lunedì 11 marzo 2013

Incontri, mamme, papà e riflessioni.

Qualche considerazione sulla presentazione che Loredana Lipperini ha tenuto a Bologna sabato 9 marzo per il suo nuovo libro (che non ho ancora letto, sarà la mia prossima lettura dopo Cloud Atlas che si sta dimostrando più interessante del previsto e che mi sta dando alcuni spunti di riflessione importanti) Di mamme ce n'è più d'una (Feltrinelli, 314 p., 15 euro). Innanzitutto il luogo scelto da Loredana: una libreria. Può sembrare sciocco e banale, dove vuoi che si svolga una presentazione di libri se non in una libreria? Ho però la sensazione, ogni volta che entro in una libreria indipendente di quelle in cui si respira passione e letteratura, che la libreria in cui lavoro sia qualcosa di molto diverso. E non solo la mia ovviamente, anche le altre librerie di catena. Sarà che ho cominciato a pensare che non occorra, per forza, avere milioni di libri da esporre, che non serva, necessariamente, avere le ultime novità in decine e decine di copie, che forse gli spazi sono troppo grandi e le pareti troppo bianche e asettiche e l'ambiente troppo luminoso persino. E mi dico che, forse, una libreria di catena è meno adatta a un lettore forte e appassionato e forse è più adatta a un lettore di passaggio o che ha molta fretta o che è disinteressato all'aria libraria. Forse noi esistiamo per permettere al consumatore di poter consumare. Punto. E non fraintendetemi, non ne faccio la solita questione da snob. È che quando entro in una libreria di catena non ho la sensazione di sentirmi a casa, non penso di voler passare in quel luogo ore a spulciare libri. Mi capita invece quando entro in librerie come quella scelta da Loredana, Modo Infoshop (via Mascarella 24 Bologna), piccola, accogliente, con i libri sino al soffitto, le travi in legno, una saletta con due poltrone che mi ha ricordato una sala della libreria Shakespeare and Company a Parigi. È uno di quei luoghi che ti tolgono l'ansia del tempo che passa, che ti restituiscono un'idea precisa di cosa dovrebbe essere la letteratura. Certo non avranno mai un catalogo come quello che potrete trovare in una libreria di catena o sui siti on line. Però, non so come dirvelo, queste librerie che resistono sono davvero un'altra cosa.
La presentazione.
Non posso, non avendolo ancora letto, parlare nello specifico del libro ma posso però fare una sintesi di quello che è accaduto in due ore e mezza di presentazione: gente attenta, interessata, che ha partecipato con passione al dibattito. È stata anche, fra le altre cose, un'occasione, anche per me, di conoscere persone che frequentano il blog di Loredana Lipperini e, alcune, anche Cronache dalla libreria. Al centro della discussione la figura della madre o, per meglio dire, delle madri. Ma non solo: generi, pubblicità, stereotipi, culture, modi diversi di vivere la maternità, ruoli sociali, educazione. Ciò che ne è uscito è un quadro decisamente più complesso di quel che mi aspettavo per mille e più ragioni che Loredana affronta nel libro. Si è parlato anche delle contrapposizioni interne ai vari movimenti, anche a quelli femministi. Del disinteresse dimostrato, e parlo per esempio del referendum sulla procreazione assistita che non ha raggiunto, se non sbaglio nel 2005, il quorum, da parte della maggior parte delle persone “non sterili” nei confronti delle persone con problemi di sterilità. La sconfitta del referendum, contro cui la chiesa cattolica fece enorme pubblicità, ha messo in evidenza l'importanza di rivedere la legge sui referendum ma anche il fatto che un problema, se non ci tocca da vicino, non è un “nostro” problema. Avrei voluto intervenire su questo argomento (non l'ho fatto perché ormai si era fatto tardi) perché se nei confronti delle coppie sterili si è dimostrato disinteresse nei confronti delle coppie omosessuali che desiderano avere un figlio (o che l'hanno già) si dimostra, spesso, addirittura contrarietà e rabbia. Si utilizzano due mezzi, solitamente. Si afferma che una coppia o una persona omosessuale che vuole un figlio è “egoista” e si sfrutta la figura del bambino per affermare che vengono lesi i suoi diritti.
