martedì 26 febbraio 2013

Riflessioni su Cronache dalla libreria (il blog!)

Parto da un pezzo che ho postato sabato su Cronache dalla libreria (Tristezza) per fare qualche considerazione tenendo conto, prima di tutto, dei commenti che si sono susseguiti ora dopo ora.
Prima però voglio mettere in chiaro un paio di cose. La prima è che questo non è un pezzo per giustificare ciò che scrivo sul blog. Io credo che Cronache dalla libreria sia un blog equilibrato, chi, come me, scrive o aggiorna quotidianamente il proprio blog sa che non è cosa facile. Trovare continuamente nuovi spunti per scrivere qualcosa è piuttosto impegnativo, fortunatamente esiste quello che io definisco un “substrato” culturale in questo paese che merita grande attenzione e che mi dà l'opportunità di trovare continui spunti di riflessione. La seconda cosa che vorrei dire è che, ovviamente, questo non è un post contro qualcuno, in particolare non è un post contro Claclina che ha dato vita, attraverso il suo commento, a una serie di considerazioni fra molte persone che seguono Cronache.
Però credo sia giusto fare un po' di chiarezza su alcuni punti.
Il pezzo che ho scritto sabato raccontava di due ragazzi. Uno diceva: “Dodici euro per un libro di merda!” e l'altro rispondeva: ““Che poi è solo un libro, mica qualcosa, cioè, qualcosa di importante!” . Chissà perché l'attenzione si è concentrata sulla frase del primo ragazzo e non su quella del secondo.
Questo paese vive la cultura come un peso, l'idea imperante di questi ultimi vent'anni è stata una cultura di massa che preveda costi zero per un libro (poi non importa se il libro è un buon libro oppure no), tette e culi in televisione, soldi pubblici spesi per megacostruzioni o mega imprese, armi, cene di rappresentanza e molto altro mentre il bene comune, la cultura di tutti, il nostro patrimonio storico e culturale è stato abbandonato alla deriva. “Con la cultura non si mangia” ha detto una volta Tremonti. E, purtroppo, chi si ostina a fare cultura sa bene che (anche a causa di gente come Tremonti) mangiare con la cultura è diventato sempre più difficile.
Ora, come avrete avuto modo di leggere sul mio blog ( e spero che il concetto sia chiaro) io non derido le clienti e i clienti della libreria. Sarei un idiota se lo facessi. Cerco sempre di essere il più attento e delicato possibile, non mi permetterei mai di raccontare vicende legate a clienti fissi, per esempio, e quando scrivo degli altri cerco sempre di modificare le situazioni in modo tale che la persona descritta (e mai citata con nome e cognome) non si riconosca. Quando mi capitano esperienze in cui ci sono atteggiamenti maleducati li racconto così come sono perché tutto ha un limite e credo che sia un buon modo per riflettere sulla nostra quotidianità e su come ci rapportiamo agli altri. Non ho mai offeso nessuno, alterno riflessioni, scenette e parlo di libri. Questo blog nasce come un diario ironico in cui non si ride “di” ma “con”. Se non raccontassi le scenette divertenti il blog apparirebbe così:
“Buongiorno, posso aiutarla?”
“Sì, sto cercando il Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein.”
“Certo, eccolo qua. Posso esserle utile in qualche altro modo?”
“No, grazie. La cassa è di sopra?”
“Sì, vicino all'uscita.”
“Grazie.”
“A lei. Buona giornata!”
Credo che dopo tre post di questo genere abbandonereste in massa Cronache dalla libreria.
Quando mi succede qualcosa di divertente non penso: “Mamma mia quanto è ignorante questo!”
Penso: “Grazie! Questa è davvero carina per il blog.”
Non c'è in me nessuna voglia di prendere in giro la gente, sono stato vittima di un bullismo piuttosto feroce quando ero un ragazzino, sarei un povero idiota se mi prendessi gioco di qualcuno. Nonostante cerchi di trattare i vari argomenti con il maggior tatto possibile e con delicatezza mi rendo conto che alcuni scritti possono suonare stonati. Ma siete tutte persone che hanno letto pagine e pagine del blog. Vi sembra che ci sia da parte mia l'intenzione di prendere per i fondelli qualcuno?
Ora, permettetemi un passaggio da scatola cinese.
