venerdì 31 marzo 2017

sabato 25 marzo 2017

Ma il sabato mattina non vorreste...

Esattamente cosa vi spinge a entrare in una libreria con il cellulare in mano mostrando la foto della copertina di un libro a un commesso (sì, mi sono arreso, non più libraio, lo ammetto, commesso) che sta già servendo altre due persone agitando il cellulare e chidendo: "Ce l'ha? Ce l'ha?". Cosa vi spinge a inseguire il suddetto commesso dopo che quello vi ha detto: "Un attimo per favore finisco di servire i clienti prima di lei e arrivo" continuando a ripetere, sempre agitando il cellulare sotto il naso del commesso: "Allora ce l'ha? Ce l'ha? Ce l'ha?".
Ma il sabato mattina non vorreste stare comodamente seduti da qualche parte a godervi la giornata di riposo (o voi che potete?), a fare colazione e guardare la gente passare? In un parco a leggere il giornale? A casa stravaccati sul divano ad ascoltare musica?

venerdì 10 marzo 2017

Tondelli Mon Amour


Rileggo Pier Vitorio Tondelli per un incontro che terrò a Castiglione delle Stiviere ad aprile e rimango colpito dalla sua scrittura immediata e fresca, l’avevo domenticato, l’ho letto tanto tempo fa, mi rinnamoro immediatamente di Tondelli, delle sue pagine, della sua umanità disgraziata. E riscopro gli anni a cavallo fra la fine degli anni settanta e i novanta, rivedo tutto quello che abbiamo dimenticato degli anni ottanta, la difficoltà di dirsi, le discriminazioni violente, la droga, la periferia lenta e noiosa, Bologna, città viva, attiva, i movimenti, la politica e mi sembra tutto così lontano, così disperatamente lontano. Sto male nel rileggere Tondelli, sto male per le aspettative tradite e andate, per le vite perdute, per i sogni rimasti a metà. E mi rendo conto che ho cominciato a scrivere anche grazie a lui, grazie alla sua letteratura. Un intellettuale lontano dall’immagine classica, un giornalista curioso e intelligente, capace di una scrittura ironica, violenta, diretta, anche volgare, immediata, che si forma nella tua mente come un film.
Rileggo Tondelli e gli sono grato per avermi strappato da quel senso di solitudine che aleggiava nelle mie giornate adolescenti, lo rileggo con la consapevolezza di cosa abbia significato vivere gli anni ottanta, l’eroina, le droghe, il sesso, le lotte, l’AIDS. Finisco ogni pagina con un senso di tristezza crescente, mi chiedo se sarò mai in grado di disegnare personaggi come quelli di Tondelli, se sarò mai in grado di descrivere la vita come faceva lui. Improvvisamente il mio cuore si fa pesante. Ancora una pagina. Ancora una pagina.