lunedì 4 febbraio 2013

Progetti. O forse no.

Ho sempre pensato che alla base di un sogno o di un lavoro debba esserci un progetto ben preciso. Negli ultimi tempi ho visto aprire, giusto per fare qualche esempio pratico, negozi o ristoranti, alcuni con ottime idee, che però hanno chiuso dopo tre mesi dall'apertura. Qualcosa è andato storto o, forse, semplicemente, alla base c'erano persone che ci hanno provato ma che non hanno pensato a un progetto a lungo termine. La prima cosa che mi hanno insegnato alla scuola alberghiera è che non puoi aprire un ristorante se non hai esperienza e se non hai fondi da investire. Nella città in cui vivo ora, qualche anno fa, ha aperto un Take Away. L'idea era buona e la posizione pure (vicino alla stazione). Ha chiuso dopo due mesi. Parlando con la persona che lo aveva aperto è venuto fuori che non aveva abbastanza soldi per andare oltre. Temo sia questo lo sbaglio principale. Per ammortizzare le spese di un nuovo negozio ci vogliono anni. Come si può pensare di aprire un'attività con risorse così limitate?
La stessa mancanza di un “progetto” a lungo termine la percepisco oggi nel mondo del libro.
Ci sono due aspetti fondamentali, a mio parere, da tenere in considerazione. Il primo è che nel corso degli anni il mercato è stato “cannibalizzato” da grossi gruppi editoriali che producono, distribuiscono, vendono, sono cioè proprietari di case editrici, di distribuzioni e di punti vendita. Ora ci troviamo in un momento storico, culturale ed economico molto difficile. Da un lato la crisi economica ha colpito, forse per la prima volta negli ultimi decenni, in modo preoccupante anche le case editrici “potenti”, quelle cioè che avevano grosse risorse da immettere sul mercato. Dall'altro le tecnologie e le abitudini sono cambiate. Oggi l'ebook permette di scaricare i libri direttamente da internet e di pagarli meno, occupa poco spazio ed è molto pratico. Lasciamo stare tutto quello che porta a livello di perdite di professionalità. Ne riparleremo fra una decina d'anni quando qualche illuminato/a comincerà a porsi delle domande. Del resto siamo abituati a guardare il nostro presente, è sempre stato così in qualsiasi ambito, non siamo abituati a preoccuparci delle conseguenze sul lungo termine. Poi ci lamentiamo, certo, se le cose vanno sempre peggio. Però, nell'oggi, questo oggettino è economico, pratico e anche bello da vedere. Ci sono poi le famose librerie on line che permettono alle utenti e agli utenti di comprare i libri comodamente da casa propria e con sconti importanti. Vorrei far notare il gioco karmico di tutto questo. Le piccole librerie e le piccole case editrici hanno chiuso o stanno chiudendo perché non ce la fanno più a reggere un mercato che è squilibrato. La piccola libreria indipendente non ha lo stesso potere contrattuale della grande libreria di catena, non può fare gli stessi sconti, non può permettersi i tempi di apertura della grande libreria ecc...
Molte librerie chiudono nell'indifferenza dell'opinione pubblica ma ogni libreria che chiude toglie qualcosa non solo al territorio che la ospitava ma alla cultura e alla società in generale.
Ora il problema si sta riproponendo per le grandi librerie di catena che hanno costi di gestione decisamente maggiori rispetto alle librerie on line, percentuali di sconto inferiori, non possono permettersi le stesse promozioni dell'on line ecc...
Domani, forse, il “nuovo umano”, quello che avrà un chip impiantato nel cervello e scaricherà tutto da computer liquidi, non avrà più bisogno di acquistare dalle librerie on line.
Ecco che a forza di cannibalizzare il mercato abbiamo distrutto professionalità e fatto scomparire cultura.
Ma c'è sempre un PERÒ e non a caso lo scrivo in maiuscolo.
Le “librerie” on line stanno già cambiando. Non solo libri e e book ma anche prodotti di cartoleria, oggettistica di vario genere, prodotti informatici e molto, moltissimo altro.
E qui arriva il secondo punto da prendere in considerazione. Con la scomparsa delle licenze si è detto che il mercato sarebbe stato libero, che sarebbero aumentati i profitti e ci sarebbe stata meno burocrazia. Oggi noi siamo letteralmente schiavi di un mercato senza più regole in cui c'è sempre qualcuno che offre qualcosa a minor prezzo. E la cosa peggiore, a mio parere, è che a nessuno interessa veramente il motivo per cui quel dato oggetto si riesce a vendere a un prezzo così basso.
Lo sfruttamento delle risorse umane e ambientali, del lavoro femminile e minorile, della mancanza di tutele e diritti. Del fatto che vengano continuamente tagliati posti di lavoro.
Non ci interessa sino a quando questa situazione non ci tocca da vicino.
Però, visto come vanno le cose, stiamo certi che prima o poi questa cosa ci toccherà.
Per quel che mi riguarda il mio progetto di vita era vendere libri.
Oggi, francamente, non so.
Buon lunedì.

