martedì 2 aprile 2013

Londra

Post a “cipolla”.
Dico subito due cose sul matrimonio della mia amica. È stata una cerimonia molto dolce, mi sono emozionato, non racconterò nulla perché è stata, in ogni caso, una cerimonia privata e come tale va rispettata. Ma una cosa la voglio dire.
Londra dista in aereo circa 90 minuti ma sembrano anni luce se paragonata alla situazione italiana sui diritti civili.
Trovo scandaloso. Lo ripeto perché veglio che sia ben chiaro: SCANDALOSO che due persone che si amano, solo perché omosessuali, non possano tutelare il loro amore in questo paese. In Inghilterra per ora ci sono i Civil Partnership. Presto ci sarà (probabilmente) anche il matrimonio. Alla festa ho conosciuto persone con storie non facili alle spalle, gente che è emigrata a Londra per poter vivere serenamente la propria vita, persone provenienti non solo dall'Italia ma da paesi in cui l'omosessualità è ancora condannata. Persone che hanno sofferto per il rifiuto di famiglie e amici.
Al matrimonio c'era una coppia lesbica con un bimbo bellissimo e c'era una coppia eterosessuale con due bambine bellissime. I tre bimbi erano coccolati e amati allo stesso modo dalle rispettive famiglie (che comprendono anche gli amici e le amiche), sorridevano allo stesso modo, frignavano allo stesso modo. Nessuna Sodoma e Gomorra, nessun bambino devastato dall'orientamento sentimentale e sessuale delle genitrici o dei genitori. Soprattutto i bambini figli di coppie omo o figli di coppie etero sono considerati, dalla maggior parte della società, come dei bambini. Punto.
Detto questo, qualche considerazione veloce su Londra:
A Londra arrivi ovunque grazie ai mezzi di trasporto (bus e metro) anche se alla fine hai la sensazione di vivere sottoterra;
A Londra fa un freddo cane;
A Londra ci sono un sacco di italiani (e rispettivi ristoranti);
Per fortuna a Londra ci sono un sacco di ristoranti italiani perché gli inglesi hanno una pessima cucina ( ma, perdonate il campanilismo, qualsiasi cucina paragonata alla nostra perde in partenza);
A Londra ci sono un sacco di bellissimi parchi e un sacco di bellissimi scoiattoli;
A Londra (ma questo è riferito anche ai papà nord europei che ho visto in aeroporto) i papà spingono le carrozzine, portano i loro bimbi nei marsupi, fanno la spesa (con i bimbi nei marsupi), cambiano i pannolini ai loro bimbi (tanto che la postazione per il cambio dei bimbi c'è sia nei bagni delle donne che in quelle degli uomini). Sono così anche i papà italiani? Non lo so ma quelli del nord Europa sono alti, biondi e con gli occhi azzurri e mi fanno saltare l'ormone;
A Londra bevono un sacco;
A Londra anche se non sai parlare una parola d'inglese (come me) fa lo stesso perché tanto è tutto “fai da te” e quando qualcuno ti parla in inglese e poi si accorge che non stai capendo un tubo ti chiede pure scusa;
A Londra, in metropolitana, tutti hanno in mano un lettore e book (questione di sopravvivenza mi dicono);
A Londra ci sono un sacco di negozi e mercatini in cui vendono meravigliosi libri usati a prezzi stracciati!
E adesso veniamo al pezzo forte. Morivo dalla voglia di andare in Inghilterra per fare una capatina da Waterstones, la famosa catena libraria che stava rischiando il fallimento e che è stata salvata da un magnate russo (se non sbaglio) e affidata a un libraio che (pare) stia facendo un ottimo lavoro.
Allora: 5 piani di libreria, all'ultimo piano un ristorante caffetteria con camerieri (mooooooooolto) carini che ti indicano il bagno (avrò avuto la faccia da “la devo fare SUBITO!”), all'entrata la sala best seller. Dimenticate però le pile di Newton Compton, le vetrine di Newton Compton, e una qualsiasi altra cosa di Newton Compton. I best seller ci sono ma non sono in pile di centinaia di volumi, la libreria è estremamente ordinata, ci sono almeno cinque librai per piano, gli scaffali sono ben segnalati, in alto è indicato sia il genere sia l'ordine alfabetico in cui sono sistemati. Ogni scaffale è segnalato da una lettera dell'alfabeto, in quello scaffale trovi solo le autrici e gli autori che cominciano per quella lettera. Ogni piano è contraddistinto dai generi (gialli, storici, fantasy ecc....). Ci sono interi scaffali dedicati alle letterature delle diverse etnie ( per esempio un reparto era dedicato alla black literature), delle donne, delle/degli omosessuali. Ci sono “isole” con divanetti dove potersi sedere e leggere, musica di sottofondo piacevole, tavoli con pilette da 5/6 copie di libri (anche dei più venduti), un tavolo (non particolarmente segnalato) con gli e reader.
Insomma è una grande libreria di catena ma non sembra un supermercato.
In Italia quando impareremo la lezione?

10 commenti:

  1. Suggerimento :D!?
    Che ne dici di scriverci un libro (magari un ebook ;D!), che dopo quelli di Montroni potrebbe essere la rivoluzione delle librerie in Italia...
    La solita sognatrice vintage!