Ora, perdonatemi ma questo post va oltre la letteratura, vorrei sapere quale coppia eterosessuale è mai stata accusata di essere egoista perché desidera un bambino. Se un uomo e una donna decidono di avere un figlio è una cosa “bellissima” se una/un single o una/un omosessuale desiderano o decidono di avere un figlio sono degli egoisti. Perché? Credo che nessun si sentirebbe in diritto di andare dalla peggiore coppia eterosessuale del mondo che ha deciso di avere un figlio per dargli dell'egoista. Ci sono casi di famiglie devastate (e devastanti) che hanno comunque prole e nessuno direbbe mai loro che sono degli egoisti (certo poi si interviene in altri modi). Dico questo perché, alla fine, sono certo che non esista un modello giusto e uno sbagliato di famiglia. Così come sono certo che non occorra necessariamente una figura paterna e una materna per crescere un figlio o una figlia.
Un figlio non è un diritto e non è un obbligo. Eppure, ancora oggi, se una donna a una certa età non è ancora sposata e non ha prole viene vista come una “stramba”. Ho amiche che si sentono spesso chiedere da conoscenti e parenti come mai non si siano ancora sposate e non abbiano ancora avuto figli. Questa cultura ci è talmente entrata dentro che a volte ci fa persino sentire in colpa.
Il retaggio culturale non si cancella in pochi anni, occorre un lavoro lungo e lungimirante, snervante anche per far passare alcuni concetti.
Quando dico che mi piacerebbe avere una figlia mi sento spesso rispondere che penso solo a me stesso, che i bambini di coppie omosessuali vengono discriminati, che si sentono dei diversi, che avranno dei problemi. Scusate ma di chi è la colpa? Mia che desidero un figlio o di coloro che pensano che io non abbia diritto, per il semplice fatto di essere omosessuale, alla paternità? Le coppie glbt con figli esistono già, le loro esistenze sono identiche a quelle di tutte le altre famiglie, se i loro figli vengono discriminati è forse per colpa loro? Guardate, l'assenza di leggi a favore delle persone GLBT si ripercuote, per forza di cose, anche sui loro figli e sulle loro figlie. In una coppia omosessuale con prole la genitrice o il genitore legittima/o è solo quella/o biologica/o. L'altra/o, per la legge, non ha diritti. Immaginate cosa accadrebbe se il genitore o la genitrice biologico/a venisse a mancare.
E ancora, tornando alle donne ma anche alla paternità, il nostro è un paese che fonda la propria “storia” sulla propaganda famigliare. Perché dico propaganda? Perché le famiglie esistono solo nel periodo della campagna elettorale e vengono prese in considerazione solo quelle “classiche” (meglio se consacrate in chiesa). Le varie forme famigliari non vengono minimamente prese in considerazione. Si dice che si fanno pochi figli e, allo stesso tempo, non si tutelano le donne, non si tutela il loro lavoro, si riduce sempre di più il budget alle persone, ormai siamo arrivati al livello in cui se chiedi un congedo parentale in questo paese vieni visto come anti aziendale. Forse chi ci governa non lo sa: fare un figlio costa.
Se lavori con contratti precari è ovvio che non puoi permetterti un figlio. Non puoi perché non hai l'opportunità economica e non puoi perché, spesso, se aspetti un figlio l'azienda non ti rinnova il contratto.
I temi trattati sono stati davvero tantissimi e credo che il libro di Loredana meriti una lettura approfondita.
Per concludere posso dire che il desiderio di paternità per una coppia gay è decisamente più difficile da realizzare. Anche in questo caso occorrono molti soldi. Non solo. Per me che sono contrario alle madri surrogate (e non per una questione “morale”, una donna che si presta a essere portatrice ne ha tutto il diritto sia per le coppie eterosessuali sia per le coppie omosessuali. Solo che, personalmente, e lo ribadisco è un mio problema, non riesco a percepire il corpo come una ncubatrice) il problema è doppio. Vorrei poter adottare ma ogni volta che si discute di omogenitorialità ci sono reazioni isteriche. Per prima cosa mi viene detto che ci sono tante coppie eterosessuali che vorrebbero adottare e non ci riescono quindi perché un figlio dovrebbero darlo a un omosessuale? Intanto, probabilmente, non abbiamo la concezione reale di quale sia la situazione delle bambine e dei bambini senza genitori(e del loro numero purtroppo). Poi, probabilmente, bisognerebbe rivedere le leggi sull'adozione, magari capire bene anche il discorso legato a quelli che un tempo venivano chiamati orfanotrofi (e che oggi sono strutture “altre”). Infine, per chiudere, bisognerebbe far capire a chi ancora non l'ha capito che non esistono relazioni di seria A e relazioni di serie B. Anche se è chiaro, per come vanno le cose, che oggi questa classificazione esiste eccome.