La settimana scorsa sono quasi stato investito, mentre attraversavo sulle strisce pedonali, in pieno centro a Bologna, da una macchina. Sul mio profilo Facebook ho scritto che il guidatore in questione poteva infilarsi la patente dove non batte il sole. Risultato? Per un mio contatto Marino Buzzi soffre di omofobia interiorizzata. Vietato, se sei un omosessuale, dire la parola culo. Che, attenzione, neppure ho detto fra le altre cose. Se lo fai hai qualche problema di omofobia interiorizzata. E stiamo parlando di me, una persona attentissima al linguaggio, che porta avanti battaglie contro gli stereotipi di ogni tipo, contro i razzismi, che cerca sempre di essere corretto verso gli altri, un attivista, da anni, per i diritti omosessuali e delle donne. Non ti puoi lasciare andare un attimo alla rabbia che subito qualcuno ti attacca. In questo senso credo che il grosso limite delle tecnologie sia proprio questo, Facebook ecc... ci spingono ad essere superficiali. Vediamo una foto e non ci chiediamo se la foto è vera o no, leggiamo una frase e non guardiamo cosa c'è dietro. È la tecnologia bellezza e la prendo per quella che è consapevole che la vita vera è tutta un'altra cosa.
Ma torniamo ai due ragazzi del post.
Io lavoro in libreria tutto il giorno. I libri sono la mia vita. Leggo in treno, leggo a casa, leggo al parco, leggo prima di dormire, leggo in ferie, leggo anche quando vorrei solo accasciarmi a terra e nascondermi la testa fra le ginocchia. A casa mia, anche grazie all'amore condiviso per i libri che ha il mio compagno, sembra di stare in libreria. Abbiamo persino messo tutto in ordine per autore e diviso narrativa dalla saggistica. I libri sono per le scale, in bagno, dietro il divano, in camera da letto e il mio unico rimpianto è che non li leggerò mai tutti. Sentire qualcuno parlare di un libro come di un libro di merda mi ferisce. Punto. Io non so se questo ragazzo avesse problemi di soldi oppure no, non lo so io così come non lo può sapere Claclina. Fatto sta che il suo amico considera i libri come qualcosa di NON importante. E questo è già abbastanza per me.
E, attraverso questo passaggio, mi collego ad altri due fattori: il prezzo dei libri e gli stipendi.
Negli ultimi tempi, anche grazie a politiche portate avanti da alcune case editrici (positive o negative... ho gia espresso più volte il mio parere), il prezzo di libri di narrativa è calato. Non dite di no perché sappiamo tutti che è così. Inoltre, anche se la legge Levi ha limitato e abbassato gli sconti, basta entrare in libreria per rendersi conto che ci sono continue campagne promozionali. Non ci credete? Attualmente la collana Grandi classici della Baldini e Castoldi è in sconto al 25%, Piemme Bestseller è in sconto al 25%, Einaudi Tascabile è in sconto al 25%. Fra un po' comincia Mondadori tascabili e Mulino su tre collane. Da noi sono in sconto i titoli Donzelli al 15% e una scelta di titoli de Il Saggiatore, inizierà presto la San Paolo, è appena finita la campagna Sperling Paperback giusto per citarne una. Per non parlare di tutte le altre campagne che si fanno durante l'anno. Campagne che si ripetono ogni 3 o 4 mesi. Volete lo sconto sulle novità? A volte i titoli escono scontati già al 15%. Inoltre ci sono tessere di ogni genere che vi permettono l'accumulo di sconti. Volete lo sconto immediato su tutto? Fatevi un giro on line e vedrete tutte le offerte. Il rilegato vi costa troppo? Solitamente dopo sei mesi trovate già la versione economica.
Discorso diverso per la saggistica. A parte alcune collane i prezzi sono ancora consistenti. Però parliamo un attimo di cosa c'è dietro un libro e permettetemi un altro esempio (il post sta diventando lunghissimo).
Siete i produttori di un formaggio di qualità. La mattina vi svegliate alle 4, andate a mungere le Mucche (avete ancora le mucche che portate al pascolo, non come nella produzione di massa in cui le povere mucche vengono ingabbiate in una catena di montaggio e spremute come limoni. Scusate sempre la mia anima vegetariana e animalista), date inizio al processo di creazione del formaggio, ci mettete giorni, energie, fatica, investite tempo e denaro. Poi andate al mercato e vendete il formaggio a 12 euro al kg e qualcuno vi rimprovera che il vostro formaggio “di merda” costa troppo.
Ecco, dietro un libro c'è un'idea di base. Poi c'è un'autrice o un autore che rende possibile il passaggio dell'idea dalla mente al computer. L'autrice o l'autore in questione, visto che con i diritti dei libri non si campa (quando hai quello che molti considerano il “privilegio” di essere pubblicato perché non sia mai che qualcuno ha delle qualità vere, ha avuto solo la fortuna di pubblicare o è un privilegiato o è un raccomandato), i diritti si aggirano intorno al 6% (quando te li danno), presumibilmente farà un altro lavoro e quindi, per scrivere, sottrarrà tempo ad altro. Certo scrivere è un piacere e nessuno ti punta una pistola alla tempia ma qui torniamo sempre al solito discorso che se fai cultura sono solo fatti tuoi e non vorrai mica dire