa volta mi viene da Chicca.
Si parla, ancora una volta, di prezzi di libri e di educazione alla cultura.
Prima di farlo però, come al solito, faccio alcune considerazioni (non mi ci mandate dai!)
Sento spesso dire che la cultura deve essere di tutti. È un'affermazione che vale, a mio parere, nell'idea, bellissima e rivoluzionaria, che la cultura debba essere alla portata di tutti.
Di fatto, dal mio punto di vista, lo è.
Nelle biblioteche possiamo andarci tutti, gratuitamente. Posso entrare in libreria e sedermi a leggere un libro anche senza comprarlo (da noi succede spessissimo), ci sono giorni in cui posso andare a visitare gratuitamente mostre e bellezze artistiche (lo ammetto sono pochissimi i giorni ma ci sono, pensiamo alle iniziative FAI), al cinema esistono giorni e orari con prezzi ridotti. Il teatro è un discorso a parte ma per come è messo il settore non mi sento nemmeno di parlare del prezzo dei biglietti teatrali.
Però la cultura andrebbe anche conquistata. Nessuno dice che la cultura è facile. Non lo è affatto, al contrario. La cultura è impegno, è curiosità, è studio. Oltre che bellezza. È come se io mi lamentassi di aver messo su 4 kg e non facessi nulla per perderli. Se voglio un corpo scolpito è ovvio che devo fare fatica e andare in piscina o palestra o a correre. Perché con la cultura dovrebbe essere diverso? Oggi tutti noi abbiamo l'opportunità di andare a vedere una mostra ma senza conoscere il “contenuto” le idee, gli stili... vedremo solo dei quadri appesi al muro senza comprendere ciò che c'è dietro. Spesso sento dire che l'arte medievale è facile. Sbagliatissimo. Nell'arte medievale ci sono simboli, icone, personaggi che danno un senso del tutto particolare all'opera. Stessa cosa nell'arte contemporanea. Se non conosco l'idea che ha spinto un artista a fare una certo quadro per me saranno solo scarabocchi senza senso.
La seconda cosa riguarda, ancora una volta, il prezzo del libro.
Non voglio ripetere ancora le stesse cose, ognuno ha la sua idea in merito, preferisco portare un esempio: Il grande libro delle stelle di Boitani, Il mulino 65 euro.
Posso contestare il prezzo del libro, posso non avere 65 euro, posso averli ma non da spendere nel libro.
Però cosa c'è dietro questo libro? 4 anni di studio, una ricerca bibliografica incredibile, immagini (e relativi diritti). Posso, davanti al lavoro di uno studioso come Boitani, un lavoro certosino e immenso, affermare, in tutta coscienza, che 65 euro sono tanti?
Alto esempio: Il libro della Barbara D'Urso costa 18 euro.
Allora alcune considerazioni:
Non è vero che tutti i libri costano tanto, ne abbiamo già parlato, abbiamo già parlato anche delle campagne promozionali, ricordo che all'estero i libri costano in media meno ma in molti paesi europei lo sconto non esiste (io mi sento chiedere lo sconto anche sui libri che costano 5 euro). Anche fra i libri che costano tanto, con tutto il rispetto per la D'urso, si possono fare delle forti distinzioni. Io per un libro di Boitani 65 euro li spenderei (ovviamente in base alle mie disponibilità) 18 per un libro come quello della presentatrice, francamente, no. E con questo non voglio fare lo snob. Dico che alcuni libri lo meritano il prezzo alto (per lo studio, per la ricerca, per il tempo, ecc...) e altri invece no. Ancora una volta, dal mio punto di vista, non si può generalizzare.
Passando “all'educazione” alla lettura posso finalmente ricollegarmi al messaggio di Chicca e a una frase in particolare che mi dà l'opportunità di parlare di letteratura affrontando un altro tema che mi sta particolarmente a cuore: il cibo.
Chicca (e dammi del tu ti prego, non sono così vecchio e anche se lo sono faccio di tutto per non sembrarlo) scrive, a proposito del prezzo dei libri:
“E' come il discorso che sento fare a proposito dell'obesità o sulle malattie cardiovascolari in aumento ecc ecc: non esisterà mai un educazione alimentare corretta se un insalata o un piatto di verdura continuerà a costare molto di più di un hambuger da 1 euro che viene venduto da McDonalds”
Ancora una volta non è, a mio parere, una questione solo di prezzo.
Nella maggioranza dei casi, quando nasciamo, veniamo educati al consumo di carne, pesce, verdure ecc... ma, spessissimo, è la carne il cibo che viene prediletto a livello culturale. Chi di noi non si è sentito dire che senza la carne non si diventa grandi? Mia madre ha avuto una crisi di nervi quando ha saputo che non la mangiavo più. Sono certo che se mettessimo allo stesso prezzo una minestra di legumi e un panino del McDonald's molte persone sceglierebbero il panino. Perché è più gustoso, perché c'è la carne, perché, per molti, il McDonald's è un simbolo, è cool, è fico.
Mangiamo carne perché siamo abituati a farlo, perché è radicato nel nostro retaggio culturale, perché pensiamo di non poterne fare a meno.
Leggere è fatica, è passione. Non è facile come aprire una pagina Facebook, significa che devi ricavarti uno spazio per te, isolarti dal mondo per poter entrare in un'altra dimensione, devi immaginare i personaggi, la storia. Non la puoi vedere sul cellulare. Siamo certi che se da domani i libri costassero 1 euro aumenterebbero i ragazzi che leggono? Io credo di no. Aumenterebbero i pezzi venduti perché chi già legge farebbe incetta di libri. Forse si riuscirebbe anche a convincere qualche nuovo acquirente a leggere ma non credo che sarebbe una cosa così immediata.
L'amore per i libri e la lettura non si impone, naturalmente, così come non si impone un cambio di dieta. Un individuo deve essere preparato, deve trovare sul proprio cammino persone che gli facciano conoscere i libri. Quanti genitori leggono le fiabe ai bambini? Quanti comprano loro libri? Quanti professori cercano, al di là di tutte le difficoltà che il mestiere oggi impone, di far innamorare i ragazzi e le ragazze ai libri? O è più facile imporre, seguendo il programma, i Promessi sposi? La scuola dovrebbe essere condivisione, si dovrebbe avere l'opportunità di fare cultura (cinema, musica, teatro, letteratura). Mancano i fondi, manca la “cultura” della cultura e questo non avviene. Anche se credo che si debba partire proprio in famiglia per dimostrare alle nuove generazioni che leggere può essere un esercizio meraviglioso.



