lunedì 6 maggio 2013

Un futuro senza librai (?)

Quando entrate in una libreria di catena guardatevi intorno.
Ditemi cosa vedete.
Io, un tempo, vedevo libri sugli scaffali. No, non sto parlando delle pile di beste sellers. I best sellers ci sono sempre stati. Ma non erano trattati come sono trattati oggi. Un motivo c'è, ovviamente. In parte, come ho già detto, si deve dire grazie agli accordi commerciali. Gli spazi delle librerie sono in vendita da anni ormai. Nessuno lo dice perché si vuol dare l'apparenza di una “libertà” che non esiste più. Vero è che ormai non abbiamo neppure molti argomenti da discutere. Le librerie vanno male. Vanno male tutte. Le librerie chiudono. Nelle librerie si fanno contratti di solidarietà. Le si spostano in locali meno costosi. Dopo anni di discussioni e lotte contro la massificazione del prodotto voluta attraverso accordi commerciali finalmente, a causa del crollo del mercato e non certo per le nostre lamentele, si è cominciato a capire che forse i libri “novità” arrivavano in quantità troppo elevate. Oggi abbiamo un ridimensionamento delle quantità. Le pile si abbassano. Non siamo ancora a livello dei cugini di Waterstones ma le politiche librarie cominciano a cambiare. Il problema è che le pile di novità non sono le uniche a decrescere.
Guardatevi intorno. Cosa vedete? O, per meglio dire, cosa NON vedete?
Le libraie e i librai, Signore e Signori.
Siamo sempre meno. Si riduce l'orario di apertura. Si cala il monte merci interno.
Che cosa sta succedendo?
Si chiama sopravvivenza.
Difficile, per me, continuare a parlare di cultura e di letteratura nel clima in cui ci troviamo, con una spada di Damocle appesa sopra la testa. Cerco di resistere, di continuare a mantenere il tono del blog ironico e divertente ma dentro sono logorato dai dubbi.
Ho impiegato buona parte della mia vita per fare questo mestiere. Ho studiato e lavorato. E ora mi ritrovo a girare per centri commerciali per farmi un'idea dei negozi in cui potrei aver necessità di portare curriculum. E per cosa poi? Ormai le liste d'attesa sono infinite ovunque. Un tempo si guardava a McDonald's come lavoro di passaggio. Oggi c'è gente che venderebbe l'anima per poterci lavorare.
Ho 37 anni e penso: “Potrei tornare a fare il cuoco.”
Ho un amico che cerca lavoro in campo culinario da oltre un anno. Forse potrei andare a fare le stagioni al mare, lavorare sei mesi. E altri sei in montagna. Lasciare la mia casa? La mia storia? Tornare, a 37 anni, a fare quello che facevo a 16.
Io voglio fare il libraio.
Perdonate questo post carico di amarezza.
Oggi vedo tutto con occhi diversi. A chi mi parla di pubblicare il proprio libro per fare successo non dico nemmeno una parola. Sorrido e faccio un cenno affermativo con il capo. Il mercato crolla. Le librerie chiudono.
Un conoscente, che non lavora nella mia stessa catena di librerie, mi ha detto che se vuole continuare a lavorare nel campo deve accettare un trasferimento in un'altra regione. Sua moglie lavora a Bologna. I suoi figli studiano a Bologna. La sua vita è qua.
Io mi chiedo cosa farei davanti a una scelta del genere.
Continuare a fare il lavoro che amo allontanandomi o perdendo i miei affetti o rinunciare al lavoro di libraio per fare la prima cosa che mi capita?
La letteratura è la mia vita. Ma gli affetti valgono molto di più.
Non saranno settimane facili.

14 commenti:

  1. Non so che dire, però anche leggere senza dire nulla mi sembra malvagio... mi spiace per la situazione, un sacco.

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  2. Io compro dai 2 ai 4 libri al mese, ma o sono ebook o sono acquisti da Amazon.
    Non è che la gente legge meno, temo che sia il mercato a cambiare...
    Mi spiace davvero, ma temo che il libraio sia ormai in estinzione come il lavoro di ferrare i cavalli...

