martedì 4 marzo 2014

Scrittori in causa

Capita spesso, quando si pubblica un libro, di inciampare in contratti poco vantaggiosi per l'autore. Spesso, pur di pubblicare, siamo disposti a concedere all'editore più di quanto dovremmo. Purtroppo, però, arriva il giorno in cui facciamo i conti con i nostri errori. A volte sbagliamo per eccessiva fiducia verso l'editore che ci pubblica, altre volte pecchiamo di ingenuità, spesso, diciamocelo, saremmo disposti a vendere l'anima al diavolo pur di pubblicare. Quando si entra nel mondo editoriale, però, ci si rende presto conto che non è quel mondo dorato che ci aspettavamo. Lungo il mio percorso di “scrittore” mi sono imbattuto in un blog, Scrittori in causa, 
( http://scrittorincausa.blogspot.it ) e ho deciso di approfondire la conoscenza con chi lo ha messo in piedi. Il blog si occupa di dare consulenza gratuita alle scrittrici e agli scrittori che hanno dubbi o problemi con le proprie case editrici e con i contratti che si accingono a firmare o che, purtroppo, hanno già firmato. Alle mie domande ha risposto la gentilissima Carolina Cutolo.

    Ciao Carolina, come e perché nasce Scrittori in causa? Quali sono gli obiettivi che vi proponete di raggiungere? Che genere di servizio date a chi si rivolge a voi?

Questo progetto nasce dall'incontro di quattro autori: io, Alessandra Amitrano, Simona Baldanzi e Sergio Nazzaro. Tutti accomunati dalla frustrazione di aver firmato un primo contratto di pubblicazione senza un minimo di coscienza dei nostri diritti, e di esserci imbattuti in editori che di questo hanno approfittato sottoponendoci contratti decisamente svantaggiosi, che abbiamo firmato chi per inesperienza, chi perché gli era stato detto che si trattava di contratti standard per esordienti. A nostre spese abbiamo scoperto che lo standard delle convenzioni contrattuali in campo editoriale pone gli autori in una condizione di eccessiva subalternità rispetto all'editore, e che non esisteva nessun organismo in grado di assistere gli autori gratuitamente, di informarli, di aiutarli ad auto-tutelarsi. Nessuno di noi poteva permettersi un avvocato, e ci è sembrato profondamente ingiusto dover pagare un legale per garantirci un minimo di giustizia negli accordi contrattuali, dover pagare un legale per risolvere un contenzioso con un editore inadempiente, dover pagare un legale per farci spiegare quali strumenti ci fornisce la legge e quali sono i nostri diritti. E così nel 2010, anche per trasformare la nostra frustrazione in qualcosa di utile, abbiamo fondato il blog Scrittori in Causa, proprio perché arrivasse a colmare questo vuoto che un sindacato di categoria non si è mai neanche avvicinato a prendere in considerazione. Il primo anno e mezzo è stato molto laborioso, abbiamo studiato la legge e i contratti di edizione, ci siamo confrontati con avvocati, addetti ai lavori dell'editoria, altri autori e con i lettori del blog, finché non siamo riusciti a mettere su quello che ad oggi è il primo e unico punto di riferimento informativo e legale completamente gratuito per gli autori.

    Quali sono le richieste che vi vengono rivolte più spesso?

Principalmente gli autori lamentano il mancato rispetto da parte degli editori degli impegni contrattuali: il mancato invio dei rendiconti o la mancata liquidazione delle royalty; il fatto che il libro non sia disponibile nelle librerie o nei principali canali di vendita on line come previsto invece dal contratto; la sparizione dell'editore che non si rende reperibile per dare conto di queste o altre mancanze. La maggior parte dei problemi li riscontriamo cercando di assistere autori che hanno PAGATO per pubblicare, che hanno cioè ceduto i diritti sull'opera per tot anni a editori che per questo, in contrasto con l'art. 118 della legge sul Diritto d'Autore, si sono anche fatti pagare dall'autore. Purtroppo l'editoria a pagamento è una prassi nefasta per tutto il settore editoriale (perché pubblica praticamente qualunque cosa basta che l'autore paghi, eliminando del tutto il ruolo dell'editore come soggetto culturale) e per gli autori stessi, che solo quando è troppo tardi si accorgono che gli editori a pagamento, una volta incassato dagli autori, non avendo più grandi motivazioni a promuovere e distribuire il libro (ma anche a onorare gli impegni contrattuali), spariscono, disattendono, danneggiano gli autori e le loro opere in modo spesso difficilmente reversibile. Tuttavia nell'ultimo anno c'è stata una novità che ci ha rinfrancati molto: gli autori hanno cominciato finalmente a contattarci PRIMA di firmare una bozza di contratto, invece che DOPO, quando cioè hanno già firmato ed è spesso troppo tardi per evitare i danni, e bisogna quindi lavorare principalmente per limitarli. Questo è molto importante, perché assistendo gli autori nella trattativa sul contratto prima della firma, possiamo aiutarli non solo a evitare trappole che non hanno l'esperienza e la competenza per riconoscere, ma anche a svelare se l'editore che hanno di fronte è un mascalzone del quale è meglio non fidarsi.