29 commenti:

  1. C'è gente che non leggerebbe neppure se i libri glieli regalassero tutti, portandoglieli a casa infiocchettati.
    Io ieri ero in ferie e sono andata a pranzo da Mc Donald perchè con le offerte mi sono sfamata con 3 euro: 1 cheesburger, mezza minerale e 2 dolcetti.
    Sono solo esempi, l'argomento e' vasto. Buona giornata Sandra

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    1. Sandra però cosa hai mangiato? Nel senso... la qualità del cibo, se di cibo si può parlare, qual è?

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  2. Io sono andata alle elementari che già sapevo leggere, perchè i miei invece che bambole mi regalavano libri. E tutt'ora leggo quantità enormi di libri. Entro in libreria, faccio un giro tra gli scaffali, e sono una delle poche che non esce mai senza niente.
    Ma sono anche una di quelle che non mangia carne tutti i giorni, e che all'hamburger a buon prezzo preferisce portarsi "la schisceta" da casa con un po' di pasta o una bella insalata.
    E sono anche una di quelle che si è sentita chiedere, mentre ero immersa nella lettura durante la mia pausa pranzo lavorativa, "perchè leggi?"
    "Perchè mi piace, perchè mi apre un mondo.."
    "Mah .. per me è tempo perso".
    Cosa potevo rispondere ad una persona così?

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    1. "Non arrenderti. C'è speranza per tutti, dicono." - potevi rispondergli così.

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  3. Bravo, tesoro.
    Anche se spendo un patrimonio in libri illustrati e avrei proprio bisogno costassero un po' meno. XD

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  4. Certamente se ci fosse un'educazione alimentare e civica forse il discorso sulla carne sarebbe diverso, così come per la cultura. In Europa(appena torno a casa metto il link) ci sono progetti per la lettura sin da quando si è neonati,e ci sono finanziamenti per tutte le arti. In altri paesi, con la cultura si fanno soldi che incidono sul Pil- addiritura 1-2%, che non sono bruscolini. In Italia i progetti che invitano alla lettura sono di tipo regionale e limitati a certi comuni. Ci sono persone che da piccole sono invogliate alla lettura e sono, nella maggior parte dei casi, i lettori forti di questo paese. Ma la cosa più triste di questo mercato e che la cultura è un bene comune come il panino e non si ricorda degli sforzi fatti per far arrivare la cultura a tutti.

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  5. Ciao Marino,

    io sono una lettrice, una forte lettrice, dalle definizioni che circolano. E per questo mio modo di sbranare libri alterno gli acquisti ai prestiti in biblioteca o da amici e parenti: come te, sono affranta al pensiero di non riuscire mai a leggere tutto quanto desidero.

    Ho un bambino di quasi 4 anni e la mia sfida, tra le altre, si intende, è di farne un lettore: i libri illustrati, come fa notate qualcuno prima di me, costano, e molte volte anche io mi ritrovo a rifare i conti e a dover declinare un acquisto. Ma so che dietro ad un buon prodotto, ad un libro di qualità c'è un investimento di tempo, materiali, cura e attenzione che in qualche modo deve trovare remunerazione.

    E quindi preferisco fare questo tipo di acquisto e non un altro.

    Il tuo ragionamento sulla cultura e sulla sana alimentazione come parte dell'educazione di base è sacrosanto.

    Grazia

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    1. so che dietro ad un buon prodotto, ad un libro di qualità c'è un investimento di tempo, materiali, cura e attenzione che in qualche modo deve trovare remunerazione.

