lunedì 15 aprile 2013

Librerie. Analisi di un disastro.

In questi mesi, trascorsi a cercare di capire cosa accadrà del mercato del libro, noi “osservatori” interni alle librerie abbiamo visto cambiare nuovamente il panorama librario.
Nuove librerie hanno chiuso, ci sono stati nuovi ricorsi alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà, altre librerie chiuderanno (nell'ambiente si parla di chiusure consistenti), molte professionalità del mondo del libro sono andate perdute.
Parto dall'analisi interna e ne parlo, ovviamente, per quel che ho potuto vedere ma anche grazie al confronto con altre libraie e altri librai di catena.
Il monte merci interno alla libreria è calato. Eravamo arrivati a un punto di saturazione, accordi commerciali devastanti con alcune case editrici avevano portato in libreria troppi titoli in quantità assurde. Le cose stanno cambiando, si ordinano meno novità ma, paradossalmente, quelle delle case editrici potenti sono ancora troppe mentre il minor numero di “prenotato” va a incidere soprattutto sul budget delle case editrici piccole e medie. Ancora una volta, insomma, alla bibliodiversità si preferisce l'accordo commerciale. Normale, direte voi. Ma gli accordi commerciali fatti in questo modo ci hanno portato vicini al baratro. Si è intaccato il monte merci, dicevamo, arrivano meno novità (ma non credo si stia pubblicando meno e meglio), i prezzi dei libri si sono stabilizzati e, in alcuni casi, sono stati proposti prodotti a prezzi bassissimi che hanno, in qualche modo, minato un mercato già disastroso.
Le strategie delle grosse case editrici, al di là di prodotti ad “esaurimento” cioè quei prodotti che magari si fanno per essere venduti nel giro di sei mesi senza prevedere ristampe e che quindi incidono in modo “temporaneo” sul mercato, si basano, ancora una volta, su due fattori: marketing e sconti.
Entrare in una libreria, oggi, significa venire aggrediti dagli sconti. Non mi parlate della legge Levi, per favore, perché viene aggirata continuamente e chi frequenta le librerie lo sa. Se on line trovate, sulle grandi distribuzioni, il 15% fisso, le grandi case editrici giocano al ribasso. La legge Levi prevede che sconti superiori al 15% si possano fare solo in alcune condizioni e per un periodo di tempo limitato. Allora si mette in sconto prima una collana, dopo un mese se ne mette in sconto un'altra, poi solo alcuni titoli di quella collana, poi si abbassa lo sconto al 15% per riportarlo al 25% dopo qualche tempo. Ovviamente, anche in questo caso, raramente le case editrici piccole e medie riescono ad adeguarsi. Un esempio? Entrando in libreria oggi troverete (promozioni valide per le librerie che aderiscono):
25% di sconto su Guanda Le Fenici, Marsilio Tascabili, I libri di Murakami, scelta di titoli Giunti, demetra e De vecchi su sport e fitness, Passigli (scelta di titoli), Dieta Dukan, i “migliori” romanzi tascabili del gruppo Mondadori, i romanzi di Montalbano (Sellerio), Skira architettura e design, Istrici Salani. Al 20% di sconto: Laterza, Mondadori Informatica, Il Mulino (collane Universale paperbacks, farsi un'idea e Le vie della civiltà), Il Saggiatore e Editoriale Scienza.
Buona cosa direte voi. Certo. Peccato che, nonostante gli conti, il mercato del libro stia andando in pezzi sintomo che se non si trovano e non si promuovono politiche culturali adeguate non usciremo mai da questa crisi. Può sembrare banale, lo so, ma guardate che se siamo arrivati a questi livelli lo dobbiamo principalmente alla cecità di chi (non) ha fatto “cultura” negli ultimi decenni. Sia a livello politico che aziendale. Il paese non ha investito nulla sulle politiche sociali e culturali e le grandi aziende hanno preferito affidarsi al guadagno facile e momentaneo piuttosto che studiare piani di crescita culturale.