che scrivere è uguale ad andare a lavorare in miniera o in fabbrica, vero? Bene. Se una casa editrice decide di pubblicarti c'è qualcuno che ti aiuta con l'editing. Poi c'è la stampa, i costi di distribuzione, la pubblicità. Il libro arriva in libreria e c'è qualcuno che lo sistema e che lo vende. Dietro a tutti questi passaggi ci sono delle persone che vanno pagate, ci sono dei costi da sostenere. Cosa ti fa pensare di essere in diritto di pagare un libro 2 euro e di considerarti comunque un eroe per questo? La cultura è di tutti? A parte che, diciamocelo, è una gran presa per i fondelli questa storia della cultura di tutti e basta guardarci in giro per rendercene conto, se non hai le possibilità economiche, e, purtroppo molti non le hanno, esistono le biblioteche oppure i negozi di libri a metà prezzo (molti sono bellissimi, fateci un giro).
E dai costi arrivo allo stipendio (magari date un'occhiata ai messaggi lasciati al post di sabato).
1000 euro al mese sono pochi. Lo sono per me che vendo libri e lo sono per l'operaia che costruisce pezzi meccanici per le macchine. C'è sempre qualcuno che sta peggio, e su questo non ci piove. Quindi quello che prende 800 euro considera un privilegiato chi ne guadagna 1000. Chi ne prende 400 considera un privilegiato uno che ne prende 800, chi ne prende 150 considera un privilegiato chi ne guadagna 400 e chi non guadagna nulla si rivolge a chi ne prende 150 dicendo “almeno tu hai 150 euro al mese”.
È una guerra fra poveri e così facendo non ne usciamo vivi. Chi ha il lavoro contro chi non ce l'ha, chi comincia a lavorare ora contro chi è in pensione, giovani contro vecchie così via. Forse si dovrebbe indirizzare la propria rabbia verso i veri colpevole dello sfacelo che ci circonda.
Ultima considerazione che potrebbe avere come titolo: “L'invasione degli ultra raccomandati!”.
Siamo il paese delle raccomandazioni, certo, ma è anche vero che ormai ci è entrata talmente nella testa che le vediamo ovunque. Io sono entrato in libreria per puro caso. Un giorno la signora presso cui avevo in affitto una stanza mi ha detto: “Devo andare in libreria, perché non vieni con me e non porti il curriculum?”. A quel tempo lavoravo, con contratto Co.Co.Pro. presso il comune di Ferrara e mi avevano detto da qualche giorno che non mi avrebbero rinnovato il contratto. Sono andato con Luciana in libreria, lei mentre parlava con una delle dipendenti le ha fatto presente che cercavo lavoro, ho consegnato il mio curriculum, la libraia mi disse che cercavano un magazziniere e che forse ero troppo qualificato per quel ruolo. Io l'ho guardata e le ho detto che ero pronto a fare qualsiasi cosa. Lei lo ha consegnato alla direttrice. Il giorno stesso ho ottenuto un colloquio, ho fatto una buona impressione alla direttrice, eravamo in quattro candidati, dopo un mese mi hanno messo alla prova. Prima tre mesi con un contratto di cui non ricordo la sigla. Mi sono fatto un mazzo tanto, ho fatto una buona impressione e sono entrato prima a tempo determinato e poi fisso. Devo considerarmi un raccomandato perché Luciana mi ha chiesto di accompagnarla in libreria? Nelle librerie della catena per cui lavoro, che io sappia, non ci sono figli, fratelli, nipoti di.
Qualche anno fa hanno fatto lo stage formativo nella nostra libreria alcune ragazze che stavano facendo il corso per le librerie Coop. Ragazze che si sono impegnate, hanno lavorato, hanno studiato. Fra loro non mi risulta ci fossero sorelle, cugine, figlie, parenti di.
Evidentemente non basta raccontare la vita della libreria per essere creduto. Oggi i curriculum che arrivano, e ne arrivano decine e decine al giorno, vengono messi in un cassetto in attesa. Non sappiamo quanto durerà questa attesa. Le librerie (parlo in generale) sono in crisi, stanno chiudendo, le collaborazioni sono state tagliate, gente molto valida e preparata è stata messa a casa. Coop e Hoepli hanno messo in cassa integrazione le libraie e i librai, FNAC, come sapete, sta chiudendo. Le altre catene non se la passano di certo bene, le piccole librerie scompaiono nel silenzio. Se non riuscite ad entrare a lavorare in libreria non è perché c'è qualche raccomandato che vi ruba il posto di lavoro. È perché il posto di lavoro NON c'è più!
Avete subito un torto? Qualche raccomandato vi ha rubato il posto? Male, malissimo! Denunciate la cosa facendo nomi e cognomi. Però, per favore, evitiamo di dire che ci servono le raccomandazioni per qualsiasi cosa ormai.
Bene è venuto fuori un post lunghissimo e vi chiedo scusa.
Avevo cose da dire.
E le ho dette.
Marino.