    Esiste un modo per contribuire alla vostra causa?

Da un anno a questa parte, essendo il lavoro di consulenze aumentato considerevolmente, ma volendo mantenere completamente gratuita la nostra assistenza, abbiamo aggiunto sul blog un bottone per le “donazioni”, cioè un modo, se gli autori lo desiderano, di supportare e sostenere il nostro lavoro anche con piccole donazioni. La donazione è libera e facoltativa, ma le consulenze restano completamente gratuite, questo per noi è estremamente importante, quindi negli scambi email con chi richiede la nostra assistenza non facciamo MAI menzione della possibilità di sostenerci con una donazione, a meno che non siano gli autori stessi a chiederci come possono contribuire a sostenere il nostro lavoro.

    C'è un caso, fra quelli che avete trattato, che ti ha colpita in modo particolare?

Ultimamente mi hanno colpita molto i concorsi letterari che prima ti dicono che hai vinto, che ti sei piazzato tra i primi 3 classificati o tra i primi 10, e poi ti propongono di pubblicare l'opera “vincitrice” sottoponendoti una bozza di contratto in cui ti chiedono soldi per pubblicare. È l'ultima frontiera dell'editoria a pagamento: lusingarti con le lodi della vittoria per poi spillarti quattrini. Abbiamo trattato due casi del genere, grazie alla testimonianza di due autori che ci hanno contattati per raccontarci che si erano piazzati tra i “vincitori” ma che gli sono stati poi chiesti parecchi soldi per ritirare il premio e cioè la pubblicazione. In uno dei due casi addirittura se l'autore non avesse pagato avrebbe perso ogni diritto sul ritiro del premio.

    Quale consiglio dai a chi si trova, per la prima volta, a dover firmare un contratto con una casa editrice?

Di non pensare mai che siccome il contratto è scritto in italiano si capisce tutto: i contratti di edizione possono essere disseminati di trappole e di clausole capestro, delle quali gli autori si rendono conto solo quando è troppo tardi, quando il danno reale di aver accettato di firmare quell'accordo diventa palese e la trappola scatta a incastrarli per chissà quanti anni. Dunque non bisogna MAI firmare un contratto di edizione senza averlo fatto vedere a un esperto in materia. Tra l'altro la fase di trattativa prima della firma, che noi forniamo gratuitamente, aiuta gli autori a capire meglio quali sono i propri diritti e a verificare se hanno di fronte un professionista o un cialtrone. Insomma, se vi sottopongono una bozza di contratto e non avete un amico avvocato che sia specializzato in diritto d'autore e vi assista gratuitamente, rivolgetevi a Scrittori in Causa.

    Qual è il vostro rapporto con le case editrici?

Alcune ci temono, altre cercano di infangare il nostro lavoro in modo che gli autori non si fidino di noi, altre ancora, quando denunciamo le loro scorrettezze (come nei due casi di concorsi letterari in cui si chiedevano soldi ai vincitori) ci ricoprono di minacce di querela. Ma la verità non è diffamazione, quando è espressa con serena obbiettività e si tratta di una verità socialmente utile. Perciò non temiamo di dire quello che consideriamo scorretto nelle prassi e nei contratti di edizione di alcuni editori, basta solo stare molto attenti alle parole che si usano.
Devo dire però che ci sono anche dei casi molto virtuosi, giovani editori che stanno iniziando la loro avventura editoriale e che ci contattano per chiederci consulenze sulle bozze di contratto che hanno preparato e che sottoporranno agli autori, questo per essere sicuri di proporre agli autori condizioni contrattuali rispettose e oneste. Insomma: non tutti gli editori sono dei mascalzoni, anzi, ci sono moltissimi piccoli editori che sopravvivono a stento ma preferirebbero chiudere i battenti piuttosto che chiedere soldi agli autori o incastrarli con contratti capestro. Questo va detto perché moltissimi autori scoraggiati tendono a fare di tutta l'erba un fascio e sputare su tutta l'editoria come se non ci fossero distinzioni, invece va reso merito a quei piccoli editori, e sono molti più di quanto non si creda, che lavorano con grandissima passione, onestà e professionalità.

4 commenti:

  1. Una bella intervista, bravo. E complimenti ai ragazzi di Scrittori in causa.

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  2. Ho letto l'intervista con molto interesse anche se sono completamente al di fuori del mondo dell'editoria e nemmeno mi stuzzica particolarmente... Apprezzo l'obiettività e il fatto che il tema trattato non si è ristretto al solo "lamentarsi".

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  3. Due ottime iniziative: la loro e la tua. Auguri!

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  4. Bella iniziativa. Per chi scrive, certo, ma anche per chi aspira a diventare editore e vuol fare le cose per bene ,come il sottoscritto, ad esempio ;-).

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