17 commenti:

  1. ciao Marino,
    a Milano la concorrenza è enorme. Però c'è ancora gente che ha voglia di fare. Da meno di un anno ha aperto una libreria non di catena, in una zona dove gli affitti sono molto cari (non so magari i muri sono di loro proprietà) gestita da due donne che si danno un gran da fare. Orari lunghi, apertura domenicale, e senza personale in 2 è dura. La tessera punti è gratis, non come da Feltrinelli che la fanno pagare, si tiene un corso di scrittura creativa, al quale parteciperò, e immagino che l'insegnante gli dia qualcosa. Insomma personalmente mi hanno davvero fidelizzato, piuttosto aspetto di poter andare ma compro da loro, lo sconto che non ho lo recupero sulla distanza con la tessera punti, e con loro posso davvero parlare di libri, non come in quelle di catene dove il personale sarà anche sottopagato ma spesso ha un'aria "scazzata" che ti fa scappare la voglia. Un bacio buona settimana,
    sandra quella di bologna, senti ho un nuovo blog di libri se ti va di farci un salto
    http://ilibridisandra.wordpress.com grazie!

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  2. machemmefrega ... LUI mi restituirà i soldi dell'IMU!!! Cosa posso volere di più dalla vita?

    (speriamo che in tanti seguan l'esempio di Sandra e le due libraie resistano a lungo)

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    1. in effetti ho già pensato che i soldi dell'IMU restituito me li spendo tutti in libri!!! : )
      quì però si parla di libri, non di favole...sandra quella di prima

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    2. purtroppo questo Pase spesso preferisce farsi raccontare favole che leggere libri ... oppure no? (speranza)

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    3. Si ma poi acquistano solo due quotidiani, capite? E gli inserti culturali sono molti di più!

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  3. Io posso dire una piccola cosa riguardo alla perdita di professionalità con l'avvento dell'ebook. Molti libri di grosse case editrici, non solo collane economiche ma anche collane che dovrebbero essere più prestigiose sono pieni di refusi e errori di varia natura, mentre le traduzioni spesso vengono fatte con un programma di traduzione automatica (mi rifiuto di pensare che uno che conosca effettivamente la lingua possa fare certe cialtronate). Tutto questo per non parlare della qualità dei testi, soprattutto di autori italiani che sono spesso parole a caso. Tutto questo già da prima che si iniziasse anche solo a parlare di ebook, quindi di che professionalità stiamo parlando?

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    1. Anonimo occorre sempre evitare di generalizzare. è come se dicessi: "Un medico ha curato male mia zia, tutti i medici sono dei cialtroni!"
      Dobbiamo decidere cosa vogliamo. Vogliamo un libro (anche cartaceo) a basso prezzo? Bene, benissimo, però allora occorre rinunciare a qualcosa perché, mi spiace dirlo, le traduttrici e i traduttori fanno un lavoro immenso che va pagato. Così come vanno pagate tutte le persone che lavorano nel mondo del libro. Si chiede professionalità anche a noi librai. Io amo i libri e amo informarmi, mi piace il cinema, il teatro, l'opera. Cerco di essere sempre pronto. Ma, per esempio, ho dovuto smettere di comprare i quotidiani perché spendevo 10 euro al giorno che non ho più. L'azienda compra due quotidiani, mi dice che li devo leggere al lavoro. Ma se poi mi vedono sfogliare il giornale dicono che non sto lavorando. E quindi?