14 commenti:

  1. Oddio, che discussione mi sono persa °__°
    Guarda, tralasciando tutto il resto (perché su questo 'tutto il resto' siamo sostanzialmente d'accordo) per quanto posso dire prima di vestirmi come un lampo e andare a lezione, per me i prezzi dei libri sono effettivamente alti. Non il tascabile a 12, ma il rilegato a 20-21-22. O anche 18-19, per me continua a essere troppo. Lo dico calcolando il mio budget per libro, che al massimo-massimo-massimo arriva a 14-15. E non perché la cultura non sia 'importante', ma perché non me lo posso permettere. E anche perché mi irrita il fatto che ci siano piccole case editrici, con costi di realizzo più alti, che riescono a fare uscire libri a 13-14-15 euro in prima edizione mentre Einaudi&Co. continua a sfornare 200 pagine a 21. Magari - oddio, non è proprio il caso di Einaudi, ma vabé - pure editati a muzzo. Cioè, dai, mi sento presa in giro.
    Anche perché poi va a finire che i libri che vendono sono quelli che costano poco e che, in tanti e tanti casi, seguono la regola del mercato che vuole che, se paghi poco, ti ritrovi una mezza fuffa. Non in tutti i casi, eh, non ho ancora 'testato' diverse collane economiche. Ma un paio sì. E direi 'gosh'.
    Sul prendere in giro... ma mica hai preso in giro qualcuno perché era povero-brutto-grasso, hai sottolineato lo squallore di un'affermazione che meritava di essere bollata. La sospensione del giudizio mi pare un tantino esagerata...
    ARGH lezione. Buona giornata.

    RispondiElimina
  2. Io qui mi sono sempre trovata bene, anche quando non ero d'accordo con Marino (apprezzavo i low cost di Newton compton) ho potuto esprimere la mia opinione senza problemi, nè attacchi a posteriori (ahhhhhhhhhhhhhh). Due commenti di getto:
    Aggiornare ogni giorno un blog non è facile.
    Che con la cultura non si mangia è sbagliatissimo, a parte che i tagli alla cultura impoveriscono un paese, ma io ad esempio ho l'abbonamento in un teatro a rischio chiusura, la cultura crea posti di lavoro, non solo per gli attori, ma al guardaroba, al bar, in cassa, negli uffici. E a volerla incentivare se ne creerebbero di molti altri il classico indotto, con un po' di fantasia. Il tetro di fronte a questo si è inventato un mega aperitivo pre spettacolo, e dà lavoro al catering, ai camerieri per dire.
    Associare la parola cultura a volumi stantii e polverosi è deprimente e poco veritiero.
    Per concludere trovo in generale un livore nei blog che cresce in maniera esponenziale, ho appena assistito a 90 commenti in un blog libresco, di attacchi, poi continuati nel blog di uno dei più agguerriti totalmente inconsapevole della sua maleducazione. Un abbraccio Marino. I love youn Sandra - quella di Bologna delle foto