La minor quantità di “prenotato” sulle novità ha spinto le case editrici a “offrire” meno anche alle scrittrici e agli scrittori. Sto parlando, per quei fortunati che ogni tanto ne hanno visti, di acconti da parte delle case editrici per i libri da pubblicare. Non è un paese in cui si campa di scrittura, chi è dentro al circuito lo sa, diventa sempre più difficile confrontarsi con l'appiattimento e la globalizzazione del mercato, spesso si è costretti, pur di pubblicare, a dover seguire i “filoni” del momento. Di certo sono ben poche le persone che si arricchiscono con la scrittura e ancora meno sono quelle che riescono ad emergere. Insomma il sogno del grande scrittore famoso rimane, per la maggior parte delle volte, un'illusione. Se poi guardiamo i generi che negli ultimi anni hanno spopolato ci rendiamo conto che la letteratura ha subito un cambiamento enorme e che gli intellettuali di oggi, troppo spesso, preferiscono la frase su Facebook o Twitter a un confronto politico e culturale reale.
Dalle librerie, per tornare sugli scaffali, non scompaiono solo le novità. È sintomatico ormai, la novità in libreria, se non vende, rimane due mesi. Un libro diventa “vecchio” dopo cinque mesi, esce dal mercato, sempre più spesso, nel giro di due anni. Il gioco si è fatto così veloce e schizofrenico che le classifiche cambiano continuamente e sempre più raramente un best seller diventa un long seller.
Come dicevo non solo novità. Non possiamo più permetterci invenduti? Pare di no perché alla fine noi i libri li paghiamo e se un libro non vende per noi è una perdita. Quindi addio al mito del catalogo che deve sempre esserci anche quando non vende. Le librerie si impoveriscono di libri essenziali che, comunque, sono disponibili, ordinandoli, in due giorni lavorativi. Anche se sembra che ormai due giorni siano troppi per tutti. Il consumatore deve consumare SUBITO, fagocitare, arraffare. Quindi se non abbiamo il libro, sempre più spesso, la vendita è persa.
Potrei parlare di coloro che acquistano on line e poi vengono da noi se hanno dei problemi. Si deve decidere. Se acquisti on line è ovvio che poi ti devi confrontare con chi opera on line. Mi è capitato una volta con un volo aereo. Ho lasciato perdere.
Gli spazi che rimangono vuoti in libreria come si riempiono?
Di prodotti che con il libro non c'entrano nulla: coperte, giochi, prodotti tecnologici, cartoleria, ecc... tutte cose che marginano di più. Non solo. Vi avevo già parlato delle vetrine in vendita. Ora si inaugura anche “lo spazio” a pagamento. Esposizioni, pareti, spazi all'interno della libreria “acquistati” dagli editori per esporre i propri prodotti.
Le cose cambiano, ormai, da un giorno all'altro tanto che noi “operatori” del settore sempre più raramente ci stupiamo. L'unica consapevolezza, che sta crescendo in molti di noi, è che questo mercato non ha grosse speranze e che se non si comincia a investire seriamente sulla cultura fra qualche anno le uniche librerie che troverete saranno quelle specializzate o on line.
Con buona pace di chi per anni si è battuto per avere una visione diversa del mondo del libro. La cosa peggiore, alla fine, è che qualcuno avrà buonuscite molto alte e qualcun altro (noi pesci piccoli) si prenderà le colpe del fallimento.