      Ecco, finalmente lo diciamo. Perché sì, è vero che la cultura è importante, dovrebbe essere in cima alla scala di valori, e tutto il resto. Però non ho capito perché, di tutte le cose indispensabili (ci sono anche cibo, abiti, abitazioni decenti, ecc.), alla fine si pretende che a essere quasi-gratis sia sempre la cultura. Che poi è l'anticamera di quell'atteggiamento per cui se sei impiegato in ambito culturale puoi pure lavorare gratis. Mica vorrai essere pagato come il panettiere o il muratore, no?

      A volte mi pare si faccia una gran confusione tra l'avere accesso alla cultura (cosa che, come dice Marino, ci sono molti modi di ottenere anche senza svenarsi) e l'acquistare un prodotto culturale, nuovo e costato fatica e sudore (per i prodotti validi) quanto qualsiasi altro, a quasi-nulla. Ma non si tratta esattamente della stessa cosa. Anche perché, come si diceva, non sono certo i costi a tenere i ragazzini lontani dalla lettura, nel 99% dei casi!
      Dopodiché sul fatto che il prezzo di certi libri sia gonfiato dalle storture del mercato, o che certi volumi non valgano in sé e per sé un decimo del loro costo, si può apertamente discutere. E infatti lo si fa spesso, anche qui.

      Infine, solo un pensiero: ma perché tutto 'sto odio per "I promessi sposi"? Non ci si può voltare, che tutti a sparare a zero sul povero Manzoni. Ormai è una moda (e, come tale, ne diffido :P ). Capisco che la lettura imposta alle medie e in seconda superiore possa avvelenare tanti denti, ma personalmente sono stata costretta a leggere di molto peggio a scuola. Non sarà il non plus ultra della narrativa mondiale, certo, e Alessandruzzo era tutt'altro che un progressista brioso, ma ho come l'impressione che 'sto romanzo sia diventato il sacco-delle-botte di tanti pensatori illuminati non unicamente per demeriti propri. Francamente mi spiace, perché imho, pur non essendo chissà che capolavoro incommensurabile, meriterebbe maggiore obiettività. Le pagine belle non gli mancano (e no, non mi riferisco a quella palla del ramo del lago di Como :P), e certe ironie su alcuni tipi umani sono ancora oggi azzeccatissime e molto attuali, secondo me... Ebbasta con 'sto razzismo anti-manzoniano, suvvia! è_é

      minty

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  6. Condivido in larghissima parte quello che scrivi, Marino. E alla fine, anche se non lo dici chiaramente, il problema è di educazione alla cultura. Quell'educazione che è mancata, vuoi perché non è stata offerta, vuoi perché è stata sopraffatta da offerte più attraenti. Si, perché anche l'educazione dei giovani è un mercato: se da un lato offri fatica per capire un testo, un quadro, una musica, e dall'altro trovi l'esaltazione di un mondo rutilante e semplice dove dei mediocri diventano star solo perché appaiono (grande fratello, x factor, letterine veline e cazzatine del genere), è chiaro che d'istinto scivoli verso quest'ultima offerta, a meno che non ti vengano date delle ragioni forti che fai tue per capire il valore della cultura.

    Quando hai la tua scala di valori, allora su quella operi le scelte. Culturali, politiche, di vita. Questo voleva dire la mia battuta del mojito nel famoso post che ha scatenato la polemica. Diversamente da quello che mi è congeniale, là ho usato una modalità telegrafica, nello stile instant messsage. Più o meno consapevolmente, volevo vedere come un messaggio, per me chiaro, potesse essere ricevuto da sensibilità differenti dalle mie una volta privato del ragionamento che lo reggeva. Ecco, oggi funziona così: butti lì dei risultati, delle sentenze apodittiche, che hanno successo o no in funzione di quanto ti "piacciono", dove quel piacere non si appoggia più ad un'estetica culturale, ma ad una percezione di bisogni elementari (fame, sesso, soldi, successo, piacere). Non che questi siano negativi in sé, ma non possono essere loro il fondamento dell'etica, dell'estetica, della logica.

    Lo so, è abbastanza deprimente questa mia visione. Però mi sto convincendo che sia una discreta spiegazione della società che ci circonda.

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  7. Nella mia libreria ho circa 500 libri...mai chiesto lo sconto e mai fatto storie sul prezzo di copertina. Se un libro mi interessa lo compro e punto! Ci sono donne che amano scarpe e vestiti e ce ne sono altre che amano i libri... ;)