    RispondiElimina
  3. Ciao Marino! Leggo il tuo blog da un paio di mesi (divertendomi un sacco!) e non ho mai pensato che il tuo obiettivo fosse prenderti gioco dei clienti.
    Mi trovo d'accordo con le tue parole e anche (non sai quanto) sui prezzi che vengono dati alle "cose", intendo prodotti e servizi di qualsiasi tipo. Quello che ho riscontrato io? Ognuno tira l'acqua al suo mulino, per cui condanna i prezzi troppo alti di tutto ciò che non produce/promuove/vende da sé. Quello che è triste, in questo, è che lo fa senza chiedersi cosa ci sia dietro.
    La battuta del cliente che sottovaluta il valore di un libro non è la prima che sento. Ognuno ha certo una propria opinione, per me ogni caso è unico: mi faccio sempre la domanda "per me, li vale 12 euro"? Se sì, compro. Altrimenti trovo alternative che, come giustamente hai detto, esistono. Sconti in libreria e online, biblioteca. Si può pure chiedere agli amici.
    Capisco quanto a cuore prendi quello che ti viene scritto, ma a volte prova a chiederti se le critiche (che possono sempre essere utili) vengono fatte "tanto per" o se sono ponderate come tu rifletti su ogni cosa che scrivi :)

    Ps. Spero un giorno di avere una casa piena di libri come la vostra!

    RispondiElimina
  4. Marino, non ho letto i commenti, ma il primo post sì. Direi che uno che dice di qualsiasi cosa "di merda" si qualifica da sé, altro che presa in giro. Uno che lo dice di un libro dimostra di non mettere le cose al posto giusto, "merda" inclusa. Poi chi lo obbligava a comprarlo? Era un libro di testo? Non credo sarebbe costato molto di più, oppure esistono le biblioteche, appunto.
    La cosa assolutamente spaventosa è infatti la risposta dell'amico. Lì ammetto avrei voluto sapere cosa quella persona ritiene importante. La ricarica del cellulare? Lo shot? Le canne? Il violino? Lo sci?
    Purtroppo temo che nemmeno avrebbe saputo dire cosa per lui meritasse quei 12 euro.
    Comunque Marino credo che tu decisamente ti faccia troppo toccare da queste critiche. Ora vado a leggerle meglio, ma qui non è questione di deridere: questa è gente che si deride da sola e si prepara da sola una vita di miserie e di frustrazione. Forza, hai mille volte ragione!

    RispondiElimina
  5. Io mi sono limitata a leggere il tuo post e non ho seguito i commenti (ché non sto lontanissima da Imola, e non so lì, ma qua tra venerdì e sabato s'è scatenata la tempesta di neve, e c'avevo pure ospiti da scarrozzare in giro nel delirio e, sì, insomma, non ho approfondito molto, ché ero impegnata a sperimentare le gomme termiche XD), per cui neanche mi ero accorta che si fosse aperto alcunché di dibattito.
    Se può essere un contributo, io leggendo il post mi ero invece concentrata proprio sulla risposta dell'amico-del-cliente, quello che 'i libri non sono cose importanti', ed è lì che ho individuato lo scandalo e la desolazione dell'episodio.
    E no, non credo che il post (questo come altri) volesse essere una presa in giro, ma piuttosto una segnalazione, del tipo 'così-va-il-mondo', davanti a cui ognuno può scegliere se ridere o disperarsi (con gli episodi che racconti a volte si ride, a volte si riflette - questo mi pareva il secondo caso). Comunque personalmente non ho mai colto malignità dietro i post con episodi-da-libreria, tranquillo.
    Che poi vorrei capire se quelli che si scandalizzano tanto si ritrovino mai a guardare le candid camera o Paperissima (o similari su Youtube) e se si fermino a pensare che anche loro stanno ridendo di una disattenzione-insipienza altrui...

    Venendo al costo dei libri, se ne è già discusso tanto, anche qui. E' vero, esiste molta letteratura completamente superflua, 'di mer*a' volendo, anche curata male ed editata peggio, imho. Ma di certo ciò non implica che i libri in generale siano merce poco importante, di seconda categoria. Anche io vorrei sapere cosa quel tizio giudicasse importante in alternativa, il fatto è che avrei paura della risposta.
    La verità è che bisogna valutare volta per volta, e decidere se il libro X ci sembra meritevole del costo che ci viene chiesto per esso. Pensando alla filiera che c'è dietro (non può costare nulla un prodotto che ha necessitato del lavoro di innumerevoli persone e di tanti passaggi), ma anche ai casi in cui il prezzo ci sembra, comunque, spropositato per la 'cartaccia' (certi libri lo sono, e non sto parlando unicamente di contenuti) che abbiamo in mano. Dopodiché, alcuni libri meriteranno l'acquisto a-nuovo, altri ci potranno spingere a scelte alternative. Che non mancano e sono più o meno alla portata di tutti (io, come sai, sono una grande fan dei mercatini di usato!). Senza pretendere di avere il prodotto nuovo, intonso e infiocchettato al costo di un quotidiano...

    minty

    RispondiElimina
  6. Caro amico, e ti chiedo scusa in anticipo se il sostantivo ti sembra confidenziale, desidero fare una considerazione un poco arrogante.
    Il blog è tuo ed è quasi come se "scrivessi" ad alta voce; credo non debba giustificare con nessuno quello che pensi.Chi non è d'accordo con te o con lo spirito che vuoi trasmettere, semplicemente può non leggerti. Vai avanti così. Con stima, anche se non ti conosco di persona.