19 commenti:

  1. Ho l'impressione che se non ci muoviamo noi non cambierà nulla. Ma che fare? Che stanno facendo le associazioni di categoria?
    Se non facciamo qualcosa soccomberemo tutti!

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    1. gigi er libraro15 aprile 2013 12:15

      Ass.ni di categoria??
      Spetta un attimo che finisco de ride..

      ma esistono ancora??
      Qui a Roma ce ne sono un paio affiliate Confcommercio e/o Confesercenti, meglio note come "I motori immobili"; i loro pres. sono i boss delle librerie di catena e per noi piccoli, indipendenti & di periferia non han MAI fatto nulla: la loro attività è farsi intervistare da tg & giornali, metter su qualche gazebo al centro o sbraitare perchè sempre al centro ormai stanno chiudendo TUTTI, compresi i vari Mondadori, Mel bookstore (o come si chiama adesso), Remainders eccetera. E mi dicono che pure Feltrinelli voglia ridimensionarsi assai a breve..

      Non so se/come se ne uscirà, se alla fine si venderanno solo e book per smartphone e sbaraccheremo tutti.
      So solo che per me (piccolo, indipendente & borgataro) sta diventando un dramma la distribuzione, con tanti magazzini che chiudono: se mi servono testi di piccoli editori, tocca fare equilibrismi vieppiù spericolati per averli in negozio in tempi brevi.
      Ed è una tendenza ormai cronica!

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    2. la distribuzione e' un problema grosso, quando un autore riesce a pubblicare con un piccolo editore (perchè tanto i grandi non se lo sono filato) chi è interessato all'acquisto del suo libro non lo trova, e già va bene se lo ordina e purtroppo deve tornare, ma a volte si sente dire che NON C'è. Mentre l'autore sa benissimo che ci sono ancora almeno 500 copie in qualche magazzino sperduto. Oltre al danno la beffa, l'autore di solito si sente dire: "eh ma non lo trovo" come se fosse un libro di serie Z. E intanto si inciampa nelle pigne di libri dei soliti 4 nomi. Sandra

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  2. Per me hai ragione specialmente quando dici che si legge poco.
    Sull'aspetto dell'organizzazione del mercato non mi addentro, non sapendo nulla di preciso, ma non è che gli editori siano necessariamente cialtroni. Se non si vendono un minimo di copie che permettano oltre alla sopravvivenza, l'esistenza, non possono fare miracoli. Specialmente i piccoli.
    Per questo è necessario investire sui ragazzini, trasmettere loro l'amore per il bello. E per me il bello sono anche i libri.

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  3. il mio prof di scrittura creativa l'altra sera ha detto: il mercato del libro e' al tracollo, l'editoria per l'infanzia l'hanno già ammazzata (ti sembra giusto marino che alla mega fiera di Bologna di marzo si possa entrare solo su invito?) perchè si veicola il messaggio "chi se ne frega di scrivere come montale, tanto adesso c'è fabio volo!!"
    Non se ne esce da sto porcaio. un bacio sandra

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    1. Certo che però, se si dice "fa tutto schifo, è tutto finito" non se ne esce di certo. Non trovi?
      Ci sarà qualcosa di salvabile. Bisogna puntare su quello, accontentarsi di meno e avere una crescita costante.

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    2. Guarda che con me sfondi una porta aperta, sono anni che compro nelle piccole librerie, seguo le fiere di editoria indipendente, e soprattutto compro compro compro tantissimo, regalo libri piuttosto che altro, ma conosco abbastanza bene il mondo editoriale per dire che non se ne esce, e mi spiace enormemente per i posti di lavoro persi, ma di più non mi viene in mente cosa potrei fare io, nel senso di io come singola persona, accetto idee.
      baci sandra

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    3. E ti sembra poco? Se tutti trasmettessimo il nostro amore per il bello (non sono i libri) non sarebbe una brutta cosa.
      Del resto, quante volte lo stesso Marino parla di ragazzini che entrano in libreria e guardano i libri come alieni.
      Piacere,
      Enrico

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    4. scusa *il proprio amore*

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  4. Chagall, vuoi avere "una crescita costante" in un mercato che perde il 12% annuo (dati di fine 2012)? C'è bisogno di qualcuno che trasformi l'acqua in vino, te lo dico.