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  8. Ciao Marino,
    sono una mamma lettrice anzi, in base alle definizioni, non una forte lettrice, ma una lettrice superpotente (tra me e il mio compagno acquistiamo una media di 80/100 libri l'anno, inclusi quelli dei nostri figli e figli bonus - 2,, 15 e 21 anni - E ne leggiamo quindi una media di 3 a settimana in due), recentemente, sono diventata una vegana debole (ad un pasto si e uno no consumo formaggio o uova), ascoltiamo musica, vediamo con piacere qualche film, siamo appassionati di arte e di antiquariato, facciamo volontariato e ci occupiamo di raccolte fondi... MA... Marino, possiamo permettercelo, lo dico senza presunzione, Senza voler creare una brutta discussione... La cultura non è per tutti, non può esserlo, e non per una questione di prezzo, ma perché se non avessi la tata non avrei tempo da dedicare alla lettura ed a tutte le altre bellissime attività, se lavorassi 10 ore fuori casa, tornerei solo per preparare la cena al volo, con le prime cose che mI saltano in mente, e non avrei il tempo ed il desiderio di pensare a ricette originali, appetitose e colorate, ma vegan o vegetariane. Gioco con il mio piccino, gli leggo un libro ogni sera, ma sarei troppo stanca per farlo, se dopo cena dovessi stirare. Mio marito legge pure lui, ma quando torna stressato e stanco dal lavoro crolla sul divano e guarda qualcosa di sciocco in tv, per svuotare la testa, e resterebbe lì, se non lo stimolassi io diversamente... Ma ancora, io lo faccio perché quello ho da fare... Marino è il tempo e la voglia di pensare, di riflettere, di cercare il bello dietro l'angolo che ci hanno rubato... Non è una questione di soldi, ma di tempo, ed aver tempo, oggi, costa molti moltissimi soldi!
    Complimenti ancora per il tuo blog!

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  9. carissimo,
    l'unica cosa per cui non dico mai no ai figli sono i libri.
    a 6 e 8 anni la sera quando non fanno troppo tardi leggono a letto. io leggo da quando ho imparato, arrivo anche a 60 libri l'anno - rileggendol quelli che ho già, molto spesso.
    ho letto dei libri ai figli da sempre, e li ho letti con loro.
    spero che faranno lo stesso.

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  10. Commento qua non riesco a fare rispondi.
    Cos'ho mangiato mi chiedi Marino.
    Be' mangiabile, ecco 1 volta al mese si può fare, mangiar bene chiaramente è tutta un'altra cosa (e tutto un altro prezzo!)Io sono molto variabile: oggi Mc Donald con le offerte, domani cena da 60 euro a testa. Baci Sandra

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  11. e poi bisogna anche fare propaganda mediatica :)

    Solista:
    In una libreria dietro agli scaffali
    aveva la sua tana un topo con gli occhiali
    di giorno dormicchiava, così si nascondeva
    nessuno immaginava che lui vivesse lì.

    Però quando il libraio di sera andava via,
    il topo riaccendeva le luci in libreria
    e poi negli scaffali un libro si pigliava
    e a leggere iniziava con gran curiosità.

    Coro:
    Evviva la lettura! Comincia l’avventura
    un sogno ad occhi aperti nel mondo che vuoi tu.

    Solista:
    I libri sono ali che aiutano a volare
    i libri sono vele che fanno navigare
    i libri sono inviti a straordinari viaggi
    con mille personaggi l’incontro sempre c’è.

    Coro:
    Uh!!!

    Accadde che il libraio da un po’ andato via
    però una certa sera tornò in libreria
    il topo con gli occhiali passò un brutto guaio,
    ma lui pregò il libraio in lacrime così:

    Coro:
    Non mi mandare via

    Solista:
    da questa libreria

    Coro:
    perché io amo troppo

    Solista:
    i libri che son qui.

    I libri sono ali che aiutano a volare
    i libri sono vele che fanno navigare
    i libri sono inviti a straordinari viaggi
    con mille personaggi l’incontro sempre c’è.

    Coro:
    I libri sono amici che fanno compagnia
    i libri sono sogni di accesa fantasia
    i libri son momenti di gioia e commozione
    non manca l’emozione che un brivido ti dà.

    Solista:
    Il topo con gli occhiali così ebbe il permesso
    di stare col libraio e fu un gran successo
    sull’uscio del negozio il topo si affacciava
    e il pubblico invitava: “Venite tutti qua!”

    Coro:
    I libri sono amici che fanno compagnia
    i libri sono sogni di accesa fantasia
    i libri son momenti di gioia e commozione
    non manca l’emozione che un brivido ti dà.

    Solista:
    Entrate in libreria

    Coro:
    perché vi piacerà!

    Solista:
    Entrate in libreria
    perché vi piacerà!

    Coro:
    Vi piacerà!

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  12. Ciao Marino,
    esco dal buio della lettura silenziosa del tuo blog per dirti la mia. L'amore per la lettura è qualcosa slegato dalla questione economica personale. Come dicevi tu, ci sono diversi modi per poter leggere un buon libro senza spendere affatto (o spendendo davvero poco): biblioteca, libreria (edizioni economiche, quanti libri a 1.000 lire ho comprato!! Sì, sono d'annata), internet (chi non ha una connessione a portata di mano oggi?) ci sono interi libri on line da scaricare gratuitamente, altri invece che con un versamento irrisorio permettono di avere il file del libro scelto sul proprio pc, "book sharing" raduni dove ci si possono scambiare i libri, un utile baratto direi! E altri metodi che forse ora non mi vengono in mente. La chiave del discorso sta nella scelta che ciascuno fa del proprio tempo. Alcune persone vedono la lettura come un impegno gravoso, noioso e asociale. Forse dipende anche dall'ambiente familiare in cui sono cresciuti e dal contesto sociale in cui si ritrovano a vivere. Per fortuna ci sono anche molte persone, tra cui giovani, che amano scegliere la qualità dei loro momenti liberi e si dedicano alla scoperta di tante storie nuove, in cui perdersi e ritrovarsi. Per me essere curiosa è una molla verso l'ignoto ma anche uno stimolo, a migliorare, al confronto.
    Grazie per gli spunti di riflessione quotidiani.
    Flo