    RispondiElimina
  7. Marì, non te la prendere! Mi han scritto che faccio schifo, che faccio cagare, che non capisco un accidente, che sparo cavolate, e, con orrore, che sono "un italiano medio". Pazienza, non si puo' farsi capire e piacere a tutti. E a qualcuno, tra l'altro, e' meglio non piacere.



    RispondiElimina
  8. Di solito leggo i tuoi post in silenzio ma stavolta tengo troppo all'argomento (del post incriminato non avevo letto i commenti, non sapevo si fosse scatenata una polemica). Sono d'accordo con te, i libri di narrativa non costano molto, ormai. E per quelli che costano molto (tipo le nuove uscite con copertina cartonata) ci sono le biblioteche oppure si risparmia su altre cose se si riesce, li si scrocca a un amico o altrimenti si rinuncia (a quanti acquisti di libri, soprattutto quelli illustrati, mi tocca rinunciare!!!). Riguardo alla polemica di Claclina dico che un ragazzo che ama i libri ma non si può permettere il tal libro, non lo definirebbe mai un "libro di merda". Se uno pensa che 12 euro per un libro siano troppi, è uno che non conosce/non ama i libri, e potrebbe essere pure milionario ma non gli va di spendere 12 euro per un libro. Uno che ama i libri ma non ha i soldi per acquistarne uno, non lo definisce "libro di merda", se mai definirà "di merda" il suo contratto di lavoro o la sua disoccupazione.
    Anche a me a volte capita di pensare, di fronte a un libro: "Eh, però costa troppo". Per es. i saggi costano molto per le mie tasche. Eppure l'altro giorno mi sono comprata un saggio della Nussbaum a cui puntavo da tempo, lo avevo già letto in biblioteca (le biblioteche sono le migliori alleate delle librerie, dal mio punto di vista) ma desideravo averlo. Costava troppo? Sì. Però poi ho pensato che il giorno prima avevo speso la stessa cifra al supermercato e magari qualcosa di ciò che avevo preso avrei potuto non prenderla, risparmiando (tipo quei biscotti supercioccolatosi); o che alla fine per un fondotinta e un paio di ombretti mi va via anche di più. Quindi non è che "quel libro costa troppo", è che sotto sotto si pensa che i libri e tutto ciò che è cultura dovrebbe essere gratis o costare di meno, mentre per altre cose accettiamo di spendere cifre anche superiori. E invece no, come sottolinei tu dietro ai prodotti culturali c'è tanto lavoro, di diverse persone. Eppure, mi è stato appena chiesto di curare un fascicolo monografico di una rivista accademica: gratis "ovviamente" (mi è stato detto proprio così: "ovviamente"). In quanto curatrice, tocca a me andare a scegliere i collaboratori e proporre loro di scrivermi un saggio, "ovviamente" gratis. Mi vergogno. Ma dietro questo "ovviamente" c'è un mondo: e di questo mondo fa parte anche chi di fronte a un libro ti dice "costa troppo".
    Riguardo ai tuoi post, non li trovo per niente offensivi... Si sorride della vita, di ciò che capita. Chi lavora a contatto col pubblico avrà sempre qualche "perla" da raccontare, ma non c'è derisione. Magari chissà, anche qualche mia castroneria sarà finita sul blog di qualche commesso di Mediaworld, non mi stupirei... ma se anche mi ci riconoscessi sarei la prima a riderne.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Separerei editoria accademica, specie di riviste, dal resto. E' un mondo con sue proprie perversioni, oppressioni e sfruttamenti. Qui non si tratta di fare un fervorino sull'ombretto in più, però. Perché il punto è proprio che troppi hanno già tagliato ombretti, e magari i biscotti al supermercato non li hanno mai comprati.
      Libri, cultura, sanità, istruzione non dovrebbero essere raggiunti tirando la cinghia. Son merci, d'accordo, ma se si vuole favorire uno sviluppo di consapevolezza e pensiero critico in una società, se si ritiene che siano, appunto, consumi importanti che giovano al benessere vero e generale, dovrebbero essere proprio questi i consumi (o servizi), gratis o quasi per i singoli individui. Poi, se uno vuole l'hamburger o il biscotto già fatto (non la farina ecc.) o la matita colorata dovrebbe pagarli 15-30 euro. Non il contrario.
      Non che quel mondo potesse essere d'esempio per nessuno, ma ricordo di essere andata una volta all'opera nella Berlino del muro. All'est il biglietto più costoso costava tipo 1 marco nelle prime file di platea. La metropolitana fino all'altro capo della città, pochi centesimi. La gonnellina fighetta nel negozio del centro, tutta apparenza e niente qualità, aveva prezzi occidentali. La scala di prezzi dei beni e servizi dovrebbe essere piuttosto questa. Invece è proprio il contrario.