    L'accorciarsi della profondità di scaffale nelle librerie indipendenti è una vera tristezza, è quello (era?) il loro tratto distintivo, e, a mio avviso, la differenza che poteva salvarle. Mondadori sta cercando di colonizzarle proprio perché - pur nel disastro - hanno tenuto un po' meglio della grande distribuzione (le vendite nei supermercati e simili), ma se la via da percorrere è riformare la cultura nazionale allora non si farà a tempo, e questa generazione sarà in gran parte, anche in questo campo, perduta.

    Federico di Vita

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    1. Come ho spiegato, non sono dentro al sistema, e hai senz'altro ragione.
      Rimango comunque dell'opinione che se si dice "fa tutto schifo", non si risolve nulla. Senza voler creare polemica, è solo la mia opinione.

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  5. se siamo qui a parlarne credo che siamo tutti dispiaciuti, tutti amiamo i libri, tutti ameremmo avere una gran scelta di qualità e non scaffali e vetrine prezzolate, che poi chi sta al di fuori non lo sa e fa domande assurde, nessuno polimizza, forse vorremmo tutti fare qualcosa ma non sappiamo bene cosa. Comunque sono stata recentemente alla presentazione di un libro di un noto editore, mi sono un po' intrufolata nel dietro le quinte e c'era un mondo patinato davvero orribile, se la tiravano di brutto, non mi sembrava cultura ecco. baci sandra quella di prima

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  6. Purtroppo io degli sconti su quelle collane me ne faccio poco, visto che leggo soprattutto i libri che Il Mulino, Carocci, Laterza e simili pubblicano per l'università. E questi libri costano anche parecchio. Su quelli, io, di sconti non ne ho mai visti. E la cosa triste è che dovrebbero comprarli i ragazzi dell'università. Dove li trovano loro i soldi per comprarli?

    Vittorio

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    1. Sui libri universitari potremmo parlare ore. Sì sono eccessivamente costosi e non sopporto che un professore costringa i suoi alunni a studiare per il suo esame i SUOI libri. Lo trovo davvero meschino e anche abbastanza paraculo!

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    2. Io non trovo così strano che i professori universitari richiedano che si studi sui loro libri: dopotutto in quei libri dovrebbero aver esposto il frutto delle loro ricerche, ricerche che dovrebbero produrre conoscenza e teorie nuove, per le quali sono pagati e che dovrebbero aver esposto in sunto nei loro corsi. Perciò mi sembra naturale che essi richiedano ai LORO studenti di dimostrare di aver studiato anche sui LORO libri (e che altro avrebbero dovuto studiare?). Altro problema è che tali libri sono costosi, probabilmente troppo costosi, e che non sono facilmente reperibili nelle biblioteche, se non forse in quelle di dipartimento, dove però ne sono disponibili una/poche copie.

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    3. Si studia la materia non il punto di vista del professore. Ci sono centinaia di libri in commercio su cui poter studiare, il fatto che un professore obblighi qualcuno a studiare il proprio libro è solo una questione di business. E non tutti i libri scritti dai professori sono così innovativi. Per non parlare di quelli che danno lo stesso libro da 20 anni e non lo cambiano neppure quando i ragazzi dicono loro che il libro non è più in commercio.

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    4. "si studia la materia, non il punto di vista del professore": questo assunto è solo parzialmente vero, forse relativamente alle materie tecniche-scientifiche, e probabilmente per quanto riguarda i testi di grammatica, ma non nelle discipline umanistiche, che sono principalmente costituite da interpretazioni di fatti, di idee, di opere d'arte. Il fatto che non tutti i libri siano innovativi, poi, è ancora un'altra questione.

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  7. L'anno scorso in Italia nel mese di gennaio sono usciti 204 libri al giorno. Quest'anno nello stesso mese i titoli nuovi in libreria sono stati 148: http://liberos.it/notizie/viaggio-nel-paese-dove-scompaiono-i-libri/582

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    1. secondo me è positivo!
      sandra

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