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  13. Che chi legge possa fare incetta di libri, o che possano farlo le biblioteche, ti sembra una cosa così negativa? A me no, francamente.
    Certo che leggere è un consumo più faticoso di altri e che certe abitudini, anche educative, non giovano. Ad esempio l'idea fissa e ossessiva di genitori e educatori che il figlio non debba mai fare cose che gli altri non fanno, per non "sentirsi diverso", mentre chi legge, nel nostro paese, un po' diverso è. Non solo perché legge, ma ancor più perché spesso, poi, pensa (anche senza arrivare al Generale di Calvino). Se io oggi leggo è perché i miei mi hanno letto a voce alta fino allo sfinimento (loro...). Ovvio che scuola e famiglia siano i primi ad educare alla lettura, ma ad esempio un fenomeno che avviene è che bimbi abituati a leggere e pure ad andare in biblioteca smettano alle soglie dell'adolescenza e non ricomincino più. Quindi a un certo punto succede qualcosa: socialmente parlando la lettura non è un valore.
    Il discorso prezzi però è diverso. Da un lato c'è il libro cattivo che scaccia il buono, come sempre (pensiamo alla difficoltà oggi di trovare vestiti fatti di semplice e calda lana: sono tutte porcherie di sintetico); dall'altro la questione dei prezzi in sé. Da cliente posso dire che a me degli sconti interessa niente: quelli se mai li posso prendere in considerazione quando compro un vestito. Mi interessa che il prezzo sia globalmente più accessibile sempre, non rincorrere continuamente delle offerte, cosa che al contrario mi annoia; e mi interessa trovare i libri disponibili più a lungo e non dovermene ingozzare quando arrivano sul mercato, voglia o non voglia, perché spariscono nel giro di due mesi (scelta degli editori); ed è vero che leggo prevalentemente saggistica. Insomma io cerco una costante nell'offerta e nel servizio, non l'evento irripetibile, non me ne frega niente. Nessuno contesta che un libro sia migliore di un altro. Io non conosco i due che citi, ma se potessi il primo lo comprerei perché la parola "stelle" mi farebbe comprare quasi qualsiasi cosa. Il secondo da quel che mi dici che è non lo leggerei manco in biblioteca con cioccolato in offerta accanto alla poltrona. Mettiamo però che tu sia un potenziale acquirente di entrambi. Non c'è niente da fare: se tu guadagni quel che si guadagna oggi, 65 euro ti possono benissimo far saltare il bilancio del mese; 18 sono qualcosa (oh sì), ma non così devastante. Lo puoi fare una volta, eccezionalmente: non può più essere un'abitudine. Facciamocene una ragione: è così. Ma questo allontana le persone dalla cultura, purtroppo partendo proprio da quelle più motivate, che più spenderebbero, se potessero. Le altre, se alla difficoltà del consumo ci aggiungi 65 euro... beh, te li sei giocati per sempre. Dopodiché, per favore, non ci scordiamo che di quei 65 euro, l'autore e la sua ricerca e il suo tempo ne vedono forse 3... e molto forse! Ma sul serio a qualcuno interessa? Secondo me no, ai produttori, ai librai normali, non interessa assolutamente. Gli interessa vendere quel tot di pezzi necessari per recuperare le spese e guadagnare quella percentuale assicurata senza sostenerne altre, magari per ristampar un libro esaurito ma richiesto di cui però continuano a azzannare i diritti. Questo è il mercato, punto.

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  14. (segue)
    Analogamente, ricordiamoci che il McDo ha avuto successo perché, pur offrendo cibo scadentissimo, ha dato alle persone meno abbienti la possibilità di mangiare fuori, di distrarsi, di fare una cosa che facevano i ricchi... oggi poi l'hanno venduto ai ragazzini come posto in cui, di nuovo, con poca spesa, vai e mangi e stai insieme. Ma se sali d'età, non credo che tra un bar che ti propone un minestrone fresco e ben fatto e un fast food sia così scontato oggi che tutti sceglierebbero il fast food per via della carne. Pensiamo al successo che hanno avuto le spaghetterie, o alla pizza: lì la carne non c'è, e nessuno si lamenta. Se però spendi sette volte tanto, le cose cambiano. Non solo per il fast food. Al supermercato è pieno di cibo confezionato, scadente: ma se ti vuoi mangiare delle verdure fresche spendi molto di più, e le trovi quasi sempre fuori stagione, perchè più semplici da conservare, trasportare ecc. Eppure sarebbe una questione di salute pubblica, di prevenzione, di benessere, incentivarne in consumi.