13 commenti:

  1. Marino, da coppia etero infertile, che ha tentato la strada dell'adozione nazionale e internazionale, vedendosi negata l'idoneità dal tribunale, dopo che per un anno e mezzo ci hanno massacrati, dopo che hanno perso la ns. relazione (quando ho chiamato la cancelleria all'ennsima risposta che la relazione non era ancora arrivata si sono dimenticati di mettere la musichetta pausa e ho sentito dire "dov'è la relazione? boh, l'abbiamo persa!), dopo che la questura avava dato parere favorevole, dopo che i servizi sociali avevano detto che siamo due ottime persone cosa potrei aggiungere? Io votai al referendum e mi arrabbiai per il mancato quorum senza sapere che poco tempo dopo mi sarei ritrovata nella necessità di usarla quella legge!! Insomma questo post è troppo denso di info per commentarlo al volo prima di buttarmi nel lavoro quotidiano. Purtroppo spesso è una guerra assurda tra chi ha figli e chi no, tra gli etero e gli omo, che brutto, che sqaullore, ma non sai quante ne ho sentite sulla mia pelle Marino, quante volte mi hanno messa all'angolo. Sulle librerie piccole e affettuose, certo che esistono, continuo a parlare della mia preferita dove sto facendo il corso. A BO anche quella della Nico de LE TRAME no?? Abbraccione Sandra

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    1. Grazie per la tua testimonianza sandra
      Un abbraccio
      Marino

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  2. Io sono convinta che il problema non sia (e non sia mai stato) la convinzione che "a un bambino servono una mamma e un papà per crescere sano". Perché allora ci sono mille e più obiezioni, a partire dalle più scontate: anche un babbo e una mamma che ti trascurano/che litigano/varie & eventuali? E se uno dei due genitori muore, allora bisognerebbe togliere il/la figlio/a al/alla vedovo/a e metterlo in una famiglia "vera", no? E se i due si separano? Eccetera.
    Il problema è, a mio avviso, diviso tra chi è astioso di suo, moralista e bigotto fino a credersi il Padreterno che ha sempre ragione; e chi si rifiuta di pensarci perché in fondo non gliene importa niente e quindi ragiona solo in termini di "accettato/non accettato dalla società = giusto/sbagliato".
    Spero di rinascere quando questo squallore sarà solo un ricordo sbiadito - e tu avrai una bellissima figlia ;)

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  3. un abbraccio affettuoso, il libro lo sto leggendo a piccole dosi, è davvero intrigante e disturbante... materia incandescente ...
    Nicoletta

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  4. Sono stata un paio di anni fa a una presentazione in quella stessa libreria, e confermo il fascino dell'angoletto 'poltronato' *_*
    Ha l'unico difetto di essere un po' piccino, noi eravamo tanti XD

    Per l'altra questione, trovo anche io che sia stupido discriminare tra gli aspiranti genitori su chi può o non può procreare/adottare in base a che si sia single/gay/non-inquadrati, dal momento che, come si diceva, se una single resta incinta, o una madre resta vedova, o due divorziano, ecc. mica gli levano i figli. E allora?
    E allora, vige sempre la logica "Se è la vita che vuol così ok, ma se devo farlo apposta no, è egoista!", perché, dicono, _potendo scegliere_ la cosa ottimale è la famiglia classica padre/madre munita. Il più è capire chi l'ha stabilito :-\ Mah!

    minty

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  5. mi sta molto a cuore la questione che sollevi, per rispondere in maniera molto molto semplice sono convinta che i bambini debbano stare dove c'è amore. Madri, padri o single non importa. La questione é solo quella, amore e rispetto.