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    1. gigi er libraro6 maggio 2013 13:31

      "temo sia il mercato a cambiare"??
      Ma credete DAVVERO che esista un mercato editoriale in Italia?
      Accettate un consiglio? Leggetevi "Pazzi scatenati" di Federico Di Vita; poi ne riparliamo, eh..
      [considerate che da quando l'ha scritto la situazione è anche peggiorata, con altri distributori che hanno sbaraccato..]
      --
      Sarà che son reduce da una videoconferenza con Zanichelli sulla vendita degli e-book scolastici da settembre; beh, questi manco c'hanno una vaga idea su che cosa trattano/vendono: non sanno nemmeno se quello che daremo ai ragazzi sia leggibile in tutti i tablet o possano esserci problemi con Android, Kindle eccetera.

      Quando ci saranno rogne, indovinate un po' con chi se la prenderanno i genitori? e chi farà la figura dell'incapace?
      Si dice libraio, si legge parafulmine..

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  3. Sai come la penso Marino, io leggo tanto, compro tanto, foraggio i librai ma non posso da sola cambiare il mondo. Credo che tutti in questo momento temano di perdere il posto e il vero problema sarebbe trovarne un altro, non tanto uno che piace. Fa + orrore trattandosi di libri, quindi di cultura, ma sappiamo bene come è stata tratta la cultura in questo paese da anni, ciò che si commerciliazza oggi interessa al folto gruppo di mediocri che fanno la fila per il nuovo telefonino e parlano con cognizione di causa di modelli e prestazioni. Gli editori hanno grosse colpe, hanno fagocitato il mercato. Dal canto mio non ho mai fatto un lavoro di cui sono innamorata per cui non ho le parole giuste per consolarti nel caso ti dovessi trovare nella situazione di fare altro, colpa anche mia eh, mi sono adagiata e questo è il risultato. Però il finale del tuo post vale per tutti: gli affetti sono + importanti, sto tentando di parlarne nei romanzi che ho scritto, proprio della crisi che picchia duro e le famiglie vanno in pezzi, chissà. (No, non penso di sfondare, arricchirmi, ma di pubblicarli in maniera dignitosa sì.) E Comunque io conosco di persona una che l'anno scorso ha pubblicato con GUANDA e ha lasciato il lavoro, a volte succede ancora. Un abbraccio fortissimo da Sandra, quella di Bologna un anno fa ormai.

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  4. Io, da ignorante del campo, penso che il problema sia ai vertici; il libri in Italia costano troppo. Trovo che sia impensabile che una nuova uscita costi non meno di 20 euro. Ma questo è solo un problema secondario; il primario, secondo me, è che si pubblicano schifezze. Ultimamente compro solo su Amazon ma no,non perché in Italia è caro, bensì perché sto leggendo fantasy e, la maggior parte di esso:
    1) Non è mai stato (e forse mai sarà) tradotto in Italia (vedi gli ultimi libri di J. Marillier)
    2) E' stato tradotto in italiano, ma con una traduzione così pessima, che a volte non capisco una frase (vedi "La ruota del tempo" di R. Jordan, edito da Fanucci. Vorrei parlare con l'editor della Fanucci!)
    3) Su una trologia, vengono tradotti due libri e il terzo no (vedi la seconda saga della Dart Thornton)
    4) Viene tradotto e pubblicato, ma ANNI dopo gli originali inglesi

    Purtroppo, con uno stipendio part time e mio marito disoccupato, non posso permettermi di comprare sempre libri in italiano a prezzo pieno; così mi affido all'usato di Amazon (in inglese) o di catene come Il libraccio (in italiano).

    E pensare che anche io volevo fare la libraia. Pagherei per lavorare tra i libri. Ma, vedendo come va in Italia, l'unica via d'uscita che vedo, è prendere marito e cagnolino e andare all'estero (là, almeno, ci sono le librerie coi libri "vecchi" in saldo...)