    Quando si parla di tempo che non c'è, mi viene semrpe in mente una riflessione di un qualche Wu-ming sulla necessità di avere tempo per produrre cultura, o almeno il sostrato di attività di tanti in cui l'attività culturale può prendere forma. Secondo lui oggi è molto più difficile produrre cultura perché le condizioni economiche NON permettono più di avere il tempo per farlo. Produrre cultura, come consumarla, richiede tempo. E il tempo lo trovi anche e proprio se ti puoi pagare la colf, se puoi lavorare part time, se puoi evitare di far lo straordianrio, se puoi dire di no al contratto copro che ti rende succube del datore di lavoro, se puoi studiare senza dover lavorare la sera o il pomeriggio, se puoi pagarti l'affitto o il mutuo per abitare abbastanza vicino al tuo luogo di lavoro da non uscire la sera distrutta, se puoi permetterti di fare la spesa nel negozio sotto casa (ammesso ci sia ancora) invece che arrivar al centro commerciale...
    Ancora una volta, il tempo ce l'ha chi può permettersi di pagarselo.
    La cultura è una creatura morbida e i libri vanno dove ci sono i soldi, diceva Giuseppe Billanovich.

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  15. P.S.: quanto al mio caso personale, io in biblioteca ci vado. Ma mi è sempre più difficile trovare dei libri che m'interessino. Proprio perché il prodotto medio è ormai molto scadente e perché se vai nelle biblioteche civiche l'offerta è sempre più livellata verso il basso. Finisce che leggo soprattutto i libri comprati trenta anni fa, che ormai cadono in pezzi e che presto spariranno. Se non si ha accesso a biblioteche più specializzate o universitarie, l'offerta della lettura sta diventando spesso molto elementare. Anche perché nemmeno le biblioteche hanno più i mezzi per permettersi il libro di Boitani, quindi ripiegano sul romanzetto che almeno leggono in tanti...

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  16. Buongiorno.
    Io mangio carne perché mi piace, non perché sono abituato, e in questo senso ne mangerò poca, scegliendo attentamente, e difficilmente mangerò da McDonalds se non costretto. Allo stesso modo leggo perché mi piace, non perché penso alla cultura, e quindi difficilmente comprerò il libro della D'Urso.
    Il discorso che sto per fare si applica alla narrativa, che saggistica ed attualità viaggiano per conali propri e meritano altre considerazioni.
    A mio avviso si trascura troppo la componente ludica. Non bisogna 'insegnare l'amore per i libri', bisogna cercare di far vedere quanto piacere si può provare nel realizzare con la propria immaginazione quel che un libro ti racconta.
    Ci si riesce sempre? ne vale sempre la pena? No, assolutamente, e anzi, penso che l'operazione migliore che si possa fare nei confronti di un libro che non ti coinvolge sia non leggerlo. Il mio metro? se dopo la cinquantesima pagina sono li a domandarmi 'perché sto leggendo 'sta roba?', allora il libro viene chiuso. In questo senso le biblioteche comunali sono di grande aiuto.
    Un'annotazione che mi preme proprio riguardo le biblioteche. Spiacente per chi ha avuto esperienze differenti ma, a voler ben cercare, si trova tutto, a volte al piccolo prezzo di dover aspettare qualche giorno. Io sono in una zona dove molte biblioteche sono consorziate e lavorano in rete: questo consente loro di coordinare gli acquisti e a me lettore di accedere a titoli magari non immediatamente prelevabili presso la mia biblioteca ma comunque reperibili nella rete e disponibili in breve tempo.

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    1. Proprio di tutto no. A parte che in certe patrie zone non si trovano nemmeno le biblioteche... Nella mia esperienza, per la narrativa si trova il prodotto medio basso, per la saggistica è abbastanza un pianto, per l'attualità va come per la narrativa, fatte salve locali inclinazioni al quieto vivere. La mia città ha biblioteche civiche che hanno fortunatamente e non sempre conservato i libri acquistati negli anni Settanta e prima metà Ottanta (e che adesso stanno buttando perché il nuovo è bello e perché magari "sono sporchi"), beh, il livello e l'ampiezza di copertura degli argomenti sono incomparabilmente maggiori rispetto ai libri nuovi. Questo sia perché all'epoca secondo me il livello di qualità dei libri stessi era maggiore (parlo di saggistica, soprattutto), sia perché l'idea di "libro di base" che quelle biblioteche rincorrrevano non significava semplificazione a oltranza, sia perché, probabilmente, si sceglieva e si poteva investire un po' di più in libri di qualità. Se adesso magari ci si aggiunge il fatto che i libri da proporre li indicano più che altro le grosse librerie di catena...
      Certo il best seller rilegato in biblioteca ci arriva, ma a voler scavare un po', perfino un libro Einaudi può esser difficile da trovare.

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    2. Ciao luca, è innegabile che nel cibo e nella lettura giochi l'idea fondamentale del piacere. Ma (è un ma provocatorio :) ) se sin da bambino ti avessere insegnato che mangiare la carne non fa bene ed è sbagliato... la mangeresti oggi?