      Elimina
  9. Leggo il suo blog da un paio di mesi e le faccio i complimenti perchè è veramente appassionante!
    Sono, come lei, bookaholic e quindi leggo tutti i momenti possibili e se sto anche solo mezza giornata senza leggere sto male fisicamente. Per me una giornata ideale contempla un giro in libreria/biblioteca e se la vita non mi avesse obbligato a fare scelte diverse uno dei sogni di bambina sarebbe stato quello di aprire una libreria tutta mia. Penso, in accordo con chi mi ha preceduto, che il ruolo di un blog sia quello di far riflettere e di creare un confronto che, quando è educato, è anche stimolante e costruttivo; la frase dei due ragazzi si commenta da sola...teniamo anche conto che sono ragazzi e che, come lei ha scritto, questa società che tende ad affossare la cultura non invoglia per niente i nostri giovani a fare qualcosa che non sia discoteca, tette e culi, ubriacarsi ecc ecc.. Ma sia chiaro che non voglio generalizzare ne etichettare tutti i ragazzi come disimpegnati.
    L'unica cosa che però non condivido riguarda il discorso sui prezzi dei libri, sono ancora eccessivi a mio parere. Come si può pretendere che i nostri ragazzi si innamorino della lettura se la rendiamo poco accessibile? E' come il discorso che sento fare a proposito dell'obesità o sulle malattie cardiovascolari in aumento ecc ecc: non esisterà mai un educazione alimentare corretta se un insalata o un piatto di verdura continuerà a costare molto di più di un hambuger da 1 euro che viene venduto da McDonalds.
    Quando entro in libreria e vedo sconto del 15% io mi sento presa in giro, perchè pagare euro 20 con sconto per un libro da 200 pagine per me è un enormità. Come mi sento presa in giro sul discorso delle tessere a punti: la scorsa settimana spesi euro 85 per 4 libri e il mio saldo è passato da 1.50 a 2.50 euro (cioè un euro regalato contro 85 spesi) e se non ci crede le mando lo scontrino. Per accumulare al max 15-20 euro di sconto mi ci vuole 1 anno come minimo e io risparmio sul suprfluo come vestiti, trucchi e scarpe per comprare libri. Io già non ho un entrata eccessiva, capisco bene quindi chi prende meno di me.
    E sono molto arrabbiata perchè la situazione in altri paesi è diversa: ho vissuto l'anno scorso a Londra e ho battuto tutte le librerie possibili immaginabili, che siano catene come Waterstone o piccole come Daunt books o librerie indipendenti in tutte e dico in tutte i prezzi sono molto più bassi che da noi spt in relazione al loro costo della vita. Mi spiego meglio nella maggior parte c'è il 3X2, oppure il buy 1 get 1 free; le nuove uscite escono quasi tutte in formato non rilegato e costano circa 8-10 sterline (che per il loro costo della vita e i loro stipendi è niente, ma le case editrici non usano il "benessere della nazione" per aumentare i prezzi) e godono delle offerte menzionate sopra, non devo aspettare sei mesi per la versione economica se voglio quel libro subito. Addirittura comprato libro in italiano di Camilleri pagato meno che in Italia.
    Immagino che anche uno scrittore che pubblica con la Penguin abbia gli stessi problemi di costi di editing/pubblicazione/promozione ecc ecc come chi pubblica con Einaudi o simili... allora perchè qui si paga di più? Magari lei che è del ramo ha una spiegazione.
    Se sale sulla metropolitana di Londra la maggior parte delle persone anche i bambini ha un libro in mano e legge addirittura in piedi, quanti lo fanno sull'autubus nella sua città?
    In Italia costa meno un pacchetto di sigarette che un libro. Vogliamo ragionare almeno su questo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti prego non darmi del lei! Dammi del tu!
      Guarda sui margini dei costi dei libri si può ancora lavorare e tanto. permettimi però una considerazione. Hai visto sconti (parlo di sconti non di libri a metà prezzo che sono diversi) nelle librerie all'estero? In molti paesi europei gli sconti non ci sono in alcuni arrivano a un tetto massimo del 5%
      Allora il problema è anche questo. il prezzo di base è falsato per diversi motivi, primo fra tutti che gli editori fanno sconti che a volte superano il 40% alle catene di librerie, se poi ci aggiungiamo anche lo sconto al cliente... Insomma, aboliamo gli sconti e abbassiamo il prezzo dei libri a un livello sostenibile. Però non mi si dica che 12 euro sono tanti per un libro. A Marzo Newton esce con i suoi prodotti a 0,99. La maggior parte dei libri proposti sono classici. Un classico oggi lo trovi a 4,90 o a 5,90 a seconda delle edizioni, ci sono raccolte da 9,90 (io mi sono letto tutto Shakespeare quando ero un ragazzino con le raccolte a 15.000 lire). Certo alcuni rilegati costano anche 18 0 25 euro. Guarda i nomi di chi li pubblica però, sono tutte autrici o autori affermati. Allora magari smettiamo di spendere 25 euro per lo scrittore famoso e aspettiamo che esca in economica e magari, nel frattempo, scopriamo autori e autrici meno conosciut* Il discorso del "all'estero si legge di più è relativo. In Inghilterra molte catene hanno chiuso, stessa cosa in America. Nel nostro paese si legge poco, è vero. Ma non è questione di prezzi. è questione di educazione. Hai presente le file davanti alla Apple? Ecco, appunto...