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  5. Il libraio non potrà mai estinguersi, siamo noi che non ci dobbiamo arrendere. Troppo facile pensare di adeguarci ai tempi, con libri elettronici e tante altre innovazioni. Il libro stampato ha un'anima: io provo piacere a tenerlo tra le mani, odorarne le pagine nuove, poi consumate dalle letture. Parole scritte, emozioni riversate, trasposte sui fogli bianchi, come le sculture di un artista. La cultura in generale sta abbandonando la tradizione; quando parliamo dei grandi classici, di libri fantastici, capaci di raccontare le radici delle persone, la gente si annoia, vogliono il gossip, il libro scritto dal campione che non sa scrivere. No cercano parole dove rispecchiare i propri sentimenti, il proprio io, ma qualcosa da leggere senza impegno: tanto che quando hanno terminato la lettura, hanno dimenticato il contenuto. Questa mentalità dobbiamo combattere! Se regalo un libro ad un nipote, i genitori arricciano il naso " si annoia" mi dicono: potranno mai sviluppare sogni e fantasie, giocando sui marchingegni elettronici, perdendo la concentrazione a scuola? Non perderti d'animo. La situazione è seria in tutti i settori. Mio figlio vende mobili da oltre vent'anni. Progetta, prende misure, un professionista serio. Troppo: bisogna lavorare senza troppi impegni, ormai le persone serie sono un cattivo esempio. Ora, la sua azienda, ha deciso di chiudere uno dei punti vendita, indovina quale? Vedi, la crisi c'è ovunque: soprattutto nella mente umana.
    In bocca al lupo! di cuore.

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    1. I genitori arricciano il naso anche se, molto probabilmente, il ragazzo non sarà poi così negativo nei confronti del libro! Lo dico sempre e lo ripeto: sono gli adulti ad avere problemi con la lettura, molto meno bambini e ragazzi! e come puoi pretendere che un ragazzo legga se neanche tu lo fai??

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  6. Ti capisco, Marino, e mi dispiace tanto, sia per te, sia per questo Paese che ha dimenticato l'importanza della cultura. Ti mando un abbraccio!

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  7. Purtroppo intervengo con un post che non aiuterà ad alzare il livello di positività, anzi. Credo che una parte di responsabilità in questo declino culturale ce l'abbiamo tutti, dai vertici alla base. Se si pubblicano più schifezze è perché forse vendono di più, così come i programmi dementi alla tv fanno più audience. Indubbiamente il mercato in crisi stringe i panni addosso a tutti e non solo a chi lavora nelle librerie. Io lavoro nella formazione, è cultura pure quella, ma ho visto la stessa miopia nella gestione e la conclusione è destinata ad essere la medesima, riduzione del personale e un lavoro qualitativamente più scarso e frustrante. Che faremo? Sinceramente dubito che ci sarà una svolta, un riscatto. Il tipo di consumismo a cui siamo abituati si autocannibalizza e noi che siamo cresciuti nell'illusione di un equilibrio permanente, che ci permetta di mantenere il nostro micro-cosmo inalterato e sereno, ora stiamo annaspando. Siamo ancora increduli, ancora speranzosi, sognatori. E forse è giusto che sia così. Ma mi domando se la "placidità" a cui siamo abituati non abbia intaccato la nostra capacità di "sbatterci" per cambiare le cose. Io per prima mi trovo a non voler sacrificare niente di quello che ho, eppure so benissimo che finché mi barcameno in questa situazione nè carne nè pesce, non arriverà nessuno, tantomeno il sistema, a risolvermi la vita.
    Detto questo, ti faccio un grande in bocca al lupo. Penso che nel futuro prossimo ne avremo bisogno in molti.

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  8. Credo che peggio delle librerie ci siano solo i negozi di dischi. Nella mia città, Mantova, non ce n'è più manco uno. E di librerie se non altro, ne conto 7.

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  9. Fin da piccola, ho sempre voluto stare tra i libri. "Da grande" volevo fare la bibliotecaria, la scrittrice, la libraia...qualsiasi cosa, purchè c'entrassero i libri.

    Ho conseguito la laurea triennale nel 2011, dopo di che ho iniziato a portare curriculum in tutte le librerie di Napoli (quando non li inviavo online)...e le librerie, una dopo l'altra, hanno cominciato a chiudere.