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  17. Torno adesso dalla libreria, ove ho giusto speso 18 euro. Per due libri, però. Non spenderei mai una somma del genere in un solo libro, il semplice fatto che ne esistano di prezzo tanto inferiore implica che sto pagando un sovrapprezzo immotivato. Che poi 18 euro è appena sopra il prezzo 'medio', si trovano libri anche a 22-23 euro.
    Se parliamo di avvicinare la gente alla lettura non parliamo soltanto di prezzo. Tanto per cominciare, quella persona deve entrare in libreria. E' tutto un altro discorso. Ma se parliamo del mercato del libro, allora sì, la cosa cambia. Per me è una semplice constatazione: il mercato è in crisi, si vende di meno -> abbassa i dannati prezzi per attirare i clienti. Non è un caso che la Newton Compton sia una delle poche case editrici che guadagna, tralasciando tutte le riflessioni che possiamo fare sul giusto-sbagliato dei suoi metodi. Tanto più che tante case editrici stanno dimostrando quanto sia possibile vendere libri a prezzi medio-bassi, diciamo dai 16 euro in giù in prima edizione.
    Col tempo ho cominciato a pensare che effettivamente sarebbe meglio se venissero ridimensionati/ostacolati gli sconti, in quel modo i prezzi si abbasserebbero automaticamente.

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  18. Ciao, ti leggo spesso, anche se non ho mai commentato...
    Credo che il fatto che a qualcuno piaccia leggere e ad altri non piaccia affatto non dipenda solo dalla famiglia in cui sono cresciuti o se sono stati abituati alla lettura fin da bambini, è una possibilità, ma altre volte alla persona semplicemente non piace, nonostante magari i genitori abbiano cercato di fargli conoscere i libri.
    Credo che l'amore per la lettura sia in qualche modo un attitudine. Chi ce l'ha in maniera molto forte, chi in modo più sporadico...e chi non ce l'ha.
    Ne vedo l'esempio concreto tra me e mio fratello, è di 6 anni più piccolo.
    Fin da piccoli (e per piccoli intendo verso i 2/3 anni) i genitori hanno cominciato ad insegnarci a leggere, tramite schede per bambini in cui insegnavano le lettere scritte in stampatello, corsivo e stampatello-corsivo, abbinate a disegni da colorare o copiare, con la lettere che si stava imparando come iniziale.
    Bè, io le adoravo, tanto che finii il libro in fretta e costrinsi mamma ad autoprodurmi schede simili a quelle del libro. Risultato: ho imparato a leggere e scrivere che non avevo neanche 4 anni, forse 3 e mezzo (non ricordo esattamente...sai com'è) e adoravo scrivere e leggere. Intorno ai 10 anni ho iniziato a chiedere libri come regalo di compleanno o Natale...e leggevo di tutto, dai Piccoli Brividi al Nome della Rosa. Qualsiasi cosa che fosse stampata l'ho sempre divorata.
    Mio fratello...il contrario. Non gli è mai piaciuto mettersi lì ad imparare l'alfabeto, se per me era un gioco, per lui era un compito noioso.
    Mia mamma, chiese consiglio anche a me su quale libro dargli per provare a farlo cominciare a leggere, qualcosa di interessante, avvincente, semplice, qualcosa che potesse appassionarlo e fargli conoscere, ed amare, il mondo dei libri...ma niente.
    Ho provato prima con i Piccoli Brividi (so che sono una cavolata, ma nel periodo scuole medie andavano un sacco e comunque erano di semplice lettura e BREVI - cosa da non sottovalutare per chi non ama leggere -) ma non ebbero alcun successo...
    Quando fu alle superiori provai con altri libri, tra i quali "Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino" (mi confessò di aver saltato tutte le parti scritte in corsivo, per finirlo prima - io non volevo crederci), "Il Miglio Verde", l'ultimo tentativo sono i libri di Patterson (mi piace leggerli durante le ferie) ma niente da fare.
    Al massimo li inizia...e un mese dopo sono ancora lì.
    Che ci devo fare?
    L'educazione alla lettura, da quel che ho potuto vedere, è stata la stessa.
    Solo, mentre io mi divertivo a stare seduta ad un tavolino con lettere e numeri, lui no (e obbligarlo quando si è molto piccoli non è molto conveniente visto che c'è il rischio di ottenere l'effetto contrario).
    Per lui era un obbligo noioso, per me un divertimento.
    Ora ha 24 anni e potrei dire al 90% (lascio il beneficio del dubbio) che se trovasse un negozio con libri a 1 € probabilmente non ne comprerebbe nessuno.
    Forse non ha trovato il libro giusto, quello che ti fa entrare nella storia, vivere l'avventura, piangere, ridere, avere paura, e che ti lascia un senso di vuoto quando dopo l'ultima parola ti ritrovi a leggere l'indice.
    Non so, forse semplicemente non gli piace e stop.
    La speranza non l'ho abbandonata ma sicuramente non posso obbligarlo.

    Bè tutto questo tema per dire che...sì, se si abbassassero i prezzi probabilmente si venderebbe di più, ma credo che la maggior parte sarebbero i lettori di sempre, o chi ama leggere ma economicamente non se li può permettere e tuttora usufruisce delle biblioteche (lo faccio anch'io ma...vuoi mettere un libro NUOVO???? L'odore, la consistenza delle pagine...amo i libri nuovi e MIEI :P). Chi non ama la lettura non comincerà a leggere solo perchè i libri costano meno...