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  2. ... mi è aumentata la salivazione a leggere questo post. Devo andare a Londra. DEVO andare a Londra.
    A parte questo... beh, che dire? Si sa che siamo indietro di millenni. Non avevo neanche mai pensato che qui la postazione per il cambio pannolini è solo nei bagni delle donne. Non c'avevo neanche mai fatto caso, è strano pensare a tutto un paese in cui è ovvio... sigh.
    Ho sempre pensato che anche in Italia fosse solo questione di (poco) tempo per la 'soluzione' della questione genere-sessualità-diversità-etc... però ultimamente non sono più così ottimista. Siamo indietro di 50 anni, siamo senza stimoli, senza sproni intellettuali. Citando Capatonda, 'vedo la gente scema'. Non sono più così ottimista.
    ... quindi sì, Londra >_>

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  3. Ma è (quasi)il Paradiso!!
    Ultimamente non faccio che ripetere "questa è l'Italia", con annesso tono sconsolato e privo di speranza. L'ho persa tempo fa. Purtroppo per il cambiamento mentale,secondo me, occorre tempo.Molto.In Italia il quadruplo di quello che occorre altrove. Siamo non indietro,di più. E se penso ai tempi dell'impero romano..mi dico..ma dove,come,quando ci siam fermati?Perchè?Da figlia di immigrati italiani all'estero,ho sempre vissuto sulla mia pelle, cosa voglia dire essere diversi. E forse per questo io e la diversità andiam d'accordo. Diversità in generale eh. Nel senso che,per me, è fonte di arricchimento. Tanto che l'omologazione,lo standard, a me fa rabbrividire. E mi dico che,forse,è per questo (o perchè i miei genitori so abbastanza aperti o per qualche cromosoma nel mio dna)che trovo assurde certe discriminazioni,che non capisco come si possa dire no a priori(ai matrimoni omosessuali ecc.).Una domanda che mi viene sempre in mente,in questi casi è "perchè"?Voglio dire..da quando riconoscere un diritto ad altre persone,equivale a toglierlo a quelli che ce l'hanno già?Da quando estendere un diritto ad altri,equivale a privare del significato del diritto stesso?Non so. Che poi..basterebbe limitarsi ai fatti,senza preconcetti. I fatti parlano da soli e bastano,forse, a rendere evidenti le contraddizioni delle convinzioni pregiudizievoli di certe persone.
    Scusa il commento lungo!:-)
    Ps: camerieri carininissimi??Non erano etero,vero?

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  4. Giusto un commento veloce su un piccolo punto... Anche in Italia molti papà portano in giro i bimbi, portano ai giochi i bimbi, vanno colle mamme dal pediatra ;-) ecc. E questo era impensabile anche solo 10 o 15 anni fa. Però hai ragione: le postazioni per il cambio dei pannolini sono (ancora) solo nei bagni delle donne. E anche questo è un segnale d'arretratezza culturale, sul quale, forse, è il caso di riflettere...

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  5. Ecco...che voglia di Londra!!!
    Siamo indietrissimo noi...e ti diro' che la postazione per il cambio pannolini,non solo è SOLO in quello delle donne,ma nemmeno in tutti...E hai ragione i bambini sono bambini punto!!Non ci sono differenze sostanziali tra figli di etero e/o omo...Ma dubito che arriveremo a capirlo tanto presto!
    Domanda nella libreria inglese c'erano anche libri in italiano!?!?

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  6. Sono stata a Londra troppo tempo fa... : ) questo caro Marino è un post ad alto tasso di commentabilità, un post che ne vale almeno 3. Sui diritti umani credo di essermi già espressa ed esposta quando si parlò del libro "di mamme ce n'è più d'una"
    hai tutto il mio appoggio, nel romanzo che sto scrivendo parlo anche di coppie omo. Sulle librerie sabato a una delle feltrinelli di MI ho visto che hanno tolto le poltroncine, già erano poche, ora x sedersi c'è solo l'area bimbi, devastata da genitori interessati a parlare a voce altissima per far vedere al mondo quanto sono belli i loro pargoli, piuttosto che ai libri.
    un abbraccione Sandra

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  7. E' vero che l'erba del vicino è sempre più verde, ma molte cose che ci sono a Londra ci sono anche qui a Milano: dai papà che accudiscono figli, ai reader in metrò, fino anche le poltroncine nelle librerie (poche ma ci sono).
    ilcomizietto

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  8. Londra... È stata un mordi&fuggi qualche anno fa. Spero di poterci ritornare quest'anno :)

    Però confermo: fa freddissimo!!!

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  9. NOHHHHHHHHHHHHHOOOHH ho già la casa invasa di libri. ti sembra il caso di istigarmi così all'acquisto? Io a giugno vado a Londra. NUOH.

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  10. Io ci passavo dei pomeriggi interi da Waterstone's!!! Mi accorgevo che erano passate ore quando vedevo buio fuori... è esattamente come l'hai descritto. Che bello vedere i Promessi Sposi tradotti in inglese, "The Betrothed". Londra sarà sempre nel mio cuore.... bellissimo post.

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