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  6. Sono assolutamente d'accordo con marinmarimeri, ma - e me lo chiedo senza alcuno spunto polemico... Anzi TE lo chiedo, Marino - avrai visto e vissuto da spettatore, suppongo, altre esperienze genitoriali. Avere un figlio é un'esperienza devastante, enorme, totalizzante... La vita intera dei genitori subisce uno scossone degno di un terremoto... Niente sarà piú pensato o deciso senza mettereval primo posto le esigenze del tuo bambino.
    Considerando "le botte da orbi" che ti ha probabilmente fatto subire finora questa società malata, in considerazione di una coscenza di te che - suppongo... Correggimi, se sbaglio, per favore - hai conquistato a prezzo di sofferenza e lavoro duro, ti senti pronto a rimettere tutta la tua vita ed i suoi equilibri in discussione, per tuo figlio (immagino che saresti felice di accogliere un maschietto, cosí come una femminuccia... Al di lâ delle battute!)? Se la tua risposta é un si immediato, senza se e senza ma, secondo me, dovresti diventare papà domani mattina!

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    1. Sì Valentina. E ti dico di più. Dovrei mettermi nell'ottica di crescerla/o da solo perché il mio compagno ha una visione diamentralmente opposta alla mia.

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    2. Ed io allora ti rispondo che con tutto il cuore, non so per quali vie, spero che tu possa provare sulla tua pelle questo... Meraviglioso Tsunami!!!

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  7. sul tema in sé non ho altro da aggiungere a quello che hai già scritto. se non che in quanto 40enne (argh) single e senza prole in un paese con un tasso di natalità altissimo non sai quante volte mi guardano strano...

    sulle librerie... io in una piccola libreria fortemente indipendente e fortemente impegnata ci lavoro. pur essendo stata per anni cliente di grandi catene...
    perché volevo frugare cercare scegliere io stessa.
    ora che sto dall'altra parte mi rendo conto che le persone vengono da noi 1) perché sanno che i libri che trovano da noi son lì perché li abbiamo scelti 2) a volte, ma non necessariamente, perché gli consigliamo dei titoli.

    e quando, non capita spesso ma è capitato, un cliente passa un giorno a ringraziarti x il libro che gli hai consigliato allora pensi che ne varrà sempre e comunque la pena...

    un abbraccio

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  8. Ma se saltasse fuori che le coppie 'non tradizionali' funzionano altrettanto bene, se non meglio, rispetto a quelle socialmente accettate, a quel punto la società stessa e lo Stato con lei dovrebbero affrontare la cosa e stabilire nuovi parametri dato che il contributo fornito da queste realtà sarebbe imprescindibile ... e come la mettiamo con la Tradizione? Come la mettiamo con tutte le implicite convenzioni su cui quotidianamente si fondano le relazioni sociali? Come la prenderebbero i genitori 'legittimi'? I credenti? Gli omofobi, o i sedicenti tali (che godono di un certo peso politico) e i fanatici antitutto? Un Paese come il nostro, incapace di virate democratice se non in senso populistico e autoritario, è davvero pronto a formare una società basata sul rispetto, il merito (quello vero) e la capacità di amare (e non l'Amore posticcio contrabbandato da certi putribondi figuri)? E poi cosa si darebbe in cambio allo zoccolo duro machista e maschilista che da sempre porta alto il vessillo dell'italianità nel mondo? Come dicevi tu, Marino: che per un bambino conti soprattutto crescere in un ambiente sano e amorevole è quasi un'ovvietà, ma fino a quando sarà il contesto circostante a mostrarsi ostile la vita per queste persone potrà rivelarsi assai dura, e spesso incomprensibile se si è cresciuti nella tolleranza (capita anche nelle famiglie etero di sentirsi 'diversi'). Come sempre, non si pensa a tutelare il bene dei minori quanto le paure e i pregiudizi degli adulti. E via così ...

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  9. Concordo sulle piccole librerie,dove il tempo sembra essarsi fermato,e dove non ci sono solo "le novità".
    Per la questione figli penso che tutti i genitori siamo "egoisti",un figlio il piu' delle volte lo si fa per noi stessi,perchè ne vedo tanti di genitori etero che prima fanno i figli e poi comunque continuano la loro vita senza preoccuparsi troppo dei tempi e delle inclinazioni dei figli...E' un discorso complesso e complicato,perchè soprattutto in Italia ci sono ancora troppi preconcetti e pregiudizi.
    Famiglia per me è dove c'è amore!

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  10. Vado un po' di corsa, ti lascio 2 righe veloci: gran bel sabato pomeriggio. Mi ha fatto molto piacere conoscerti di persona.

    A presto!

    Anna Luisa

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