      Elimina
    2. @Chicca: "E' come il discorso che sento fare a proposito dell'obesità o sulle malattie cardiovascolari in aumento ecc ecc: non esisterà mai un educazione alimentare corretta se un insalata o un piatto di verdura continuerà a costare molto di più di un hambuger da 1 euro che viene venduto da McDonalds."

      Sacrosanto, brava!

      Elimina
  10. Anche se con un pò di ritardo, vorrei dire la mia su questo argomento, che come a voi, tocca da vicino. Prima di tutto, vorrei ribadire che effettivamente il costo dei libri è aumentato, in quanto anche un'edizione economica a € 9 quando prima la pagavi 9.000 mila lire, mi sembra troppo.Per non parlare, delle ultime uscite, 200 pagine a € 20. Dico che è una follia. Poi sta a te la scelta se spendere quei soldi o oppure no. E lo dico da lettrice forte, che legge molto e acquista molto e che, per far quadrare i conti, lo ammetto, cerco lo sconto, il libro usato, la biblioteca, l'ebook. Tutto pur di leggere. Secondo, come ho scritto in un altro commento, il rispetto ci vuole sempre. Se a te piace una cosa e a me, non giudico quella cosa di merda, dico solo che non fa per me e basta, la finisco lì. Terzo, sempre parlando di rispetto, bisogna averlo anche fra chi legge. Basta classificare i libri di serie A e B, la letteratura come alta e bassa.Io sono dell'opinione che leggere sia la cosa più importante. Se a te regala emozioni un certo libro e a me un altro diametralmente opposto, non dovresti denigrarlo. Dovresti semplicemente rispettare ed accettare le mie scelte, come io faccio con le tue. No, il mio è migliore, il tuo, invece, spazzatura. I gusti sono gusti, e se una persona ne ha di diversi dai tuoi, non per questo è sbagliata. L'importante è leggere e non smettere mai di avere questa passione, che ci regala sempre emozioni.

    RispondiElimina
  11. Ciao,
    avevo già letto quel famoso post e anche la "pseudoguerra" che si era scatenata sui commenti. A prescindere dal fatto che il ragazzo potesse spendere o no quel tot di soldi, comprare un libro in libreria è come (scusami il paragone) la questione dei matrimoni gay: se non ti piace l'idea, non lo fare. Stop.
    Per quanto riguarda il fatto che con la cultura non si mangia, purtroppo ho avuto a che fare con una persona che, quando gli ho detto che avevo intenzione di fare Lettere e Filosofia, mi ha risposto: "Ma sai quanti filosofi ci sono a spasso per strada?". Purtroppo siamo in un periodo in cui la società convince che fare il filosofo non conviene, poi quando qualcuno si ritrova davanti una persona che ama leggere non sa se fissarla allibita oppure chiamare, che so, un esorcista per estirpare questo strano amore per i libri.
    Comunque, continua così: hai tutto il mio tifo per questo blog.

    RispondiElimina