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    2. nella pausa pranzo?

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    3. Facciamo direttamente quando va in bagno.

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    4. in bagno?! che son 'sti privilegi da casta? anzi, che evitino di mangiare così poi non si rischia di doverci andare, e si impieghi più proficuamente il tempo con l'aggiornamento tramite i quotidiani (da cui verrnno prudentemente espunte le pagina dello sport, degli spettacoli e quelle di arte varia tipo la politica: il ludico distrae dal lavoro e non fa bene alla pelle)

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    5. Senti, facciamo che lo legge di notte al posto di dormire.
      Ah, ma lui vuole il giorno di riposo e le ferie pagate.
      Robe dell'altro mondo!

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    6. lasciando perdere la 'boutade' dei giorni di riposo e delle ferie (sic!), l'idea di inserire l'aggiornamento professionale nelle ore notturne, sottraendo ore preziose alla piaga sociale del cosiddetto 'sonno ristoratore', andrebbe studiata ... è degna di Gatbert, il perfido direttore del personale di 'Dilbert', la striscia a fumetti di Scott Adams, evidente modello per i manager nostrani.

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    7. Il discorso è appunto questo: non si tratta di cose rare, ma almeno il 60% dei libri che compro è così, e non mi vado a cercare case editrici a pagamento, ma libri di case editrici importanti. Per questo io onestamente non vedo tutta questa professionalità. Poi magari ho fiuto per i testi che sono stati affidati ad incompetenti

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  4. Hai ragione, basta che non passi l'idea che la piccola libreria è automaticamente una cosa buona.
    Nella mia piccola esperienza, non è così.
    Poi tu sei il libraio dei librai, e questo lo sappiamo ;)

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  5. Marino ha ragione in tutto, io sono un piccolo editore serio e sono stata imprenditrice commerciale rischiando del mio, e mettendoci passione e tempo. Purtroppo in questo momento il mercato è tutto viziat al ribasso perché se da uno stipendio prelevano oltre il 80% tra irpef, iva, tares, canoni tv e vari, occupazione del suolo pubblico, assicurazioni obbligatorie, tasse di possesso su autoveicoli, ticket, tassa sul conto corrente obbligatorio, sullo studi, e balzelli spalmati su tutto, a una famiglia rimane poco da spendere per prodotti di qualità, o medi. Da qui la fine di molte aziende italiane, e la mancanza di lavoro per tutti. Ce lo dicessero: vi passiamo un vestito pesante e uno leggero, un paio di scarpe e la mensa, un dormitorio, il resto andate a lavorare per lo Stato, sinceramente ho rivisto 'sto film nelle dittature.

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  6. Posto tutto quanto detto sopra, quindi adesso che si fa?? dobbiamo PER FORZA trovarla una soluzione a tutto ciò!!
    Io ancora non so, ma forse l'esempio di ciò che sta succedendo in Sardegna con Liberos può illuminarci (devo dire che li invidio molto).

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  7. Il prezzo basso non serve. Guardate cosa è accaduto nel campo musicale o cinematografico: la proposta di acquistare un file a prezzo basso attira poco... quando con due click in più si trova lo stesso file piratato gratis.

    Itunes non ha fermato la pirateria musicale, ha solo incoraggiato ancora di più la diffusione di lettori mp3 portatili. Un tempo si cercava di ostacolare il download di mp3... oggi, è possibile trovare praticamente qualsiasi brano di musica su youtube, gratis, ed alla luce del sole, senza che nessuno provi nemmeno a protestare. L'ebook si sta avviando per la stessa via.

    I venditori di dischi hanno chiuso quasi tutti... tranne quelli abbastanza lungimiranti da non cercare di competere con i prezzi bassi in una battaglia che non potevano vincere, e da puntare ancora sull'oggetto fisico (il disco in vinile). Forse le librerie dovrebbero fare lo stesso: lasciar perdere i libri economici, puntare solo a libri costosi in edizioni pregiate e scegliersi una clientela selezionata.

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