martedì 4 febbraio 2014

Dallas Buyers Club



Per una volta non vi parlo di libri o librerie ma dell'altra mia grande passione: il cinema. Lo faccio per consigliarvi un film importante, già candidato a diversi premi, la cui sceneggiatura, se non sbaglio, è stata rifiutata circa 130 volte prima di trovare un produttore.
Il film in questione si intitola Dallas Buyers Club e, fra gli attori, ci sono Matthew McConaughey (irriconoscibile, dimagrito, trasformato, un attore meraviglioso che sorregge l'intero film), Jared Leto e Jennifer Garner. Si tratta di un film importante per diverse ragioni. La prima è che mostra come la società americana (ma anche quella europea) abbia affrontato una malattia come l'HIV. Il film narra infatti le vicende di Ron Woodroof ( Matthew McConaughey ) texano omofobo, razzista, fieramente eterosessuale che abusa di alcol e droghe. Un giorno scopre di essere sieropositivo e qui si nota già quali danni abbia fatto la retorica contro le persone omosessuali sul caso HIV. Le persone eterosessuali si sentivano al sicuro da questo virus, la chiesa e le istituzioni avevano etichettato l'HIV come una punizione divina che colpiva solo omosessuali, prostitute e drogati.  Contrarre il virus negli anni 80 (il film è ambientato a partire dal 1985) significava essere immediatamente etichettati come “froci” e il virus portava spesso, nel giro di pochissimo tempo, alla morte. Una volta scoperto di essere ammalato Ron viene “ripudiato” dai suoi simili. Trova una collaboratrice e un'amica in Rayon (Jared Leto), transgender con problemi di tossicodipendenza e si innamora della dottoressa Eve Saks (una delle poche, all'interno dell'ospedale, ad avere umanità). Ron rifiuta di accettare il suo destino, ruba i medicinali sperimentali contenenti AZT (Azidotimidina), gli unici approvati dalla FDA ( Food and Drug Administration Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali ) e scopre che per le persone malate e debilitate l'AZT, somministrata nelle quantità sperimentali, è tossica e a volte letale. Dopo un viaggio in Messico e la conoscenza di un medico radiato, comincia a curarsi con la Peptide T, proteina non dannosa per l'organismo e le sue condizioni migliorano. E qui viene fuori l'altro aspetto della situazione: la ricerca in mano a case farmaceutiche senza scrupoli pronte a immettere sul mercato medicinali sperimentati in modo sommario. Cure costosissime e ricerche alternative boicottate dalla FDA per conto delle case farmaceutiche. Non vi racconto altro perché si tratta di un film difficile, fastidioso, straziante ma necessario e bellissimo.
Come ho già detto parlando di testi che trattano il periodo storico narrato nel film ( per esempio Sangue dannato di Alexandre Bergamini, Barbes Edizioni. La casa editrice non esiste più si è trasformata in Edizioni Clichy) credo che ci sia stata una vera e propria rimozione sociologica e storica sulla questione HIV. Chi ha vissuto la malattia ai suoi albori è testimone di forme di isteria collettiva, di accuse violentissime, di veri e propri casi di discriminazione. La chiesa ha avuto colpe pesantissime in questo evento storico e, spesso, chi doveva affrontare e tutelare le persone sieropositive non ha svolto bene il proprio lavoro. La “peste dei gay”, come la chiamavano, si è rivelata una malattia che non discrimina in base all’orientamento sessuale.
Oggi non si muore più come accadeva negli anni ottanta, la medicina e la ricerca hanno fatto passi da gigante, chi è sieropositivo, grazie alle cure, conduce vite quasi normali. Dico quasi perché in molti casi gli effetti collaterali sono pesanti. È un tema che mi sta a cuore perché conosco donne e uomini che hanno incontrato sulla loro strada questo virus, eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transgender. Come ho detto il virus non fa distinzioni.
E se oggi non si muore più come un tempo è anche vero che l’HIV non è stato debellato, al contrario i casi di contagio sono in aumento e questo accade per vari motivi. Il primo, ovviamente, è l’incoscienza. Ma sarebbe riduttivo dire che è solo colpa di chi non sta attento. La prevenzione è inesistente, si parla di AIDS e sieropositività solo in occasione del 1 dicembre, lo stato non investe sulla prevenzione, l’educazione sessuale è, ipocritamente, ancora tabù nelle scuole e in molte famiglie. L’HI ha un costo umano e un costo economico enorme (enorme), fare prevenzione potrebbe ridurre anche questo costo.
Per questo Dallas Buyers Club è un film necessario. Ridona memoria a un’umanità che tende a rimuovere ciò che è difficile da ricordare.
Io rimango dell’idea che la terribile rimozione che si è fatta del periodo storico e della storia dell’AIDS sia una vergogna per tutte/i, se ne dovrebbe parlare, si dovrebbe ricordare, si dovrebbe far sapere cosa è stato il calunnioso e orribile, a livello di informazione,  “decennio” della “peste dei gay”.

3 commenti:

  1. Quando sentii per la prima volta parlare di AIDS ero in terza liceo. Fu un compagno di scuola a definirla "malattia degli omosessuali". Non so niente di medicina né omosessualità, ma ricordo che all'epoca mi bastò la logica per farmi domandare: "Scusa, ma perché degli omosessuali? Non hanno mica una fisiologia diversa, non sono mica fatti diversamente. Un virus che ne sa della loro sessualità?" Nessuna risposta.
    Per dire che a volte basterebbe saper riflettere e porre le domande giuste, voler verificare, per evitare di credere a stupidaggini che fanno un sacco di danni.
    Il film invece m'ispira pochino. Mi sembra il solito drammone USA a tinte forti su una storia che preferirei vedere trattata con altri mezzi del solito caso singolo che ce le ha tutte e si batte contro l'universo. E' un approccio che mi ha un po' stufato, a qualsiasi tema si applichi, tanto più se importante come questo.

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    1. Secondo me è comunque da guardare, non è un drammone, al contrario.

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