    Ormai sono rassegnata al fatto che il mio sogno di bambina non potrà avverarsi (come hai detto tu, com'è la situazione attuale, pregherei anche solo per un posto da McDonald), ma non posso fare a meno di essere triste all'idea, non solo per me stessa, ma per tutto cò che la chiusura delle librerie comporta.

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  10. Marino il problema è che come il lavorare al McDonald è visto come un lavoro di "passaggio" anche fare il libraio (in alcune catene) è diventato un lavoro di passaggio io stesso ho sentito la madre incoraggiare la figlia a presentare il curriculum presso una libreria di catena dicendo " ma si cosa vuoi che serva basta avere la terza media,poi fa tutto il computer".
    Dal lato lettore ormai dobbiamo demandare ad internet tutte le decisioni sui libri affidandoci alle recensioni di altri lettori per gli acquisti,
    Io vengo da un piccolo paesino in cui non ci sono librerie quindi fino all'età delle superiori i libri che leggevo venivano dalla biblioteca di paese, ed era comodo uscivi da scuola e andavi in bibilioteca in cui potevi chiedere al bibliotecario "mi servirebbe un libro che parli di questo questo e questo..." e lui ti consigliava, arrivato alle superiori davanti al mio isitituo hanno costruito una libreria di catena e io ho pensato che chi vende i libri ne sappia di piu di un bibliotecario di paese....errore madornale la scena è stata piu o meno questa

    io: salve vorrei un libro che parla di animali piu o meno sullo stile di james herriot
    VL (venditore libri non libraio): (svogliato appoggia il cellulare e sbuffa per poi leggere i titoli di herriot) mhhh cose sagge e meravigliose e il signore le creò...la sezione sulla religione è di là (indicando un area per poi riprendere il cellulare)

    Ora per chi non lo conoscesse James Herriot è uno scrittore che racconta la sua vita da veterinaio all'inizio del secolo scorso effettivamente usa titoli un po' ambigui "cose sagge e meravigliose" "e il signore le creò" "per amore di tutte le creature" ma non c'entano nulla con la religione.

    Ora leggendo il tuo blog devo dire che sicuramente io non ho il tuo stesso genere di interessi nella lettura ma ho anche notato che nella saggistica, che è il tuo campo, sai il fatto tuo forse perchè anche a te piace questo genere di lettura. Quindi secondo me manca la figura del libraio/lettore che voglia si appiopparmi a quasiasi costo un libro ma che sappia anche consigliarmi qualcosa di decente non cercare sempre di rifilarmi una qualsiasi delle sfumature perchè " è quello che va di moda ora"

    Un alta forte legnata all'amore verso i libri la da la scuola costringendo a leggere a volte delle cose che non stanno ne in cielo ne in terra, ho sempre avuto un buon rapporto con i libri perchè quando combinavo qualcosa (e ne combinavo ve lo assicuro) la punizone era "fila in camera tua niente tv e niente giochi" e ho sempre avuto la fortuna di avere tanti libri per casa, quelli non erano vietati quindi per non annoiarmi leggevo e leggevo. Arrivato alle elementari mi sono trovato una maestra che odiava la lettura quindi ci appioppava i libri da leggere senza che lei li avesse mai letti "ultime lettere di jacopo ortis" "pensiero di gandhi" "uno nessuno centomila" e ovviamente non accettava che qualcuno leggesse qualcosa di diverso, questo ha sicuramente minato il mio rapporto con i libri in piu considera che faccio ripetizioni ad un bambino di 4a elementare e i libri sono ancora esattamente quelli
    Ok credo di avervi tediato abbastanza ^_^
    un saluto a tutti
    Mauro

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  11. L'ultima cosa assurda che ho visto in libreria: accanto a "il corsaro nero", "Tre moschettieri", ecc.. ho trovato De Sade!!
    Motivo: sono tutti classici della letteratura!!!!
    Ma possibile?? Non esiste più zona libri per bambini/ragazzi che non siano vampiri??

    Victor81

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