    Ciao, Simona

    ps. scusa di nuovo per il tema prolisso...ma se comincio a scrivere non mi fermo più

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  19. Ciao Marino,
    Sono d'accordo con quanto scrivi, ma come hanno fatto notare molti nei commenti, per leggere, per prima cosa, devi avere la passione della lettura. Se questa base non c'è, a chi non piace leggere, non leggerà. E' vero che la cultura famigliare è importante,ma non indispensabile. Te lo dico, perchè io ne sono un esempio lampante. Sono cresciuta con nonna e mamma, che per non farmi mancare nulla, lavoravano tutto il giorno.Per cui capirai, i libri non erano al centro dei loro pensieri. Appena a scuola ho imparato a leggere, non ho più smesso, è stato amore a prima vista e sono stata io a riempire la casa di libri. E lo stesso ho fatto quando mi sono sposata. Ma mio marito, che non ha mai amato leggere, non ha mai aperto un libro, nonostante la casa ne sia piena.Anche lui viene da una famiglia priva di cultura per i libri, ma non avendo questa passione in sè, non li ha mai apprezzati e non lo fa tutt'ora. A suo merito, va detto però, che non mi ha mai ostacolato o rimproverato per i miei molti acquisti. Per questo, vedi, prima di tutto devi possedere questo amore e il resto viene da sè. Anche i prezzi bassi sono importanti, ma aiuteranno una come me ad acquistare di più, oppure invoglieranno un lettore che legge poco per un fatto economico, a fare di più. Ma chi non ha mai letto, certo non inizierà per questo. Poi, secondo me, una cosa da fare assolutamente, è cambiare la mentalità delle persone, e inculcare nella gente il rispetto per gli altri. Perchè i lettori vengono visti come diversi, sfigati o asociali, preferendo un libro ad un videogioco. Ci sono volte in cui, se dici "Io la sera leggo, non guardo reality", ti guardano come un alieno o peggio, come se avessi bestemmiato. Leggi???? Non conosci Pinco Pallo, non sai chi sono Tizio, Caio e Sempronio? Eresia, ti devi vergognare per questo. Io non mi vergogno se conoscono i nomi degli scrittori e non delle veline o dei calciatori. Se ci fosse più rispetto per gli altri, secondo me, non esisterebbe,nemmeno il "problema lettura".

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  20. il prezzo può aiutare, certo. Anzi deve, essendo una delle prime cose che può frenare il pubblico. Un autore famoso si può permettere di vendere a 23 euro, un esordiente anche se fosse gratis passerebbe inosservato (e magari darebbe molto di più in termini di contenuto rispetto al primo).
    Resta quindi giustamente il discorso dell'educazione alla lettura. Da librai o editori... credo che poco si possa fare: vedo che stimolare curiosità può essere efficace. Quindi uscire dai soliti schemi, un po' mastodontici può aiutare ad avvicinare chi la lettura la mette all'ultimo posto delle priorità.
    Con il sistema di iBooks ci sono tanti testi gratuiti... e per esempio il fatto di poter scegliere e scaricare un libro mentre si è seduti sulla tazza del water (sorry) può essere curioso e nello stesso tempo potrebbe far leggere quei 10 minuti una persona.
    Quindi? Necessario puntare su nuove forme di editoria??

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  21. MA con tutti gli spot televisivi non si potrebbero reclamizzare anche le librerie? A volte capita di vedere uno spot ogni tanto di qualche libro - RICORDO LE 50 SFUMATURE DI MONDADORI-ma altri inviti alla lettura? C'è qualche legge antitrust che vieta alle catene di fare spot? Non ne so molto...Siamo bombardati da tutto ma se ci bombardassero anche di libri? Ogni tanto il Ministero se ne esce con degli spot un po' debolucci, ma se finalmente anche il "prodotto" libro ci fosse proposto come si deve? Abbiamo bisogno di vedere libri in tv, non solo detersivi e profumi...Chi mi dice qualcosa?
    CIAO DA CLAUDIA

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  22. Ciao !
    Sei stato profetico con alcune cose che hai scritto (i libri a 1 euro).
    Cmq ho citato alcuni passi di questo post in uno che ho scritto sull'argomento. [se volessi andare a leggerlo il link è questo: http://adaltovolume.blogspot.it/2013/03/ancora-sui-libri-della-newton-compton.html ]

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  23. I libri che piacciono a me non hanno costi esorbitanti, stanno tutti sotto i 10€. Sono tanti pensando a tutti quelli che vorrei, ma quello è un altro discorso.
    Per quanto riguarda la questione dei libri della D'Urso, personalmente non mi interessa: credo che chi legge questo genere di libri non sia un amante della lettura, quindi se anche compra 5 libri all'anno a 20€ l'uno non è troppo.
    Stesso discorso per i bestsellers in edizione cartonata.

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  24. Ah, dimenticavo... Andrò controcorrente rispetto all'opinione comune, ma non mi interessa neanche educare alla lettura e alla cultura.
    Ognuno fa quello che si sente, in base alle proprie pulsioni personali, non vedo perché dovrei assumermi - io generico - il compito di indirizzare altre persone sulla mia strada.
    Anzi, sarei ben contenta se molti degli "scrittori" che si trovano in libreria avessero scelto un'altra strada più alla loro portata.

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