lunedì 20 giugno 2016

Il ruolo dello scrittore (non della letteratura).



Diciamo subito le cose come stanno: chi aspira a pubblicare, a diventare uno “scrittore” lo fa, spesso, per motivi legati al proprio ego. Lo fa perché spera di diventare una voce che conta, di fare i soldi, magari di andare in TV. Moltissime scrittrici e moltissimi scrittori, o presunte/i tali, si arenano su qualche isola deserta dell’editore a pagamento, altri si danno a spiagge meno costose ma non sempre gratificanti come quelle del self publishing, poi ci sono quelli che si riempiono di risentimenti e cominciano a gettare fango su tutto e tutti perché se l’editoria non ha pubblicato il loro capolavoro allora devono essere tutti, per forza, dei corrotti.
Se riesci a pubblicare, poi, ti rendi conto di molte cose: nuoti in un mare pieno di pesci, alcuni sono dei pescecani altri sono dei simpatici pesciolini che non danno fastidio a nessuno, vogliono solo fare le cose che amano fare e tutto il resto non conta. Alla fine sei un numero, una cifra che arriva sul rendiconto annuale dei libri che hai venduto. Spesso scopri che la cifra dei libri che hai venduto è decisamente inferiore a quella che ti aspettavi. Finire in TV è un’impresa difficilissima, finire sui giornali è altrettanto difficile, ottenere una recensione non è impossibile ma difficile sì. Intanto il tuo libro dopo un mese comincia ad essere vecchiotto, dopo due mesi finisce in resa, dopo tre mesi ti fanno tutti Ciaone.
Poi ci sono quelli che ci riescono, certo. E alle spalle spesso hanno ottime agenzie letterarie e ottimi uffici stampa, e ci sono le eccezioni, quelli che ce la fanno da soli, e ci sono quelli che si accontentano di scrivere bei romanzi. E c’è tutto il resto, ovviamente, ci sono i libri che scrivono i ghosthwriter e che poi firmano i nomi noti (soprattutto della TV, del cinema, della musica e dello sport), ci sono i fenomeni del marketing, ci sono le comete, i campioni d’incassi solo sulle fascette e molto altro.
A scrivere siamo in tanti, vogliamo tutti un pezzetto di notorietà, un posto in libreria, in TV, sui giornali, in radio.
A mancare, mi viene da dire, sono i lettori.
In mezzo a questo marasma di scrittrici e scrittori mi è capitato spesso di incontrare persone meravigliose, gente che scrive e ci tiene, fa promozione e pubblicità ma che non svende l’anima al Dio marketing e, soprattutto, parla della società che sta loro intorno.
In questi giorni tristi di morti in mare, di morti ammazzati in nome di false ideologie, di omofobie diffuse, di ragazze bruciate vive perché si sono rifiutate di diventare schiave sessuali, di femminicidi (e della mancata discussione sulla cultura del maschio), di roghi che distruggono montagne e luoghi, arriva alle mie orecchie la solita, noiosa, diatriba sullo Strega.
Moresco, entrato nella rosa dei dodici, viene escluso da quella dei cinque e, immediatamente, scatta la polemica. Come è possibile, si chiede Moresco, che il mio nome non sia degno della cinquina? E così giù a peste e corna sullo Strega.
Ora, davvero, chi crede ancora che un premio letterario venga assegnato sempre a un buon libro non conosce le dinamiche che ci stanno dentro. Io i libri della cinquina li ho letti e mi sembrano tutti degni. Non è, in questo caso, una questione di qualità.
Non mi interessa neppure parlare dello Strega a dire il vero.  Ho tirato fuori Moresco perché dopo aver letto le sue dichiarazioni, io che avevo ancora il cuore straziato per quel che è accaduto a quella che io considero la mia gente, mi sono chiesto: che ruolo ha, oggi, lo scrittore (e da qui in poi non mi riferisco più allo scrittore che ho citato.)?
Perché se l’unico scopo è apparire, è nutrire il proprio ego senza mai, dico mai, guardarsi intorno e cercare di capire cosa sta accadendo, se non si è mai sprecata una parola per gli altri, se l’unica cosa che ci interessa è finire in classifica, vendere, o vincere qualche premio allora il nostro ruolo è insignificante.
Allora non c’è neppure bisogno dei nostri libri, della nostra voce, del nostro intelletto.
E non serve per forza scrivere libri impegnati, basta, ogni tanto, aprire gli occhi.

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